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La posizione di Amnesty International sulle torture   Message List  
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"Omnia sunt communia !", tutte le cose sono di tutti   (Thomas Muntzer)

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Parola per Martedì, 11 maggio 2004

 

Io ti darò

per magistrato la pace,

per governatore la giustizia.

Isaia 60:17

 

L'amore non gode dell'ingiustizia,

ma gioisce con la verità.

1 Corinzi 13:6

 

O Dio, tu guidi a una meta di salvezza le vicende della storia e chiami tuoi figli gli operatori di pace: donaci di saper lavorare senza mai stancarci per promuovere la vera giustizia e costruire una pace autentica e duratura, in cui riconoscere il segno della tua misericordia.

 

 

 

 

La newsletter si arricchisce della collaborazione di Simona Zoni, del dipartimento immigrazione del PRC- Sinistra Europea, per l’approfondimento delle tematiche sugli immigrati. Iniziamo a mettere a disposizione dei lettori e lettrici ma anche del Associazionismo volontario il file in allegato sul diritto dello straniero in Italia: un caso legale - positivamente affrontato - a Varese offerto dallo studio Giuseppe Maria De Lalla di Milano. Consideratelo uno “strumento di lavoro” utile per iniziare ad affrontare la questione per il riconoscimento di diritti di cittadinanza elementari, come la possibilità di rinnovare i PdS (permessi di soggiorno) direttamente nei comuni di residenza, senza perdere giornate intere in Questura e senza sborsare quattrini nelle agenzie (che stanno spuntando dappertutto) al fine di ottenere poi dei documenti che spettano loro gratuitamente o ancora sulla chiusura dei Centri di Permanenza Temporanei…

Simona ci informa che la prossima iniziativa sulla chiusura dei CPT pare essere slittata al 18 giugno. E’ organizzata congiuntamente coi Comboniani di Castelvolturno. Ne daremo ampio risalto.

 

 

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AMNESTY ITALIA AL GOVERNO: NON CONSEGNATE PIU’ ALLE FORZE DELLA COALIZIONE LE PERSONE ARRESTATE IN IRAQ IN ASSENZA DI GARANZIE CHE NON SARANNO TORTURATI

 

In una lettera inviata oggi al presidente Berlusconi e ai ministri della Difesa e degli Esteri, Martino e Frattini, la Sezione Italiana di Amnesty International ha chiesto quali passi fossero stati intrapresi, durante l’occupazione dell’Iraq, per assicurarsi che gli Stati cui venivano consegnate le persone arrestate dai militari italiani rispettassero le norme internazionali sui diritti umani.

 

‘Chiediamo formalmente’ - prosegue la lettera, firmata dal presidente di Amnesty Italia, Marco Bertotto - ‘che, in assenza di tali garanzie, le Forze Armate italiane non consegnino piu’ persone da loro arrestate alle forze della Coalizione responsabili per gli interrogatori e i centri di detenzione. Se cosi’ non fosse, l’Italia si rendera’ responsabile di una violazione del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto umanitario dei conflitti armati’.

 

Per Bertotto, le parole di condanna del governo italiano nei confronti della tortura non risulteranno sufficienti in assenza di ‘rigorose garanzie sulla tutela dell’integrita’ fisica e psicologica di ogni persona arrestata in territorio iracheno’.

 

Ulteriori informazioni

 

Il diritto internazionale dei diritti umani e del diritto umanitario dei conflitti armati contengono principi che affidano tali persone alla responsabilita’ dello Stato che li prende in custodia e li detiene.

 

Per quanto concerne il diritto internazionale dei diritti umani, l’interpretazione consolidata della Convenzione europea dei diritti umani e’ nel senso che:

a) la situazione in cui si trovano le forze italiane nei confronti della popolazione del territorio che amministrano e’ tale da rendere applicabile ai loro comportamenti la Convenzione europea;

b) l’esecuzione di un provvedimento con cui si trasferisce una persona alle autorita’ di un altro Stato, se comporta un rischio elevato che questa sia soggetta a torture o altre violazioni dei diritti umani costituisce una violazione della Convenzione da parte dello Stato che ha attuato il trasferimento.

 

Riguardo al diritto umanitario dei conflitti armati, sono rilevanti in particolare le norme della III e della IV Convenzione di Ginevra, secondo cui i prigionieri di guerra e i civili possono essere trasferiti a un’altra Potenza solo nel caso in cui la Potenza detentrice si sia accertata che la prima voglia e possa rispettare le Convenzioni di Ginevra. Nel caso in cui non le applichi, la Potenza che ha proceduto al trasferimento deve prendere misure efficaci per rimediare alla situazione o chiedere che le persone protette le siano rinviate.

 

 

"CRIMINI DI GUERRA AD ABU GHRAIB". AMNESTY INTERNATIONAL DENUNCIA UN SISTEMA DI BRUTALITA' E CRUDELTA'

 

In una lettera aperta inviata oggi al presidente statunitense George W. Bush, Amnesty International afferma che gli abusi commessi dalle forze Usa nella prigione irachena di Abu Ghraib costituiscono crimini di guerra.

L'organizzazione per i diritti umani chiede indagini complete che garantiscano che non vi sara' impunita' per i responsabili della torture, a prescindere dalla loro posizione o dal loro grado.

 

Nel corso degli ultimi due anni, Amnesty International ha documentato un sistema di abusi commessi dalle forze Usa ai danni dei detenuti, in Iraq come in Afghanistan.

 

Nonostante il segretario alla Difesa Rumsfeld abbia dichiarato di essere "sconvolto" dagli abusi commessi ad Abu Ghraib e che si tratterebbe di "un'eccezione" anziche' di "un sistema o una prassi", negli ultimi due anni Amnesty International ha segnalato ai piu' alti vertici del governo di Washington (tra cui la Casa Bianca, il dipartimento della Difesa e il dipartimento di Stato) una serie di denunce di brutalita' e crudelta' perpetrate dalle forze Usa ai danni di prigionieri.

 

Nel luglio 2003 Amnesty International, in un memorandum trasmesso al governo statunitense e all'Autorita' provvisoria della Coalizione, ha fatto riferimento ai maltrattamenti e alle torture in Iraq, ad opera di soldati Usa e delle forze della Coalizione. Le segnalazioni riguardavano percosse, scariche elettriche, privazione del sonno, incappucciamento e obbligo di rimanere per lunghi periodi di tempo in piedi o in ginocchio.

Amnesty International non ha ricevuto alcuna replica o indicazione che a Washington o Baghdad fosse stata avviata un'indagine. Inoltre, a dispetto delle ripetute richieste, Amnesty International si e' vista negare l'accesso a tutti i centri di detenzione diretti dagli Usa.

 

"Se l'amministrazione Usa non ha nulla da nascondere, deve porre immediatamente fine alla detenzione in isolamento e garantire l'accesso a organismi indipendenti per i diritti umani, Amnesty e Nazioni Unite comprese, in tutti i centri di detenzione" ? scrive Irene Khan, segretaria generale di Amnesty International, nella sua lettera al presidente Bush.

 

"L'amministrazione Usa ha mostrato un evidente disprezzo per le Convenzioni di Ginevra e per i principi fondamentali della legge, dei diritti umani e della decenza. Questo ha creato un clima in cui i soldati Usa si sentono liberi di agire in modo inumano e degradante nell'impunita'. Cio' cui ora stiamo assistendo in Iraq e' la logica conseguenza dell'incessante perseguimento della 'guerra al terrore' a prescindere dai costi in termini di diritti umani e di rispetto delle leggi di guerra".

 

Amnesty International ha espresso preoccupazione per l'ambiguita' dei messaggi che il governo di Washington ha trasmesso in relazione ai suoi impegni nei confronti del diritto internazionale.

 

Gli abusi non sono limitati solo ad Abu Ghraib. Numerose persone detenute nelle basi aeree statunitensi di Bagram e Kandahar, in Afghanistan, hanno denunciato di aver subito torture o altri trattamenti crudeli, inumani e degradanti. L'amministrazione Usa, inoltre, non ha rispettato le Convenzioni di Ginevra in relazione al trattamento dei prigionieri di Guantanamo Bay.

 

Amnesty International si e' detta preoccupata per il fatto che l'indagine condotta dal generale Antonio Taguba, che ha riscontrato "abusi sistematici e illegali nei confronti dei detenuti" di Abu Ghraib, non era destinata a diventare pubblica e che la reazione della amministrazione Usa e' arrivata solo dopo che le conclusioni dell'indagine e le prove fotografiche sono diventate di dominio pubblico.

 

Nell'apparente tentativo di minimizzare la gravita' delle accuse, il segretario alla Difesa Rumsfeld ha dichiarato il 4 maggio che "finora si tratta di abusi? tecnicamente differenti dalla tortura". In realta', i "numerosi casi di sadici, arbitrari e clamorosi abusi criminali"

riscontrati dal generale Taguba costituiscono atti di tortura o trattamento crudele, inumano e degradante e sono crimini di guerra.

 

Questi atti comprendono: calci e pugni nei confronti dei detenuti; salti sui piedi nudi; obbligo di assumere posizioni sessualmente esplicite per scattare fotografie; porre di un detenuto nudo sopra una scatola, con un cappuccio in testa e con cavi elettrici applicati al pene e alle dita dei piedi e delle mani per simulare la tortura con l'elettricita'; piazzare un guinzaglio o una corda intorno al collo di un detenuto nudo mentre una soldatessa si mette in posa per una fotografia.

 

I responsabili di quelli che il generale Taguba chiama "abusi comprovati inflitti ai detenuti" dovrebbero essere sottoposti alla giustizia secondo gli obblighi che gli Usa hanno assunto verso il diritto internazionale e secondo quanto prevedono le leggi statunitensi. Le indagini dovrebbero riguardare sia i vertici della catena di comando che i singoli diretti responsabili.

 

Commenti quali quello del generale Geoffrey Miller, responsabile del trattamento dei detenuti in Iraq, secondo cui questi ultimi possono essere sottoposti a privazione del sonno e costretti a rimanere in posizioni dolorose, mostrano che l'amministrazione Usa non ha ancora compreso che i maltrattamenti e gli abusi rappresentano una deriva scivolosa verso la tortura e devono essere completamente vietati.

 

Obbligare i detenuti ad assumere posizioni estremamente dolorose, l'uso dei cappucci, le minacce e la prolungata privazione del sonno violano il divieto di tortura e di trattamenti crudeli, inumani e degradanti.

 

Amnesty International chiede al presidente Bush di garantire lo svolgimento di un'inchiesta trasparente e imparziale sulle torture e le morti di prigionieri detenuti dalle forze Usa e che i responsabili siano sottoposti a giustizia.

 

 

 

Posta ricevuta

 

“Su   una  carta   trasparente

lascerò  le  mie  orme

inconsistenti ,  vittime  inconsapevoli

di  una  stagione  fredda  e  algida .

 

Cammini  sul  confine  del  mondo ,

nel  limbo  delle  gioie  immateriali ,

al   riparo  dall’acqua

e  dalle  storie  più  crude .

 

 

Cupamente  e  crudamente  attaccato

alle  cose  più  ordinarie ,  ordinate

in  fascicoli  di  esile  essenza ,

raccolgo  le  mani  sul  petto ,

allungo  i  passi  verso  l’ignoto ,

attraverso  le  strade  interiori

con  destinazione   incerta . “

 

 

Massimo  NIRO, Magistrato di Firenze

 

 

 

Cari amici di ecumenici,

 

approfitto per comunicarvi che il messaggio di Francesco Lo Cascio era a nome del MIR italiano del quale, insieme a me ed un altro amico, fa parte della segreteria nazionale (solo per chiarezza).

 

Grazie ancora e buona continuazione del prezioso lavoro.  

 

Ilaria Ciriaci segreteria nazionale MIR.

 

 

Grazie della precisazione Ilaria: la grande partecipazione di popolo ai funerali dimostra l’affetto di tanti verso Simonpietro. Rimane il fatto che abbiamo perso un amico e un lettore, che aveva (nonostante la sua scelta ecclesiastica) accettato di confrontarsi con chi ha intrapreso un cammino fuori dalle chiese e, soprattutto, in favore del socialismo cristiano. Noi gli siamo grati e lo ricordiamo qui  per questo.

 

 



Tue May 11, 2004 2:41 pm

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