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Reply Message #206 of 212 |

Salve Maurizio,

prima di tutto scusami per il tu, però dato il clima che si respira dalle comunicazioni di "Ecumenici", mi viene spontaneo rivolgermi a te dandoti del tu.

Prima di dirti la ragione del perché ti sto scrivendo, passo a presentarmi, mi chiamo Oriella e leggo con molto interesse tutti vostri scritti o comunicazioni varie.

Credo nella possibilità e utilità di dialogo tra le differenze, pur essendo pienamente conscia che non è sempre facile affrontare tale dialogo e confronto con serenità e ancor più conscia sono del fatto che non sempre i risultati sono immediati… Comunque si sa bene che tutto ciò che è vero, bello, importante mai è facile e immediato

Bando le divagazioni, vengo al motivo della mail. Ho letto il tuo curriculum, e ahimè non posso esserti di nessuna utilità per aiutarti in quello che cerchi, però, al di là dell’essere rimasta favorevolmente colpita dalle tue competenze, dalle tue preferenze, ecc… mi ha incuriosita il fatto del tuo pasturato o esperienza affine nell’ambito Valdese, sbaglio o è così? Mi piacerebbe, se tu lo vorrai, che me ne parlassi. Ho un caro amico che fa il pastore valdese, è stato per diversi anni a Biella, ora non ricordo bene se sta a Bergamo o Brescia.

Poi, naturalmente, sempre se tu lo vorrai potremo parlare e confrontarci su molti altri temi.

Ti faccio tanti auguri affinché la tua ricerca di lavoro approdi in buone e soddisfacenti proposte.

Tanto bene e buone cose

Oriella Orazi

 

Cara Oriella,

sono stato pastore della Chiesa Evangelica Riformata (è una chiesa cantonale, sorella distinta dai valdesi) in Ticino per una sostituzione di tre mesi. Il Concistoro di Locarno Muralto mi ha scelto per questa funzione: in teoria qualsiasi uomo o donna con adeguata preparazione può fungere da supplente e in taluni casi da titolare per un posto di pastorato. L’importante è che la decisione sia presa dalla Comunità o da chi la rappresenta: il consiglio di chiesa.

Il lavoro è stato durissimo ma ho trovato amiche che ci sentiamo ancora a distanza di anni e preghiamo l’uno per l’altro; alcuni parrocchiani sono iscritti anche qui. Lo sentono come un’amicizia.

La durezza è dipesa anche dal clima di scarsa collaborazione e a volte invidia che vi è fra i pastori della stessa città. Immagino che la stessa cosa avvenga fra preti. Un amico tedesco Karl mi racconta sempre questo aneddoto efficace: dove c’è solo un pastore il terreno diventa fertile,  dove iniziano ad essercene due… si sente solo la puzza J Karl è iscritto a Ecumenici ed è un membro del consiglio di chiesa di Locarno.

Coi valdesi non c’è stato un buon rapporto. Hanno una fantastica Università con dei professori ottimi, di cui due oggi purtroppo andati in pensione. Ma l’ambiente in generale mi sembra troppo chiuso (appunto delle valli valdesi) diffidente verso gli esterni. La mia esperienza coi luterani tedeschi (anche da ex sinodale) è stata sotto il profilo umano molto più positivo. Avevo solo il problema con l’attuale decano, che non vuole avere concorrenti sul tema della gestione ecumenica. L’Italia è per lui il contatto col Vaticano e stop. Hanno una mentalità molto più aperta i luterani norvegesi o del nord.

Spero di averti dato un primo quadro sintetico ma oggettivo della mia esperienza.

Un caro saluto

Maurizio

 

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“Ti ricordi che una volta mi dicesti, tu, Jonathan, che bisogna voler benne allo Stormo, perdonarli, tornare tra loro,e aiutarli a capire, imparare?”

“certo.”

“Ma di un po’, come fai ad amare una tale marmaglia di uccelli che ha tentato addirittura d’ammazzarti?”

“Oh, Fleth,non non è mica per questo che li ami! E’ chiaro che non ami la cattiveria e l’odio, questo no. Ma bisogna esercitarsi a discernere il vero gabbiano, a vedere la bontà che c’è in ognuno, e aiutarli a scoprirla da se stessi, in se stessi,. E’ questo che io intendo per amore. E ci provi anche gusto, una volta afferrato lo spirito del gioco.”

 

                                                   “Il gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach

 

 

 

Buon giorno Maurizio!

Prima di tutto grazie per la tua risposta, puntuale e delucidante.

E’ sempre molto bello quando da una esperienza, se pur faticosa, per svariate ragioni, ci rimane poi il frutto di alcune relazioni umane anche a distanza di tempo, come tu mi dici. Del resto, parafrasando l’apostolo Paolo parlando dei doni, “quello che resta è l’amore”.. Così credo che al di là di tutto, delle fatiche, incomprensioni, ostilità, dogmatismi vari, ecc… se uno, ognuno di noi, riuscisse a lasciare un segno d’amore,, si potrebbe già considerare soddisfatto…

Purtroppo, mi riferisco a quanto da te osservato, le rivalità o antagonismi, o settarismi, sono una realtà presente ovunque tra le diverse denominazioni… Ognuno, o personalmente o come facente parte di un gruppo o chiesa che sia, si sente depositario della verità.. escludendo la possibilità che anche gli altri, come loro stessi , fanno semplicemente parte di un cammino in cui  si sta semplicemente a diversi livelli… Parrà un platonico il mio punto di vista, ma io credo che in realtà la VERITA’ è qualche cosa a cui aspiriamo, e alla quale possiamo in qualche modo “partecipare”, chi più e chi meno, ma nessuno può fare la piena esperienza della VERITA’ come qualche cosa che si possa possedere .e ed esserne quindi depositari esclusivi e indiscussi. E, reputo, proprio questa convinzione mi porta alla tolleranza e al rispetto delle idee altrui, convinta come sono  che nessuno è perfetto (nella Bibbia sta scritto che nessuna cosa creata è perfetta se non la legge di Dio) che nulla è fermo e che tutto può essere rivedibile, quindi confrontabile e quindi  necessario diventa saper rispettare tutti perché tutti possono avere qualche cosa da darci insegnarci, persino nei loro errori..

Ogni tanto vedo qualche scritto sul mondo delle carceri, che tipo di contatti avete con questa realtà?

Come nasce”Ecumenici”?

Maurizio, qui il vento sta facendo correre le nuvole nel cielo ed è molto bello, starei non so quanto a guardare le nuvole che cambiano sempre forma e colore dando spaio alla fantasia…

Buone cose nell’amore che Dio ci dona

 

Oriella

 

Risposta e replica integrata

 

Cara Oriella,

Ecumenici nasce nel ‘99 come un bollettino giovanile della Chiesa Cristiana Protestante di Milano a cui aderivo dal 1997: per ragioni linguistiche (l’uso del tedesco) due gruppi di tradizione diversa (luterana e riformata zwingliana) convivevano sotto lo stesso tetto. Il Bollettino si chiamava allora “Laboratorio cristiano”, per voler essere un espressione di apertura ad entrambi le confessioni religiose ma anche un segno di attenzione alle nuove problematiche dei credenti. Si partì con circa 30 iscritti e ci si trovava in sacrestia ogni 15 giorni per organizzare iniziative e informazione.

 

Salve Maurizio!

Non ricordo con esattezza da quanto tempo ricevo le vostre comunicazioni, ma devo dire che sono rimasta colpita favorevolmente. Mi piace, apprezzo trovo lodevole e non sempre così facile da trovare, la vostra “apertura”, disponibilità verso la diversità, varietà di espressioni, ecc. Non sottovalutando la portata informativa che hanno le vostre comunicazioni che hanno il pregio di spaziare tra i vari ambiti dello scibile. Apprezzo molto anche questa forma che rimanda ad una sorta di Zibaldone.

 

Fu ad esempio in quella chiesa che ebbi modo di discutere e di esprimere per la prima volta nella mia vita la solidarietà verso un ragazzo che decise di cambiare sesso e di diventare una donna.  Inutile dire che il coraggio venne innanzitutto al gruppo femminile: furono loro ad imporre al pastore l’accettazione della sorella, che negli anni prima aveva accolti tutti noi, i membri del gruppo italiano che si era via via formato. C’era sicuramente un grande imbarazzo generale e anche di impreparazione nel gestire la situazione. L’ambiente borghese poi non aiutava molto. Non “aiutava” in un certo senso nemmeno la militanza nella sinistra DS della persona interessata: vi erano infatti scarse simpatie politiche da parte da parte dell’allora pastore in carica. Ma l’intelligenza di quelle donne fu determinante: fra esse ricordo  la responsabile delle pubbliche relazione di un’importante Università privata milanese e un’ infermiera assai battagliera. Il discorso suonava all’epoca fatto più o meno così: “o si accetta Sarah o si esce tutti dalla parrocchia!” Funzionò.

 

Beh! Credo che di coraggio ce ne sia voluto davvero… E’ molto difficile confrontarsi con una certa ortodossia e nello stesso tempo operare scelte che diano a tutti, che possiamo comprenderli o meno nelle loro scelte o condizioni, la possibilità di sentirsi persone a pieno titolo, amate come tali. Spesso si pensa che la coerenza al proprio credo debba venire necessariamente prima di ogni altra cosa finendo così con il commettere  anche delle “persecuzioni” se pur in senso lato del termine pensando di fare cosa gradita a Dio… mi viene in mente il passo dei Vangeli in cui sta scritto che sarebbero venuti i tempi in cui pensando di farlo nel nome di Dio si sarebbero condannati gli uomini (e la storia ce l’ha mostrato e ce lo mostra ancora!), dimenticando o trascurando fin troppo l’amore, quell’amore che Gesù stesso ci ha insegnato ad oltranza e come dice l’apostolo Paolo parlando dell'amore, è tutto quello che resta quando nulla ha più senso d’esistere.

Volevo chiederti come tu personalmente ti poni di fronte a quelle realtà o stili di vita che all’apparenza, almeno l’apparenza, appaiono in grande contrasto con quanto il testo biblico dice? Meglio sarebbe dire, come riesci a conciliare le verità scritte,  con la molteplicità e varietà delle “storie” nonché problematiche umane calate dentro la vita che abbiamo?

 

Poi ci fu la stagione degli incontri teologici in Milano sul tema della Giustificazione: raccolsi diversi indirizzi elettronici di cattolici nei Decanati e nelle parrocchie dove ero invitato – per il tramite della chiesa – a discutere del confronto cattolico – luterano sul significato della morte e resurrezione di Cristo. Poi avvenne anche la rottura colle gerarchie luterane allorquando queste sostenevano che si doveva ad esempio creare una Missione di evangelizzazione verso gli ebrei o si riteneva normale la presenza pastorale a Costernano e si aggiungeva sul libricino interno (nella sola versione in lingua tedesca) la parola presunti a quella di criminali in riferimento a tre responsabili di lager nazisti li sepolti.

Poi l’approfondimento dei contatti deludenti coi valdesi presso i quali avevo conseguito un Diploma di Teologia. Avevo infatti richiesto di diventare pastore ma il Concistoro di Milano non si è mai preoccupato di darmi una risposta. Si iscrissero su Ecumenici nel frattempo diversi pastori e membri di chiesa BMV (Battisti, metodisti e valdesi) sparsi un po’ ovunque.

La storia più recente forse un po’ la sai: l’impegno sull’articolo 18 che ha coinvolto molti non credenti; le tematiche trasversali della Pace, della Giustizia e della salvaguardia del creato. Fra queste anche l’impegno per la drammatica situazione all’interno delle carceri.

A volte serve solo un po’ di coraggio per sconfiggere le nostre mille paure umane: poi bisogna pensare che l’uomo non è solo, come ha scritto il più grande pensatore ebraico di tutti i tempi. Da molto forza e determinazione a continuare nonostante mille problemi, piccoli o grandi.

 

Auguro anche a Te di sperimentare questa presenza. E’ il migliore saluto di Pace che ti possa fare…

 

Ti ringrazio Maurizio perché penso che sia davvero l’augurio più bello che tu potessi farmi, “sperimentare” la Sua presenza… Alcune volte, e forse non solo “alcune” ma anche di più… ci si può sentire soli, soli nel dolore, soli a causa delle proprie scelte, soli perché non si vuole essere gregari… soli per mille e un motivo… ma sapere che Egli c’è e mai viene meno, almeno per quanto mi riguarda è consolazione ed è la mia forza.. davvero il mio amico migliore non disdegnando  l’amore degli uomini per gli uomini… da dare e ricevere. Siamo esortati a raggiungere la sua “statura”, però credo che al di là di ogni impegno, sforzo e azione che sia, quello che più conta e che resta e che ci tiene per mano come certezza è che Egli ci ha amati per primo…

 

Maurizio

 

Grazie Maurizio per le cose che mi hai scritto.

 

“Dare a qualcuno tutto il tuo amore non è un'assicurazione che sarai amato a tua volta! Non ti aspettare amore indietro; aspetta solo che cresca nei loro cuori, ma se non succede, accontentati che cresca nel tuo. Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un'ora per piacergli, e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo” (Martin Luther King Jr.)

 

Trovo stupende queste parole come una eredità da mettere a frutto. Grazie anche per far circolare queste perle di verità.

 

Sotto un cielo abitato da una luna crescente, prossima alla rotondità ti saluto con pensieri di bene e di pace per te

 

Oriella

 

 

Cara Oriella,

se ti riferisci alle mie storie sentimentali sono in numero limitato ma molto importanti nei ricordi; vivo per lunghi periodi anche la castità sessuale e non amo molto frequentare locali di divertimento tipo bar, discoteche, ecc. per la semplice ragione che – per la mia esperienza e preferenza - è molto difficile incontrare una persona che possa interessarmi, oltre appunto le apparenze. Immagino che altri possano invece smentirmi su questo punto. In ogni caso per tutt* ci sono fasi diverse delle vita, come insegna l’Ecclesiaste. Quello che purtroppo molte chiese non hanno ancora capito è che i credenti omosessuali cercano di impegnarsi ad es. per il Pacs, per creare anche nuovi modelli culturali e socio-comportamentali; in Italia (e non solo) vi è purtroppo un forte business commerciale e editoriale per privilegiare ad esempio libri scandalistici, banalmente provocatori e di pornografia spicciola. Mancano perfino proposte interessanti per nuovi modelli letterali di riferimento comune e condivisi con tutt*: certo si legge  volentieri Maurice ma poi c’è spesso il deserto intorno a quel romanzo… E la cosa grave è che molte persone si sono auto-convinte che esiste solo un modo di concepire la vita e la dimensione della propria omosessualità: quella proposta dal mercato, senza sviluppare una propria capacità critica e una strada di ricerca di senso. Il riferimento ad uno stile di vita superficiale e di incontri occasionali, sembra spesso prevalere.

La stessa cosa però riguarda sempre più e a ben vedere anche il mondo eterosessuale  e non ti faccio - per complice simpatia - la stessa domanda a tua volta. Ognuno cercherà domande e risposte nella propria coscienza.  Se qualche amica o amico gay vuole parlare anche della sua esperienza, è il benvenuto/a. Non ci sono verità oggettive ma solo percorsi di strada fatti e ancora da fare. Esperienze da condividere.

Grazie della bella e libera chiacchierata!

MB

 

 



Sat Oct 23, 2004 11:56 pm

ecumenici
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Salve Maurizio, prima di tutto scusami per il tu, però dato il clima che si respira dalle comunicazioni di "Ecumenici", mi viene spontaneo rivolgermi a te...
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Oct 24, 2004
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