Giuda? Non è un traditore!

Chi è Giuda? È davvero il traditore di Gesù?
Perché la sua figura è al centro di vivaci discussioni e riletture critiche? E
perché c’è un costante interesse intorno a questa figura dei vangeli? Un
percorso alla riscoperta di Giuda e della sua vicenda.
Paolo Tognina
Sappiamo poco della vita di Gesù.
Sappiamo poco anche delle persone che lo circondavano. Se le notizie intorno al
padre, Giuseppe, ai fratelli e alle sorelle, sono quasi inesistenti, poco
sappiamo anche di Maria, la madre. Sappiamo che Gesù nutriva un particolare
affetto per Maria, Marta e Lazzaro di Betania. I vangeli gnostici parlano di un
legame di particolare amicizia tra Gesù e Maria Maddalena. L’apostolo
Pietro sembra avere un ruolo nella cerchia dei discepoli. Senza dimenticare la
figura, enigmatica, del “discepolo che Gesù amava”. La scarsità dei
dati sull’ambiente e la cerchia di Gesù dovrebbe quindi spingere alla
prudenza e alla valutazione critica di ogni ricostruzione, alla luce dei testi.
Tra le persone che compaiono
accanto a Gesù, Giuda attira particolare attenzione. La tradizione biblica e
quella ecclesiastica lo hanno relegato al ruolo di traditore, di colui tramite
il quale irrompe il male, di agente al servizio del male. Giuda è quindi anche
una sorta di capro espiatorio, un ruolo che, in altre epoche della storia, è
stato rivestito dai cristiani, dagli ebrei, dai comunisti, dai borghesi, dai
nobili e da altri ancora.
Designare un traditore significa
indicare il collaboratore che ha tradito in nome di interessi ignobili. Può
però anche significare accettare una visione della situazione divisa in modo
netto tra il bene e il male, in cui ciascuno riceverà la giusta retribuzione
per gli atti compiuti. E certamente chi punta il dito indicatore verso il traditore
metterà se stesso nel campo del bene e dell’innocenza. In questo modo è
possibile addossare la colpa dell’uccisione di Gesù a Giuda, o
all’intero popolo ebreo: sono loro, i colpevoli, noi siamo innocenti
(fino a pochi decenni fa la liturgia cattolica del venerdì santo parlava
esplicitamente dei perfidi ebrei uccisori di Gesù)!
Ma perché la tradizione cristiana
ha insistito tanto sulla figura di Giuda traditore?
Noi leggiamo, sentiamo e
comprendiamo sempre attraverso una tradizione che ci condiziona e ci informa.
La tradizione cristiana ci ha abituati a vedere in Giuda il traditore, il
responsabile, dunque il capro espiatorio. Ma i documenti del Nuovo Testamento
sono meno espliciti di quanto la tradizione successiva non ci induca a credere.
I testi parlano poco di Giuda, e non senza vistose contraddizioni. Ecco cosa
dicono:
a) Giuda è stato scelto da Gesù per
fare parte del gruppo dei discepoli, incaricati di annunciare il regno di Dio.
Questo è, con ogni probabilità, il dato più certo circa la persona di Giuda.
Difficile credere che la chiamata rivolta a Giuda sia frutto di un errore da
parte di Gesù o che egli sia stato chiamato unicamente per svolgere il triste
ruolo del traditore.
b) Giuda è il tesoriere del gruppo
dei discepoli e, sfruttando la sua posizione, ruba denaro dalla cassa comune. È
quanto afferma l’evangelista Giovanni (12, 6). Nulla prova ulteriormente
la veridicità o non veridicità di tale asserzione. La storia presenta
innumerevoli esempi di persone incaricate di manipolare del denaro che deviano
dal proprio cammino!
c) Il pagamento per il tradimento
fa parte dell’elenco dei dati incerti. Matteo dice che Giuda ha ricevuto
trenta pezzi d’argento per aver reso possibile l’arresto di Gesù
(26, 15); Marco (14, 11) e Luca (22, 5) parlano invece di una promessa, fatta a
Giuda, di una ricompensa.
d) Per quanto concerne la morte di
Giuda Matteo (27, 5) riferisce che si è impiccato, mentre Luca parla di una
morte accidentale (Atti 1, 18) avvenuta in un campo, dove è precipitato. Nel
primo caso si tratterebbe di suicidio, motivato dal rimorso; nel secondo di un
incidente, e perciò di una morte non voluta.
e) Giuda ha agito di propria
volontà o era strumento involontario di Dio e di Satana nel contempo? Matteo
sembra optare per una libera decisione di Giuda (26, 14-15). Luca, al
contrario, parla di una possessione di Giuda da parte di Satana (22, 3). Anche
Giovanni è di questo avviso (6, 70; 13, 27). Se Luca e Giovanni hanno ragione
non si può accusare Giuda per azioni di cui non è responsabile!
Al termine di questa breve
panoramica si può affermare che i dati relativi a Giuda, contenuti nel Nuovo
Testamento, non sono univoci, ma parzialmente contraddittori.
Giuda è stato ed è ritratto con
volti diversi. L’immagine tradizionale presenta Giuda, come già abbiamo
detto, nei panni del traditore. È l’opinione dei primi scrittori
cristiani e, in seguito, fino a questo secolo, della maggior parte degli
interpreti cristiani. Essi attribuiscono a Giuda la responsabilità della morte
di Gesù e propongono una lettura per certi versi simile a quella che la Genesi fa per l’entrata del male nel mondo: Adamo, peccando, permette al male di
irrompere nel mondo; Giuda, peccando, fa irrompere il male nella vita di Gesù.
In tempi più recenti è stata avanzata
l’ipotesi, basata in particolare su una rinnovata lettura di Giovanni,
che Giuda non porti una particolare responsabilità per la morte di Gesù. In
primo luogo, questa lettura evidenzia la responsabilità collettiva, di tutti i
discepoli, per gli avvenimenti che hanno portato alla morte del loro maestro.
In secondo luogo, Giuda non è il nemico di Gesù. Egli ha seguito umilmente il
maestro e Gesù si è rivolto a lui con tono amichevole (Gesù non ha mai usato,
nei confronti di Giuda, i toni duri usati con Pietro o altri discepoli). In
definitiva, la morte di Gesù rientra nel piano di Dio e non è da attribuire
all’inimicizia di Giuda.
Una terza interpretazione vede in
Giuda un appartenente al partito degli zeloti, patrioti ebrei, antiromani,
animati dall’attesa della venuta del Messia. Giuda è catturato dalla
predicazione di Gesù di un nuovo regno che deve venire e lo segue. Quando tutti
gli altri hanno già abbandonato Gesù, Giuda è ancora al suo fianco. Quando la
tensione tra la sua fede nella restaurazione di un libero stato d’Israele
e la predicazione di Gesù raggiunge l’apice, anche Giuda abbandona Gesù.
Un’ultima ricostruzione del
personaggio Giuda nasce dall’analisi delle tensioni esistenti nel gruppo
di discepoli di Gesù. Tra i discepoli nascono litigi (ne sono prova chiara il
dibattito su chi sia il maggiore e il monito di Gesù a diventare come bambini
per poter accedere al regno), ma nel gruppo si creano anche legami di
preferenza. In questo clima potrebbe essere maturato il tradimento, motivato dalla
gelosia.
Le quattro immagini di Giuda fin
qui presentate sono delle tesi, o meglio, delle ipotesi, relative a un
personaggio biblico di cui - bisogna riconoscerlo - sappiamo ben poco. Ciascuna
di esse racchiude forse una parte della verità intorno a Giuda, senza poter
pretendere di costituire l’unica autentica raffigurazione di questo
discepolo di Gesù.
Una cosa soltanto è sicura e sta in
primo piano rispetto alle altre: Giuda è stato scelto da Gesù, come gli altri
discepoli, con lo stesso discernimento e allo stesso scopo. Giuda ha, in altre
parole, ricoperto un ruolo importante nel gruppo scelto e chiamato da Gesù. Ha
mantenuto il suo posto, in questo gruppo, fino alla fine, contrariamente a
quanto sostiene una tradizione che tende a far ricadere su di lui una
schiacciante colpa? Oppure ha deviato dal percorso iniziale, come sostiene la
tesi classica? Se questa ipotesi si rivelasse corretta, resterebbe da stabilire
la causa della deviazione che ha condotto al tradimento. Bisogna ritenere che
Giuda abbia agito spinto da motivazioni politiche, essendo rimasto deluso da un
Gesù rivelatosi diverso dalle proprie attese? O la molla è da ricercare nella
sete di denaro? O Giuda è mosso da gelosia nei confronti di altri discepoli che
si sono guadagnati un posto preminente nel gruppo? Si tratta di domande
giustificate, ma alle quali non è possibile rispondere in modo definitivo.
La persona e il personaggio di
Giuda rimarranno per sempre un enigma. Tuttavia questo non legittima il
tentativo di rovesciare su di lui ogni responsabilità e dimenticare nel
contempo i tradimenti, più o meno gravi, compiuti dagli altri discepoli. Essi
rivaleggiano per conquistarsi i primi posti nel regno dei cieli, invocano il
fuoco sulle città della Samaria, allontanano i bambini che alcuni portavano a
Gesù, fuggono non appena Gesù è arrestato e lo abbandonano quando è solo e
angosciato.
I capi del popolo, mossi dalla
gelosia di fronte all’autorità spirituale di Gesù, o forse dalla
preoccupazione per la sicurezza politica di Israele - entrambe le tesi sono
sostenute dai vangeli - portano una responsabilità diretta negli avvenimenti
che sfociano nella crocifissione di Gesù.
Il popolo d’Israele si
allontana poco a poco da Gesù e infine lo abbandona. E noi, non partecipiamo
forse allo stesso tradimento? Non figuriamo tra quelli che, con il proprio
comportamento e le proprie decisioni, tradiscono il maestro? E non è a causa di
questi continui tradimenti che Blaise Pascal ha potuto dire che Gesù è in
agonia fino alla fine del mondo?
Perché Giuda ha suscitato tanta
attenzione? Perché Giuda è divenuto un personaggio centrale, additato come
traditore, calunniato e diffamato? Perché Giuda suscita ancora tanta
attenzione, oggi soprattutto da parte di interpreti che tentano di
riabilitarlo?
Giuda non è altro che il pretesto
per esprimere tutto ciò che ci preoccupa o ci tormenta nel profondo: il nostro
senso di colpa o la paura dei nostri errori e delle nostre sconfitte, la nostra
ricerca, spesso difficile, del volto di Dio o, più semplicemente, della grazia
e dell’amore nel nostro cammino. Il rifiuto, storico e teologico, di
Giuda, si riattualizza costantemente: si chiama Dreyfuss, è l’ebreo, il
comunista, il socialdemocratico, lo zingaro, l’handicappato,
l’arabo, il borghese, semplicemente l’altro, chi, nella sua
diversità, sembra minacciare le difese e le sicurezze dietro cui ciascuno si
trincera.
In questo senso la figura di Giuda
è una figura che ci interpella, che ci fa riflettere, nell’ottica della
croce e del regno.
Tratto da Voce evangelica