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Per Francesco ...   Message List  
Reply | Forward Message #183 of 212 |

 

Una piccola frase che vorrei mandarvi scritta da un grande giornalista, scomparso questa estate, per anni inviato nella guerra in Asia. Ha potuto vedere con i propri occhi l'orrore della guerra e da queste ha preso coscienza che dalla guerra nascono solo altre guerre diventando pertanto un attivo portatore della parola della nonviolenza e della pace.

 

"La violenza si combatte solo con l'amore"

Tiziano Terzani

 

 

Gianluca Trovati
g.trovati@...

 

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Maurizio Benazzi, fondatore e gestore di questa Mailing List dal 1999, è alla ricerca dal mese di aprile di un qualsiasi lavoro impiegatizio; non ha importanza il luogo di lavoro  e non vi sono particolari richieste economiche. Troverete in allegato a questa e-mail un curriculum vitae. Fatelo per favore girare fra le vostre conoscenze: si potrà creare forse così una piccola rete di solidarietà.

Tel. 338 1211439 Grazie.

 

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Posta ricevuta 

 

Care e Cari,

l'omicidio sul lavoro, perché questo è, anche se per la logica corrente si tratta di terribile incidente, di Francesco Iacomino mi ha spinto ad una serie di considerazioni, probabilmente non originalissime, ma del resto è poco originale, anzi è assolutamente consueto, il verificarsi di questi fatti. Ho concentrato le mie riflessioni in due aforismi che vi invio sperando abbiate la voglia e il tempo di leggere. Ciò che più temo nella scrittura è l'autismo e l'autoreferenzialità, quindi, ovviamente, la sterilità e l'inutilità. Comunicando quanto più possibile il mio "lavoro intellettuale" spero di contribuire alla riflessione, alla discussione e alla lotta.

                Ciao

                     Fausto

 

 

* Francesco, operaio di 33 anni cade da un'impalcatura di quindici metri, si spezza le caviglie e si provoca diverse emorragie interne. Muore. Questo in sintesi è l'essenziale. L'essenziale, ma non il più significativo, almeno per comprendere determinate dinamiche; Francesco muore lavorando, lavorando senza protezioni e in nero, muore tra la disperazione d'un padrone, non per la sua morte ma perché ha paura d'essere scoperto, tra la paura e la vergogna dei compagni che temono per il loro posto, quindi assieme al padrone lo scaricano a morire sul ciglio d'una strada, o più probabilmente, fingono di non conoscerlo e lo portano all'ospedale a morire, facendo credere in un ritrovamento dopo un incidente automobilistico.

Uomini o animali titolava un giornale; in realtà né l'uno né l'altro: merci.

Merci, macchine che quando non son più utili alla produzione di altre merci e alla riproduzione del sistema vanno rottamate e sostituite. Questo sia detto non per moralismo, o per delirio apocalittico, ma come semplice constatazione fenomenologica, seguendo la logica e la lettera, oltre che l'inconfutabile realtà, anche dell' "economia classica", da Smith ai giorni nostri. Del resto, la mano invisibile, e provvidente, del mercato talvolta ha bisogno di tagliarsi le unghie e di eliminare pellicine e fastidiose escrescenze: lo vuole l'estetica, lo vuole l'igiene. E come insegna il buon gusto e il galateo, queste cose si fanno privatamente e in silenzio.

 

** La morte d'un uomo sul lavoro, fatto non raro, accompagnata al suo abbandono, o comunque al tentativo d'occultarne la vera causa e il contesto, rappresentano un caso estremo. Un caso estremo e quindi paradigmatico del civilissimo occidente. Si pensi alla guerra, già in sé atto, almeno in teoria, estremo, che è divenuta (e probabilmente da più tempo di quel che si pensi) preventiva e permanente e l'essere preventiva e permanente è fondante per il sistema. Eppure anche i suoi esecutori e cantori la inquadrano come fatto "estremo", "necessario", per fronteggiare "l'emergenza". La guerra è l'estrema, quindi necessaria, conseguenza della teoria dell'esportazione umanitaria di "democrazia" e "diritti". Il lavoro nero, la mancanza di sicurezza e diritti - questi da non esportare, s'intende -, la morte in e per questa condizione, sono paradigmatici della logica della massima flessibilità del lavoro e libertà del capitale. Ne sono l'estrema, quindi la necessaria conseguenza. Ed anche la logica dell'abbandono del ferito, della sua rimozione1, o comunque l'inadeguato soccorso per tutelare superiori esigenze, quali la protezione del capo dalle noie della legge, sono le estreme conseguenze, e quindi paradigmatiche, della considerazione del lavoro, della lavoratrice e del lavoratore, rispetto al profitto; del fastidio per le complicazioni legali ("troppe leggi, il mercato ha bisogno di totale libertà, deve liberarsi di lacci e lacciuoli"); sono pure il paradigma brutale del livello di paura e subalternità degli sfruttati, che soffoca in loro umanità e solidarietà, ma soprattutto l'istinto di ribellione e il rispetto di sé.

Le eccezioni, i casi estremi e eclatanti, si sviluppano sul terreno fertile e gravido della "normalità borghese", ne sono i figli più robusti e astuti, si fanno largo piano piano, ma inesorabilmente. Lo stato d'emergenza -emergenza economica, emergenza terroristica, emergenza immigrazione ecc. - è la loro linfa; l'indignazione sterile e parolaia, irriflessiva e fatalista, sono il loro trionfo e la loro più forte assicurazione.

 

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Emergenza rinnovi permessi di soggiorno: mobilitazioni a sostegno degli immigrati in sciopero della fame a Roma

 

Siamo ormai al 6° giorno di sciopero della fame e ai tre rappresentanti delle comunità immigrate di Bangladesh, Albania e Marocco si è aggiunto negli ultimi giorni il tunisino Hamadi Zrbi. Si stanno organizzando un po’ ovunque mobilitazioni a sostegno della protesta.

 

 

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 Tempi di Fraternità ha donato a Ecumenici un abbonamento annuale alla rivista. Un grande grazie a Giorgio Saglietti e alla casa Editrice!

 



Thu Oct 7, 2004 8:37 pm

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Benazzi M..doc
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Oct 7, 2004
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