Una piccola
frase che vorrei mandarvi scritta da un grande giornalista, scomparso questa
estate, per anni inviato nella guerra in Asia. Ha potuto vedere con i propri
occhi l'orrore della guerra e da queste ha preso coscienza che dalla guerra
nascono solo altre guerre diventando pertanto un attivo portatore della parola
della nonviolenza e della pace.
Maurizio Benazzi, fondatore e gestore di questa Mailing List
dal 1999, è alla ricerca dal mese di aprile di un qualsiasi lavoro
impiegatizio; non ha importanza il luogo di lavoro e non vi sono
particolari richieste economiche. Troverete in allegato a questa e-mail un
curriculum vitae. Fatelo per favore girare fra le vostre conoscenze: si potrà
creare forse così una piccola rete di solidarietà.
Tel. 338 1211439 Grazie.
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Posta ricevuta
Care e Cari,
l'omicidio sul lavoro, perché questo è, anche se per la logica
corrente si tratta di terribile incidente, di Francesco Iacomino mi ha spinto
ad una serie di considerazioni, probabilmente non originalissime, ma del resto
è poco originale, anzi è assolutamente consueto, il verificarsi di questi
fatti. Ho concentrato le mie riflessioni in due aforismi che vi invio sperando
abbiate la voglia e il tempo di leggere. Ciò che più temo nella scrittura è
l'autismo e l'autoreferenzialità, quindi, ovviamente, la sterilità e
l'inutilità. Comunicando quanto più possibile il mio "lavoro
intellettuale" spero di contribuire alla riflessione, alla discussione e
alla lotta.
Ciao
Fausto
* Francesco, operaio di 33 anni cade da un'impalcatura di quindici
metri, si spezza le caviglie e si provoca diverse emorragie interne. Muore.
Questo in sintesi è l'essenziale. L'essenziale, ma non il più significativo,
almeno per comprendere determinate dinamiche; Francesco muore lavorando,
lavorando senza protezioni e in nero, muore tra la disperazione d'un padrone,
non per la sua morte ma perché ha paura d'essere scoperto, tra la paura e la
vergogna dei compagni che temono per il loro posto, quindi assieme al padrone
lo scaricano a morire sul ciglio d'una strada, o più probabilmente, fingono di
non conoscerlo e lo portano all'ospedale a morire, facendo credere in un
ritrovamento dopo un incidente automobilistico.
Uomini o animali titolava un giornale; in realtà né l'uno né
l'altro: merci.
Merci, macchine che quando non son più utili alla produzione di
altre merci e alla riproduzione del sistema vanno rottamate e sostituite.
Questo sia detto non per moralismo, o per delirio apocalittico, ma come
semplice constatazione fenomenologica, seguendo la logica e la lettera, oltre
che l'inconfutabile realtà, anche dell' "economia classica", da Smith
ai giorni nostri. Del resto, la mano invisibile, e provvidente, del mercato
talvolta ha bisogno di tagliarsi le unghie e di eliminare pellicine e
fastidiose escrescenze: lo vuole l'estetica, lo vuole l'igiene. E come insegna
il buon gusto e il galateo, queste cose si fanno privatamente e in silenzio.
** La morte d'un uomo sul lavoro, fatto non raro, accompagnata al
suo abbandono, o comunque al tentativo d'occultarne la vera causa e il
contesto, rappresentano un caso estremo. Un caso estremo e quindi paradigmatico
del civilissimo occidente. Si pensi alla guerra, già in sé atto, almeno in
teoria, estremo, che è divenuta (e probabilmente da più tempo di quel che si
pensi) preventiva e permanente e l'essere preventiva e permanente è fondante
per il sistema. Eppure anche i suoi esecutori e cantori la inquadrano come
fatto "estremo", "necessario", per fronteggiare
"l'emergenza". La guerra è l'estrema, quindi necessaria, conseguenza
della teoria dell'esportazione umanitaria di "democrazia" e
"diritti". Il lavoro nero, la mancanza di sicurezza e diritti -
questi da non esportare, s'intende -, la morte in e per questa condizione, sono
paradigmatici della logica della massima flessibilità del lavoro e libertà del
capitale. Ne sono l'estrema, quindi la necessaria conseguenza. Ed anche la
logica dell'abbandono del ferito, della sua rimozione1, o comunque l'inadeguato
soccorso per tutelare superiori esigenze, quali la protezione del capo dalle
noie della legge, sono le estreme conseguenze, e quindi paradigmatiche, della
considerazione del lavoro, della lavoratrice e del lavoratore, rispetto al
profitto; del fastidio per le complicazioni legali ("troppe leggi, il
mercato ha bisogno di totale libertà, deve liberarsi di lacci e
lacciuoli"); sono pure il paradigma brutale del livello di paura e
subalternità degli sfruttati, che soffoca in loro umanità e solidarietà, ma
soprattutto l'istinto di ribellione e il rispetto di sé.
Le eccezioni, i casi estremi e eclatanti, si sviluppano sul terreno
fertile e gravido della "normalità borghese", ne sono i figli più
robusti e astuti, si fanno largo piano piano, ma inesorabilmente. Lo stato
d'emergenza -emergenza economica, emergenza terroristica, emergenza
immigrazione ecc. - è la loro linfa; l'indignazione sterile e parolaia,
irriflessiva e fatalista, sono il loro trionfo e la loro più forte
assicurazione.
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Emergenza rinnovi permessi di soggiorno:
mobilitazioni a sostegno degli immigrati in sciopero della fame a Roma
Siamo ormai al 6° giorno di sciopero della fame e ai tre
rappresentanti delle comunità immigrate di Bangladesh, Albania e Marocco si è
aggiunto negli ultimi giorni il tunisino Hamadi Zrbi. Si stanno organizzando un
po’ ovunque mobilitazioni a sostegno della protesta.
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Tempi di Fraternità ha donato a Ecumenici
un abbonamento annuale alla rivista. Un grande grazie a Giorgio Saglietti e
alla casa Editrice!
premetto
che mi fa molto piacere trovare un "contatto" che forse mi potrà
dare una mano sul tema "carceri"; è scontato che cercherò di dare a
mia volta tutta la disponibilità che potrò.
A
parte questi preamboli, scontati ma doverosi, eccomi a raccontarle quello che
so sul tema.
Prima
mi presento: sono Antonio Corrado, consigliere comunale e capogruppo di Rifondazione
comunista al comune di Busto Arsizio, dove siamo purtroppo all'opposizione.
Innanzitutto,
le dico che ho recuperato dati e notizie, in modo solo verbale, dai contatti
avuti con i detenuti (mia visita del 01/05/04, in occasione di una raccolta
firme) e con alcune guardie carcerarie, che ho poi incontrato in varie
occasioni anche fuori dal penitenziario di Busto.
Le
voci sono brutte: l'attuale direttrice è stata più volte segnalata per atti
avvenuti con modalità repressiva nei confronti di detenuti e dipendenti.
Esempi:
-
alcuni medicinali, utili per detenuti tossicodipendenti, sono stati vietati
-
si lamentano casi di posta e pacchi violati
-
la responsabile sanitaria si è dimessa, questa estate, denunciando per
mobbing la direttrice
-
raccolte di firme di detenuti denunciano gravi inadempienze che non elenco
ora, per motivi di privacy
In
effetti la direttrice, troppo rigida sul regolamento, è stata rimossa
tempo fa; al suo posto è arrivato un direttore con ben altra sensibilità e si
stavano già ponendo le basi per una collaborazione diversa.
Poi
la signora ha vinto un ricorso ed è stata reintegrata nel suo ruolo, il
direttore "illuminato" è ora distaccato a Monza (carcere femminile).
Mi
risulta che sia stata anche disposta, dal ministero, un’ ispezione
interna, nel luglio scorso.
Questa,
a grandi linee, è la situazione
mi
spiace non avere dati ulteriori ma so per certo che il consigliere
regionale del prc giovanni martina ha recentemente denunciato alla procura,
per i gravi atti che ho sopra descritto, la direttrice.
I
progetti:
io
e il consigliere regionale di cui sopra, stiamo predisponendo una serie di
passaggi i quali passaggi potranno però essere messi in campo solo e soltanto
quando la direttrice sarà stata rimossa per ovvi motivi
-
si pensava di riproporre, sulla base del progetto già attuato a Pisa, la
costituzione di una cooperativa di semi-liberi (con pena inferiore ai 2 anni,
credo) che possa ricevere appalti dal comune
-
si pensava di proporre una quadrangolare di calcio con detenuti, forze
dell'ordine, guardie carcerarie e amministratori comunali
-
si pensava di sensibilizzare la cittadinanza sul problema del reinserimento
Per
ora, io ho presentato in comune a Busto Arsizio una risoluzione, che spero
verrà discussa già nel consiglio comunale del 12/10/04, nella quale,
spiegando a grandi linee la situazione e visto che il sindaco è il massimo
responsabile sanitario della città, si chiede di prendere in mano la
situazione e, per prima cosa, fare una visita nella casa circondariale di Busto
per capire lo stato delle cose.
Attendo
sue riflessioni su quanto ho scritto e la saluto
Antonio
Corrado
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Scheda di approfondimento
Questa la fotografia della
Casa Circondariale sotto il profilo della popolazione detenuta:
400
detenuti, più del doppio della tollerabilità , valutata ufficialmente in
160 unità;
150
i detenuti definitivi, di cui almeno la metà con pene superiori agli 8 anni.
Per quanto l’istituto si presenti come una Casa
Circondariale vi sono ospitati anche alcuni ergastolani;
40
gli appellanti, in attesa ciò della conclusione definitiva del loro iter
giudiziario;
100
gli extracomunitari ( il 25 % ), con provenienze in particolare dalla
Colombia e dal nord Africa.
I problemi
che in particolare sono emersi riguardano:
il
sovraffollamento della sezione destinata ai tossicodipendenti ( più di
70 detenuti, divisi su tre piani ) va ben oltre tutti i limiti che
possono consentire la vivibilità minima. Diverse le celle ( tutte quelle
del primo piano ) composte da sei detenuti. E' qui che si concentrano i
problemi principali del carcere, all'origine anche recentemente di
lamentele e proteste;
carenza
cronica di un numero adeguato minimo di infermieri per garantire i
trattamenti ai detenuti tossicodipendenti. In questa condizione spesso
saltano i turni per la somministrazione stessa delle medicine;
carenza
di educatori rispetto la pianta organica prevista: due sui cinque;
mancanza
di almeno 80 agenti di Polizia Penitenziaria per consentire l’organizzazione
del lavoro su tre turni giornalieri e non quattro.
Su Ecumenici trovo
l'espressione di una vera apertura al confronto con
la diversità e la pluralità di essere e pensare….
Mi piace
regalarVi questi pensieri
Oriella Orazi
“Questa è l’autentica esperienza
della libertà: avere la cosa più importante del mondo, senza possederla”
da
“Undici minuti” di Paulo Coelho
Il nostro
errore più grande è quello di cercare negli altri le qualità che non hanno
trascurando di esaltare quelle che invece realmente possiedono
Yourcenar
“Un giorno
capirai che c’è posto per tutti”
Ghandhi
“Occhio per
occhio finiamo di rendere tutto il mondo cieco”
Ghandhi
-------------------------------------------
Segnaliamo che è
disponibile il file in formato pdf della tesi di laurea in storia della
teologia: “Tempo e eternità nel pensiero di Karl Barth” . Scrivere
a ecumenici@... per la
richiesta gratuita
Doniamo invece a
tutti questa storia dall’altro mondo… J
Partita a golf in Paradiso tra Gesu'
e Mose'
Tira Gesu' e la pallina va nel lago; con
calma Gesu' cammina sulle acque, recupera la pallina e col secondo tiro la
manda in buca.
Ora tira Mose': anche lui manda la pallina nel lago. Con calma Mose' alza
un braccio e le acque si dividono... secondo tiro e buca.
Un vecchietto anche lui con una bella e
lunga barba, afferra una mazza e tira anche lui: nel laghetto!
Subito dopo salta fuori un pesce con la pallina in bocca e la risputa in
aria, passa un gabbiano che prende la pallina al volo e la deposita in buca.
Gesu' e Mose' si girano ed insieme
gli dicono: "Suvvia, si sa che se giochi Tu non c'e' partita!"
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Ancona. Dall’8 al 10 ottobre, Eco&Equo, mostra mercato
dei prodotti ecocompatibili ed equosolidali
E’ prevista la partecipazione di Gianni Minà e di Mario
Tozzi (di “Gaia, il pianeta che vive”)
Il commercio
equo cambia le città L’Assemblea generale del commercio equo
italiano Agices chiede a Comuni, Province e Regioni uno spazio permanente di
confronto su città e Altra Economia.
10mila metri di spazio espositivo, 150 espositori e oltre 10mila visitatori:
nell’edizione 2003 Eco&Equo www.ecoandequo.it
è stata la prima mostra dei prodotti equo e solidali a condividere una vetrina
e uno spazio di dibattito con le autonomie locali su parchi, aree protette e
attività legate alla cultura del territorio.
Quest’anno la seconda edizione dell’evento, che si terrà alla fiera
di Ancona dall’8 al 10 ottobre 2004, viene organizzata da Regione Marche
e Ente Regionale per le Manifestazioni Fieristiche in collaborazione con
Agices, l’Assemblea generale che rappresenta le organizzazione del
commercio equo presenti da oltre quindici anni nelle nostre città.
La mostra mercato dei prodotti ecocompatibili ed equosolidali, per Agices vuole
dunque essere l’occasione di aprire un confronto pubblico con Regioni,
Province e Comuni: perché in tutta Italia si moltiplichino le esperienze di
“altra economia” che fondano “altre città”, altri modi
di intendere e di vivere i rapporti economici, sociali ed umani
all’interno della propria comunità locale.
Come Agices, spiega Chiavaroli, “da Eco&Equo chiederemo agli Enti
locali che hanno già approvato mozioni e leggi per le economie solidali, di
costruire insieme un luogo di confronto permanente per riconoscere formalmente
il ruolo del commercio equo nelle città, e inserire i suoi criteri e le sue
esperienze in modo strutturale nelle politiche pubbliche di sviluppo economico
e sociale dei territori”.
Che cosa succede a Eco&Equo
Eco&Equo è una mostra mercato, ma è anche, e forse soprattutto, un grande
spazio pubblico in cui incontrarsi, confrontarsi, discutere. Il programma
culturale prevede per Venerdì 8 ottobre, dalle ore 10,00 alle 18,00 in Auditorium si terrà il convegno di apertura su “Acquisti pubblici: verdi e socialmente
responsabili”. Dalle 16.00 alle 17.00 (speaker corner) vengono presentate
le “Nuove esperienze di commercio equo e solidale: Portogallo, Argentina,
Albania, Cuba, Croazia, Burkina Faso”. In serata (18.00-20.00 sala B) si
parlerà di “Opportunità di lavoro nel terzo settore e l’accesso al
credito per le cooperative sociali”.
Sabato 9 ottobre lo spazio auditorium sarà risevato a “Territori e buone
pratiche ambientali”. In sala D (10.00-13.00) si parlerà di
“Economia solidale: dalla rete ai distretti. Esperienze e progetti in
Italia e nelle Marche”, mentre nello speaker corner (10,00-12,00)
Legambiente organizza l’incontro “Comuni ricicloni” e nello
stesso spazio a seguire (12.00-13.00) incontro con la giornalista Marinella
Correggia. Nel pomeriggio in sala B (15.30-17.30) incontro su “Commercio
equo, cotone e WTO: verso Hong Kong 2005”, in sala D (16.00-18.00) si parlerà di “La finanza e la responsabilità sociale”, in sala B la parola
passa a “Altreconomie, Altrecittà - Enti locali ed organizzazioni di
economia solidale a confronto” mentre nello speaker corner (17.00-19.00)
si terrà l’incontro della rete migranti.
Anche domenica 10 tre occasioni di dibattito: in Auditorium (10,00-18,00) si
discuterà di “Medicine non convenzionali: ecocompatibilità e libertà di
scelta terapeutica”, in sala B (10.00-13.00) si terrà il “Convegno
della Rete dei Gruppi di acquisto solidali delle Marche”, mentre in sala
D (10.00-13.00) si incontrerà il Forum dei migranti (gruppi acquisto solidali)
Lo spazio equo e solidale
Nello spazio economico solidale hanno già confermato, tra gli altri, la loro
presenza:
realtà del commercio equo come Ctm Altromercato, Commercio Alternativo, Roba
dell’Altro Mondo, Raggio verde, LiberoMondo, Equoland; le botteghe del
mondo Macondo e Ravinala; il consorzio di certificazione Transfair Italia;
Banca Etica e la Mag Emilia Romagna; il consorzio di assicurazione etica Caes
Assicurazioni; ecoturismo e turismo solidale con Viaggi e Miraggi e Cts;
associazioni come Emergency, Un ponte per..., Coopi, Palm Work Project,
Legacoop-cooperazione sociale, Federsolidarietà, la Rete dei Gruppi di acquisto solidale delle Marche, l’informazione alternativa con Altreconomia,
Carta, Infoshop e i missionari di Emi; ma anche diversi Enti locali tra i quali
la Provincia di Ancona e il Comune di Roma.
Ricca anche la presenza internazionale con stand dedicati ad esperienze
provenienti, tra l’altro, da Argentina, Albania, Portogallo e comunità
curde della Turchia.
Qui Eco
Cresce d’interesse anche la parte eco-compatibile, con il coinvolgimento
di parchi nazionali e regionali, riserve naturali, aree protette e comunità
locali. Insomma, una vera e propria vetrina dello sviluppo sostenibile del
nostro Paese, in continuità con i 9 anni dell’esperienza della fiera
ParcoProduce, la prima del settore. A Eco&Equo non si parla solo di
conservazione e tutela dell’ambiente, ma anche di rinnovamento
dell’economia del territorio per valorizzare - nel pieno rispetto della
qualità ambientale - i prodotti agricoli, artigianali, turistici e i servizi
per la scuola.
Per i più piccoli
Un’attenzione particolare sarà dedicata ai visitatori più giovani con
stand allestiti per attività e laboratori che hanno l’obiettivo di
avvicinare gli studenti, in maniera attiva e ludica, ai temi della
responsabilità sociale ed ambientale.
- Laboratori di educazione ambientale a cura della Cooperativa Olduvai di
Milano (stand dedicato)
- Laboratori di educazione ambientale e consumo critico a cura di Forestalp e
Mondo Solidale (stand dedicato)
- Laboratori di energia alternativa a cura dell'Associazione Paea (stand
dedicato)
- Laboratori di costruzione di strumenti musicali con materiali di recupero
(stand Regione Marche)
- Laboratori sull'uso di strumenti musicali del commercio equo e solidale
(stand Commercio Alternativo)
Per informazioni e interviste
Ufficio stampa Agices - Monica Di Sisto tel. + 39 335 8426752 email:
ufficiostampa@...
Agices - Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale
Via Reno 2/D - 00198 Roma - Telefono e fax 06.44.29.08.15 - www.agices.org
* Agices è l’Assemblea generale delle organizzazioni del movimento del
commercio equo e solidale italiano
Agices è depositaria della Carta Italiana dei Criteri del Commercio Equo e
Solidale e gestisce il Registro Italiano delle Organizzazioni di Commercio Equo
e Solidale
Familiare
La madre fa la maglia
Il figlio fa la guerra
Lo trova del tutto naturale la madre
E il padre, lui, il padre, cosa fa?
Lui fa gli affari
Sua moglie fa la maglia
Suo figlio la guerra
Lui gli affari
Lo trova del tutto naturale il padre
E il figlio e il figlio
Che cosa trova il figlio?
Non trova assolutamente nulla il figlio
Sua madre fa la maglia suo padre affari lui guerra
Quando finirà di fare la guerra
Entrerà in affari con suo padre La guerra continua la madre continua
fa la maglia
Il padre continua fa affari
Il figlio resta ucciso lui non continua più
Il padre e la madre vanno al cimitero
Lo trovano del tutto naturale il padre e la madre
La vita continua la vita con la maglia guerra affari
Affari guerra maglia guerra
Affari affari affari
Vita col cimitero.
Jacques Prévert
da Paroles (1946)
(Scelta da Fausto Concer)
Un caro saluto di benvenuto
ai neoiscritti: Fabrizio della LAV, Pasquale giovanissimo giornalista ,
Antonello capogruppo consigliere PRC, Tiziana consacrata cattolica, al gruppo
disarmo,… e anche a coloro di cui non conosco il nome e gli impegni
sociali.
MB
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Il dramma della Palestina continua
La
traduzione degli accordi di Ginevra in lingua italiana è disponibile sul sitohttp://www.italiapalestina.it/index.asp nella sezione
documenti: pensiamo possa essere utile a tutt* per organizzare incontri e
approfondimenti sul tema. Si
tratta dell’unico accordo possibile, elaborato e condiviso a livello di
base.
La notizia qui sotto riportata è decisamente
inquietante: si rende necessaria un’ampia mobilitazione e di pressione
sui media. Il governo israeliano ha infatti gettato la maschera (dopo aver tra
l’altro tentato di coinvolgere strumentalmente anche i laburisti nel
governo), dichiarando unilateralmente la sospensione del loro fasulloprocesso di pace. Ulteriore benzina sul
fuoco sulla guerra in corso in Iraq.
Israele: Congeliamo
Processo Pace e No Stato Palestina (AGI) -
Gerusalemme, 6 ott. - Il piano di Ariel Sharon per il ritiro dalla Striscia di
Gaza e da alcuni lembi della Cisgiordania, altre porzioni della quale
resterebbero pero' sotto controllo israeliano, punta a bloccare a tempo
indeterminato il processo di pace con i palestinesi, e di conseguenza a impedire
la nascita di uno Stato indipendente di Palestina per un periodo di tempo
almeno altrettanto privo di scadenze: e' questo in sintesi il senso di una
clamorosa intervista rilasciata al quotidiano 'Haaretz' da Dov Weisglass, uno
dei consiglieri-chiave dello stesso Sharon, il quale ha cosi' lasciato capire
che cosa intenda davvero il premier ebraico quando va parlando di
"unilateralita'" del ripiegamento da Gaza, e insiste sul fatto che lo
si deve inquadrare in una piu' ampia strategia di "separazione" dai palestinesi.
"Il significato del nostro piano di disimpegno", spiega Weisglass sul
giornale, "e' il congelamento del processo di pace. Esso", aggiunge
con malcelato sarcasmo, "fornisce la formaldeide indispensabile affinche'
con i palestinesi non vi sia alcun processo politico. Quando si congela tale
processo", incalza lo stretto collaboratore del leader del Likud, il cui
intento e' peraltro tuttora fortemente osteggiato dal suo stesso partito,
"si impedisce la creazione di uno Stato palestinese. Questo intero
pacchetto chiamato 'Stato palestinese', con tutto cio' che implica, e' stato in
effetti eliminato indefinitamente dalla nostra agenda", sentenzia ancora
Weisglass. "E tutto cio' con una benedizione presidenziale",
aggiunge, alludendo all'approvazione accordata lo scorso aprile dal presidente
americano George W. Bush all'iniziativa di Sharon per lasciare Gaza entro il
2005, scavalcando di fatto la cosiddetta roadmap: ove non a caso si prevede
invece la medesima scadenza per la nascita di quello Stato di Palestina oggetto
del progetto di "congelamento" ora ufficializzato dal consigliere del
primo ministro israeliano. -
Notizie NEV
CONDANNA DEL SERVIZIO RIFUGIATI E MIGRANTI DELLA FCEI PER I
RIMPATRI FORZATI IN LIBIA
Franca Di Lecce:
"Gravissima violazione del diritto di asilo"
Roma (NEV), 6 ottobre 2004
- "In questi giorni assistiamo con grande preoccupazione a ripetuti
rimpatri forzati di centinaia di immigrati che dopo lo sbarco a Lampedusa
vengono respinti in Libia senza che si sia proceduto alle normali attività di
identificazione e senza che essi siano informati del loro diritto di chiedere
asilo nel nostro Paese". Così ha dichiarato Franca Di Lecce, direttrice
del Servizio rifugiati e migranti(SRM) della Federazione delle chiese
evangeliche in Italia (FCEI), in seguito ai recenti eventi verificatisi sulle
nostre coste. Di Lecce esprime una ferma condanna della procedura adottata dal
Governo italiano perché essa rappresenta "una gravissima violazione del
diritto di asilo garantito dall'art. 10 della Costituzione italiana e dai
trattati internazionali, in particolare dalla Convenzione di Ginevra sui
rifugiati del 1951, ratificata dall'Italia, e che all'articolo 33 sancisce il
principio di 'non-refoulement ' (non respingimento) per i richiedenti asilo
anche se entrati illegalmente nel territorio dello Stato".
"I rimpatri forzati
che si susseguono in questi giorni sembrerebbero quasi essere una prima
traduzione pratica del recente accordo dell'Italia con la Libia per combattere l'immigrazione illegale, la cui entrata in vigore è prevista per il
prossimo 11 ottobre e di cui ancora oggi si ignorano i contenuti" spiega
Di Lecce.
Per l'SRM altro elemento di
forte preoccupazione è che si trova di fronte ad espulsioni collettive, in
netta violazione della Carta europea di Nizza e della Convenzione europea per
la salvaguardia dei diritti umani. "A questo si aggiunge la domanda: cosa
attende le persone rimpatriate in Libia? - si chiede Di Lecce -. Molti di
questi disperati provengono da paesi dell'Africa sub-sahariana in cui sono in
corso guerre e gravi conflitti interni. Quali garanzie del rispetto dei diritti
umani offre la Libia che non ha firmato le Convenzioni internazionali in
materia di diritto di asilo? E quali garanzie abbiamo che le persone non
vengano poi nuovamente rimpatriate dalla Libia nei paesi da cui sono fuggiti
perché in pericolo? La stessa Bossi-Fini vieta esplicitamente sia il
respingimento che l'espulsione di uno straniero verso uno stato in cui ci sia
un rischio reale di persecuzione - tiene a sottolineare la direttrice del SRM,
e conclude -: le modalità dei rimpatri di questi giorni sono specchio
inquietante di una politica migratoria preoccupata soltanto di arginare i
flussi migratori, sbarrando le frontiere esterne, respingendo, violando i
diritti umani e spostando i problemi al di là dell'Europa. Anziché perseguire
politiche migratorie capaci di istituire vie di acceso legale ai paesi
dell'Unione Europea e capaci di garantire il rispetto dei diritti umani
fondamentali a persone che fuggono da guerre e situazioni di grave povertà,
persecuzione e violenza, l'Italia e l'Europa si arroccano su politiche
difensive e poco realistiche, costose ed insostenibili in termini umani ed
economici".
Sulla stessa linea un
comunicato stampa diramato il 4 ottobre dal Consiglio Italiano per i Rifugiati
(CIR) - di cui la FCEI fa parte - in cui viene messo in evidenza come l'Italia,
con questa azione, esca dalla concertazione europea. Il CIR informa che la
settimana scorsa all'Aja (Olanda), i ministri dell'Unione Europea hanno
sottolineato l'importanza della protezione dell' asilo nei futuri rapporti con
i paesi nord africani, innanzitutto la Libia. (nev/gc)
(NEV/WCC) - "Il
Consiglio ecumenico delle chiese ha appreso con compiacimento la decisione
della Federazione Russa di ratificare il Protocollo di Kyoto, cosa che potrebbe
far scattare il processo che porterebbe il trattato ad avere effetti di legge
internazionale". Lo ha affermato David Hallmann, responsabile del
programma sui cambiamenti climatici del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC).
Lo stesso Hallmann aveva partecipato nel mese di ottobre a una Conferenza
mondiale sul clima tenutasi a Mosca per far pressione sulle autorità russe per
l'accettazione del Protocollo. Il CEC è da più di 15 anni impegnato nel
dibattito sul cambiamento climatico, riconoscendo in esso non solo un problema
scientifico, ecologico ed economico, ma anche spirituale ed etico.
CAMBIAMENTO CLIMATICO, ULTIMA CHIAMATA?
Con questo titolo la Commissione "Globalizzazione e ambiente" della Federazione Chiese Evangeliche in
Italia, detta Glam, ha prodotto anche per quest'anno un dossier per "Il
tempo del creato", un tempo di riflessione, secondo la
raccomandazione della II Assemblea ecumenica europea (Graz 1998), da
dedicare ad un tema specifico connesso con la salvaguardia del creato.
Il cambiamento climatico è un pericolo
enorme dentro il quale siamo già pienamente immersi. Il Pentagono, in un
rapporto segreto, o che almeno doveva essere tale prima che l'Observer lo
facesse conoscere, avverte che nel XXI secolo il CC sarà un nemico che farà più
vittime del terrorismo. Ma come è noto, il governo del presidente Bush ha
sconfessato l'impegno preso dal governo del presidente Clinton di ratificare il
protocollo di Kyoto, che dovrebbe essere un primo parziale e timido passo in
controtendenza rispetto alla crescita di emissioni di CO2, ormai universalmente
riconosciute come una delle principali cause del CC. Il presidente Bush ritiene
che alla limitazione delle emissioni sia preferibile l'adattamento. Forse è
quello che, senza possibilità di scelta, stanno sperimentando gli abitanti
della Florida con l'uragano Ivan.
Il dossier del 2004, curato da Teresa
Isenburg, comprende alcuni articoli di informazione basilare tra cui
"Previsioni oscure. Cause ed effetti del mutamento climatico" di W.
Seiler (Direttore dell'Istituto di metereologia e ricerca climatica, Germania);
"L'effetto serra e il cambiamento climatico" di Gianni Mattioli (uno
dei fondatori del movimento ecologista); "Il percorso dal 1972 a oggi", di Jutta Steigerwald (membro del team ecumenico che ha seguito dall'inizio le
Conferenze delle Parti, COP, conferenze convocate dall'ONU sul
cambiamento climatico ogni anno dal 1994). Accenna ad alcune risposte centrate
in particolare sulla necessità di un cambiamento radicale nella politica
energetica (vedi per es. il libro fondamentale di Lester R. Brown: Eco Economy,
una nuova economia per la terra, Editori Riuniti 2002). Indica alcuni
esperimenti in campo evangelico (Gruppo FGEI di Catania, Centro Ecumenico di
Agape, Centro di incontri "Casa Cares"). Offre infine alcuni spunti
di riflessione biblica (A. Visintin, G. Platone, F. Giampiccoli).
Il dossier, edito dalla
Claudiana, costa euro 7,50, può essere acquistato nelle librerie Claudiana
di Torino, Torre Pellice, Milano, Firenze e Roma o nei depositi delle chiese
evangeliche che offrono a membri e visitatori i libri Claudiana.
Ecumenici
consiglia per ulteriori info su Fanny Ann Eddy anche il sito http://www.ilga.org
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5 Ottobre 2004 - Il governo
della Sierra Leone dovrebbe portare alla giustizia i responsabili del brutale
omicidio di FannyAnn Eddy, fondatrice del Sierra Leone Lesbian and Gay
Association e attivista lesbica conosciuta in tutta l'Africa, ha detto Human
Rights Watch.
Eddy e' stata trovata morta
la mattina del 29 Settembre. Mentre lavorava da sola negli uffici
dell'associazione la notte precedente, i suoi assalitori sarebbero entrati
nell'edificio, stuprandola, pugnalandola e spezzandole il collo.
"FannyAnn Eddy era una
persona di straordinario coraggio e integrita', che ha letteralmente dedicato
la sua vita ai diritti umani," ha detto il direttore di HRW per le
questioni GLBT. "Ripetutamente, nel suo paese e anche altrove, ha attirato
l'attenzione sui maltrattamenti, le discriminazioni e la violenza che i gay e
le lesbiche subiscono in Sierra Leone. Adesso e' stata uccisa negli uffici
dell'organizzazione da lei fondata, e c'e' il sospetto che sia diventata lei
stessa vittima dell'odio."
Eddy ha fondato
l'associazione nel 2002. Il gruppo forniva assistenza sociale e psicologica ad
una comunita' timorosa e nascosta. Eddy stessa, tuttavia, era una figura
visibile e coraggiosa, faceva pressione sui ministri per risolvere i problemi
delle violazioni dei diritti umani e quelli sanitari della comunita' GLBT.
In Aprile, Eddy ha fatto
parte di una delegazione di attivisti per i diritti sessuali che Human Rights
Watch e International Gay and Lesbian Human Rights Commission (IGLHRC) hanno
aiutato a intervenire nella sessione annuale della Commissione sui Diritti
Umani dell'ONU a Ginevra. Eddy ha incontrato la delegazione del suo governo, e
ha testimoniato presso Commissione sui diritti degli omosessuali in quella che
ha definito "la mia amata Sierra Leone"
"Subiamo costantemente
maltrattamenti e violenze dai vicini e dagli altri," ha detto alla
Commissione. "I loro attacchi omofobici rimangono impuniti dalle
autorita', incoraggiando ulteriormente il loro trattamento discriminatorio e
violento sulle lesbiche, i gay, i bisessuali e i transessuali." Eddy e la
sua organizzazione hanno documentato maltrattamenti, linciaggi e arresti
arbitrari di omosessuali e transessuali in Sierra Leone.
La
Sierra Leone sta uscendo da un periodo devastante di guerra civile conclusa
nel 2002. La guerra era caratterizzata da violazioni dei diritti umani da
entrambe le parti ma specialmente dai ribelli che perpetravano stupri,
uccisioni, torture e amputazioni di arti. Nonostante il disarmo di 47 mila
combattenti e il riuscito completamento delle elezioni presidenziali e
parlamentari nel 2002, le questioni che hanno dato origine al conflitto
(corruzione endemica, debole stato di diritto, poverta' e l'ineguale
distribuzione delle risorse naturali del paese) rimangono tuttora non risolte
dal governo.
Se prima del conflitto
c'erano gravi problemi con la Polizia e il sistema giudiziario, la guerra
civile li ha peggiorati. La comunita' internazionale, specie il Regno Unito, ha
investito fortemente per addestrare la polizia e riabilitare il sistema
giudiziario, tuttavia numerosi problemi rimangono. Mentre ci sono stati molti
miglioramenti nel comportamento della polizia, sono state denunciate
estorsioni, corruzione e condotta non professionale. C'e' un numero
insufficiente di magistrati, giudici, pubblici ministeri ed edifici giudiziari
che hanno condotto a gravi ritardi nel sistema. Le detenzioni estese e ilegali
di centinaia di sospetti criminali, molti senza le garanzie del giusto processo
sancite dalla costituzione, e' anche un problema chiave.
Le autorita' in Sierra
Leone devono investigare questo crimine, ha detto HRW. Devono mandare il
messaggio alla comunita’ omosessuale che la violenza contro loro non
rimarra' impunita'.
Ecumenici appoggia tutte
le forme non violente di protesta, in particolare quelle per i diritti civili
degli immigrati. Coraggio: non arrendetevi! L’indifferenza e il razzismo
strisciante in Italia non prevarranno. Abbiate determinazione nella lotta! Vi
sostengano anche le nostre preghiere.
Dopo la grande
manifestazione degli immigrati fatta a Roma la scorsa domenica 26 settembre,
con oltre 5000 in piazza per chiedere per l’ennesima volta il
riconoscimento dei diritti negati all’immigrato, è stato raggiunto un
accordo tra il Comitato Immigrati di Roma e la Prefettura Romana su tre punti di fondamentale importanza:
La
revisione dei permessi di soggiorno negati.
Accettare
l'autocertificazione di domicilio in fase di rinnovo del permesso di
soggiorno.
Consentire
il raggiungimento familiare del cittadino non italiano durante
l’attesa di rinnovo del permesso di soggiorno.
Purtroppo, non è stato
raggiunto l’accordo con il Prefetto di Roma, Achille Serra, su un punto
fondamentale, quello di timbrare sul foglio di richiesta del rinnovo del
permesso di soggiorno per accedere all'estensione dello stesso permesso per
altri 6 o 9 mesi in attesa della conferma definitiva. Una procedura in atto
nelle Questure di Pavia e di Mantova, quindi, già avviata in altre città del
paese.
Questo timbro consente
all'immigrato, tra altre cose, di poter uscire dal paese senza che si debba
aspettare tutto quel tempo assurdo di attesa prima della conferma definitiva
dell'avvenuto rinnovo. La questura di Roma è in forte ritardo nel dare
appuntamenti per il rinnovo del permesso di soggiorno, arrivando persino al
prossimo dicembre del 2005.
Questo diniego ha
costretto al CIIdi Roma intraprendere una
radicale forma di lotta:
lo sciopero della
fame
Uno sciopero della
fame per le rivendicazioni dei diritti degli
immigrati più volte negati.
Lo sciopero è
formalizzato fisicamente in rappresentanza di tutti gli immigrati da Bachcu Siddque e Vladimir Kosturi deciso
nell’assemblea pubblica del giovedì 30 in Piazza della Repubblica, Roma.
Il CII chiede di
Esprimere la vostra
adesione ai compagni romani.
Sostenerli nella
lotta.
Diffondere quanto
sta accadendo in Piazza della Repubblica di Roma, luogo dello sciopero.
Promuovere
iniziative locali in sostegno alle rivendicazioni fatte dai romani, che
poi sono di tutti.
CII Comitato Immigrati in Italia
------------------------------------
oggetto: aggiornamento sciopero
sabato 2 ottobre ore 18.30
Da questo momento entrano nel terzo
giorno di sciopero della fame i compagni Bachcudel Bangladesh
e Vladimirdell'Albania.
Si è aggiunto allo sciopero della fame
il compagno Shabad del Marocco e
sono tre a sostenere la lotta in prima persona.
La forza dei compagni in lotta e
sostenuta anche da numerosi immigrati presenti giorno e notte in Piazza
della Repubblica.
Sono presenti delegati del CII di Napoli e
domani è previsto l'arrivo di altri delegati da Firenze, Brescia
e Milano per quanto ci risulta.
Iniziative in piazza di volantinaggio
anche in francese, sopratutto tra i turisti per far capire la realtà del
governo italiano nei confronti degli immigrati e sopratutto per
evidenziare che l'Italia non è tutto mandolino, spaghetti e Fontana di
Trevi. Saranno previste volantini anche in spagnolo ed inglese per
adesso.
In questo momento è iniziata la terza
assemblea permanente, quella fatta ogni pomeriggio alle ore 19.00
c.a., per fare il punto della situazione e valutare altre forme di
lotta.
Stiamo aggiornando anche ai compagni
immigrati in Europa e a tutte le forze antirazziste dell'evolversi della
situazione in piazza.
IlCIIchiede a tutte le forze antirazziste e a tutti gli
immigrati di sostenere ed estendere questa lotta.
SCIOPERO DELLA FAME CONTRO LA LEGGE BOSSI-FINI E PER IL PERMESSO DI SOGGIORNO PER TUTTI
(senza condizioni di casa e di lavoro)
Siamo lavoratori
immigrati e siamo qui in piazza in sciopero della fame e in presidio permanente
per protestare contro la legge Bossi-Fini e contro i ritardi per il rilascio
del permesso.Siamo
in rappresentanza della migliaia di immigrati e immigrate, di tantissime
comunità nazionali, che hanno attraversato in corteo le vie di Roma domenica 26
settembre.
Abbiamo rivendicato
al Prefetto di Roma di provvedere a rilasciare immediatamente le migliaia di
richieste di rinnovo del permesso di soggiorno che sono ormai bloccate da più
di un anno (mentre la legge prevede il rinnovo entro 20 giorni dalla domanda).
Senza questo rinnovo rischiamo di perdere il nostro diritto di lavorare in
regola, ad abitare in regola, mentre, però, continuiamo a pagare le tasse ed i
contributi. Senza il rinnovo non possiamo cambiare datore di lavoro o stipulare
nuovi contratti di affitto. Rispettiamo i doveri ma non abbiamo i diritti.
Ci domandiamo: a
chi giova tutto ciò?
Di sicuro a coloro
che possono così impiegare i lavoratori immigrati senza contratto in regola e
senza diritti. Giova al Governo per imporre a tutti i lavoratori, italiani
compresi, regole del mercato del lavoro sempre più flessibili e senza tutele.
Abbiamo anche
chiesto al Prefetto di Roma di accettare l’autodichiarazione del
domicilio come documentazione per il rilascio del permesso di soggiorno.
Vogliamo, così, anche sottrarci da quell’insieme di regole previste dalla
legge Bossi-Fini che ci impongono di presentare una residenza comprovata da un
contratto d’affitto regolare e dalla “cessione fabbricato”:
regole che consentono a chi specula sul mercato delle abitazioni
d’imporci un canone altissimo e di far aumentare l’affitto per
tutti, italiani compresi.
La nostra è una battaglia per i
diritti degli immigrati, ma anche una battaglia per i diritti di tutti.
Per questo siamo in
piazza e in sciopero della fame. Continueremo a mobilitarci per ottenere le
nostre richieste dal Prefetto e dal Governo.
Ci
rivolgiamo ai lavoratori, agli studenti italiani, ai movimenti sociali
e contro la guerra per avere il vostro sostegno e la vostra
solidarietà alla nostra lotta.
OGGI E' IL VICEPRESIDENTE DEL CONSIGLIO
CHE APPROFITTANDO DELLA FESTA DEL PATRONO D'ITALIA
SI IMPALCA A BIOGRAFO E FORSE A TEOLOGO DEI FONDAMENTI DELLA
SPIRITUALITA' E ASCETICA FRANCESCANA
MA PER PRIMA COSA CI DOMANDIAMO SE TOCCHI A LUI PIEGARE
STRUMENTALMENTE LA FIGURA DEL POVERELLO D'ASSISI AD UNA QUESTIONE D'ORDINE
POLITICO CONTINGENTE QUALE L'USO DELLA FORZA E L'INTERVENTO IN IRAQ?
IN SECONDA ISTANZA VORREMMO ANCHE SAPERE DA QUALE BIOGRAFO HA RICOSTRUITO
QUESTA VISIONE DI FRANCESCO, DA QUALE FONTI HA TRATTO QUESTA SUA NUOVA
INTERPRETAZIONE (CI PARE DALL' EX INTERVENTISTA DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE E
NOTO ANTISEMITA PADRE AGOSTINO GEMELLI FRATE MINORE
FRANCESCANO FONDATORE DELL'UNIVERSITA' CATTOLICA - DA FINI CITATO- CHE
SCRISSE IL VOLUME "FRANCESCANESIMO"
EDIZIONI VITA E PENSIERO - volume che rivalutava una figura francescana ad usum
bellicistico del tempo )
Siamo stupefatti per i passagggi (* sotto riportati) del
discorso del Vice Presidente del Consiglio Gianfranco Fini, sulla figura di
Francesco di Assisi: primo non ne capiamo lo scopo... (invece lo intuiamo
e ci allarma ); secondo ci
sembra veramente oltremodo stonato nel giorno e nel luogo stesso che un
politico con incarichi di governo arringhi i frati del Sacro Convento e poi
l'uditorio dei presenti, fedeli e cittadini, per intessere una specie di
rilettura della spiritualità e ascetica francescana...
Ci addolora e stupisce anche il faccione bonario che
annuisce convinto e sorridente di qualche frate dietro le spalle del Vice
Premier.Una scena a
dir poco disgustosa.
E' una voce fredda e burocratica quella dell'esponente di
AN, con quell'inflessione così calcata e antipatica, come di
colui che sa e indottrina gli altri...del maestro improvvisato ma
saccente...che vuol trarre utili anche dove non ve n'è bisogno.
La ricerca insomma di una legittimazione religiosa, per di
più francescana, all'operare del suo governo in tema di pace e guerra.
Non c'è che dire quando il potere politico si unisce a
quello religioso, per cantare all'unisono, non può fare che
danni immani ( chi non ricorda i famosi frati schierati da cappellani
militari con le stellette sul saio francescano o sullo
scapolare carmelitano e i monaci benedettini con le stellete
sull'abito monacale e la mano alzata nel saluto fascista durante le parate
militari del regime, frati nostalgici anche dopo la fine della dittatura, gli
stessi che trovarono l'impudenza di denunciare Don Lorenzo Milani per il suo
famoso libro "L'OBBEDIENZA NON E' PIU' UNA VIRTU' ?” per il quale fu condannato prima
dal Tribunale e poi assolto in Corte d'Appello, ormai defunto )
Ecco di quale S. Francesco è
probabilmente nostalgico Gianfranco Fini, di quello dei frati cappellani
militari col saluto romano.Di quelli che con una mano toccavano
la corona del rosario appesa al cordone e con l'altra benedicevano le
armi.
Le armi che poi servivano a massacrare ed uccidere altri
uomini e altri "fratelli", figli di Dio, appartenenti ad un altro
esercito.No, non ha
senso questo discorso dalla balconata del Sacro Speco, dalla Basilica del
Santo.
E' un discorso arrogante, rozzo e fuori dallo spirito stesso
della Festa che si stava celebrando e dal significato intimo e pubblico che
poteva assumere.
Forse che vi sia qualcosa di nuovo in questa rivalutazione
di Francesco in chiave militar - interventista?
No di certo, chi si illude di trovare sempre e per sempre,
nel saio indossato dai frati che furono discepoli del più grande ed
evangelico dei santi la fedeltà all'evangelo di Cristo ne uscirà deluso:
furono i francescani insieme con i domenicani, (fondati da S, Domenico di
Guzman) altro ordine mendicante, (poichè inizialmente dovevano vivere
soltanto di elemosine) che vestirono i panni più feroci degli inquisitori.
Coloro che processavano, con i gesuiti di S.Ignazio di
Loyola, i poveri "eretici" o le donne ritenute streghe o qualunque
persona considerata pericolosa alla religione, ivi compresi quelli che si
macchiavano di peccati sessuali.
Processavano, i discepoli del serafico Padre, e poi
conducevano ai roghi.
" Pax et Bonum " diceva
spesso Francesco.
Pace e Bene.... ma i suoi discepoli fino all'ultimo
conflitto giustificavano armi e violenze...e poi guerra e male.
Come non ricordare i francescani nella Croazia
degli ustascia di Ante Pavelic durante lo sterminio dei
serbi, sotto l'episcopato del cardinal Stephinac e la nunziatura di mons.
Marcone?
Anche loro benedicevano e combattevano, certo per difendere
l'amata nazione croata....
Uno sterminio senza precedenti forse nella storia.... che
vide persino uccisi ed i corpi straziati di arcivescovi e metropoliti
della Chiesa ortodossa serba.
Oh che lezione di francescanesimo e di evangelicità ci hanno
lasciato questi uomini col saio!
Che grande lezione di umanità cristiana condivisa forse
da quel Padre Agostino Gemelli che riteneva invece gli ebrei "una genìa di
gente malvagia".
Gemelli, ateo convertito, docente di psicologia, citato
da Fini.
Un francescano irruente e quasi brutale, che inneggiò al
suicidio del professor Momigliano quando questi, ebreo di origine, fu
radiato dalla cattedra universitaria di cui era titolare, in ottemperanza
allle leggi razziali del 1938 volute da Mussolini.
"Perisca così tutta la genì degli ebrei!" esclamò
allora.
Speriamo che a qualche papa non venga in mente di
canonizzarlo, anche lui, come già successo per Stephinac arcivescovo
di Zagabria.
Certo che distanza abissale tra Gemelli e Francesco....
E' solo Fini e qualche frate rubicondo e tondo che non la
vede....!
Giovanni detto Francesco, dai modi gentili acquisiti dalla
madre nobile francese...
Lui che , fulminato dopo la battaglia di Perugia, si
privò di tutto persino del pane, poichè arrivò a mangiare l'erba,raccontano i
biografi....
Ci dice Fini che ammirava i beni terreni...?
Quali? quelli che la Chiesa delle gerarchie ha accumulato nei suoi granai per secoli,come dice la parabola evangelica a proposito
del ricco Epulone?
Quelli dai quali Cristo mise in guardia,quando ammonì di
"accumulare beni in cielo, dove nè la tigna nè la ruggine li
divorano"...?
Certo Francesco e Cristo non avrebbero mai immaginato come
fedele al vangelo quella Chiesa possente che vediamo anche oggi e che è la
più ricca di qualunque società di uomini che mai abbiano abitato la terra.
Povertà e ricchezza mette insieme Gianfranco Fini nella sua
dotta allocuzione accademica di oggi.
E dice "grande riformatore sociale del suo tempo, non
istigo' mai alla rivolta sociale ne' aizzo' l'invidia dei deboli contro i
potenti, ne' predico' la lotta di classe, tenendo con i potenti un
atteggiamento di sano realismo''.
Interessante tutto ciò...come dire che la povertà per
Francesco era frutto della giustizia sociale, forse da correggersi con un po
di carità intesa come fare l' elemosina.
Cose che da Leone XIII con la Rerum Novarum e da dopo il Concilio neppure i papi e le encicliche affermano.
Eppoi Fini dimentica altri profeti dell'uguaglianza sociale
come Michele Serveto ed i suoi che furono bruciati sul rogo dalla stessa Chiesa
che decise invece di santificare Francesco, forse più obbediente e meno
ribelle....
Ah che lezione di storia a ritroso!... "l'invidia dei
deboli contro i potenti " (pare di sentire gli operai sindacalizzati
contro Berlusconi e i suoi amici deputati miliardari)...la "lotta di
classe" ( concetto forse ardito per quei tempi!) ... "un
atteggiamento di sano realismo"?
e cosa è questo realismo con i potenti ...Fini non ce lo
dice....forse lasciare le cose come stanno... immutate tutte le ingiustizie e
diseguaglianze del mondo...in una forma di religione che diviene una
sorta di devozionismo neutrale e vacuo.
E allora va a farsi benedire anche tutto il Vangelo e
Cristo stesso con il discorso della montagna....le beatitudini, per cui si
perde anche la vita stessa ("Beati gli affamati e assetati di
giustizia perchè di essi è il Regno dei cieli!" ).
E il Francesco del racconto del biografo Tommaso da Celano,
che illustra a frate Leone in che consista perfetta letizia: nel
prendere legnate su legnate, perchè stanchi ed affamati vengono scambiati per
due ladri e invita a pazientare poichè se sapranno così fare il
"male trasformeranno in bene".... chi è?
E' quello che andrebbe - a suo dire - a benedire anche le
portaerei come fece il cardinale Tarcisio Bertone (già vice
del cardinal Ratzinger) che tutto sono fuorchè costruzioni e armamenti di
pace?!
Il Francesco delle armi per "legittima difesa",
quello che piangeva quando sentiva anche soltanto due persone litigare....
Che bel ritratto quello di Fini "ad usum belli".
Verrebbe di dire Francesco e Fini, la pecorella e il
lupo...sovvenendoci di quello di Gubbio che convertì Francesco, mentre qui
l'aneddoto dei fioretti è rovesciato.
Peccato che in quella piazza sottostante il balcone ove
lui teneva il discorso aulico e la dotta allocuzione, nell'ottobre del 1986 il
papa Giovanni Paolo II invitava tutte le religioni ad unirsi per difendere la
pace, quella pace che secondo il Francesco di Fini non è un fine ma un mezzo
per arrivare al bene comune.
Chissà quale bene comune potrà mai esserci poi senza la pace
intesa come armonia con gli altri?
Senza pace a mio avviso forse non c'è nulla di veramente
"comune", cioè di tutti.
Ci sarà un bene forse per qualcuno che significa il male per
gli altri....
Una situazione di eterna contrapposizione.... e di che bene
parliamo allora?
Oggi 4 ottobre dell'anno del Signore 2004, Festa di Francesco
di Assisi, che il Governo s'appresta a istituire come Festa nazionaleci si presenta innanzi una
figura inedita del Santo Poverello, più virile forse e un poco bellica,
certamente più in sintonia con la politica di Roma, e con quegli uomini che hanno
deciso di "cambiare l'Italia".
Cambiarla appunto, tacendoci come...
* Teologo laico
CENTRO STUDI TEOLOGICI di
MILANO
* passaggi qui riportati del Discorso di Fini ad
Assisi:
''Sceglie la poverta' ma continua ad ammirare i beni terreni, e da vero
operatore di pace - e' la puntualizzazione di Fini - considera la pace non un
fine ma un mezzo a servizio del bene comune''. Poi, con un evidente riferimento
all'attualita', il vicepremier puntualizza che il santo di Assisi ''non condanno' mai l'uso delle armi per legittima
difesa'', mentre la regola francescana ''proibi' l'aggressione
armata'', e ricorda che terziario francescano era anche un capo militare come
Giovanni di Brien. Quasi a confutare i ritratti di un Francesco
''rivoluzionario'', Fini tiene a sottolineare che ''il santo, grande
riformatore sociale del suo tempo, non
istigo' mai alla rivolta sociale ne' aizzo' l'invidia dei deboli
contro i potenti, ne' predico' la lotta di classe, tenendo con i potenti un
atteggiamento di sano realismo''. La conclusione, Fini la dedica al suo
incontro di ieri con Tantawi, l'Imam del Cairo: ''Nel nome del rispetto e della
dignita' umana - ricorda il vicepremier - mi ha espresso la sua condanna di
ogni forma di violenza, arroganza e discriminazione''. (ANSA)
Domani 5
ottobre è il compleanno del fondatore di Ecumenici: sono graditi come regali solo
dei Vostri scritti sulla non violenza. Penso che ciascuno abbia qualcosa da
dire a questo proposito. Forse anche una sola frase può essere di aiuto per
tutti. Grazie.
MB
Ecumenici è amareggiata per le affermazioni
televisive avventate del frate Cantalamessa in merito agli esempi di fede del
mondo cristiano: sabato scorso su Rai 1 è stato indicato come modello quello di
un giovane nazista morto nella battaglia di Stalingrado.
Piccolo dettaglio: la fede di cui ha parlato il
presentatore di “A sua immagine” era quella dei “Cristiani
Tedeschi”, tristemente noti per le complicità col regime di Hitler e i
massacri degli ebrei.
Nessun commento invece alla lettura odierna
dell’On. Fini della figura di Francesco d’Assisi: non esiste alcuna
analisi teologica e storico-critica retrostante ma la chiara volontà
strumentale di respingere le posizioni di non violenza assoluta, attribuendole
le proprie posizioni politiche ad una persona mite, che ha rifiutato il mondo
violento e ingiusto dei suoi contemporanei, opponendo la sola forza della
preghiera ai suoi nemici, all’interno e all’esterno della Chiesa.
Segnaliamo invece qui di seguito
l’approfondimento su Tolstoi. E’ sorprendentemente attuale il testo
del 1904 dal titolo “Ricredetevi” Leonhard Ragaz ne fu
profondamente colpito favorevolmente e il suo pensiero pacifista fu assai
influenzato dalla grandezza spirituale di questo testimone cristiano.
Lev
Tolstoi nacque nel 1828 in Russia. Ufficiale dell'esercito zarista fino al
1856...
...
nel 1877 cambiò radicalmente la propria vita e divenne un ardente
antimilitarista. Già
nel 1882, così scriveva all'amico Engelgardt:
""Non si deve usare la forza per soccorrere e
difendere i propri simili, perché il bene non può essere compiuto con la
violenza, ossia con il male...A chi pretende che fare la guerra e
combattere per i fratelli, sia un diritto di legittima difesa, risposi sempre:
Presentare il petto ai colpi altrui, sì; ma fucilare i nostri simili, non è
difesa, ma assassinio... Approfondite
con lo spirito le parole del Vangelo e voi vedrete come il terzo comandamento
così breve, così categorico, che ordina «di non resistere al male, cioè non
rendere male per male» (Matteo V, 38-39), se non il massimo è però uno dei
principali ammaestramenti di Cristo... È
evidente che se per combattere un male, usassi anche la più leggere violenza,
un altro male sopravverrebbe, poi un secondo, un terzo; e così milioni di
violenze isolate, genererebbero di nuovo questo terribile flagello che regna e
ci opprime... Il
cristiano sa che solo combattendo il male col bene e con la verità, egli fa
tutto ciò che può per compiere la volontà del Padre. Non si può spegnere il
fuoco col fuoco, asciugare l'acqua coll'acqua, combattere il male col male.
(Lettera all'amico Engelgardt - 1882)
La
condanna della guerra, pronunciata da Tolstoj nei suoi scritti filosofici-religiosi
appare sempre più ferma, inequivocabile, ripetuta, circostanziata; e anche
profetica.Infatti, l'autore di "Guerra e
Pace", dedica interamente alla guerra il saggio "RICREDETEVI",
nel 1904, al momento del conflitto russo-giapponese, terminato poi con la
cocente sconfitta della Russia. Lo scritto fu
censurato dallo Zar, ma venne ugualmente pubblicato in Inghilterra.
"RICREDETEVI!"
"Di nuovo
la guerra! Di nuovo sofferenze che non servono a nessuno, e che non hanno
nessuna ragion d'essere, e di nuovo le menzogne, e di nuovo l'istupidimento
universale, l'imbestiarsi degli uomini che vivono a decine di migliaia di
distanza gli uni dagli altri, centinaia migliaia di questi uomini, da una parte
i buddisti, la cui legge proibisce d'uccidere non soltanto gli uomini ma anche
gli animali, e dall'altra parte i cristiani, che professano una legge di
fratellanza e di amore, e invece ora si cercano gli uni gli altri, bestie
selvagge, sulla terra e sul mare per uccidersi, torturarsi, storpiarsi a vicenda
nel modo più crudele.
Ma
cos'è tutto questo? È sogno o è realtà? Si sta commettendo qualcosa che non
bisogna commettere, qualcosa che non può esistere - e si vorrebbe credere che
sia un sogno, e svegliarsi...
Ma
come possono le cosiddette persone istruite predicare la guerra, contribuire ad
essa, prendervi parte, e, quel che è più tremendo, chiamare altri a prendere
parte alla guerra, restandosene dal canto loro al sicuro dai pericoli di essa,
e mandare alla guerra i propri fratelli disgraziati, ingannati?
Giacché
queste cosiddette persone istruite non possono non essere a conoscenza di quel
che è stato scritto, e si scrive, ed è stato detto e si dice di tutta la
crudeltà, l'inutilità, l'insensatezza della guerra - per tacere poi della legge
cristiana, se quelle persone ritengono di professarla. Giacché se essi si
considerano persone istruite, è precisamente perché sanno tutte queste cose.
Costoro
per la maggior parte hanno scritto essi stessi di queste cose, o ne hanno
parlato. E anche a voler tacere qui della conferenza dell'Aja che suscitò a suo
tempo un encomio universale, e di tutti i libri, gli opuscoli, e gli articoli
di giornale, e i discorsi che han trattato della possibilità di risolvere i
contrasti internazionali mediante i tribunali internazionali, tutte le persone
istruite non possono non sapere che questo universale armamento degli Stati
l'un contro l'altro dovrà inevitabilmente condurli tutti a guerre senza fine o
a una totale bancarotta, o all'una e all'altra cosa insieme; non possono non
sapere che nelle guerre, a parte il folle, insensato spreco di miliardi di
rubli - ovverosia di un'enorme quantità di lavoro umano - spesi per prepararsi
ad esse, periscono a milioni gli uomini più energici, più forti, in quel
periodo della loro vita che li vede più adatti ad un lavoro produttivo (le
guerre del secolo scorso han causato la morte di 14.000.000 di uomini).
E
tutti sanno e non possono non sapere la cosa principale, e cioè che le guerre,
destando negli uomini le passioni più basse, più bestiali, corrompono gli
uomini e li rendono simili a bestie...
E
però poi, all'improvviso, incomincia una guerra e tutto ciò viene tutt'a un
tratto dimenticato, e quegli stessi uomini che soltanto ieri andavano
dimostrando la crudeltà, l'inutilità, la follia delle guerre, adesso non
pensano, non parlano, non scrivono d'altro se non di come fare per ammazzare il
maggior numero possibile di persone, per rovinare e distruggere il maggior
numero di prodotti del lavoro umano, per suscitare nel modo più violento l'odio
per il prossimo in quegli uomini pacifici, innocui, amanti del lavoro, che con
le proprie fatiche nutrono, vestono, mantengono quelle stesse persone
pseudoistruite, e di come costringerli a compiere queste cose terribili, che
sono contrarie alla loro coscienza, al loro bene e alla loro fede.
Lo
zar russo, quello stesso che aveva esortato tutte le nazioni alla pace,
annuncia al popolo che, nonostante tutte le sue iniziative volte a mantener
quella pace che è così cara al suo cuore (iniziative che in realtà si son
tradotte in una usurpazione di terre altrui e in un potenziamento delle truppe
mandate a presidiare queste terre usurpate), e in conseguenza dell'attacco
giapponese, ha ordinato di fare ai giapponesi quel che costoro fanno ai russi,
e cioè d'ucciderli; e nell'annunciare questa sua chiamata all'omicidio lo zar
menziona Dio, chiedendo la Sua benedizione per questo che è il crimine più
spaventoso che esista al mondo.
Le
medesime cose ha dichiarato pubblicamente nei riguardi dei russi l'imperatore
giapponese. Due dotti giuristi, i signori Murav'év e Martens, dimostrano
diligentemente che tra l'esortare i popoli a una pace universale e il causare
una guerra per aver occupato terre altrui non vi è alcuna contraddizione.
E
i diplomatici, nel loro raffinato francese, pubblicano e spediscono ovunque
circolari in cui altrettanto diligentemente dimostrano - pur sapendo che
nessuno crederà mai alle loro parole - che soltanto dopo aver tentato tutti i
mezzi possibili per giungere a una soluzione pacifica (in realtà, dopo aver
tentato tutti i mezzi possibili per imbrogliare gli altri Stati) il governo si
è visto costretto a ricorrere all'unico mezzo ragionevole per appianare la
questione, ovverossia all'uccisione di esseri umani.
E
le stesse cose scrivono i diplomatici giapponesi. I dotti, gli storici, i
filosofi, dal canto loro, paragonando il presente con il passato, e traendo da
tali confronti deduzioni quanto mai profonde, trattano diffusamente delle leggi
delle migrazioni dei popoli, dei rapporti tra la razza gialla e quella bianca,
tra il buddismo e il cristianesimo, e in base a tali loro deduzioni e
considerazioni giustificano l'uccisione di uomini della razza gialla da parte
dei bianchi, così come anche i dotti e i filosofi giapponesi giustificano, di
contro, l'uccisione di uomini della razza bianca.
I
giornalisti, senza nascondere la propria gioia, e facendo di tutto per
eclissarsi l'un l'altro in bravura, e non arrestandosi dinanzi a nessuna
menzogna, financo alla più sfrontata e palese, dimostrano in vario modo che i
giusti, i forti e i buoni da ogni punto di vista son solamente i russi, mentre
i malvagi, i deboli e i cattivi son da ogni punto di vista tutti quanti i
giapponesi, così come son cattivi anche tutti coloro che mostrano o possono mostrare
inimicizia nei confronti dei russi il che viene intanto dimostrato
nell'identico modo, nei riguardi dei russi, ad opera dei giapponesi e dei loro
sostenitori.
E
istupidita dalle preghiere, dalle prediche, dai proclami, dalle processioni,
dai dipinti, dai giornali, la carne da cannone - ovverosia centinaia di
migliaia di uomini vestiti allo stesso modo, con i loro svariati strumenti
d'omicidio - abbandonano i genitori, le mogli, i figli, e con l'angoscia nel
cuore, ma affettando ardimento, partono per luoghi in cui, rischiando la morte,
dovranno commettere la cosa più orribile: l'omicidio di uomini che essi non
conoscono e che a loro non han mai fatto nulla di male.
E
al loro seguito partono medici, e infermiere, convinti sia gli uni che le altre
di non poter essere utili, qui a casa loro, alla gente semplice, alla gente
pacifica che soffre, e di poter invece essere utili soltanto a coloro che siano
impegnati nel darsi la morte l'un l'altro. Quelli che rimangono a casa,
intanto, si rallegrano ad ogni notizia d'omicidi, e quando sentono dire che son
stati uccisi molti giapponesi, ne rendono grazie a colui che essi chiamano Dio.
E
di tutto ciò si parla come d'un manifestarsi di nobili sentimenti, e non solo,
ma coloro che si astengono da tali manifestazioni, non appena cercano di far
ragionare la gente vengono considerati traditori, e corrono il pericolo di
venire insultati e massacrati da una folla imbestialita che per difendere la
propria follia e la propria crudeltà non ha altro mezzo, all'infuori d'una
violenza grossolana... È
proprio come se non fossero mai esistiti né Voltaire, né Montaigne, né Pascal,
né Swift, né Kant, né Spinoza, né le centinaia di altri scrittori che han
denunciato con tanto vigore l'insensatezza, l'inutilità della guerra, e che han
dipinto la crudeltà, l'immoralità, l'assurdità di essa; ed è come se,
soprattutto, non fosse mai esistito Cristo, con tutto quel che predicò sulla
fratellanza degli uomini e sull'amore verso Dio e verso gli altri. Ripensi
a tutto ciò e ti guardi attorno, guardi tutto quel che si fa oggi: e provi un
senso di orrore, e non già - non più, ormai - per gli orrori della guerra,
bensì per ciò che è più orrendo d'ogni orrore: per la consapevolezza
dell'impotenza della ragione umana... Tutti
i possibili ragionamenti antimilitaristici possono contribuire alla cessazione
della guerra ancor meno di quanto potrebbe placare due cani che si azzuffano
una serie di eloquentissime e quanto mai persuasive deduzioni logiche circa il
fatto che sarebbe assai più vantaggioso per entrambi dividere a metà quel
pezzetto di carne per il quale essi si azzuffano, invece di sbranarsi l'un
l'altro e di perdere al contempo quel pezzetto di carne, che un terzo cane
passando di lì si porterà infatti via, guardandosi bene dal prender parte alla
zuffa.
Abbiamo
preso la rincorsa verso quell'abisso, e non possiamo fermarci e ci stiamo
volando dentro. E
dunque che fare?... Già
duemila anni fa Cristo disse agli uomini «se non vi ricrederete, perirete
tutti» (Luca, 13, 5).
Ma
gli uomini non l'ascoltarono. E quella rovina che egli aveva preannunciato è
già vicina. E noi, uomini del nostro tempo, non possiamo non vederla. Noi già
periamo, e perciò non possiamo fingere di non udire quella via di salvezza,
antica di secoli, ma nuova per noi. Noi non possiamo non vedere come, oltre a
tutte le altre sventure che ci cagiona il nostro modo di vivere malvagio e
irragionevole, basterebbero questi perenni preparativi alla guerra e le guerre
che con essi divengono inevitabili, a farci perire tutti quanti,
inesorabilmente.
Noi
non possiamo non vedere come tutti i mezzi concreti escogitati dagli uomini per
liberarsi da questi mali si stiano rivelando e debbano rivelarsi impotenti, e
che la calamitosità della situazione in cui si trovano ora i popoli che
continuano ad armarsi l'un contro l'altro non potrà che accrescersi sempre più.
E perciò le parole di Cristo, ora più che in qualsiasi altra epoca, e più che a
qualsiasi altra gente, si riferiscono a noi, e all'epoca nostra. Cristo
diceva: ricredetevi, e cioè: si fermi ogni uomo, quale che sia l'azione che ha
intrapreso, e si domandi: chi sei tu? da dove sei venuto e qual è il tuo fine?
E una volta che avrà trovato una risposta a queste domande, veda se ciò che
egli fa si concilia o no con tale suo fine...
Per
cui, a chi chiede che cosa bisogna fare adesso che la guerra è già
incominciata, io, uomo capace di comprendere il mio fine, qualunque posizione
io occupi, posso rispondere soltanto che, quali che siano le circostanze -
abbia o non abbia già avuto inizio la guerra, e siano o non siano già stati
uccisi migliaia di giapponesi o di russi, e anche se ci avessero già preso non
soltanto Port-Arthur, ma anche Pietroburgo o Mosca - io non posso agire in
nessun altro modo se non come esige da me Dio, e perciò io, in quanto uomo, non
posso prender parte a nessuna guerra, né direttamente né per interposta
persona, né dando ordini, né cooperandovi in qualsiasi forma, né incitando ad
essa, non posso, non voglio e non lo farò.
Cosa
possa avvenire adesso o poi in conseguenza del fatto che io abbia smesso di far
ciò che è contrario alla volontà di Dio, non lo so e non lo posso sapere, ma
credo fermamente che dal mio adempiere alla volontà di Dio non potrà venire
null'altro che bene, sia per me sia per tutti quanti gli uomini. Voi
parlate con spavento di quel che potrebbe accadere se adesso noi russi
smettessimo di combattere e cedessimo ai giapponesi tutto ciò che essi vogliono
da noi.
Ma
se è vero che una sola è la via di salvezza dell'umanità dall'imbestiamento, e
dall'autosterminio e consiste nell'instaurare tra gli uomini la vera
religiosità, la quale esige che si ami il prossimo e lo si serva (sulla qual
cosa non si può non convenire), allora ogni guerra, ogni ora di guerra e il mio
cooperare ad essa può solamente intralciare e allontanare la realizzazione di
quest'unica salvezza possibile...
Prima
che cominciasse questa cosa che si chiama GUERRA, chiunque sia stato a
incominciarla - così dovrà rispondere ogni uomo che si sia davvero ricreduto -,
era già cominciata innanzitutto l'opera della mia vita. E l'opera della mia
vita non ha nulla in comune con i diritti che accampano su Port-Arthur i
cinesi, i giapponesi o i russi. L'opera della mia vita sta nell'adempiere alla
volontà di Colui che mi ha mandato in questa vita. Questa volontà è che io ami
il mio prossimo e lo serva....
Non
finirei mai questo articolo sulla guerra, se continuassi a inserirvi tutto ciò
che viene a confermare quella che è la sua idea centrale. Ieri è giunta la
notizia dell'affondamento delle corazzate giapponesi, e nelle cosiddette alte
sfere della nostra nobile, ricca, intellettuale società, senza alcuno scrupolo
di coscienza ci si rallegra della morte di migliaia di persone. Oggi, invece,
ho ricevuto da un marinaio al fronte, un uomo che si trova al gradino più basso
della scala sociale, la seguente lettera: «Lettera
del marinaio... (seguono nome, patronimico e cognome) in cui si scrive fra
l'altro: «Scrivetemi per gentilezza se è giusto o no davanti a Dio che il
comando qua, ci dice di ammazzare... Scrivetemi per favore se c'è oggi nel
mondo la verità o non c'è. Ma è vera questa cosa o no che Dio diceva di farle
le guerre?...»
Questo
dubbio è sorto, adesso, e vive nell'anima di migliaia e migliaia di persone,
non soltanto tra i russi o i giapponesi, ma anche in tutti quegli sventurati
che vengono costretti con la violenza a compiere ciò che più d'ogni altra cosa
è contrario alla natura umana. L'ipnosi
con cui alcuni hanno stordito e cercano tuttora di stordire gli uomini passa presto,
e la sua azione sulle menti umane si fa sempre più labile; il dubbio, invece,
«se sia giusto o no davanti a Dio che il comando ci obblighi ad ammazzar la
gente» sta diventando sempre più forte, e non può venir distrutto da nulla e si
diffonde sempre più. Il
dubbio che sia giusto davanti a Dio che il comando ci obblighi ad uccidere è la
scintilla di quel fuoco che Cristo ha portato sulla terra e che sta
incominciando a divampare. E
sapere e sentire ciò è una grande gioia".
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Pertini, un
secolo di storia italiana Fino al 24 ottobre 2004, Palazzo della Ragione in Piazza
Mercanti
La Federazione Italiana delle Associazioni Partigiane (FIAP)
annuncia la grande
mostra dedicata a:
Sandro
Pertini
partigiano e
dirigente politico, giornalista
e primo
socialista Presidente della Repubblica,
Con l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica
Patrocinio della Presidenza della Camera dei Deputati
Parlamento Europeo,
Regione Lombardia,
Provincia di Milano
Camera di Commercio
di Milano
per informazioni: Tel +39 02 83 78 830, 83 75 465
Qui sopra una rara
immagine di Sandro Pertini con Annarella Schiavetti a Roma nella prima
metà degli anni Venti
Segnaliamo l’editoriale
di Stefano Anastasia, presidente dell’Associazione Antigone per i diritti e le garanzie nel sistema penale
Quale programma per le carceri italiane
di Stefano Anastasia
E’ stata sufficiente la
combinazione del tragico suicidio del sindaco di Roccaraso e della protesta dei
detenuti di Regina Coeli perché il bubbone delle carceri esplodesse. La misura
del degrado è data dai fatti del carcere romano. Sono anni (più di un decennio
ormai) che i detenuti delle carceri italiane - nonostante i ricorrenti
vaticinii degli apprendisti stregoni ministeriali - si guardano bene dal
promuovere proteste che possano arrecare danni alle cose o alle persone. Non a
caso: chi sta in galera sa bene che una civile e nonviolenta protesta può non
ottenere i risultati sperati; una sommossa, una rivolta, o anche solo
l’erezione di una barricata rischia al contrario di rivolgersi contro di
loro. Non solo e non tanto per lo squilibrio delle forze tra rivoltosi e
poliziotti, ma anche e soprattutto per le conseguenze disciplinari che i
detenuti ne possono soffrire: niente liberazione anticipata, pregiudizio nel
programma trattamentale, misure alternative alla detenzione che si allontanano
nel tempo. Il precipitare della protesta dei detenuti della IV sezione di
Regina Coeli ci dice allora che la misura è colma, la sofferenza è tale da
indurre a gesti e a iniziative consapevolmente autolesionistiche.
In effetti, il sistema dell’esecuzione penale
e della privazione della libertà in Italia sembra precipitato in un pozzo senza
fondo. Abbandonate a se stesse, le carceri sono tornate a essere pura
sofferenza, pena per la pena, senza neanche più quelle «pietose bugie» (la
finalità rieducativa della pena, la missione trattamentale
dell’istituzione, il reinserimento dei detenuti, ecc.) di cui qualche
tempo fa discutevamo. In carcere ci si va perché si deve e non resta che
contare i giorni, sperando di cavarsela in buona salute. Come nelle vecchie
favole, «c’era una volta» è l’incipit
di alcuni dei capitoli dell’ormai prossimo terzo Rapporto
dell’Osservatorio di Antigone sulle carceri italiane: c’era una
volta il trattamento, c’era una volta la sanità penitenziaria,
c’era una volta …. Ad oggi, non c’è più niente, salvo –
s’intende – i muri e le sbarre, i controllati e i controllori.
Tre anni sono sufficienti per un bilancio
dell’indirizzo politico nel governo del sistema penale e penitenziario.
Non ci sono eredità che giustifichino. Nel bene e nel male, dello stato attuale
delle patrie galere il Governo Berlusconi e il suo Ministro della Giustizia
portano la piena responsabilità. «Le carceri non sono alberghi a cinque
stelle», sentenziò all’inizio del suo mandato il Ministro Castelli. Ce
l’aveva con il nuovo regolamento penitenziario, che imponeva entro il
2005 l’adeguamento degli edifici penitenziari a minimi parametri di
vivibilità (la doccia in cella, il bidet
nei femminili, una cucina ogni 200 detenuti, ecc.). Ma la rivendicazione
ministeriale, la sua sottesa perentorietà normativa («le carceri non sono alberghi a cinque stelle» stava
per «le carceri non devono essere
alberghi a cinque stelle», o alberghi tout
court, nel senso di dignitosi luoghi di dimora, per quanto coatta)
è, ha mostrato di essere, un programma di governo. Negata categoricamente la
dignità delle persone in stato di detenzione, il piano è stato inclinato: in
tre anni non solo non è stato neppure progettato un piano di adeguamento delle
strutture penitenziarie agli standard regolamentari, ma sono stati
ripetutamente tagliati e ridotti all’osso gli stanziamenti per il
trattamento e la salute dei detenuti, al punto che in molti istituti mancano
farmaci essenziali e – notizia recente – in un ospedale
psichiatrico giudiziario mancano gli psichiatri! In queste condizioni, ai
detenuti non resta che incrociare le dita, e sperare di cavarsela; agli
operatori non resta che alzare le braccia, che le nozze, coi fichi secchi, non
si fanno.
Si vari dunque il provvedimento di clemenza
riproposto in questi giorni, se si ha la forza per farlo. Servirà a calmierare
il sovraffollamento. Poi però, si lavori sulle sue cause: in primis una politica
sull’immigrazione e le tossicodipendenze che alimenta clandestinità e
criminalità. E si lavori, infine, affinché siano garantite condizioni dignitose
di detenzione e, con il concorso delle regioni e degli enti locali, opportunità
di reinserimento a chi resta in carcere. Ecco, in poche parole, un programma di
governo delle carceri italiane. Di un altro governo. Di un altro ministro.
Ecumenici segue con apprensione gli eventi
che si succedono nel carcere di Busto Arsizio, in provincia di Varese:
cercheremo di offrire in questi giorni un quadro della situazione e ne
seguiremo gli sviluppi nel tempo. Se potete dare una mano fatelo attraverso
parlamentari, gruppi per i diritti umani, associazioni, altre fonti
d’informazione. Abbiamo bisogno di Voi. Grazie
PROCURA DELLA
REPUBBLICA
PRESSO IL TRIBUNALE DI
BUSTO ARSIZIO
ATTO DI DENUNCIA-QUERELA
Illustrissimo Procuratore,
noi sottoscritti Sig. Alessandro
LITTA MODIGNANI, nato il 23.02.1954 in Monza e Sig. Giovanni MARTINA, nato il 4.11.1952 in
Francavilla Fontana (BR), nella qualità di Consiglieri Regionali
rispettivamente per il Gruppo Radicali – Emma Bonino – e per Rifondazione
Comunista,
ESPONIAMO
in data 6 marzo 2003 veniva presentato esposto
alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Busto Arsizio con il
quale si lamentavano notevoli ritardi nell’erogazione delle
prestazioni sanitarie all’interno della Casa Circondariale di Busto
Arsizio. Nella medesima circostanza si evidenziava come alcune celle del
suddetto carcere, nonché il locale adibito alle docce, risultassero del
tutto privi di riscaldamento e carenti di acqua calda. Contestualmente si
mettevano in luce alcuni comportamenti illegittimi tenuti dalla Direttrice
de Carcere, Dott.ssa Caterina Ciampoli;
nonostante le numerose lamentele, che hanno
portato al suo trasferimento con provvedimento preso dal Provveditorato
Lombardia, a seguito di ricorso ex art. 700 C.p.c., al Magistrato del Lavoro, la Dott.ssa Ciampoli è stata reintegrata e ad oggi, risulta
ancora Direttrice della Casa Circondariale di Busto Arsizio. Con il suo
rientro l’atteggiamento gravemente vessatorio da lei mantenuto si è
aggravato al punto da costringere alcuni soggetti che con lei lavorano a
formalizzare disagi e lamentele sotto varie forme;
la stessa continua a manifestare nei confronti dell’area sanitaria del carcere una
forte ingerenza finalizzata a sminuire e delegittimarne le funzioni,
rifiutandosi ripetutamente di autorizzare visite e ricoveri ospedalieri
richiesti dal personale addetto;
le conferme di quanto in narrazione si hanno
dall’esposto già autonomamente presentato in data 9 luglio 2004 dal
Dirigente Sanitario della Casa Circondariale di Busto Arsizio, Dott.ssa
Cosima Bruzzese. In particolare risulta
come la Dott.ssa Ciampoli abbia manifestato un sistematico rifiuto di far
fronte alle necessità di ricoveri, già magari autorizzati dalla
Magistratura dei detenuti, all’acquisto di farmaci indispensabili
per la salute di altri ed a visite mediche specialistiche inderogabili
stante la non totale competenza dei sanitari del carcere;
sono agli atti della Direzione Sanitari del
carcere documenti attestanti casi eclatanti cui la Dottoressa si è resa protagonista.
In
via esemplificativa va evidenziato come l’infermiera con funzioni di
caposala, Sig.ra Mariangela Colombo, abbia dichiarato – ed è pronta a
riconfermarlo – la circostanza che di recente la Direttrice le abbia ordinato di “immettere acqua
nelle boccette di medicinale tanto nessuno se ne sarebbe accorto”,
rifiutando l’acquisto di psicofarmaci per detenuti tossicodipendenti in
crisi di astinenza, ovvero per soggetti con problematiche psichiche, assuntori
abituali di psicofarmaci, utilizzati per contenere i disturbi; ancora è
documentato come la Ciampoli si sia rifiutata di effettuare un ricovero
autorizzato dal Magistrato di Sorveglianza di Varese di un detenuto affetto da
narcolessia perché – a suo dire – lo stesso non presentava più
sintomi del medesimo genere, in aperto contrasto con il parere dei sanitari,
così di fatto esercitando abusivamente la professione di medico dando pareri
certamente non autorevoli né competenti. Non da ultimo la Ciampoli non ha autorizzato, se non dopo diverse insistenze della Direzione Sanitaria, una
consulenza esterna specialistica per un soggetto gravemente cardiopatico,
giustificando tale scelta con il fine pena lungo dello stesso;
sussistono altresì altri casi meno eclatanti, ma
ugualmente gravi e significativi, di cui siamo a conoscenza: la Direttrice si è rifiutata di adempiere alla richiesta dell’acquisto di un farmaco,
prescritto da un neurologo, per un malato di HIV affetto da epilessia, non
in giacenza nell’infermeria del Carcere, unico farmaco con effetti
anticonvulsivanti e richiesto dalla Direzione Sanitaria in via
d’urgenza, in quanto l’iter naturale presentava ritardi che
avrebbero protratto i sintomi legati alla sua patologia; di recente la
stessa si è altresì rifiutata di ricoverare un detenuto totalmente
disidratato al diciottesimo giorno di sciopero della fame e della sete,
ricovero richiesto dal medico di guardia e avallato dalla Direttrice
Sanitaria, salvatosi solo grazie all’intervento umano e paziente
dell’ispettore di Polizia Penitenziaria di turno, il quale lo ha
convinto a bere; questi il giorno successivo è stato scarcerato in via
d’urgenza; ancora la Ciampoli si è opposta all’intervento di
consulenze esterne al Carcere per apposite visite oculistiche, pur essendo
a conoscenza del fatto che non vi è alcun medico specialista in tale
branca all’interno della Direzione Sanitaria. Infine la stessa si è
rifiutata di autorizzare l’ecografia per un soggetto diabetico, con
fegato ingrossato, richiesta dal personale competente;
in data 20.07.2004 la Dott.ssa Bruzzese è stata “costretta” a rassegnare, presso il provveditorato, le
proprie dimissioni stante il gravissimo stato intimidatorio creato dalla
Dott.ssa Ciampoli, la quale ha minacciato gravissime rappresaglie nei suoi
confronti perché era venuta a conoscenza della denuncia sporta dalla
Direttrice Sanitaria.
poiché da tali fatti appare evidente la
commissione dei reati di cui agli artt. 323, 328, 348, 481, 593 c.p., i
sottoscritti, come sopra generalizzati, rivolgono formale
DENUNCIA-QUERELA
nei confronti della Dott.ssa Caterina Ciampoli, nella sua
funzione di Direttrice della Casa Circondariale di Busto Arsizio, che si è resa
responsabile dei fatti di cui in narrativa per i reati di omissione di soccorso
(art. 593 c.p.), abuso d’ufficio (art. 323 c.p.), rifiuto di atti
d’ufficio (art. 328 c.p.), abusivo esercizio di una professione (art. 348
c.p.) e falso ideologico (art. 481 c.p.) o per tutti quegl’altri reati
che la S.V. vorrà ravvisare nei fatti sopra descritti. Con espressa richiesta
di punizione del colpevole. Con riserva, altresì, di costituzione di parte
civile all’eventuale celebrazione del processo per i reati commessi.
Infine, con richiesta di essere notiziati nel caso di archiviazione della
presente denuncia/querela.
CHIEDIAMO
Ai sensi dell’art. 107 disp. Att. C.p.p. il rilascio di
attestazione di ricezione della presente denuncia querela.
INDICHIAMO
Tra le persone informate sui fatti:
1)Dott.ssa
Cosima Bruzzese, Dirigente Sanitaria della Casa Circondariale di Busto Arsizio,
in grado di riferire nomi, cognomi e circostanze;
2)Sig.ra
Mariangela Colombo, infermiera caposala della Casa Circondariale di Busto
Arsizio;
3)i
Magistrati di Sorveglianza del Tribunale di Varese.
Si chiede sin da ora l’acquisizione di tutte le
cartelle cliniche dei detenuti e i documenti in possesso della Direzione
Sanitaria del carcere di Busto Arsizio.
Il
pensiero trascendente, il sentimento di esistere
Ateismo è parola quasi
divenuta desueta. Spesso ha assunto nuovi significati e dizioni: neopagani,
edonisti, indifferenti sono ritenuti coloro che non si pongono il problema di
Dio, persone che vivono di un materialismo quieto e soddisfatto. Tale da
imbarazzare e indignare persino i non credenti insoddisfatti: coloro che non si
riconoscono pienamente atei, i quali avvertono tutta l'inadeguatezza di una
parola, emblema, un tempo, di una tradizione minoritaria audace, scandalosa,
perseguitata. Da non rimuovere dalla nostra coscienza politica e culturale,
quando donne e uomini "senza dio" con coraggio la pronunciavano, in
quanto sinonimo di libero pensiero, di fiducia nella ragione, nella scienza,
nel progresso sociale.
Molte conquiste, grazie
agli atei conclamati – figure anche eccentriche e anticonformiste –
ormai si collocano sullo sfondo dei diritti acquisiti: nuovi ateismi ci
interrogano. Tra questi troviamo correnti del pensiero laico contemporaneo che
non rinunciano alla ricerca interiore della verità. Che guardano con interesse
a ogni dialogo con i credenti, che spesso usano e si confrontano con le stesse
parole che appartengono al linguaggio di chi crede. E per questo i nuovi atei
cercano e trovano nelle correnti della spiritualità della tradizione
soprattutto orientale, nelle suggestioni di pratiche meditative e di preghiera,
una risposta al loro bisogno di trascendenza fin troppo umano. Oppure costoro,
da laici, si rivolgono alla morale cristiana condividendola, disertandone però
i messaggi sacri.
Chi è oggi l'ateo?
Chi cerca il piacere, chi
si accontenta di vivere delle cose mondane e materiali, rifuggendo da ogni
inquietudine? Oppure chi, pur non riuscendo a credere, non si accontenta e si
sperimenta in avventure del pensiero interiore, in ascetiche filosofiche, in
una fin troppo immanente ricerca della pace, della felicità, della mente calma.
A queste domande, con
l'aiuto di chi vi ha pensato e scritto, donne e uomini credenti e non credenti,
il seminario cercherà di rispondere e altre ne esplorerà.
Vorrei segnalarvi un incredibile fatto di questi gg. Escluse poche
mosche bianche i media hanno oscurato la vicenda. Solo la ns. coscienza civile
e nonviolenta può impedire che cali il silenzio su questa ingiustizia. Vi
invito alla diffusione di quest’articolo.
Incredibile vicenda giudiziaria coinvolge la sua
famiglia.
Alessio Di Florio
28 settembre 2004
Il 9 maggio 1978 Peppino
Impastato veniva ucciso dalla mafia. Il boss Tano Badalamenti decise che
Peppino era diventato scomodo. Quel giorno era convinto di aver messo a tacere
un uomo che voleva e cercava la giustizia. Invece si sbagliò profondamente.
Perché dal sacrificio di Peppino, dall'amore per la giustizia che lui aveva
sempre mostrato, tante voci si levarono. Come fiori in primavera gli amici di
Peppino decisero di proseguire il suo impegno, la sua lotta contro
l'oppressione e la violenza mafiosa. Questo gruppo di irriducibili cercatori di
giustizia hanno da subito trovato un motore inesauribile nella famiglia di
Peppino. L'anziana mamma Felicita e il fratello Giovanni decisero di non
lasciar morire la sua voce. Anche grazie a loro, oggi digitando su un qualsiasi
motore di ricerca "Peppino Impastato" si trova subito tantissime
testimonianze di una Sicilia che non si arrende alla mafia. Il primo impegno fu
quello di rendere giustizia proprio a lui. I mandanti del suo assassinio, insieme
ai loro appoggi istituzionali accusarono Peppino di essere un terrorista e di
essere morto mentre stava preparando una bomba. Si voleva infangarne la
memoria, cancellare il suo impegno antimafia. Ma i suoi amici non si arresero.
E sui cento passi resi famosi da Marco Tullio Giordana (che si riferivano alla
distanza tra la casa di Peppino e quella di Badalamenti) hanno condotto una
battaglia legale durissima. Nonostante i boicottaggi e i depistaggi alla fine
la giustizia prevalse. Alle ore 17,15 dell'11 aprile 2002 la Corte d'Assise di Palermo condanna Gaetano Badalamenti all'ergastolo in quanto mandante
dell'omicidio Impastato. 24 anni dopo finalmente era giustizia. Quel giorno ci
si convinse che fosse tutto finito. Invece no. L'avvocato Paolo Gullo, legale
di Badalamenti, querela pochi mesi fa Giovanni Impastato. Difendendo al
Maurizio Costanzo Show la memoria del fratello, Giovanni aveva dichiarato che
chi sosteneva che Peppino fosse un terrorista-suicida era un imbecille.
L'avvocato di Badalamenti non ha esitato a portarlo in tribunale. E il giudice
Gaetano Scaduti gli ha dato ragione. Sostenendo che "Chi sostiene una tesi
in un processo puo' essere criticato, ma non offeso". Nel luglio scorso è
stata pignorata anche la pizzeria dove lavorò Peppino. Si stabilisce dunque che
la pizzeria dove maturò la coscienza civica di Peppino potrà andare a chi ha
impedito per anni che venisse fatta giustizia del suo assassinio. Emblematiche
le parole del PRC Sicilia. ''Strani tempi vive la giustizia in Italia: corrotti
e mafiosi restano impuniti o addirittura uomini sotto inchiesta per gravi reati
dirigono la cosa pubblica, come Cuffaro, e Giovanni Impastato che, per anni e
in solitudine ha condotto la battaglia per avere verita' e giustizia sulla
morte di Peppino, viene condannato per diffamazione e i suoi beni vengono
pignorati'' Con queste parole Francesco Forgione del PRC ha espresso la propria
solidarietà a Giovanni Impastato. Per sostenere la famiglia Impastato il Centro
di Documentazione Peppino Impastato ha aperto un c/c postale. Chi vuole
esprimere solidarietà alla famiglia Impastato può farlo con il c/c postale
Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato",
via Villa Sperlinga 15, 90144 Palermo, conto corrente postale n. 10690907,
specificando nella causale: "Solidarietà alla famiglia Impastato".
Gullo ha sostenuto che quei soldi finiranno in beneficenza. Giovanni per tutta
risposta ha chiesto alle associazioni che ne beneficieranno di non accettare
quei soldi. "Sono soldi del legale di Badalamenti" ha detto.
Per difendere Peppino e sostenere la lotta per la
giustizia del fratello Giovanni occorre un nuovo sussulto morale. Lo stesso che
ha permesso dopo tanti anni giustizia quel giorno di maggio. Percorriamo tutti
insieme quei CENTO PASSI. Perché sia resa giustizia. Di mafia non si parla più,
oggi è scomodo. E coloro che la lottano vengono perseguitati. Tutto questo deve
essere fermato.
Ecumenici
si rende disponibile a sostenere campagne di informazione che aiutano i religiosi
cattolici a superare le difficoltà del pieno reinserimento nella vita laica: è
il minimo che possiamo fare come cristiani per tendere una mano a chi ha fatto
una scelta di coraggio e spesso di sofferenza... In una città ad esempio come Perugia
sono ormai chiusi i conventi dei
Silvestrini, dei Carmelitani, dei Servi di Maria, degli Agostiniani…
Don Barbero nel suo ultimo
numero della newsletter elettronica afferma che vi è una
crisi anche nelle “parrocchie alternative” e nelle comunità
cristiane di base.
Intanto
nel nord Europa (in Germania soprattutto) gli studenti di Teologia evangelica
non riescono a trovare un lavoro pastorale: le liste di disoccupazione si
allungano in modo impressionante. Problemi di budget ma anche di chiese vuote.
I tagli al personale sono trasversali a tutte le confessioni: luterani,
riformati e anglicani.
Il
Cantone di Zurigo in Svizzera ha fatto recentemente sapere che non vi sono fondi
per l’insegnamento religioso nelle scuole e in Danimarca la maggioranza
dei fedeli si è schierata contro la propria chiesa (luterana), che ha messo
sotto processo un pastore che nega che la creazione sia opera di Dio, come
narrato nel libro della Genesi.
E
a oriente le condizioni dei preti ortodossi sono spesso contrassegnate dai
limiti della sopravvivenza. Si spera di essere trasferiti in occidente…
Associazione
per preti che abbandonano (adista) Ogni anno, nel mondo,
migliaia di religiosi e sacerdoti cattolici abbandonano il loro ministero:
negli anni il fenomeno ha assunto contorni rilevanti. Mauro Del Nevo,
presidente di Vocatio un movimento che da più di trent’anni cerca di
sensibilizzare la Chiesa e la società sul problema dei preti sposati, sostiene,
ad esempio, che “soltanto in Italia i sacerdoti coniugati sono da 8 a 10mila e 120mila in tutto il mondo”. Lorenzo Maestri, sempre di Vocatio, afferma in un suo
recente intervento sul sito internet del movimento (www.vocatio.it) che “fino al 1990 il
numero dei sacerdoti nel mondo (diocesani e religiosi) era di 400.000 e gli
abbandoni era di 120.000”. Limitatamente all’Italia, il numero dei
sacerdoti era di 56.000 e gli abbandoni di 9.000". Per quanto riguarda le
suore, in Italia, su circa 150.000, sarebbero oltre 30.000 quelle che hanno
lasciato la vita religiosa. Il 14 luglio scorso, a Casanova
Staffora, in provincia di Pavia, una trentina di persone ha dato vita alla
sezione della Chif, Christian Home International Foundation. La Chif (il cui sito internet: www.chif.tk è stato appena
aperto) è un’associazione internazionale non-profit, che negli Stati
Uniti opera già da diversi anni e conta circa 5mila ex-preti con famiglia e
altrettante ex-suore aderenti, che si prefigge di offrire sostegno materiale,
morale e spirituale a chi, per ragioni diverse, ha lasciato le strutture
ecclesiastiche. A dirigere la sezione italiana della Chif, con sede a Torino,
sono Giuseppe Serrone (nominato presidente), prete sposato, già fondatore
dell’associazione "preti lavoratori sposati" e Ausilia Riggi
(vicepresidente), ex suora e studiosa di teologia, da qualche anno animatrice
del sito internet “Donne Contro il silenzio” (www.donne-cosi.org).
Il
cattolicesimo europeo fu scosso, nel primo quarto del ‘900, dalla rabbiosa
repressione condotta dalla Santa Sede contro il movimento dei cosiddetti
“modernisti”. In Francia, in Germania e in Italia gli studiosi
cattolici che cercarono di innestare, sul tronco della fede cattolica, i
risultati delle moderne ricerche critiche bibliche e storiche, subirono dure
persecuzioni.
Paolo Tognina
Una delle massime personalità tra i
modernisti italiani fu quella del teologo e sacerdote Ernesto Buonaiuti, scomparso
nel 1946. Egli intrattenne anche contatti con ambienti evangelici del Grigione
italiano, tenne corsi presso la Facoltà teologica evangelica del cantone di
Vaud, a Losanna, e, negli anni Trenta e Quaranta, numerose conferenze ad
Ascona, in Ticino. “Carissimo Zanetti”,
scrive Buonaiuti al pastore riformato di Poschiavo Oscar Zanetti
nell’aprile del 1939, “l’amico Grassi ti ha detto dunque
quale profonda impressione ha avuto nell’animo mio la tremenda nuova
della improvvisa dipartita del tuo buono e carissimo fratello. Conservo di lui
un ricordo simpaticissimo. L’avevo ascoltato suonare all’organo...;
avevo conversato con lui di arte, e l’avevo trovato così esperto e così
largamente informato...”. L’amico Grassi, a cui Buonaiuti accenna,
è il pastore riformato della vicina comunità di Brusio, il metodista italiano
Pier Paolo Grassi, pure lui in stretto contatto con Buonaiuti. I due pastori
riformati delle comunità evangeliche della valle di Poschiavo avevano invitato
più volte Buonaiuti a tenere conversazioni e conferenze tra le montagne dei
Grigioni. Grato per gli inviti e per l’accoglienza riservatagli egli
scrive, nella medesima lettera: “Poschiavo è così rimasta presente nel
cuor mio!”. E rispondendo a un nuovo invito, aggiunge: “Non ti so
dire la gioia che provo in anticipo all’idea di ritrovarmi tra voi... Io
parlerò dunque costì nei giorni 17. 18. 19. 20. 21. Va bene? Scenderò da St.
Moritz il 16 a sera o il 17 a mattina”. Con la Svizzera Ernesto Buonaiuti aveva allacciato numerosi legami dopo che l’azione congiunta
del Sant’Uffizio romano e del governo fascista italiano, tra la fine
degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta, lo aveva emarginato, sia
nella chiesa cattolica romana sia nell’università di Roma, dove insegnava.
Scomunicato “espressamente vitando” il 25 gennaio 1926, Ernesto
Buonaiuti fu privato poco dopo della cattedra di storia del cristianesimo per
desiderio di Mussolini e assegnato a compiti extra-accademici. “A datare
dal 1. gennaio 1932” fu quindi dispensato dal servizio accademico per
avere rifiutato il giuramento di fedeltà in cui era incluso l’impegno a
formare dei cittadini “devoti al regime fascista”. Scomunicato dalla sua chiesa ed
espulso dall’università, Buonaiuti si venne a trovare nella situazione di
un esiliato in patria. Egli trovò tuttavia, dapprima nell’ambiente
romano, poi in altre città d’Italia e all’estero un certo numero di
amici che gli offrirono la possibilità di continuare a svolgere il suo lavoro
scientifico e la sua opera di divulgazione, seppure in misura ridotta. A Roma lo accolse il pastore
Emanuele Sbaffi, della chiesa metodista wesleyana, direttore della scuola
teologica metodista che aveva sede nella capitale. Sbaffi diede a Buonaiuti
l’incarico di tenere dei corsi di esegesi e di teologia del Nuovo
testamento, dal 1932 al 1934. Buonaiuti ebbe pure occasione di predicare dal
pulpito della chiesa metodista di Ponte S.Angelo e di tenere un ciclo di
conferenze sul concetto di libertà nel Nuovo testamento nei locali della chiesa
metodista di Via Firenze 38, a Roma. L’intervento della polizia fascista
mise però fine all’attività di conferenziere di Buonaiuti in Italia. È
probabile che proprio dallo stretto contatto con l’ambiente metodista
italiano sia scaturita l’amicizia tra il teologo scomunicato e il pastore
Grassi, attivo poi nei Grigioni, a Brusio. Malgrado la buona accoglienza
riservatagli dai metodisti italiani, per i quali Buonaiuti ebbe parole di
elogio e ammirazione (“Fra tutte le denominazioni evangeliche, la
wesleyana mi apparve... nel corso dei miei contatti con la chiesa di Banco di
S. Spirito, una delle meglio indicate ad esprimere sul solco dei movimenti nati
dalla grande insurrezione religiosa del sec. XVI, l’istanza
profetica...”), il suo giudizio complessivo sull’evangelismo
italiano fu piuttosto duro. Nella sua autobiografia scrive, generalizzando, che
gli evangelici italiani si erano dimostrati del tutto indifferenti alla crisi
modernista “solo perché questa non intendeva affatto risolversi e non si
risolvette di fatto in un apporto di uomini e di iniziative alla propaganda
protestante...”. Eppure fu proprio grazie
all’appoggio di un evangelico italiano, il pastore Franco Panza, della
comunità evangelica di lingua italiana di Losanna, che Ernesto Buonaiuti fu
invitato, dalla Facoltà di teologia evangelica del canton Vaud, a Losanna, a
tenere per vari anni dei corsi liberi. E dopo diversi anni di insegnamento, nel
1936 l’Università gli offerse di divenire professore ordinario
chiedendogli, discretamente, di aderire alla chiesa evangelica cantonale della
quale egli avrebbe dovuto preparare ed esaminare i futuri pastori. Pur
riconoscendo la legittimità della condizione posta, Buonaiuti declinò
l’offerta “...in nome di un proposito reciso di mantenere intatto
sino all’ultimo respiro della mia vita il collegamento ideale con la Chiesa della mia tradizione di cui sognavo sempre la reviviscenza quanto più disperante e
disperato mi appariva il suo storico ormai declinante destino”. Sempre attento a non lasciarsi
sfuggire la possibilità di divulgare il risultato delle proprie ricerche e
studi, Ernesto Buonaiuti ebbe contatti anche con ambienti lontani sia dalla
fede delle chiese evangeliche sia dal cristianesimo in generale come i convegni
Eranos, ad Ascona. Fondati dalla tedesca Olga Fröbe - vicina alla teosofia e al
pensiero dell’indiano Krishnamurti, discepola di C.G.Jung e amica dello
studioso di miti dell’antichità Karl Kéreny - gli incontri, annuali,
iniziarono nel 1933. Tema del primo convegno fu “Yoga e meditazione in oriente
e occidente”. Buonaiuti presentò in quella occasione una relazione su
“Meditazione e contemplazione nella chiesa cattolica romana”. Anche
negli anni seguenti, e a conflitto mondiale già iniziato, Buonaiuti continuò a
essere tra i relatori dei convegni Eranos. Sul finire della guerra, Ernesto
Buonaiuti riprese con grandissimo vigore la sua attività di conferenziere in
Italia, pubblicò vari libri (tra cui l’autobiografia “Il pellegrino
di Roma”), fondò una rivista, scrisse numerosissimi articoli, intervenne
a più riprese in trasmissioni radiofoniche, spinto dalla speranza suscitata in
lui dalla svolta culturale e politica a cui l’Italia - e l’Europa
intera - si accingeva. Buonaiuti sperava inoltre di essere reintegrato nella
sua funzione di professore universitario, come gli altri pochi colleghi che si
erano rifiutati di prestare il giuramento fascista. Ma la reintegrazione non fu
facile perché la Santa Sede fece valere un articolo del Concordato con lo stato
fascista in base al quale egli, sacerdote scomunicato, non poteva occupare una
cattedra in una università statale. La difficoltà fu superata con un
compromesso: Buonaiuti riebbe il suo posto di professore universitario, ma gli
fu vietato di tenere delle lezioni! Il 16 marzo 1946 apparvero i primi
sintomi della malattia che lo avrebbe portato rapidamente alla morte. Il 18
marzo un attacco miocardico lo fiaccò gravemente. Il Vaticano cercò in quei
giorni, a più riprese, di indurre il ribelle a sottomettersi e a riconciliarsi.
In un momento di tregua Buonaiuti scrisse a un amico: “Ho trascorso ore
angosciose, rese tanto più gravose dai tentativi inumani compiuti intorno a me
da altissimi dignitari ecclesiastici per indurmi a sconfessioni e a
ritrattazioni... Ho resistito impavido. Ne sono fiero”. Morì poche settimane
più tardi, il 20 aprile 1946
(ANSA) - ROMA, 30 SET - Un milione e 50
mila firme per abrogare la legge sulla fecondazione assistita. Capezzone
(Radicali) puo' dare il risultato definitivo. Sono quelle raccolte sul primo
quesito, quello che chiede di cancellare l'intera legge. Per gli altri 4
referendum, il segretario dei Radicali spiega che i dati definitivi si
conosceranno nel pomeriggio, quando le firme saranno consegnate in Cassazione.
'Un risultato davvero straordinario', dice Capezzone.
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Oggi a Campo de’ Fiori, vicino alla statua di Giordano Bruno, si
svolgerà la festa radicale in occasione della consegna delle firme del
referendum sulla fecondazione assistita.
La festa si svolgerà a partire dalle 19, subito dopo il deposito delle firme in
Corte di Cassazione, e proseguirà fino alle 24.
Nel corso della serata interverranno i protagonisti della campagna
referendaria.
Mentre continuano ad arrivare adesioni, hanno già annunciato la loro presenza:
Silvano Agosti, Barbara Alberti, Luca Barbareschi, Edoardo Bennato, Alessandro
Cecchi Paone, Corinne Clery, Maddalena Crippa, Francesca D’Aloia, Luciano
De Crescenzo, Pablo Echaurren, Carla Fracci, Tony Garrani, Matteo Garrone,
Margherita Hack, Luciana Litizzetto, Ennio Morricone, Ilaria Occhini,
Platinette, Marco Risi, Oliviero Toscani, Paola Turci, Max Pezzali.
Nella piazza sarà allestita anche una mostra fotografica.
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Lettera di Luca Concioni al mondo della scienza
Egregio Professore,
Scrivo a Lei e a molti altri uomini di scienza per
proporLe un impegno comune. Mi chiamo Luca Coscioni. Sono laureato in economia
e commercio e dottore di ricerca in economia ambientale. Ho insegnato politica
economica alla Facoltà di economia di Viterbo.
Sono impegnato, in prima persona,
nella lotta per la libertà della scienza e delle terapie, in particolare della
ricerca sulle cellule staminali embrionali. Oggi in Italia quella ricerca è
proibita, e con essa è proibita la speranza per milioni di persone affette da
gravissime e diffusissime patologie, per le quali oggi non esistono terapie
realmente efficaci. Per questo ho bisogno, ora, del Suo e del Vostro sostegno.
Se potesse incontrarmi, non potrebbe
sentire la mia voce. Cinque anni fa sono stato colpito dalla sclerosi laterale
amiotrofica. E' una malattia neuromuscolare oggi incurabile, che rende chi ne è
colpito paralitico e incapace di parlare con la propria voce. Per comunicare
utilizzo un computer con un programma di sintesi vocale. E' il sistema che usa
il professor Steven Hawking, il celebre fisico inglese colpito dalla stessa
malattia. L'incontro con la sclerosi laterale amiotrofica, che colpisce una
persona su diecimila, è decisamente sconsigliabile. Purtroppo, però, non si
conoscono ancora le cause che ne determinano la patogenesi, e così è
impossibile prevedere quali siano i soggetti e i comportamenti a rischio. Si
può dire solo che, nel corso del 2001, i nuovi casi di sclerosi laterale
amiotrofica saranno, in Italia, alcune centinaia, e complessivamente faranno i
conti con questa malattia, italiano più, italiano meno, alcune migliaia
persone.
Ma questa malattia può, forse,
essere curata ricorrendo alle cellule staminali. Se e come, ce lo potrebbe dire
la ricerca scientifica. Però questa possibilità di cura è preclusa alle
migliaia di concittadini che, come me, lottano quotidianamente per la propria
sopravvivenza. Perché? Per l'ingerenza della Chiesa cattolica notoriamente
contraria alla clonazione terapeutica e all'utilizzo di embrioni sovrannumerari
a fini di ricerca. Questi ultimi sono embrioni comunque destinati ad essere
distrutti, ma se fossero impiegati nella sperimentazione potrebbero invece
contribuire a salvare la vita a milioni di persone. Secondo il Rapporto
Dulbecco sulle cellule staminali (il documento che contiene le raccomandazioni
dei 25 Saggi incaricati dal Ministro della Sanità di fare chiarezza sulla
materia) sono infatti 10 milioni gli italiani, che potrebbero essere curati e
anche guarire, se trattati con terapie basate su tali cellule. Sono i malati
affetti da diverse patologie, e tra queste: morbo di Alzheimer, morbo di
Parkinson, sclerosi laterale amiotrofica, atrofia muscolare spinale, lesioni
traumatiche del midollo spinale, distrofia muscolare, tumori e leucemie,
diabete, infarto, ictus. Sono tutte persone sofferenti in attesa di una legge
sulla clonazione terapeutica.
Mentre, 6 mesi fa, Stati Uniti e
Gran Bretagna hanno detto sì alla clonazione terapeutica, oggi in Italia stiamo
ancora discutendo se sia etico o meno utilizzare embrioni congelati, prossimi alla
scadenza, se non già inutilizzabili. A quanto pare, possono essere distrutti,
senza suscitare alcuno scandalo, ma non posso essere utilmente impiegati nella
ricerca. E così, mentre sono partiti negli Stati Uniti e in Gran Bretagna le
sperimentazioni, in studi pre-clinici, da noi in Italia, invece, si alzerano le
nebbie della demonizzazione e della disinformazione. E, nel fitto di queste
nebbie, non sarà difficile per il governo e la maggioranza parlamentare
continuare a proibire, fra le altre cose, anche la clonazione terapeutica,
negando così a centinaia di migliaia di malati italiani una concreta speranza
di guarigione e costringendoli ad un odioso turismo sanitario.
Ecco, di fronte a questo scenario
disarmante, è necessario, indispensabile essere presenti in Parlamento. La Lista Bonino ha predisposto una proposta di legge di iniziativa popolare recante norme in
materia di procreazione medicalmente assistita, clonazione terapeutica e di
ricerca sugli embrioni umani, di cui ho l'onore di essere il primo firmatario.
Lottare, anno dopo anno, mese dopo
mese, giorno dopo giorno, ora dopo ora, contro la malattia che mi ha colpito,
non ha dato un senso alla mia vita. Una malattia, e la sofferenza che ne
deriva, non hanno mai un senso. Il senso, alla mia vita, lo sto dando io,
vivendola, come mi è consentito di viverla. Amando, odiando, facendo politica,
una delle mie passioni.
Per questo ho deciso di candidarmi
alle elezioni politiche, insieme ad Emma Bonino, nella lista che porta il suo
nome, dando corpo alla lotta per difendere la libertà di ricerca scientifica,
la libertà di cura, la libertà di scegliere come e quando morire, in caso di
malattia incurabile e foriera di atroci sofferenze.
Nel mondo civile e avanzato, il
confronto nasce e si sviluppa sulle idee. In Italia, invece, non si può nemmeno
discutere. L'imperativo è proibire, proibire, proibire...
Mi appello a Lei, a tutti Voi a cui
scrivo, Premi Nobel e uomini di scienza, per chiedere il vostro sostegno, ad
una causa che è mia, ma che è anche e soprattutto Sua, Vostra. Io sono un
esempio concreto di come il diritto alla vita e la libertà della scienza
coincidano, e diventino una cosa sola.
Se il mio Paese continuerà ad essere
vittima dell'oscurantismo antiscientifico, milioni di cittadini come me
continueranno ad essere condannati dall'irresponsabilità della politica prima
che dalla gravità delle malattie. Per questo, Le chiedo di inviarmi un
messaggio di sostegno alla battaglia e all'appello contro l'attacco alla
libertà di ricerca e pratica scientifica, e in particolare contro il bando alla
sperimentazione sugli embrioni e alla clonazione terapeutica.
La ringrazio, Vi ringrazio,
esprimendo il mio ringraziamento alla Scienza, che è Conoscenza. Alla Scienza,
che è, anche, tecnologia informatica, mediante la quale l'oceano di conoscenza
e di ignoranza, di disperazione e di speranza, di amore e di odio, oceano che è
in me, che è me, e che il caso avrebbe voluto costringere al silenzio, nello
spazio angusto di una bottiglia, può, invece, rifluire, seppur lentamente,
verso Voi tutti.
Luca Coscioni
Seguono le
adesioni di 512 professori universitari, premi nobel e rappresentanti del mondo
della medicina e della scienza di tutto il pianeta.
Ultimissima: Sono poco meno di 700.000 le firme raccolte sul
referendum radicale sulla PMA (Procreazione Medica Assistita): un primo importante
successo, per una legge da abrogare in toto. Grazie a tutt* coloro che si sono
impegnati/e!
Una
gioiosa festa laica si preannuncia: la attendiamo con grande impazienza!
Diamo risalto questa settimana alle notizie
NEV: ne abbiamo stravolto l’ordine e omesso alcune parti… preferiamo
infatti dare spazio a quello che ci interessa direttamente. L’ecumenismo
porta infatti con se il grande rischio di essere confuso con le attività
ecclesiastiche o peggio con una marea di luoghi comuni religiosi, triti e
ritriti: da qui la foto di Albert Schweitzer in prima battuta. La sua battaglia
contro l’ipocrisia delle chiese e di molti cristiani ci fa schierare
ancora oggi dalla parte del più debole e della vita. Dopo un primo
sguardo sui quaccheri (premio nobel per la pace nel 1947) vorremmo trattare
presto anche di questo Gigante dell’umanità. Magari con
l’aiuto dell’amico Guglielmi…
In fondo trovate anche una pagina
interessante del prossimo libro di L. Bettazzi, vescovo e mente illuminata del
cattolicesimo profetico, Presidente internazionale di Pax Christi.
Buona lettura !
“ Mi si lasci aggiungere che questo stile di
nonviolenza, di riconoscimento della personalità dell’altro, di rispetto
effettivo della libertà, va cercato, alimentato, realizzato nella vita di tutti
i giorni, nell’ambito della scuola e del lavoro, nei rapporti di
amicizia. E’ questo un grande ideale a cui dedicarsi, da costruire giorno
per giorno con intelligenza, anche con fantasia, soprattutto con grande
determinazione. E’ così che si costruisce la pace…..
E questo credo possa (e debba)
essere compito, quasi missione, dei giovani.”
APPUNTAMENTO
MEANA DI
SUSA (Torino) - Domenica 3, conferenza del prof. Angelo Guglielmi su "Albert
Schweitzer, teologo nella giungla". Alle 16,30 nel tempio battista di
Campo del Carro.
Premio
nobel per la pace 1952
SIMONA E SIMONA: LA FCEI ESPRIME GIOIA E COMMOZIONE PER LA LORO LIBERAZIONE
Roma (NEV), 29 settembre 2004 -
"Abbiamo appreso con grande gioia e commozione la notizia della
liberazione di Simona Pari, Simona Torretta, Ra'ad Alì Abdul-Aziz e Mahnaz
Bassam". In un messaggio inviato oggi alla ONG "Un ponte per."
il presidente Gianni Long ha tenuto a esprimere a nome della Federazione delle
chiese evangeliche in Italia (FCEI) la sua felicità per il ritorno a casa delle
due Simone. "Le vie del dialogo, dell'ascolto e della mediazione si sono
ancora una volta dimostrate come una alternativa concreta alla logica della
guerra, del terrore e del disprezzo della dignità umana. Ci auguriamo che il
rispetto dei diritti umani possa essere esteso a tutti coloro che sono ancora
oggi ostaggi della guerra e della violenza in Iraq e a coloro che subiscono
guerre non volute in altre parti del mondo", si legge nel messaggio
d'augurio. Già lo scorso 17 settembre il presidente FCEI aveva espresso la sua
solidarietà alle famiglie dei quattro operatori di pace rapiti in Iraq.
(nev/gc)
SPAGNA: LA SVOLTA LAICA DI ZAPATERO
Le chiese protestanti accolgono favorevolmente
le iniziative del governo in materia religiosa
Roma (NEV), 29 settembre 2004 - Il governo
socialista di José Luis Rodríguez Zapatero ha impresso una vera e propria
accelerazione al processo di laicizzazione della società spagnola: in questi giorni,
infatti, si discute un consistente "pacchetto" di provvedimenti che
dovrebbero essere varati già nei prossimi giorni. Tra l'altro si prevede
l'abolizione dei crocifissi e degli altri simboli religiosi dai luoghi pubblici
come le scuole, le caserme e gli istituti penitenziari; l'ora di religione
cattolica verrebbe collocata fuori dall'orario scolastico; verrebbe infine
riconosciuto il matrimonio tra omosessuali. Il mondo cattolico è rimasto
sorpreso dalla rapidità con la quale Zapatero ha proposto la sua "road
map" per uno "statuto di laicità" che abolisca o ridimensioni i
privilegi garantiti alla Chiesa cattolica. Tra l'altro il prossimo anno
dovrebbe essere rinnovato il Concordato del 1979 ed il governo appare
intenzionato a chiederne una significativa revisione.
Dietro l'iniziativa di Zapatero c'è un'idea
ben precisa della Spagna contemporanea, oggi frutto di profondi cambiamenti
sociali e religiosi degli ultimi decenni: formalmente l'82% dei suoi abitanti
si definisce cattolico ma solo il 40% frequenta con qualche continuità la
chiesa. A fronte della secolarizzazione crescono invece gli altri culti:
secondo dati del Ministero dell'Interno, in Spagna sono presenti ed attive
oltre 1300 "entità religiose", oltre mille delle quali di tradizione
evangelica. Oltre a 400.000 musulmani ed a quasi 800.000 protestanti - tra cui
molti avventisti soprattutto nelle popolazioni nomadi - sono inoltre presenti
significative comunità ebraiche, buddiste, induiste, dei Testimoni di Geova,
dei Mormoni, dei Baha'i, della Chiesa di Cristo Scientista. Diversamente dalla
Chiesa cattolica spagnola, che critica apertamente la politica del governo, i
protestanti sembrano invece guardare con simpatia alla "svolta
laica”. …. (nev/gu)
CCERS: "CON LA 'DEVOLUTION' A RISCHIO LA LIBERTÀ RELIGIOSA"
Preoccupata per le riforme la Commissione delle chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato
Roma (NEV), 29 settembre 2004 - La Commissione delle chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato (CCERS), nella sua seduta
del 27 settembre, ha espresso preoccupazione per il disegno di legge di riforma
costituzionale in discussione in Parlamento. Nel corso della riunione è stato
espresso il timore che il trasferimento di poteri alle regioni possa
pregiudicare i diritti di eguaglianza e di libertà religiosa ed in particolare
quelli di alcuni istituti definiti dalle vigenti Intese stipulate ai sensi
dell' articolo 8 della Costituzione italiana.
La CCERS
ha quindi deciso di istituire un gruppo di lavoro incaricato di esaminare le
conseguenze sulla libertà religiosa e sulle confessioni religiose di minoranza
dei provvedimenti in materia di federalismo e "devolution", nonché
dell’eserci-zio delle competenze normative dell'Unione Europea.
"E' vero che la materia dei rapporti
Stato-Chiese resterà comunque di competenza dello Stato centrale - sottolinea
Gianni Long, presidente della CCERS e della Federazione delle chiese
evangeliche in Italia (FCEI) -. Il problema però si pone nell'ambito
dell'attribuzione alle regioni di competenze esclusive come per esempio -
prosegue Long - in materia di istruzione e di ospedali; il rischio è che ciò
ponga in discussione norme(come ad esempio la facoltà di non avvalersi
dell'insegnamento religioso cattolico o l'assistenza religiosa nei luoghi di
cura) che sono state definite con le Intese degli scorsi decenni".
La CCERS
è presieduta dal presidente della FCEI. Si tratta di un luogo unico di
riflessione e di confronto in cui sono presenti tutte le componenti dell'
evangelismo italiano, per l'elaborazione del pensiero riguardo ai rapporti con
lo Stato, con una difesa costante e sollecita dei diritti di libertà.(nev/gmg)
PRAGA: IN CORSO I LAVORI DEL COMITATO
CENTRALE DELLA CONFERENZA DELLE CHIESE EUROPEE (KEK)
Tra le priorità il dialogo interreligioso e
l'assetto di una nuova visione del movimento ecumenico
Roma (NEV), 29 settembre 2004 - Secondo il
presidente della Conferenza delle chiese europee (KEK), il pastore Jean-Arnold
de Clermont, sono due le esigenze alle quali viene chiesto alla KEK di confrontarsi
in questo difficile frangente della storia mondiale: la prima è quella di dare
spazio al "dialogo interreligioso in una prospettiva decisamente aperta
con le famiglie di pensiero legate alla ricerca delle condizioni di sviluppo
della pace, della giustizia e del diritto". La seconda è rappresentata
dalla necessità di una maggiore cooperazione con i Consigli regionali di chiese
di altri continenti, e in particolare con quelli degli Stati Uniti, dell'Africa
e del Medio Oriente, "in modo che si possa manifestare con visibilità ed
efficacia la nostra solidarietà ecumenica".
Com'è consuetudine all'inizio dei lavori del
Comitato centrale, il segretario generale della KEK, il pastore Keith Clements,
ha presentato una dettagliata relazione sulle attività della Conferenza
nell'anno appena trascorso. Riferendosi alla possibile
"riconfigurazione" del movimento ecumenico e delle strutture della
stessa KEK, ha tenuto a tracciare una metodologia di approccio: "dovremmo
anzitutto parlare di una nuova visione del movimento, e alla luce di questa
visione e delle priorità che ne emergono, esaminare solo successivamente quali
strutture adottare". Il culto di apertura è stato celebrato lunedì
pomeriggio 27 settembre nella "Chiesa del Salvatore" della Chiesa
evangelica dei Fratelli cechi nel centro di Praga. I lavori si concluderanno il
3 ottobre. (nev/gc)
LA FCEI AL
CONVEGNO DEI DELEGATI DIOCESANI PER L'ECUMENISMO E IL DIALOGO INTERRELIGIOSO
Il Convegno indetto dalla CEI ha riflettuto
sul "Giorno del Risorto"
Roma (NEV), 29 settembre 2004 - Il Convegno
nazionale dei 200 delegati diocesani per l'ecumenismo e il dialogo
interreligioso della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) quest'anno ha visto
la partecipazione del pastore Martin Ibarra, membro del Consiglio della
Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI). "Il Giorno del
Risorto": questo il tema del convegno svoltosi a Bari e che si conclude
oggi, che per quattro giorni ha visto cattolici, evangelici ed ortodossi fianco
a fianco per riflettere sulla celebrazione settimanale della Pasqua.
"Il senso di questo congresso era
quello di fornire ai delegati diocesani per l'ecumenismo e il dialogo
interreligioso delle delucidazioni sui modi di intendere il culto domenicale
nelle varie tradizioni cristiane - ha spiegato all'Agenzia NEV il pastore
Ibarra -. In quanto evangelico ho illustrato le peculiarità della
tradizione luterana e riformata, laddove il culto domenicale non
necessariamente è sinonimo di Santa Cena, eppure viviamo la domenica come
anticipazione escatologica del Regno di Dio". Ibarra nella sua relazione
ha messo l'accento sulla priorità della Parola nella tradizione protestante,
perché "la chiesa è una creazione della Parola, ed è al servizio della
Parola". Da segnalare anche l'intervento del rabbino capo della comunità
ebraica di Milano, Giuseppe Laras, grazie al quale si è riflettuto sul senso
dello Shabbat, giorno del riposo nella tradizione ebraica. Al convegno è anche
intervenuto il vescovo luterano tedesco Jürgen Johannesdotter; importante anche
la presenza ortodossa.
"Il dialogo è stato intenso e
proficuo", questo il bilancio che Martin Ibarra ha dato all'incontro
seguito da più di 600 persone: oltre ai 200 delegati diocesani figurava tra il
pubblico, nella sala sempre gremita dell' Hotel Sheraton Nicolaus di Bari, una
folta presenza di membri delle comunità locali cattoliche, ortodosse ed
evangeliche. "Per la prima volta in un Congresso eucaristico nazionale
tanto spazio è stato dato alla dimensione ecumenica. Riflettere insieme sull'eucarestia
spinge tutti i credenti a ripartire da Cristo risorto", ha affermato mons.
Vincenzo Paglia, presidente della Commissione episcopale per l'ecumenismo e il
dialogo. Significativo anche il fatto che in occasione della celebrazione
domenicale mons. Paglia,il pastore Ibarra e il sacerdote della Chiesa ortodossa
rumena Michail Driga abbiano tenuto ognuno un'omelia. (nev/gc)
TERZA
GIORNATA ECUMENICA DEL DIALOGO CRISTIANO-ISLAMICO: "PER UN'ALLEANZA DI
CIVILTÀ"
Roma
(NEV), 29 settembre 2004 - "Forze potenti ed organizzate nel mondo
continuano a soffiare sul fuoco delle guerre e a proclamare lo 'scontro di
civiltà'": così si legge in un comunicato stampa promosso dal Comitato
organizzatore della Terza giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico,
prevista per il prossimo 12 novembre. "Le civiltà, se sono tali, non si
scontrano, - prosegue il comunicato - le civiltà si alleano, mettono insiemele
proprie capacità per migliorare la vita di tutta l'umanità nel suo complesso e
non solo di una sua piccola parte. E' ormai evidente che guerra e terrorismo si
alimentano a vicenda. Ogni giorno i mass-media ci investono con ondate di
violenza verbale e militare che finisce per rinfocolare l'odio fra paesi
musulmani e paesi occidentali e fra la religione islamica e quella cristiana.
Noi crediamo invece che occorra un sussulto di saggezza e che si torni al
dialogo pacifico per risolvere i conflitti internazionali. Occorre prendere
atto che le iniziative militari non solo non risolvono nulla ma ingigantiscono
e radicalizzano i problemi. Occorre soprattutto che la guerra in corso non
blocchi la capacità degli uomini e delle donne di Dio di
costruire
alleanze e dialogo fra le civiltà e le religioni. Occorre che gli uomini e le
donne di Dio si schierino decisamente per il dialogo e la pace togliendo
qualsiasi alibi o appoggio a chiunque usi la violenza terroristica
o militare
per risolvere i conflitti internazionali". Questi i motivi per riproporre
la celebrazione di una giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico, che,
come negli anni scorsi, si terrà nell'ultimo venerdì di Ramadan". Per
visionare e firmare l'Appello o per adesioni ci si può rivolgere alle riviste
promotrici dell'iniziativa: "Il Dialogo",
(NEV/WCCI) - A conclusione della sua visita
alla sede ginevrina del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) (22-24
settembre), il vescovo Wolfgang Huber, presidente della Chiesa evangelica
tedesca (EKD), ha tenuto a sottolineare "la piena solidarietà dell'EKD
all'impegno ecumenico del CEC". In accordo con il segretario generale del
CEC, Samuel Kobia, il vescovo Huber ha definito estremamente positiva la possibilità
che la Federazione luterana mondiale (FLM) e l'Alleanza riformata mondiale
(ARM) tengano congiuntamente le loro prossime assemblee generali.
(NEV) - In
occasione della festa ebraica di Sukkot (Capanne) - che ricorda il peregrinare
nel deserto del popolo ebraico dopo l'esodo dall'Egitto e la fine della
schiavitù - il Movimento ebraico giovanile Kidma Italia, il Gruppo Martin
Buber-Ebrei per la pace e la rivista di dialogo interreligioso
"Confronti" organizzano a Roma un incontro pubblico il 3 ottobre
dalle 18,00 in piazza delle Cinque Scole, nei pressi della Sinagoga.
L'incontro, simbolicamente ispirato alla Sukkà come luogo di pace, affronterà i
temi del confronto fra culture per la pace, convivenza multietnica, diritti dei
migranti. Saranno presenti all'incontro il rabbino capo di Roma Riccardo Di
Segni; Amos Luzzatto, presidente dell'Unione delle comunità ebraiche in Italia;
Daniele Garrone, decano della Facoltà valdese di teologia di Roma;
Mario
Scialoja, direttore della Lega musulmana mondiale, sezione italiana e Ali Baba
Faye, coordinatore del Forum dei migranti. Il programma prevede inoltre due
interventi di giovani rappresentanti del Movimento ebraico giovanile e del
presidente dei giovani musulmani d'Italia.
(NEV) - Uno studio biblico del pastore Luca
Baratto (Pioggia nel deserto: la sfida di Dio) apre il n. 188 di "Gioventù
Evangelica", rivista trimestrale della Federazione giovanile evangelica
italiana (FGEI), dedicato in particolare all'anno mondiale dell'acqua, indetto
dall'UNESCO. In sommario studi, riflessioni e ricerche sul tema (M. Moretuzzo,
A. Micangeli, M. Canevacci, Mediterracqua); un dibattito sul "permesso
d'autore"; uno studio sulla preghiera, recensioni, appuntamenti e
l'inserto "Judaica" a cura della Libreria Claudiana di Milano.
Gioventù Evangelica, via Porro Lambertenghi 28, 20159 Milano.
INTERVISTA
(A completezza di informazione qui fornita
si precisa che il riferimento alle Chiese battiste del sud degli Stati Uniti
riguarda anche il mondo luterano (Sinodo del Missuri): interi gruppi di chiesa
conservatrici hanno scelto la strada della separazione dalle rispettive
famiglie o alleanze mondiali. Chi scrive questa nota non pensa affatto che la
separazione sia stata un male, anche perché quelle chiese mettono apertamente
in discussione il pastorato femminile e l’impegno pacifista. Sono
poi ovviamente disponibili a dar lauti compensi a quelle chiese che sosterranno
le loro politiche nel mondo…- MB).
ASSEMBLEA
GENERALE DELL'UCEBI. ALDO CASONATO: "QUEST'ANNO LA VERIFICA DELL' OPERATO"
a cura di Paolo Naso
Roma (NEV), 29 settembre 2004 - Aldo
Casonato è presidente dell'Unione cristiana evangelica battista d'Italia
(UCEBI). Tra qualche giorno terminerà il suo "viaggio" all'interno
dell'Unione; la sua presenza è durata complessivamente dieci anni con quattro
di presidenza. Lo abbiamo ascoltato in occasione della prossima Assemblea
Generale prevista dal 7 al 10 ottobre all'Istituto Madonna del Carmine a
Ciampino, presso Roma.
D. Presidente Casonato, quali saranno i temi
all'attenzione dell'Assemblea?
R. Come avviene ogni due anni, l'Assemblea
Generale dell'UCEBI esamina e discute a 360 gradi l'operato del Comitato
Esecutivo, degli organismi operativi e delle istituzioni. Voglio augurarmi che
il tema per eccellenza sul quale l'Assemblea vorrà confrontarsi sarà quello che
riguarda il nostro modo di essere chiesa oggi, qui in Italia, analizzando in
profondità quello che io definisco il "bilancio spirituale", cioè il
rendiconto delle attività svolte non solo tra le chiese dell'Unione, e quindi
al proprio interno, ma anche e soprattutto verso le istituzioni, le istanze
pubbliche e private, verso l'ambiente e la sostenibilità dello sviluppo.
Quello di quest'anno è un momento di verifica
molto importante, in particolare perché ci consentirà anche di fare il punto su
quanto è accaduto sul fronte delle nostre istituzioni a distanza di poco più di
un anno dall'Assemblea straordinaria del 2003. Ed il "materiale" da
esaminare sarà davvero tanto, in considerazione anche del fatto che forniremo,
tra l'altro,
ai partecipanti all'Assemblea tutta una
serie di documenti e strumenti tecnici legati alla classificazione del nostro
patrimonio immobiliare, alla gestione dello stesso ed al conseguente piano di
incremento, razionalizzazione e sviluppo. Ci sarà anche un documento di sintesi
sulla situazione attuale delle nostre istituzioni, che ci preoccupano non poco,
pur avendo individuato per ciascuna di esse dei percorsi di ristrutturazione e
di risanamento, soprattutto dal punto di vista del risultato economico. Ci
saranno inoltre due interessanti documenti, uno sui matrimoni
interconfessionali per i quali speriamo si possa giungere ad un accordo con la CEI come è già accaduto per i valdesi e i metodisti, e uno sul battesimo. Si tratta di
cercare formule di consenso che, pur nella riaffermazione della nostra identità
battista, facilitino l'incontro con le chiese riformate.
D. Guardando all'Italia di oggi, quali sono
le preoccupazioni principali di una minoranza come il battismo italiano?
R. Il motto di questa imminente Assemblea è
"Dove c'è lo spirito del Signore, lì c'è libertà". Nella cornice
storica della società italiana, l' UCEBI vive la sua testimonianza per la
libertà non senza preoccupazioni e momenti di frustrazione. Una lettura veloce
delle principali decisioni delle nostre Assemblee generali può dare il senso
delle nostre inquietudini. Siamo infatti per la multiculturalità, per la lotta
contro ogni discriminazione, per la pace e la riconciliazione fra i popoli, per
il ripudio della guerra come mezzo per la soluzione dei conflitti. Il lungo
elenco di prese di posizione che ci differenziano rispetto alle scelte
dell'attuale governo è anche la misura della nostra distanza da esse. Altrettanto
preoccupati siamo per la commistione che sempre più spesso si verifica tra
norme e aspetti etici, a dispetto del pluralismo garantito dalla nostra
Costituzione. Accade così che molte leggi oltrepassino i limiti posti da uno
stato laico e finiscano per invadere sfere decisionali che dovrebbero derivare
da scelte e convinzioni personali. Ecco, credo che il pericolo maggiore sia
proprio nella situazione di post democrazia in cui stiamo vivendo,
caratterizzata da uno Stato che interviene in ambito etico e si erge a
coscienza collettiva.
In questo contesto credo che le chiese
dell'Unione saranno ancora e sempre chiese accoglienti, aperte alla speranza e
al futuro, pronte ad adattare il passo di chi fa più fatica a procedere senza
però lasciare indietro nessuno, nella condivisione dell'impegno, degli
obiettivi e della solidarietà. Un'Unione unita anche negli intenti, che
riflette insieme e insieme decide, valutando il modello di sviluppo sostenibile
dalle proprie forze e soprattutto riportando al centro della vita di individui
e di chiese la figura di Gesù Cristo ed un rinnovato impegno al discepolato.
D. Nel mondo assistiamo a una polarizzazione
del battismo, determinata soprattutto dalla posizione assunta dalla Convenzione
delle chiese battiste del Sud USA. Come si colloca in questo quadro il battismo
italiano?
R. L'UCEBI ha vissuto con dispiacere e
amarezza la decisione della Southern Baptist Convention (SBC) di uscire
dall'Alleanza mondiale battista (BWA)(vedi NEV 25/04). Noi crediamo infatti che
la diversità sia una ricchezza e che la nostra crescita spirituale e morale si
realizzi proprio mediante il confronto e l'impegno volto alla
comprensione reciproca. Culture eterogenee, condizioni socio-politiche e
ambientali diverse hanno determinato infatti un diverso modo di testimoniare la
fede, ma questo non può incrinare la nostra unità in Cristo. La crisi nei
rapporti tra la Southern Baptist Convention e la Baptist World Alliance non ha impedito all'UCEBI di firmare un accordo con l'International
Mission Board (IBM) volto a regolare i rapporti reciproci in Italia nel quadro
di una rispettosa collaborazione. In tale accordo l'IMB dichiara di essere a
conoscenza delle linee teologiche contenute nella Confessione di fede e di
rispettare la libertà cristiana dell'UCEBI di vivere ed insegnare i principi in
cui si riconosce, tra cui l'ecumenismo, il rapporto con i valdesi e i metodisti
italiani, i ministeri femminili, l'impegno per la pace e la lotta contro la
pena di morte.
La nostra gratitudine nei confronti dei fratelli
e delle sorelle della Southern Baptist Convention, che fin dal 1870 svolsero la
loro opera in Italia, non può certamente essere messa in discussione, ma
preghiamo affinché la famiglia battista torni ad essere unita in Cristo, nella
libertà e nel rispetto per i diversi modi di vivere e testimoniare la fede.
D. Lei è stato presidente dell'UCEBI per
quattro anni, le chiediamo un bilancio della sua attività.
R. Il mio "viaggio" all'interno
dell'Unione, che si concluderà entro qualche giorno, è durato complessivamente
dieci anni: facendone il bilancio posso comprendere meglio il senso della mia
limitatezza ma anche il valore di un lavoro che credo di avere svolto con
umiltà, con grande spirito di servizio, con il desiderio di servire i miei
fratelli e le mie sorelle. Posso testimoniare che il Signore ha abbondantemente
benedetto il mio lavoro, mi ha sostenuto ed incoraggiato nei momenti di
difficoltà e di scoramento. Il tutto però con lo scopo di rafforzare, anche
attraverso le mie visite alle chiese (e ne ho fatte tante) e l'illustrazione
alle stesse dei programmi e degli obiettivi, l'aspetto fondamentale sul quale
poggia la nostra presenza sul territorio, la nostra testimonianza, la nostra
azione evangelistica ed il nostro futuro che vede la chiesa del Signore
rispondere all'impegno missionario al quale tutte e tutti noi siamo stati
chiamati ed alla vocazione che ci è stata rivolta.
Credo che questa responsabilità di farsi “operatori di
pace” e di farlo attraverso strade non violente, sia un dovere particolare
di noi uomini e donne del 2000, a cominciare da noi occidentali, chiamati dalla
nostra cultura e dalla nostra storia (forse… anche a causa della nostra
geografia di Paesi a clima temperato!) ad analizzare ed organizzare il mondo
materiale per metterlo al servizio dell’umanità, a farlo non chiudendoci
nella ricerca e nella difesa dei nostri interessi e delle nostre supremazie ma
ponendoci realmente al servizio di una crescita organica dell’umanità,
ovviamente partendo dai settori più poveri. E questo, prima ancora che per una
generosità morale, proprio per una valutazione realistica, che parte dalla
socialità costitutiva dell’essere umano (“l’uomo è un animale
politico” diceva già Aristotele) e giunge all’esigenza del rispetto
reciproco e della collaborazione tra le singole persone e le varie comunità
come condizione per un ambiente sereno che torni a gratificazione e vantaggio
di tutti.
Utopia originariamente (dal greco “ou-topos”) vuol dire “non-luogo”,
qualcosa che ora non c’è, ma che è talmente importante e necessaria da
doverla perseguire con tutte le proprie forze, costruendolo giorno per giorno
perché prenda possesso del mondo e della storia. Il più delle volte invece
viene inteso come qualcosa di illusorio, di assolutamente irraggiungibile anche
se bella da sognare. In questo senso anche la politica come servizio sembra
un’utopia (dunque una falsa utopia), data la tendenza storica
dell’essere umano e delle varie aggregazioni di settori e di gruppi a
incentrare tutto su di sé e ad operare in vista del proprio benessere e della
propria supremazia. Ma la vera “utopia” – anche questa volta
nel senso di illusione – è pensare che il dominio e la violenza possano
portare a un mondo di pace e di serenità (come purtroppo è dato di constatare
anche ai nostri giorni). La vera utopia è quella del dialogo e della
collaborazione, quella della nonviolenza. La realtà delle nostre nazioni e
degli organismi internazionali sono tappe di questo cammino, lento ma
effettivo, di crescita di questa consapevolezza e di queste realizzazioni.
E questo, come già dicevo nell’introduzione, credo possa
(e debba) essere compito, quasi missione, dei giovani.
È vero che i giovani sono meno abituati ad argomentare, lo sono
soprattutto i giovani di oggi, immersi in un mondo fatto di tecniche che
offrono soluzioni già definite a tutti i problemi proponibili, che moltiplicano
le immagini trasmettitrici di messaggi elaborati da chi ha il potere di una
cultura, troppo spesso al servizio del potere economico e di quello politico, e
che in genere non vengono educati al confronto arricchente con chi è diverso
per sensibilità e per cultura.. Ma se vengono stimolati e aiutati a pensare, a
confrontarsi, ad approfondire, possono trovarsi più disponibili a riconoscere i
valori sommersi dalle sollecitazioni dei vari poteri, immettendo iniezioni di
fantasia, di creatività, di rinnovamento nel tessuto sociale costruito dagli
adulti, per lo più adeguatisi – questi – all’atmosfera di una
società dominata dal profitto e dalla supremazia del denaro e delle gerarchie
di potere determinate dal denaro. E allora anche le tecnologie potranno rendere
un vero servizio alla crescita personale e sociale.
I giovani ci provarono nel 1968-‘69: “facciamo
l’amore, non la guerra” dicevano contestando l’organizzazione
della violenza, sovvenzionata da chi nella guerra ci guadagnava per la
produzione delle armi e per la ricostruzione. Riuscimmo noi adulti a metterli a
tacere, favorendo il nascere del terrorismo con la copertura di schegge
(impazzite?) delle strutture statali e di quelle mafiose, inducendo i giovani a
rinchiudersi in se stessi e a disinteressarsi della politica e del mondo bacato
degli adulti, salvo ad assumerne gli ideali e gli stili di comportamento,
frequentando il mondo delle droghe, anch’esso propiziato e gestito dal
mondo degli adulti. Quando – raramente purtroppo! – si manifesta ai
giovani che si apprezza la loro iniziativa e il loro contributo, essi sanno
costituire nuove sorgenti di vitalità: lo vedemmo nel 1981, in occasione del terremoto dell’Irpinia, quando arrivarono, prima ancora dello Stato, a
soccorrere i colpiti dal disastro. E in genere sono stati i giovani a rendere
visibile e significativo il settore del volontariato e del servizio civile, non
a caso spesso penalizzati dai poteri pubblici.
Il rispetto dei diversi ed una solidarietà che non sia solo
elemosina ma rivendicazione per tutti dei diritti fondamentali, della giustizia
e della libertà non solo apparenti ma al servizio di tutti, a cominciare dai più
indifesi ed i più emarginati, dovrebbero costituire un ideale operativo
soprattutto per i giovani, formando gruppi di influenza, entrando nella
politica per incrinarne le modalità chiuse ed egoistiche.
A
Zapatero è dedicata non casualmente l’immagine rappresentativa di questo
gruppo: ci troviamo perfettamente in sintonia su un numero incredibilmente alto
di tematiche politiche, sociali, laiche, femministe e omosessuali; perfino sugli
argomenti delle cellule staminali embrionali e sul togliere gli spropositati e
ingiusti privilegi (soprattutto economici!) alla confessione religiosa di
maggioranza, sembra che leggiamo lo stesso libro.
Di
fronte a miti un po’ arrugginiti e stantii del passato ci sembra
importante proporre figure per l’oggi: uomini di governo capaci,
illuminati e determinati a imprimere svolte, risvegliare le coscienze e amare
innanzitutto il proprio popolo. Scusate ma non è poco… in Inghilterra ne
sanno qualcosa. Anche a casa nostra a dir il vero.
L’intervista del Time a Zapatero
''Non
voglio essere un grande leader, ma un buon democratico'' In appena cinque
mesi, il primo ministro Zapatero ha ribaltato molte delle politiche del suo
predecessore conservatore. Dice che è solo un buon ascoltatore. Il Time lo ha
intervistato prima che partisse alla volta di New York per l’intervento
all’assemblea generale dell’Onu
Signor primo ministro, ha invitato tutti i
governi della coalizione a ritirare i loro eserciti dall'Iraq, come la Spagna ha fatto in aprile. Significa che è disposto ad accettare un regime sciita
fondamentalista o la guerra civile etnica?
La domanda che dobbiamo farci è questa: le cose sono migliorate in Iraq dopo un
anno e mezzo di occupazione? La risposta è no. C’è una spirale di
violenza e di morte. Abbiamo due opzioni: chiudere gli occhi o guardare in
faccia la realtà. L'Iraq deve recuperare libertà, stabilità e sovranità il
prima possibile.
Come? La strategia della coalizione è l'unica
possibilità? È legittima? Perché radicalismo e fondamentalismo stanno
aumentando e accrescono i rischi?
Ricostruire un paese come l'Iraq da zero richiede lo sforzo di molti paesi,
compresi i paesi arabi e quelli dell'Unione europea. Purtroppo, le condizioni
per farlo non ci sono. So che il governo degli Stati Uniti ed i suoi alleati
della coalizione desiderano la libertà e la sovranità per l'Iraq quanto prima,
ma il modo di combattere il terrorismo deve essere intelligente. Ci sono
risposte che accrescono il terrorismo, anche se questa non è la loro
intenzione. La prima risposta delle nazioni libere e democratiche al terrorismo
dovrebbe essere quella di rispettare il diritto internazionale. In Segretario
generale Kofi Annan lo ha detto. [La settimana scorsa ha definito l'invasione
"illegale", ndr].
Che messaggio ha per George W. Bush?
Ho tre messaggi per lui. In primo luogo, la Spagna è amica degli Stati Uniti. Ho il rispetto e l’ammirazione più grandi per i suoi principi democratici e
per la sua azione in tanti campi e una solidarietà profonda per quel che ha
sofferto con l’11 settembre. In secondo luogo, la nostra fermezza nella
lotta al terrorismo è forte quanto mai. E terzo, anche se non siamo d'accordo
sull'Iraq, un amico è uno chi dice che cosa pensa. Abbiamo più di 1.000 soldati
spagnoli in Afghanistan, perché quell'intervento ha avuto il supporto della
Comunità internazionale.
Tifa per Kerry nelle elezioni presidenziali
degli Stati Uniti?
Quando sono entrato in carica, ho deciso di non commentare e non interferire a
sostegno di qualsiasi candidato in qualunque paese. Ma altri non hanno fatto lo
stesso. In molte occasioni, il presidente Bush e membri della sua
Amministrazione hanno dato un fervente appoggio all’ex primo ministro
José María Aznar ed al partito popolare. Il presidente Bush non mi sentirà mai
dare alcun supporto al candidato Kerry. So bene che i sondaggi possono essere
ingannevoli. Non sono le intenzioni di voto che importano, ma il desiderio
della gente di cambiare. Il 60% degli spagnoli desideravano un cambio di
governo due settimane prima delle elezioni, prima dell’attacco
terroristico dell’11 marzo a Madrid.
Un’Amministrazione Kerry migliorerebbe
davvero i rapporti transatlantici?
Kerry dice che ha un programma per ritirarsi dall'Iraq in quattro anni. Questa
è perlomeno una politica alternativa. È palese che la guerra in Iraq ha aperto
una distanza nei rapporti fra una parte dell’Europa e il governo degli
Stati Uniti, ma i nostri legami di base sono più forti di questo. Condividiamo
la democrazia, il libero mercato e l’impegno per la sicurezza
dell’Occidente. Differiamo su come garantire questa sicurezza.
Ha allineato la Spagna alla Francia e alla Germania. Non siete preoccupati che la maggioranza dei governi
europei non condividono la vostra posizione sull'Iraq?
Non direi una maggioranza, l’Europa è divisa a metà. Ma l'opinione
pubblica in Europa è completamente avversa alla guerra in Iraq. Penso che una
democrazia moderna dovrebbe essere molto sensibile all'opinione pubblica.
E’ ciò che chiamo "socialismo del cittadino". Accetto
l’idea che quando la stragrande maggioranza dei cittadini dice qualcosa,
è nel giusto. Oggi la Francia, la Germania e la Spagna hanno meno che una visione unitaria del mondo. Abbiamo in comune l’idea che
abbiamo bisogno di un mondo di civiltà e di comprensione reciproca. Lo scontro
di civiltà non può trasformarsi una profezia auto-avverante.
Quale domanda le piacerebbe rivolgere a Jose
Maria Aznar prima che testimoni davanti alla commissione sull’11 marzo?
Quella che gli ho rivolto al telefono subito dopo l’attacco: perché non
ha immediatamente indetto una riunione di tutti i partiti politici per dare una
risposta ad un colpo così crudele contro tutti gli spagnoli?
Cosa risponde alle accuse
dell’opposizione che sostiene che il suo governo sta dilapidando i
risultati economici degli anni del governo Aznar?
Il mio governo non ha ancora presentato un bilancio. Ma la prospettiva della
Spagna è positiva. Avremo ancora una crescita superiore al 2,5%, posizionandoci
sopra la media dell’UE.
Giudichino finora in base ai miei successi: ho formato un governo con metà
donne e metà uomini; ho mantenuto la mia parola sul ritiro delle nostre truppe
dall'Iraq; ho aumentato lo stipendio minimo e le borse di studio; ho proposto
nuove leggi sulla violenza sessuale, la riforma delle leggi sul divorzio, le
unioni omosessuali e l’estensioni dei diritti civili. Voglio aumentare la
nostra spesa in ricerca e sviluppo del 25%. Che è qualcosa che gli Usa fanno
molto bene. Voglio realizzare una sintesi tra questo dinamismo e il welfare
state europeo.
Lei dice di odiare il maschilismo. Perché?Non
sono solo antimaschilista, io sono un femminista. Una cosa che davvero
risveglia la mia venatura ribelle sono i 20 secoli di dominio di un sesso
sull’altro. Parliamo di schiavitù, feudalesimo, sfruttamento, mai della
più ingiusta delle dominazioni, quella di metà dell’umanità sull’altra
metà. Quanto più le donne avranno uguaglianza, tanto più la società sarà
giusta, civile e tollerante. L'uguaglianza sessuale è molto più efficace contro
il terrorismo della forza militare.
Qual’è la sua idea di leadership?
Il progresso economico, sociale e culturale di una nazione dipende dal fatto
che i cittadini contino di più e abbiano più diritti. Questa è l'essenza della
mia politica. L’espressione democratica è l'unica voce per la maggior
parte dei cittadini. Le aziende e i media non ne hanno bisogno perché hanno già
il potere. Quando sono entrato in carica ho detto che non desidero essere una
grande leader. Voglio essere un buon democratico.
Ecumenici ringrazia l’UCOII per essere
stata sempre vicina al mondo pacifista e alle ragioni della speranza: sentiamo
i nostri fratelli e sorelle islamiche pienamente partecipi della gioia che
stiamo provando in queste ore e confermiamo congiuntamente il giudizio di
rifiuto della guerra in Iraq, della necessità del ritiro delle truppe militari
e dell’immediato cessate il fuoco. Lode solo all’Altissimo.
UCOII
Unione delle
Comunità ed Organizzazioni Islamiche in Italia
COMUNICATO STAMPA
Alhamdullilah!
Lode a Dio!
Le nostre
sorelle sono libere!
Le due Simone e
i loro colleghi iracheni sono finalmente liberi. Simona, Simona,
Ra’ad e Mahnaz sono finalmente liberi!
Diamo questa
notizia con gioia e tutta la comunità islamica si sente sollevata. Ci auguriamo
di poterle vedere al più presto.
La nostra
felicità è completa anche grazie alla contestuale liberazione dei due volontari
iracheni.
Ci auguriamo
presto che anche la guerra possa finire, poiché ribadiamo ancora una volta la
nostra convinzione che solo gesti di pace fanno trionfare la pace.
"La tua ferita è
incurabile, la tua piaga è grave.
Ma io medicherò le tue ferite,
ti guarirò dalle tue
piaghe".
Geremia 30:12,17
Cristo morì per tutti,
affinché quelli che vivono non
vivano più per sé stessi,
ma per colui che è morto e
risuscitato per loro.
2 Corinzi 5:15
Profeti di pace: I quaccheri e la libertà
dello Spirito
Intervista a Davide Melodia, che era
coordinatore nazionale degli « amici dei Quaccheri » nel nostro paese
fino al 1994. Una intensa esperienza spirituale segnata da grande attenzione
ecumenica, da grande libertà nelle espressioni liturgiche, dal massimo rigore
nel praticare il sacerdozio universale.
La prima domanda è proprio
la più ovvia e personale. Melodia, perché l'ha fatto? Perché quacchero? Perché
questa scelta sicuramente inattesa specialmente nel contesto religioso
italiano?
Ad un certo momento della mia avventura
spirituale, diretta nel cristianesimo - come pastore e predicatore nelle chiese
protestanti - e indiretta mediante lo studio di varie religioni, ho incontrato
il quaccherismo che già mi affascinava per la sua coerenza secolare nel
pacifismo. In esso ho trovato risposta ad una esigenza molteplice di
evoluzione, di essenzialità, di ecumenicità, di esperienza profonda e diretta
di Dio, di etica, di equilibrio tra essere e fare, di espressione. Nell'entrare
nella famiglia dei quaccheri dal culto non programmato, cioè senza liturgia né
pastori, ho promesso che non getterò il dono della predicazione, se mi verrà
chiesto di usarlo. Mi è stato risposto di fare come mi sento, purché sotto la
guida di Dio.
Veniamo al quaccherismo.
Anche la denominazione è piuttosto enigmatica e, specialmente nella facile
storpiatura in « quacquero », con strane e ridicole assonanze. Cosa
significa « quacchero »?
Il nome, che italianizzato in
« quacchero » suona curioso e misterioso, è quaker
in inglese, e vuol dire « tremante », dal verbo to quake.
Origina, secondo il fondatore del movimento, George Fox, da una risposta
ironica di un giudice inglese, certo Bennett, che il Fox aveva ammonito con la
frase: « Trema di fronte alla Parola di Dio! » È un fatto, comunque,
che nei primi decenni, durante le riunioni in silenzio del proprio culto, i
quaccheri più compresi dalla tensione spirituale provassero delle vibrazioni e
facessero dei brevi interventi tremando.. Ma questo aspetto è andato via via
scomparendo col tempo.
Il nome, che da tempo è definitivamente
affermato, dopo essere stato Amici nella Verità, Figli di Luce, è per il
movimento: « Società religiosa degli Amici ». I simpatizzanti sono
Amici degli Amici, o Amici dei Quaccheri, e possono serbare tutto il proprio
bagaglio religioso.
Al di là del nome: il
quaccherismo nei suoi princìpi fondamentali, nei tratti essenziali delle sue
convinzioni e dei suoi comportamenti.
I quaccheri hanno dei principi fondamentali,
ma non una dottrina, un credo, o dogma di alcun genere. È buona cosa conoscere
il pensiero di George Fox, di William Penn o di R. Barclay, ed è utile fare
tesoro di Quesiti
e Consigli, una raccolta di massime, e della più vasta
raccolta di pensiero quacchero Fede e Pratica Cristiana,
ma pur essendo dei testi, non sono sacri e non sono una autorità sul piano
teologico. Ciò che conta, è cercare di conoscere la volontà di Dio, e metterla
in pratica.
Il silenzio, per i
quaccheri, è una via maestra per conoscere tale volontà divina, in un
raccoglimento senza liturgia, senza sacramenti (la vita intera è un
sacramento), senza pastori, in cui nulla possa distrarre il credente dalla
ricerca della luce
interiore.
Naturalmente, il silenzio del culto - che
non è assenza di parole, ma ascolto della Parola di Dio che è incisa nel cuore
dell'uomo, e può comunque farsi sentire senza mezzi e persone intermediarie -
non è un valore in sé, ma uno strumento di valore. La luce interiore (di
Cristo) non è un fenomeno luminoso che si cerca di provocare, ma una condizione
che si può trovare e ritrovare, nel raccoglimento dei presenti disposti in
cerchio. E il silenzio può essere reso più ricco da qualche breve intervento
spontaneo di chi, fra i presenti, sente l'urgenza di esprimersi brevemente su
una cosa che prova in quel momento, con una breve preghiera, una citazione
biblica. Può accadere che un intervento, considerato comunque un servizio
(ministero), possa ispirarne altri.
Dopo un'ora circa la riunione si chiude con
una stretta di mano circolare, ed anche se non ha dato frutti straordinari è
considerata una cosa altamente preziosa, perché ha messo in comunione dei
fratelli. Il principio base però, il punto fermo da cui è partito il pensiero
quacchero, e che ne costituisce a tutt'oggi l'essenza, è la certezza che esiste
« una
parte di Dio in ogni creatura ». Fox diceva:
« That
of God in every one ». Alcuni potranno speculare
teologicamente o filosoficamente, sul perché e il come quel tanto di Dio sia
nell'uomo, se è l'anima, lo spirito o cos'altro; il quacchero non lo discute,
vi aderisce con semplicità, non lo impone a nessuno, lo vive e lo dimostra.
Come? Rispettando nel prossimo, amico, protestante, cattolico, ebreo,
musulmano, indù, buddista o ateo, la creatura di Dio, portatrice di una somma
di eterno.
Quindi: il nemico non esiste. L'altro è come
me, anche se non lo sa. Di qui il pacifismo, la nonviolenza, l'obiezione di
coscienza, la parità assoluta tra uomo e donna, la fratellanza universale e
cosi via.
Di qui la ricerca di « quel tanto di Dio » che è in noi,
per cominciare, altrimenti non si riesce ad amare il prossimo.
Di qui il culto del silenzio, per trovare un rapporto diretto con lo Spirito
dal quale si può essere guidati nelle scelte della vita.
Di qui una vita di servizio continuo, di impegno socio-religioso che ha pochi
eguali, perché il quacchero non si blocca sul divario tra fede e azione:
credere e operare è un tutto unico. Se credi, operi, se ascolti Dio, operi
nella giusta direzione. Invece di dedicare parte del suo tempo o degli Amici
alla costruzione di templi, di parati, di apparati, alla gestione di cerimonie
complesse, di culti elaborati, alla ritualità di sacramenti, la Società degli Amici dedica tutto il tempo e il denaro e le persone ad attività quali: la
pace, la riconciliazione degli uomini, la presenza nei luoghi di conflitto per
soccorrere i più deboli, la soluzione di problemi carcerari, sanitari, la
scuola, l'alfabetizzazione, l'informazione. Le attività, le sigle che ne
derivano, sono moltissime, in ogni parte del mondo, e si svolgono con
discrezione e umiltà.
Quaccheri in Gran Bretagna,
negli Stati Uniti... Quaccheri anche in Italia? Se sì, con quale consistenza,
spazi, visibilità?
In Italia, il Quaccherismo non ha mai avuto
una forte risposta positiva. Forse la totale assenza di riti, la mancanza di
propaganda con fini di conversione, e perfino il silenzio - che ha certamente
un suo fascino religioso e poetico in generale, posto al centro della
cultualità, senza una guida sicura e riconosciuta cui appoggiarsi - non
contribuiscono alla sua conoscenza e diffusione. Ma la gente matura, oggi,
vuole sapere e affrontare i problemi, anche religiosi, anche se tabù, personalmente,
senza deleghe. Non è escluso che il Quaccherismo venga conosciuto ora in
Italia, perché ha qualcosa da dire, e molto da fare, in un mondo di parole
vane.
Ultima domanda: qual è la
collocazione del quaccherismo nel contesto dell'ecumenismo cristiano e dei
rapporti tra le religioni?
Nei rapporti con le altre chiese,
protestanti, cattolica e ortodossa, il discorso si fa complesso ma non
problematico. Complesso, perché, non essendovi una gerarchia ecclesiastica e
un'unica autorità centrale con poteri decisionali, ogni Meeting locale o
nazionale ha libertà di scelta, oltre che situazioni diverse. Non problematico
perché i quaccheri rifuggono da diatribe teologiche e organizzative, e i
contrasti, se ci sono, riguardano aspetti pratici di problemi comuni.
Dopo il primo periodo burrascoso e
drammatico, in cui cattolici e protestanti non accettavano minimamente
l'esistenza di un movimento totalmente a-liturgico e a-gerarchico, che suonava
di per sé come una provocazione, e in cui le autorità civili e militari
contribuirono per la loro parte a ostruzionismi e persecuzioni, i quaccheri
hanno trovato un modus vivendi di luogo in luogo e di
caso in caso, basato sulla tolleranza e il rispetto reciproco, sia con i
protestanti nel cui seno sono nati durante la Rivoluzione puritana di Oliver Cromwell, sia con i cattolici, di cui condividono, con tutti i
cristiani, la fede in Cristo Gesù. C'è qualche gruppo religioso che non perdona
loro di non schierarsi decisamente da una parte o dall'altra, ma al quacchero
gli schieramenti non interessano.
Altri non perdonano loro di sostenere che la Parola di Dio non è tutta contenuta nelle Sacre Scritture, perché può essere udita e
percepita dentro di sé nella meditazione, nella preghiera, e fuori dell'uomo,
nella creazione, nella storia, e perfino in altre religioni: pur se il
quacchero assicura che Cristo resta al centro della propria fede, ed è la prima
fonte di rivelazione, a molti cristiani formati diversamente sembra limitativo.
Il quacchero crede fino in fondo che
« lo Spirito soffia dove vuole ... » e quindi anche al di là, prima,
diversamente dal luogo di culto ufficiale, tramite un predicatore riconosciuto
e debitamente preparato e consacrato.
Ma qui sorge un altro problema. Fermo
restando il principio della scintilla divina in ogni uomo, che porta il
quacchero a derivarne un reale sacerdozio universale,
oltre al rispetto, al pacifismo, ecc.... in America, fin dal '700, si è sentito
un crescente bisogno di un minimo di guida spirituale, che il culto non
programmato sin qui descritto non offre. Ne sono nati nel tempo movimenti
scissionisti che hanno reintrodotto il culto programmato, con un ministro
(pastore), letture, inni, sermone, e un certo spazio di silenzio. Oggi, negli
Stati Uniti e nei gruppi del Terzo mondo fondati da quaccheri americani, il
culto programmato è maggioritario; e risponde di fatto alla esigenza di
sostegno biblico.
I rapporti con le altre Chiese, specie sui
problemi della pace e del servizio sociale, sono di norma eccellenti.
Di
Martino Morganti, CONFRONTI
Il quaccherismo nella vita quotidiana
Vorrei dividere questo discorso in tre
parti: i fondamenti, cioè la base delle nostre convinzioni di Quaccheri; il
culto silenzioso; e le conseguenze pratiche di una tale fede nella vita
quotidiana.
C'è in ognuno una scintilla divina, una luce
che è Dio. Questa luce è la nostra autorità principale e il nostro criterio, e
ci orienta nella vita. Si chiama anche luce di Cristo nel cuore.
I primi Quaccheri dicevano che Cristo era
venuto a insegnare al suo popolo Lui stesso - senza l'intermediario delle
chiese con le loro gerarchie, senza l'uso dei sacramenti esterni, senza
sacerdoti, anche senza fare ricorso a un libro, per quanto esso sia sacro o
speciale.
Questa luce può brillare in chiunque, sia
cristiano che non cristiano; ma noi cristiani ne vediamo i raggi soprattutto
nella vita, nell'insegnamento e nella morte di Gesù di Nazaret. Lui è l'esempio
che noi cerchiamo di seguire - e qui poniamo l'accento non sulla dottrina della
chiesa, non sui credi, ma sul modo di vivere.
Per noi le azioni sono più importanti delle
parole. Le formule con cui si tenta di descrivere le realtà più profonde sono
sempre limitate; le parole posssono dividere le persone, nonché condurle ad
uccidersi a vicenda, mentre le azioni animate dal senso di rispetto per tutto
il creato sono capaci di conciliare.
Vediamo nella storia del cristianesimo
troppi esempi di odio e di rivalità fra gruppi che si sono opposti gli uni agli
altri, e questo a causa delle parole di cui si sono serviti per fare della loro
verità parziale un grido di guerra.
Amiamoci gli uni gli altri, ecco il nuovo
comandamento di Gesù.
L'amore è il contrassegno di una vita
vissuta secondo le direttive di questa luce interiore.
Ma, mi chiederete, come sappiamo che questa
luce viene da Dio e non dalla propria volontà? Come possiamo constatare che la
voce interiore che ci parla e ci guida è veramente una voce divina?
La convinzione della luce interiore in
ognuno può portare a uno sfrenato soggettivismo - e di quando in quando mi pare
di far parte di un gruppo tanto individualistico da temere che non saremo mai
d'accordo - ma, malgrado tutto, ci sono momenti in cui sentiamo fra di noi una
forza che ci unisce, una forza divina che opera nel silenzio.
Tale unità risulta dal fatto che vediamo,
oppure tentiamo di vedere i raggi di questa luce divina non solo nel nostro
cuore ma anche nel cuore altrui. Come dicevano i primi Quaccheri, l'eterno in
me si rivolge all'eterno in te. L'unità risulta dal fatto che aspettiamo
insieme nel silenzio della riunione di culto.
Che cosa aspettiamo? Aspettiamo che le
esigenze della vita quotidiana si plachino, che i rumori della vita
affaccendata tacciano; che possiamo sentire quella voce calma che ci parla di
cose importanti, anzi essenziali. Naturalmente questa voce non si fa sempre
sentire; possiamo partecipare al culto senza che niente sembri succederci, ma
per lo meno seduti lì con gli altri Amici che condividono l'attesa con noi,
possiamo dichiarare a Dio con una voce interiore: « sono qui, perdonami di
non essere stato quanto avrei potuto essere; ti ringrazio di tutto ciò che hai
fatto per me; aiutami, perché senza di te non trovo il mio cammino. »
A me, per esempio, piace sentire il silenzio
stesso. Rendo più regolare il respiro, svuoto la mente per quanto sia
possibile. E così creo uno spazio affinché lo Spirito lo riempia.
Benché ciò non accada spesso, ci sono
momenti in cui mi sento liberato da tutti i rumori del mondo, circondato da una
amichevolezza preziosa, e molto vicino al silenzio stesso di Dio (un silenzio
che non è assenza, ma pienezza di possibilità).
Qui non c'è bisogno di preghiere
prestabilite, né di cerimonie che distraggono la mente da quella luce che
brilla in tutti i partecipanti al culto, da quella piccola voce calma che ci
parla sempre - benché a volte non vediamo brillare questa luce in tutta la sua
energia né tendiamo l'orecchio a quella voce.
Luce, voce - immagini del rapporto sacro fra
Dio e noi, immagini che per i Quaccheri rappresentano lo Spirito Santo che
adoriamo con amore e verità.
Tale silenzio è alla base delle nostre
riuniuni di lavoro, in cui il gruppo decide le priorità per l'avvenire: esse si
svolgono nella stessa maniera delle riuniuni del culto.
Per gli Amici la vita non si divide in due
aspetti - non c'è contrasto fra sacro e profano, fra religioso e quotidiano - e
tutti abbiamo una parte da svolgere, donne e uomini, tanto nelle riunioni di
lavoro che in quelle del culto.
Siamo tutti uguali, possiamo tutti dare un
contributo, ciascuno ha diritto di parlare - e di essere ascoltato con rispetto
e con amore. Cerchiamo di esprimere per gli altri e per noi stessi la volontà
di Dio. Se nelle riunioni di lavoro non si può giungere ad una decisione
unanime, la questione si ripropone in seguito. Spesso ci vuole una attesa più
lunga.
Non si ricorre a una votazione; non si
tratta di maggioranza o di minoranza - la voce della persona più modesta può
essere il mezzo col quale si fa sentire la voce di Dio. Tutto stà nell'ascolto,
e per essere Quaccheri bisogna saper ascoltare.
Quest'accettarsi gli uni gli altri è la
forza dell'azione Quacchera, quella della semplicità, della pace, della
schiettezza, quella della uguaglianza di tutti (donna e uomo, persona di colore
e bianco, bambino e adulto), del darsi del tu, derivano tutte da questa vita
vissuta in armonia con Dio, con il prossimo e con l'ambiente.
Non siamo semplicemente un'organizzazione di
lavoro assistenziale, né di pacieri: siamo un piccolo gruppo (circa
duecentomila nel mondo), ma facciamo parte di un'avventura spirituale.
Le sue fonti sono religiose, le sue
conseguenze sono sociali. Se tentiamo di trovare una pace interiore, possiamo
lavorare per una pace sociale e internazionale; se cerchiamo segni divini in
tutto il creato, possiamo lavorare per la salvaguardia della natura e contro
l'inquinamento del pianeta; se trattiamo il vicino da uguale, da immagine di
Dio, possiamo aiutare nelle loro lotte per i diritti umani quelli che sono più
lontani.
Ci adoperiamo per costruire, per così dire,
una città nuova spirituale, umana, libera, in mezzo alla città vecchia
materialistica, consumista, disumana.
A volte ci sentiamo troppo stanchi, troppo
pochi, e gli ideali sembrano impossibili; ma il nostro cammino di Quaccheri è
di vivere come se questi ideali fossero attuabili. E non agiamo da soli.
di
Harvey Gillman
[ da: I Piccoli Quaderni Quaccheri - Resp: Luciano Masolini ]
Carissimi/, vi allego, tradotto dall'amico E. Giardino,
l'articolo del prof. Rune Ottosen
(univ.di Oslo, Norvegia). A questo punto si impone l'’esigenza di
una ricerca multidisciplinare e mondiale sull’industria del
giornalismo e dell’intrattenimento, nonché sui suoi effetti.
Leggete perché.
_______________________________
L'intreccio perverso
media-fiction
Alla 16^ conferenza nordica
di Ricerca sui media e la comunicazione (15-17 agosto 2004-
Norvegia) sono stati presentati 200 comunicazioni
relative a 25 gruppi di lavoro. Ricercatori
ed alunni provenienti dai 4 Paesi Nordici, Islanda, Lituania, Estonia, Russia..
Per la sessione – Retorica filmica e politica internazionale- il prof.
Ottosen ha presentato la comunicazione in oggetto. Essa tratta della
commistione –sempre più stretta- tra industria filmica e radiotelevisiva
e giornalismo: Non più fatti o notizie reali ma "finzione sceneggiata"
diretta da pochi soggetti (militari, sceneggiatori, giornalisti, padroni dei
media).
M. Moore ci ha detto giustamente che " stiamo vivendo in
una società virtuale" dove anche il Presidente degli USA viene eletto,
anche se non è il vincitore reale. Anche l’elezione dell’attore
Reagan (ieri) - o di Schwarzenegger (oggi)- sono il risultato del peso della
industria della fiction sulla politica. Sono le agenzie di "Public
relations" (PR) che creano i leader politici e pilotano l’opinione
pubblica.
La fiction e le bugie sono state usate largamente per
criminalizzare Saddam Hussein, tanto che l’opinione pubblica mondiale ha
temuto per " armi di distruzione di massa" inesistenti. Nel gennaio
2002 Rumsfeldt ha creato lo "ufficio di influenza strategica"
incaricato di manipolare la realtà e le persone. Dicono che poi è stato
dimesso, ma in realtà ha solo cambiato nome " Esecutivo per piani
speciali"(guerra in Iraq- 2003).
Consulenti di Hollywood hanno "abbellito" il centro
stampa del Qatar. Un giornalista USA (P.Knightley) ci dice che nella guerra
all’Iraq i giornalisti "scomodi" vengono silenziati. In effetti
17 reporter sono stati uccisi fino a metà agosto 2004. Quando un
corrispondente di una rivista di New York pose domande scomode in una
conferenza stampa- perché siamo qui (in Iraq) ? Perchè dobbiamo starci ? Quanto
vale in termini di notizie questo costosissimo centro-stampa ?- fu attaccato
duramente dalla Fox TV che rese
pubblica la sua e-mail alla quale arrivarono , in un giorno, 3000 messaggi di
odio. La maggior parte dei cronisti non stava nemmeno nella sala del
centro-stampa, dove arrivavano pochissime notizie.
Già dopo l’attacco alle torri gemelle, il Pentagono usò
Hollywood per la sua strategia informativa. Una vera ironia : produttori di
fiction che aiutano l’Amministrazione USA a fronteggiare la realtà.
Ormai militari e uomini di spettacolo lavorano in simbiosi : questi ultimi
ricevono soldi, navi, aerei, strutture, soldati, come mezzi di produzione
gratuiti (l’autore fa l’esempio del film "Asteroide").
Ogni anno il Pentagono riceve 100 sceneggiature e coopera in 1/3 dei
casi. Esempio: Black Hawk down
(operazione restore up in Somalia).
Lo storico militare L.Suid ha spiegato questo intreccio nel suo
libro "Viscere e gloria". Ovviamente la TV commerciale è il legame tra le industrie dello spettacolo e delle notizie.Esempi : la serie
"L’agenzia", prodotto dalla CBS e sponsorizzato dalla CIA
(eroici agenti CIA salvano il mondo dal terrorismo arabo), è stato comprato
anche dalle rete commerciale norvegese TV2. Sono tanti gli episodi documentati
dal bel libro di Herman e McChesney "I media globali, nuovi missionari del
capitalismo".
Si tratta dunque di una commistione a due vie : il Pentagono
influenza ed usa Hollywood , e viceversa.
L’industria cinematografica mondiale è
controllata da poche compagnie USA : Columbia, Twentieth century fox, United
artists, MCA, Warner Brothers, Metro-Goldwyn-Mayer e Paramount. I grandi
networks TV Usa- NBC, CBS, ABC erano vincolati a produrre per la diffusione
domestica, per cui solo Hollywood produceva per una diffusione globale. Oggi il
mercato mondiale è dominato da Disney, Time Warner, Viacom, Universal, Sony
Polygram e News Corporation (Murdock). La CNN nel 1991 -1^ guerra del Golfo- cambiò per sempre l’industria delle notizie a scala mondiale (news TV
24 ore su 24).
L’esistenza di Al Jazeera e di pochi altri canali arabi
costituisce un piccolo limite a questo monopolio. La fusione di industrie
filmiche con quelle di notizie divenne palese quando Time Warner comprò la CNN e Disney la ABC. Murdock penetrò
nel mercato inglese nel 1960 e successivamente (1980) comprò la Twentieth Century fox, creando Fox TV network. Questa è un incrocio-limite
tra spettacolo e notizie. Un esempio afgano : il cosiddetto
"reporter" stava seduto in cima ad un carro armato in corsa, armato
di pistola, segno di patriottismo e coraggio. Dopo l’11-9- 01 Murdock
ruppe ogni "autonomia editoriale"e ordinò ai suoi di sostenere le
guerre USA .
Una caso eclatante di mistificazione mediatico - militare
si è avuta con la sceneggiata di Jessica
Lynch che ha occupato per giorni e giorni TV e giornali, in ogni
parte del mondo. La versione USA: Jessica (19 anni) ferita , strapazzata
nell’ospedale di Nassyria, che viene salvata e liberata da un eroico
manipolo di soldati USA secondo il classico motto "mai abbandonare il
camerata caduto". La realtà : Jessica contusa viene curata con
diligenza nell’Ospedale di Nassyria pieno di soldati irakeni. Guarita
viene rinviata al suo comando USA in ambulanza. Due giorni dopo- partiti i
soldati irakeni- una troupe "militare" USA irrompe
nell’ospedale con grande clamore, luci, suoni e telecamere
"liberando" Jessica (che era partita da 2 giorni !). Ma la caccia
all’affare commerciale su Jessica non è finito : CBS, NBC e Viacom stanno
gareggiando per assicurarsi i diritti sul film, con Laure – figlia di
Reagan- nella parte di Jessica.
Infatti non è importante il fatto in sé, nè la menzogna che
l’ha accompagnato. Quello che conta è che i media globali ne abbiano
parlato, creando curiosità e incassi potenziali.
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UCOII Unione delle Comunità
ed Organizzazioni Islamiche in Italia
RAMADAN 1425 Abbiamo il piacere e
l’onore di comunicare alla comunità islamica e al paese che il Consiglio
di Orientamento e Ricerca Europeo ha rilevato che quest’anno esistono le
condizioni astronomiche che poter stabilire con largo anticipo le date
dell’inizio e della fine del mese di Ramadan. Con il permesso di Dio, il
sacro mese (e il digiuno rituale in esso osservato), inizierà venerdì 15
ottobre, sarà di 30 giorni e domenica 14 novembre si svolgerà la ritualità
della Festa della Rottura. Comunichiamo inoltre che, in accordo con le maggiori
istanze islamiche in Italia, è stato stabilito in 6,00 euro pro capite
l’ammontare della zakat ul fitr (elemosina di fine ramadan). Preghiamo
Iddio altissimo che questo mese porti a tutta la comunità e al paese pace e
serenità.
Roma 25 settembre ‘04
il Consiglio Direttivo UCOII
Ecumenici invita in special modo i cristiani
ad adoperarsi per stimolare iniziative di dialogo, di preghiera e di digiuno
comune
Non è importante, ancorché possibile, un trionfo militare sul nemico, al
contrario; l’emancipazione dell’umanità non può scaturire dalla
soppressione di Caino, non perché non si riconosca che ci sono nemici che vanno
sconfitti, ma perché quella sarebbe una sua paradossale vittoria.
L’emancipazione dell’umanità non si attua eliminando o soggiogando
un’altra parte d’umanità, questo lo lasciamo a Nietzsche e
accoliti, non lo si fa venendo sin da subito
sussunti all’ethos della
sopraffazione violenta. Molti sorrideranno a questo argomentare, giudicandolo
ingenuo. A costoro, quando come me comunisti, vorrei chiedere se a parer loro i
fallimenti sistematici delle esperienza cosiddette socialiste, sono solo colpa
dello Stalin o Pol Pot di turno, della burocrazia che fagocita gli ideali,
delle masse immature ecc., o se forse non sia il caso di interrogarsi da capo
su quello che è successo. Io credo che noi abbiamo fallito soprattutto dal
punto di vista etico, ossia nella liberazione dell’uomo. … È il
comunismo un’utopia “antiumana” e orribile? No, dico
recisamente no. Anzi, credo ancora sia l’unica alternativa di civiltà e
d’umanità alla barbarie in
cui già viviamo. Credo però che
vadano fatte anche delle rotture epistemologiche e pratiche in questo cammino,
che nuovi livelli di lotta e coscienza vadano guadagnati, alla luce di ciò che
è successo e alla luce dei percorsi d’emancipazioni non strettamente
socialisti. Certo è un ipotesi, una strada, che va costruita e percorsa
collettivamente, e che deve confrontarsi con la quotidianità e con la Storia, non può essere una “dottrinetta” da svilupparsi accademicamente
all’ “osteria dell’avvenire”; ma ritengo che sia una
strada feconda, che valga la pena battere.
Tratto da uno scritto di Fausto Concer (della segreteria
Rifondazione Comunista di Bolzano)
Storia dell’altro é un libro scolastico collettivo, co-realizzato da
professori di storia palestinesi ed israeliani. Un’iniziativa senza
precedenti.
« Auguro successo a questa magnifica impresa ». Frase conclusiva della
prefazione di Pierre Vidal-Naquet al manuale « incrociato » destinato alle
scuole medie ed ai licei palestinesi ed israeliani, che le Edizioni Liana Levi
hanno appena tradotto (1).
Un’iniziativa senza precedenti : sei professori di storia palestinesi e
sei loro omologhi israeliani hanno redatto questo testo scolastico intorno a
tre date chiave - la dichiarazione Balfour del 1917 (considerata la prima
ufficializzazione internazionale del movimento sionista nato nel XIX secolo),
la guerra del 1948, la prima Intifada del 1987 - di un conflitto che non
finisce d’insanguinare il Medio Oriente. All’origine di
quest’iniziativa, il PRIME (Peace Research Institute in the Middle East),
Ong fondata da professori universitari palestinesi ed israeliani con
l’aiuto dell’Istituto di ricerca sulla pace di Francoforte. « In
uso da dicembre 2002 in parecchi licei di Israele e della Palestina,
quest’opera costituisce una sfida e, lo speriamo, un passo verso la pace
», sottolinea l’editore nella quarta pagina di copertina.
Non un libro, ma due in uno
: gli autori non hanno tentato (senza dubbio sarebbe stato impossibile) di
produrre una sintesi dei due approcci, dei due vissuti storici troppo
antagonistici. Ogni capitolo é diviso in racconti paralleli, quello redatto
dagli insegnanti palestinesi, quello degli insegnanti israeliani. Il loro
confronto chiarisce, certo, le incomprensioni fra loro, ma permette di andare
oltre il tradizionale discorso che demonizza « il nemico », negando puramente e
semplicemente i suoi diritti e la sua cultura. Questa volontà di rispetto dell’
« altro » fa la ricchezza e la singolarità di questo documento straordinario
nel senso primario del termine. Senza sfumare i soggetti di scontro, la qual
cosa non avrebbe potuto dare che un libro esangue, vuoto di contenuto. Un
esempio, il secondo capitolo é intitolato « La guerra d’indipendenza »
dalla parte israeliana, « La Nakba (Catastrofe), 1948 » per la sua redazione
palestinese.
Solo testo comune, quello
co-firmato da quattro coordinatori del progetto, che rappresentano le due
nazionalità, in guisa d’introduzione. Fornisce la finalità
dell’iniziativa : « aprire agl’insegnanti ed agli allievi uno
spazio di studio comune ». Coscienti « che sarebbe irrealistico
nell’immediato pensare di modificare i racconti o di crearne uno accettato
dai due popoli », essi aggiungono : « Occorre considerare l’insegnamento
della storia come un tentativo di costruire un avvenire migliore « rivoltando
ogni pietra » e non lanciandola in testa all’altro. Speriamo che voi -
insegnanti ed allievi - siate della nostra stessa opinione e ci aiutate ad
accettare questa sfida. »
Ritiro delle
truppe dall’Iraq: è la richiesta - secondo i sondaggi ICM - del 71%
dell’opinione pubblica (precedente dato: 45%) e del movimento contro la
guerra, che sta acquisendo grande forza anche grazie all’enorme
partecipazione della comunità musulmana inglese e all’azione della
coalizione "Respect". L’andamento disastroso della guerra ha
convinto della sua inutilità anche coloro inizialmente favorevoli
all’invio delle truppe: infatti i più attivi negli ultimi mesi sono proprio
i familiari dei soldati morti in Iraq. In questo clima si sta preparando la
manifestazione contro la guerra che il 17 ottobre chiuderà l’European
Social Forum
E IL 54% DEI
DANESI: SE NON SI VOTA A GENNAIO IN IRAQ, RITIRARE LE TRUPPE....
Oltre la metà dei danesi vuole che le truppe in Iraq tornino a casa se non si
terranno le elezioni a gennaio come previsto dal calendario della transizione.
Secondo un sondaggio realizzato dalla Gallup per il quotidiano Berlingske
Tidende, il 54% degli interpellati vorrebbe il ritiro delle truppe se per il 31
gennaio non si saranno portate e termine con successo le previste elezioni
politiche in Iraq.
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Svizzera: un voto per (ri)affermare una società di rispetto e accoglienza…
Tipicamente svizzeri!
Naturalizzazioni
agevolate
I giovani
stranieri residenti in Svizzera acquisiranno la naturalizzazione con procedura
agevolata valida in tutto il Paese a patto d’aver frequentato almeno
cinque anni di scuola dell’obbligo e di possedere un permesso di
soggiorno o di dimora. Tra il 14° e il 24° anno d’età potranno inoltre richiedere
la naturalizzazione agevolata presso il proprio Comune tutti i giovani
stranieri residenti in Svizzera da almeno due anni che risultino integrati e
abbiano familiarità con almeno una delle lingue ufficiali della
Confederazione.
Ogni nato sul territorio della Confederazione avrà diritto ad acquisire la
cittadinanza elvetica fin dalla nascita ove uno dei genitori sia nato o
cresciuto in Svizzera.
Il 26 settembre 2004 vota 2xSì
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(NEV/ENI) - Il Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) ha chiesto
ufficialmente agli Stati Uniti, al Giappone e all'Unione Europea di riprendere
con vigore l'azione iniziata nel 2003 per sollevare l'embargo imposto alla
Corea del Nord, in vista di un intervento umanitario per contrastare la grave
carestia che ha colpito il paese. Contemporaneamente, il CEC ha chiesto al
governo Nord coreano di rivedere la politica adottata circa i diritti civili e
ha deciso di porre il problema della pacificazione della penisola coreana allo
studio della propria Commissione per gli affari internazionali.
Iniziative analoghe sono state recentemente intraprese anche a
favore di Cuba.
(NEV/BIP) - Curioso l'accordo raggiunto tra Corea del Nord e Corea
del Sud per diminuire la tensione lungo quella che viene considerata la
frontiera più fortificata del mondo. Le autorità del Sud smantelleranno una
enorme croce potentemente illuminata che sovrasta un importante posto di blocco
e quelle del Nord cancelleranno dall'altra parte una serie di imponenti scritte
che glorificano il governo e i leader comunisti.
(NEV) - Sarà il 23 ottobre al centro metodista di Ecumene
(Velletri, Roma) il prossimo convegno annuale dell'"Associazione 31
ottobre - per una scuola laica e pluralista". Il tema dell'incontro,
individuato in rapporto agli eventi dell'ultimo anno, sarà "Laicità e
simboli religiosi nella società e nella scuola" accompagnato da alcune
comunicazioni specifiche: dagli aspetti giuridici connessi alla difesa della
laicità, alla riforma Moratti; dall'insegnamento confessionale nella scuola
all'insegnamento delle religioni. Il convegno sarà seguito, domenica 24, dalla
IV Assemblea nazionale dell'
Associazione. Iscrizioni: 06 96 33 310.
(NEV/AV) - E' stata definita "la più piccola Bibbia del
mondo" e sarà la principale attrazione di "ExpoBiblia 2004", la
rassegna biblica mondiale di prossima apertura a Lima, Perù. Il
"volume", quattro centimetri di larghezza e sei di lunghezza è stato
stampato in Indonesia e verrà presentato insieme a rare edizioni del Libro dei
libri e a Bibbie nelle diverse lingue e dialetti delle comunità indigene
latinoamericane.
ECUMENICI PER I DIRITTI UMANI: ROMPIAMO IL
SILENZIO
Mai più violenza sulle donne in tutto il mondo!
Non conobbi mai Paloma, ma sua madre mi parlò di lei. Paloma era una delle diverse centinaia di giovani donne assassinate a Ciudad
Juárez, una città al confine tra Messico e Stati Uniti. Peroltre un decennio,
queste donne furono rapite, torturate, stupratee uccise. Le autorità fecero ben
poco per indagare, perseguire o fermare questi delitti perché si trattava di
donne povere, inermi, politicamente ininfluenti. Molte erano giunte a Ciudad
Juárez per lavorare nei maquiladoras, stabilimenti di assemblaggio
costruitidalle multinazionali sul confine messicano, attirate dalle
agevolazioni fiscali e dal basso costo della manodopera messicana. Le giovani
donne come Paloma hanno alimentato il fenomeno della globalizzazione economica
nella speranza di ricavarne qualcosa, diventandone altresì le vittime. Ciò che
spicca in questo caso è il coraggio delle madri delle donne uccise a Ciudad
Juárez. Le madri si sono organizzate tra di loro e chiedono giustizia. Assieme
a loro e ad altri, lo scorso anno Amnesty International è riuscita a esercitare
pressione sul governo federale del Messico affinché si impegnasse afar cessare
le uccisioni. La storia di Paloma è soltanto uno tra imilioni di esempi della
più vergognosa infamia dei nostri tempi: la violenza sulle donne.
In Asia e Medio Oriente le donne vengono uccise in
nome dell'onore. Nell'Africaoccidentale le ragazze sono sottoposte amutilazioni
genitali femminili in nomedella tradizione. Nell'Europa occidentale le donne
migranti e rifugiate sonoattaccate perché non accettano le usanze sociali della
comunità che le ospita. Nella regione meridionale dell'Africa le ragazze sono
stuprate e infettate con il virus dell'HIV/AIDS perché coloro che abusano di
loro sono convinti che fare sesso con una vergine li guarirà dalla malattia.
Infine, nei paesi più ricchi e più sviluppati del
mondo, le donne vengono picchiate a morte dal proprio partner.
Questo tipo di violenza si diffonde perché sono
troppi i governi pronti a chiudere un occhio e a lasciare che la violenza sulle
donne abbia impunemente luogo. In troppi paesi, le leggi, le politiche e le
usanze sono discriminatorie nei confronti delle donne: negano loro glistessi diritti
degli uomini, rendendole così più vulnerabili di fronte alla violenza. La
proliferazione delle armi di piccolo calibro, la militarizzazione in atto in
molte società e l'attacco al cuore dei diritti umani nell'ambito della
"guerra al terrorismo" non fa che peggiorare il calvario di molte
donne. I diritti umani sono universali: la violenza sulle donne è un abuso dei
diritti umani su scala universale. Donne di continenti e paesi diversi, di
religioni, culture e retroterra sociali differenti, istruite o analfabete,
ricche o povere, sia che vivano in guerra o in tempo di pace, sono legate dal
filo comune della violenza subita da gruppi armati o dalloStato, dalla comunità
o dalla loro stessa famiglia.
Trattati e meccanismi internazionali sono davvero
utili soltanto se applicati in modo appropriato. Altrimenti restano parole
nell'aria. Leggi e politiche possono offrire protezione solo se rispettate.
Altrimenti restano parole scritte. I diritti umani
diventano una realtà soltanto se forniscono uguaglianza e protezione
altrettanto reali. La sfidacontinua a essere un cambiamento che possa realmente
fare la differenza nella vita delle donne. È ciò che le donne di tutto il mondo
chiedono oggi.
Attraverso la campagna "Mai più violenza sulle
donne ", Amnesty International unisce la sua voce a quel richiamo
all’azione. Abbiamo lavorato assieme a molte persone all'interno e
all'esterno di Amnesty International per disegnare una campagna mondiale per
chiedere un cambiamento a livello internazionale, nazionale e locale attraverso
attori e azioni differenti.
Chiediamo ai leader, alle organizzazioni e ai
privati cittadini di impegnarsi pubblicamente per rendere i diritti umani una
realtà per tutte le donne. Attraverso l'attività di lobby sui governi
chiederemo loro di ratificare senza riserve la Convenzione per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne e
il relativo Protocollo opzionale. In alcuni paesi chiederemo l'abolizione di
leggi che discriminano le donne e che perpetuano la violenza contro di loro. In
altri, chiederemo l'adozione di leggi che proteggano le donne, criminalizzino
lo stupro e altre forme di violenza sessuale. Ascolteremo la voce delle donne,
lavoreremo al loro fianco e le aiuteremo a organizzarsi. Coinvolgeremo le
comunità e le autorità locali affinché sostengano programmi che permettano alle
donne di vivere libere dalla violenza.
Questa campagna è diversa da tutte le altre in
quanto chiede a ognuno di noi di assumersi la propria responsabilità. La
violenza sulle donne cesserà soltanto quando ciascuno di noi sarà pronto ad
assumersi l'impegno: a non commetterla, o a non permettere che altri la
commettano, a non tollerarla, o a non arrendersi finché essa non sarà eliminata
in ogni parte del mondo.
La violenza sulle donne è universale ma non è
inevitabile. Le nostre mani la fermeranno. Possiamo farcela, e ce la faremo
grazie a voi.
Irene Khan,
Segretaria Generale di Amnesty International
La campagna e gli appelli sono disponibili su www.amnesty.it
Ecco cosa riporta uno dei nuovi libri di Storia contemporanea
adottato da numerose scuole medie; il brano è tratto dal Capitolo 2,
paragrafo 1 (La Sinistra storica al potere):
Gli uomini della Destra erano aristocratici e grandi proprietari
terrieri. Essi facevano politica al solo scopo di servire lo Stato e
non per elevarsi socialmente o arricchirsi; inoltre amministravano
le finanze statali con la stessa attenzione con cui curavano i
propri patrimoni. Gli uomini della Sinistra, invece, sono
professionisti, imprenditori e avvocati disposti a fare carriera in
qualunque modo, talvolta sacrificando perfino il bene della nazione
ai propri interessi. La grande differenza tra i governi della Destra
e quelli della Sinistra consiste soprattutto nella diversità del
loro atteggiamento morale e politico
(Bellesini Federica, I nuovi sentieri della Storia. Il Novecento,
Istit. Geogr. De Agostini, 2003, Novara)
Si segnala che il sito Viator (www.viator.it) ha pubblicato l’intervista “Una
mano al dialogo” rilasciate da Maurizio Benazzi, fondatore di Ecumenici, e dal
rabbino capo di Milano, Giuseppe Laras. Seguirà la pubblicazione su carta nel prossimo
numero del periodico, che Vi invitiamo ad acquistare.
Segnalazione
da ADL
Schang
Hutter - Dare spazio alla vulnerabilità
Appuntamento
Galleria d'arte Baviera - Zurigo
Zwinglistrasse 10, CH 8004 Zürich
Esposizione
Schang Hutter - Dare spazio
alla vulnerabilità
Der
Verletzlichkeit Raum geben
Vernissage: giovedì 23 settembre 2004 dalle ore 18 alle 21
Interviene il cancelliere federale tedesco
Gerhard Schroeder
Concerto di Jost Meyer, "3 pezzi lirici"
(3 lyrische Stücke)
Segue festa al Cooperativo di Zurigo dove
i DSCHOJA (Heiner
Grieder, Thomas Erb, Judith Widmer, Joggi Kaufmann) suoneranno
in onore dell'artista, del cancelliere federale Schroeder e degli invitati
La mostra rimarrà aperta al pubblico dal 24 settembre
al 3 dicembre 2004.
Ecumenici non
possiede l’indirizzo elettronico dell’On. Prodi, che ha ieri
dichiarato che il referendum sulla procreazione assistita dilanierebbe l’Italia.
In realtà è la sua candidatura a correre gli unici seri rischi, perché oltre il
60% degli italiani non ha infatti alcun dubbio sulla sceltada fare in tema di fecondazione (fonte: indagine Eurispes)… UN
SECCO NO A QUESTA LEGGE
Spazio ora ai
compagni libertari, che non abbiamo mai dimenticato…
Un Grazie anche a
“Italia laica” e “All’avvenire dei lavoratori”
per aver riportato recentemente nostri interventi e notizie
--------------------------------------------
Radicali di
sinistra . libertari laici ecologisti
Milano libertaria Riunione
dei Radicali di sinistra di Milano: mercoledì 22 settembre 2004 ore
20.15 Via Morgagni 2
info: lombardia@...
Fabio Bertini 339.835713
Stiamo
crescendo in fretta, con il tuo aiuto possiamo portare l'alternativa Radicale
anche nella tua città: contatta il comitato della tua regione, oppure comitati@...
Radicali di sinistra il
movimento dei cittadini libertari laici ecologisti . www.radicalidisinistra.it
Il sito internet www.warnews.it
, pur essendo tradizionalmente restio ad occuparsi delle vicende politiche
italiane, ha deciso oggi di pubblicare il seguente editoriale in risposta alle
esternazioni del vicepremier Gianfranco Fini riguardo ai pacifisti.
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Troppo facile far la guerra al pacifista
di Paolo Oddone
Il vice primo ministro italiano Gianfranco Fini ha dichiarato
che "il pacifismo è una caricatura della pace" ed ha esortato i suoi
sostenitori a mobilitarsi contro i pacifisti che - a suo dire - sono come
Ponzio Pilato, che "se ne lavò le mani".
E' fin troppo facile accostare le parole di Fini alla famosa dichiarazione
pronunciata da Hermann Goering al processo di Norimberga:
"Naturalmente la gente comune non vuole la
guerra: ne' in Russia, ne' in Inghilterra, ne' in Germania. Questo e'
comprensibile. Ma, dopotutto, sono i governanti del paese che determinano la
politica, ed e' sempre facile trascinare con se' il popolo, sia che si tratti
di una democrazia, o di una dittatura fascista, o di un parlamento, o di una
dittatura comunista. Che abbia voce o no, il popolo puo' essere sempre portato
al volere dei capi. È facile. Tutto quello che dovete fare e' dir loro che sono
attaccati, e denunciare i pacifisti per mancanza di patriottismo e in quanto
espongono il paese al pericolo. Funziona allo stesso modo in tutti i
paesi."
Ma la dichiarazione del vicepremier italiano rischia di essere
anche decisamente maldestra e inopportuna.
La bellicosa esternazione arriva infatti mentre due pacifiste
italiane sono ancora nelle mani di un misterioso gruppo di rapitori in Iraq.
L'associazione Un
ponte per... di cui fanno parte le due
ragazze italiane è stata tra le piu' attive nell'opporsi all'intervento armato
americano in Iraq. Eppure, quando l'attacco è scattato, Simona e Simona non se
ne sono lavate le mani: hanno invece deciso di sporcarsele lavorando duramente
per aiutare la popolazione civile alleviando il dolore degli innocenti. Quel
dolore e quel disagio di cui le forze occupanti molto spesso preferiscono
lavarsene le mani.
Negli ultimi giorni decine e decine di civili ( fonti
ospedaliere riportano che in maggioranza si tratta di donne, vecchi e bambini),
hanno perso la vita sotto i bombardamenti americani a Falluja.
La città, come in precedenza accadde a Najaf, è stata posta sotto un durissimo
assedio, in contrasto con le norme della Convenzione di Ginevra.
In un articolo apparso oggi sull'edizione online di Al-Jazeera,
un commentatore arabo si chiede perchè, se è vero che ci sono gruppi di
terroristi rifugiati nella città, gli americani non entrano in forze con le
loro truppe per circondarli e arrestarli, senza causare vittime tra i civili.
La risposta è che è molto piu' comodo e meno dispendioso bombardare dall'alto e
assediare: dei morti innocenti si puo' tranquillamente lavarsene le mani.
Da un uomo di destra come Gianfranco Fini ci si aspetterebbe un
esortazione alla truppa perchè affronti gli insorti eroicamente con sprezzo del
pericolo, affrontandoli a viso aperto.
Invece, anzichè rispondere al braccio destro di Bin Laden -- che in un
comunicato diffuso recentemente ha accusato gli occupanti di essere "dei
codardi che hanno paura di affrontare in campo aperto i mujahideen, preferendo
bombardare dall'alto" -- Fini preferisce prendersela con la presunta
codardia dei pacifisti.
E questo proprio mentre due pacifiste italiane stanno rischiando la propria
vita prigioniere del nemico.
Se Simona Pari e Simona Torretta se ne fossero lavate le mani, probabimente ora
sarebbero a casa loro in Italia, a guardare la guerra in televisione. Proprio
come Gianfranco Fini.
Perchè Fini non ha esortato i suoi seguaci ad arruolarsi e a
partire per l'Iraq, anzichè aizzarli contro i pacifisti?
Se per loro la guerra è tanto giusta e necessaria, che vadano a farla di
persona, sul campo, come i loro eroi di El-Alamein, o come i ragazzi americani
che morirono in Normandia.
Chi pratica lo sport del lancio di sputi al pacifista ha ben poco del nobile
guerriero. E Ponzio Pilato al confronto era un temerario.
La verità è che i veri nemici della pace non sono mai stati nè
i pacifisti nè i combattenti. Il vero pericolo, da sempre, sono quelli che sono
ora per la guerra, ora per la pace, a seconda della loro convenienza. Spietati
e feroci con i più deboli, servili e striscianti con i forti, sanno sporcarsi
le mani di sangue senza provare alcun orrore. Salvo poi lavarsele accuratamente
prima di salire sul palco di un comizio, su uno scranno parlamentare o sui
divanetti di velluto di uno studio televisivo.
Errata corrige:
Giosuè è il nome del collaboratore di Agnoletto e non Gioele, che è invece il
nostro giovanissimo collaboratore (un po’ assenteista J ), a cui ho sollecitato proprio in quelle ore una sua promessa di
parlarci delle feste ebraiche, in un’ottica un po’ controcorrente…
Mille scuse a Giosuè.
Ne approfitto
per invitare i tantissimi (e sono qui veramente molti!) giovani under 23 per
mandarci loro contributi scritti sui temi più svariati. In primis la musica (compresa
quella punk) ma anche le passioni naturalistiche, l’ opera di
volontariato in strutture non conosciute, la gioia di vivere, la scuola e l’università,
i progetti e i sogni…
Ieri si è
ballato in piazza a Busto Arsizio (VA), insieme ai rappresentanti dell’ANPI,
per non rassegnarci ai vili attentati di estrema destra di queste ore nella
zona dell’Altomilanese; speriamo anche di tornare a ballare per le strade
di tutta Italia dopo che sarà caduto questo governo guerrafondaio e liberticida.
Gianluca Zoni leader dei GC
di Varese ci ha trasmesso un messaggio in cui ci informa che a causa di un’iniziativa
di lotta che assorbe il suo tempo libero, non può partecipare in questo momento
alla tavola rotonda; abbiamo chiesto anche a Vittorio Agnoletto, eletto per la Sinistra Europea (come del resto a tutti gli iscritti e eletti del PRC a questa ML) la sua
disponibilità in tal senso: per il tramite di Gioele, che lavora con lui, ci è
stato riferito dell’impossibilità a farlo per scadenze in corso. Ci
limitiamo pertanto a riportare il suo intervento apparso sul Manifesto di oggi.
E’ il primo segnale importante di chiarezza a certi livelli di
responsabilità, dopo le tempeste e le controversie politiche dei giorni scorsi.
La pace ha perso l'occasione VITTORIO AGNOLETTO
Il Parlamento Europeo, ha perso
un'importante occasione per entrare in sintonia con la volontà della
maggioranza dei cittadini europei che la guerra non l'hanno mai voluta e che
richiamerebbero volentieri le truppe a casa. Il centrosinistra europeo ha, a
sua volta, perso l'opportunità per costruire un rapporto credibile e
trasparente con il movimento pacifista ad un mese esatto dal Forum Sociale
Europeo di Londra che avrà al suo centro l'opposizione alla guerra «senza se e
senza ma». La caparbia ricerca di un accordo istituzionale, perseguito
attraverso un'esasperata doppiezza tattica, ha derubricato la guerra, oggi
discrimine epocale per la stessa concezione della politica, ad una merce di
scambio degli assestamenti istituzionali. Ben poco onorevole risulta mascherare
tutto ciò con la solidarietà agli ostaggi.
Infatti il Parlamento Europeo ha votato all'unanimità
un testo sugli ostaggi che «...chiede la loro liberazione incondizionata ed
immediata...», appello importante, posto come obiettivo fondamentale dal gruppo
della Sinistra Unita, che infatti ha chiesto il voto separato sullo specifico
paragrafo. Risultato per altro depotenziato dal fatto che la mozione non
comprende alcun riferimento alla richiesta della sospensione dei bombardamenti
così come invece richiesto dalle Ong e dalla popolazione irachena che con
coraggio ha manifestato in piazza a Baghdad.
La scelta è ancora più grave se si considera
che la mozione contiene una sola volta la parola guerra quando «raccomanda che
la sua commissione esteri elabori una relazione completa sulla situazione in
Iraq tenendo conto delle conseguenze della guerra e di tutti i problemi della
ricostruzione e della stabilizzazione del Paese».
La rimozione totale della guerra e
dell'occupazione, così ormai la chiama la stessa amministrazione Bush, avrebbe
rischiato di passare inosservata se da parte della Sinistra Unita non fossero
stati presentati due emendamenti. Il primo «ritiene che la guerra contro l'Iraq
e l'occupazione del Paese siano azioni ingiuste e illegali..»; il secondo:
«chiede....l'immediato ritiro delle forze di occupazione straniere.» Opinioni
condivise, in Italia, non solo da milioni di persone, ma, almeno formalmente da
tutto (o quasi) lo schieramento d'opposizione. Eppure a Strasburgo il
centrosinistra italiano, con l'eccezione di Chiesa, Fava, Santoro, Gruber e
Frassoni (quest'ultime due limitatamente al primo emendamento) si è astenuto
compatto.
Sul piano tecnico va detto che un sostegno
agli emendamenti non avrebbe impedito loro di rispettare la disciplina di
gruppo approvando nel voto finale la mozione; scelta infatti realizzata da
molti socialisti francesi ( a differenza del gruppo della Sinistra Unita che ha
ritenuto insostenibile una mozione che non contenesse una condanna della guerra
preventiva).
La decisione quindi di non votare contro la
guerra e per il ritiro delle truppe è una scelta tutta politica determinata
dalla volontà del gruppo Socialista Europeo di perpetuare una gestione
bipartisan del Parlamento Europeo attraverso un accordo di ferro con il gruppo
Popolare Conservatore di maggioranza relativa. Che si estende ad ogni ambito della
vita parlamentare.
Sorge allora spontanea una domanda:
l'appello firmato solo due giorni fa da D'Alema e dai dirigenti del
centrosinistra italiano per la cessazione dei bombardamenti, rappresenta una
reale convinzione e indica quindi un terreno sul quale vi è la disponibilità ad
una battaglia politica, o è uno specchietto per le allodole rivolto al vasto
movimento pacifista, mentre, lontano dagli occhi e dalle orecchie dei
connazionali, altre sono le scelte che si realizzano? La domanda va oltre il
singolo episodio: il grande movimento di questi anni è riuscito a modificare,
almeno parzialmente, le ragioni stesse del fare politica, o «un altro mondo
possibile» viene considerato da molti come uno slogan, oggi da usare, domani,
passata l'alta marea, da gettare per tornare a più consumate abitudini ? Da
Strasburgo non sembrerebbero esserci molte ragioni per essere ottimisti. Forse
è solo il punto di osservazione che falsa la realtà. Ma se non fosse così?
-------------------------------
Caro Maurizio,
nell'accettare il tuo
invito, preferisco girare lo stesso ad una compagna, Rina Zardetto, che è
appassionata del tema, ha partecipato all'ultimo incontro a Otranto, ed è stata
candidata alle ultime europee. Purtroppo non riesco a seguire tutto, e lei può
parlare bene a nostro nome.
Vorrei citare una frase di
Ferrero che condivido "Quasi tutti i partigiani che ho incontrato hanno
combattuto per fare finire la guerra". E' anche l'esperienza
dell'associazione Materiale Resistente, che con Rina abbiamo fondato (si occupa
della comunicazione ai giovani della memoria storica della Resistenza).
Grazie e buon lavoro
Gianni Tassi
------------------------------
Ho ricevuto molte informazioni da voi e non
ho avuto modo di rispondere.
Vorrei presentarmi : ALBERT MUKADI BINGEBEBA*
; Congolese (ex Zaire ) vivo in Italia da 12 anni, abito a Cremenaga (VA). Sposato
Elettrotecnico....di fede Cristiana Evangelica (battista) penso di poter
comunicare spessissimo con voi in futuro..
Gli indirizzi elettronici pubblici
indicati in “Cc - Copia per conoscenza” di questa comunicazione appartengono
ai responsabili dell’Alleanza Evangelica Italiana, che ha prodotto un
documento fortemente lesivo dei diritti umani sulla base dell’orientamento
sessuale.
Non devono poter più contare sull’indifferenza e la rassegnazione
delle persone intellettualmente oneste: rompi il silenzio anche tu!
Rapporto annuale 2004 di
Amnesty International; Diritti umani di lesbiche, gay, bisessuali e transgender
Gli attivisti di AI hanno continuato a
promuovere campagne in difesa dei diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT), seguendo casi in
Egitto, Honduras, Portorico, Stati Uniti, Uzbekistan e altri paesi.
· AI ha adottato come
prigioniero di coscienza Wissam Tawfiq Abyad, condannato a febbraio da una
corte d’appello egiziana a 15 mesi di reclusione per «perversione abituale».
Egli è tra le decine di presunti omosessuali detenuti o imprigionati nel corso
dell’anno esclusivamente sulla base del loro orientamento sessuale, reale
o percepito.
· Il 3 ottobre, Eddie
Hartman è stato messo a morte nel North Carolina, negli USA. Durante il
processo, l’accusa ha dato una connotazione negativa dell’imputato
servendosi della sua omosessualità per chiedere e ottenere un verdetto di
condanna a morte.
· Ad agosto, in Uzbekistan,
il giornalista e attivista dei diritti umani Ruslan Sharipov è stato
riconosciuto colpevole di tutte le accuse che gli erano state ascritte, tra cui
quelle di omosessualità e rapporti sessuali con minorenni, al termine di un
processo iniquo. Secondo quanto riferito, Ruslan Sharipov ha confessato le
accuse nei suoi confronti sotto coercizione.
· In Honduras, secondo
alcune ONG, circa 200 lavoratori del mercato del sesso omosessuali e
transessuali sono stati assassinati tra il 1991 e il 2003. Solo pochi casi sono
stati investigati o hanno visto i responsabili portati davanti alla giustizia.
· In occasione della
Commissione delle Nazioni Unite sui diritti umani del 2003, il riferimento
relativo al termine "orientamento sessuale" nella risoluzione sulle
esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie è stato fortemente contestato
e sottoposto a votazione. Allo stesso modo, una nuova iniziativa brasiliana che
invitava gli Stati a promuovere e proteggere i diritti umani di tutte le
persone indipendentemente dal loro orientamento sessuale è stata contestata. AI
ha svolto un’attività di lobby
a sostegno di entrambe le risoluzioni e ha emesso un comunicato stampa in cui
apprezzava l’iniziativa brasiliana. Sono stati tuttavia proposti ben 55
emendamenti alla bozza di risoluzione brasiliana, volti a eliminare il
riferimento all’orientamento sessuale. L’ultimo giorno della
Commissione, il presidente ha proposto di rinviare il problema alla prossima
sessione del 2004, proposta che è stata approvata. AI continuerà a impegnarsi
per sostenere la risoluzione.
· A giugno dagli Stati Uniti
è giunta la buona notizia della sentenza nel caso Lawrence contro lo Stato del Texas che ha di fatto annullato
tutte le leggi sulla sodomia esistenti negli Stati e territori degli Stati
Uniti, compreso Portorico, con la motivazione che tali leggi costituivano una
violazione della Costituzione sul diritto alla riservatezza.
ROMPENDO IL SILENZIO
Violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale
Ovunque nel mondo persone sono state
imprigionate, torturate e poi uccise soltanto per la loro identità sessuale.
Gay, lesbiche, travestiti, transessuali ed ogni persona che non segue le regole
di una sessualità cosiddetta "normale" può essere soggetta a queste
persecuzioni da parte di singoli individui, apparati militari e di polizia o
gruppi organizzati. Gli abusi vanno dai semplici insulti agli abusi sessuali.
In alcuni casi autorità intolleranti possono rifiutare di proteggere i diritti
fondamentali degli omosessuali mentre in altri i governi o le istituzioni sono
in prima persona gli autori di questo tipo di abusi.
L'interesse per la creazione di una legislazione in difesa dei
diritti umani nasce in reazione alle atrocità della seconda guerra mondiale
quando ebrei, zingari, disabili ed omosessuali furono portati in campi di
concentramento dai nazisti e lì furono fucilati, impiccati, sterminati con gas
letali e lavori forzati. Le lesbiche, a differenza dei gay, non sono mai state
considerate omosessuali, bensì persone pericolose per la società: identificate
con il triangolo nero (i gay portavano il triangolo rosa), vivevano e
lavoravano fino alla morte in compagnia di vagabondi e piccoli delinquenti,
anche loro considerati “pericolosi per la società”.
Anche se sotto il nazismo gli omosessuali avevano una precisa
identificazione, i membri delle Nazioni Unite quando scrissero la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, dimenticarono sistematicamente di considerare
questo gruppo di persone. Poi sono stati redatti altri documenti in difesa dei
gruppi cosiddetti "deboli" quali le minoranze etniche e le donne.
Questi documenti costituiscono un'importante struttura di difesa di queste
categorie. Non è ancora stato fatto nulla in difesa degli omosessuali
nonostante tutti siano a conoscenza delle violenze che subiscono in prigione a
causa della loro identità sessuale reale o presunta. Alla Conferenza mondiale
sui diritti umani di Vienna Amnesty International ha sottolineato pubblicamente
la mancanza di un programma per la difesa dei diritti umani di gruppi deboli
quali bambini, tribù indigene, disabili, minoranze religiose, sessuali, etniche
e linguistiche e tutte le persone affette da AIDS/HIV. Questa proposta,
respinta alla fine della Conferenza, dimostra che Amnesty International ritiene
lesbiche e gay in pericolo di una reale discriminazione.
In teoria gli omosessuali godono della protezione dei trattati
internazionali sui diritti umani, quali la Carta Internazionale dei Diritti Umani, il Patto Internazionale su Diritti Civili e Politici
e il Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, che
vogliono garantire gli stessi diritti a tutte le persone. In seguito alla
Convenzione Europea sulla Protezione dei Diritti dell’Uomo e delle
Libertà Fondamentali alcuni stati hanno riconosciuto la parità fra omosessuali
ed eterosessuali. Negli Stati uniti, 10 stati hanno esplicitamente proibito le
discriminazioni sessuali; nel maggio 1996 il Sud Africa ha ribadito, per la
prima volta nella storia, l’uguaglianza tra tutti i cittadini bandendo le
discriminazioni basate sulle preferenze sessuali di ciascuno.
Anche se cresce l’interesse per la difesa dei diritti
degli omosessuali, come è possibile che così spesso ci si dimentica degli abusi
che queste persone subiscono quotidianamente? Innanzitutto bisogna dire che la
maggior parte degli omosessuali vittime di repressioni o violenze non denuncia
il torto subito. Forse hanno paura che la loro vita sessuale diventi di
pubblico dominio e perciò fonte di nuove violenze. In molti paesi i gay e le
lesbiche sono emarginati dalla "normale" vita sociale, culturale ed
economica; la loro condizione li porta spesso ad avere scarsa fiducia nelle
autorità, nei servizi sociali e nelle forze dell’ordine che dovrebbero
tutelare i loro diritti. Le lesbiche, a differenza dei gay, sono discriminate
in primo luogo in quanto donne e poi per la loro omosessualità. Il silenzio e
la paura di parlare delle condizioni di vita degli omosessuali è un grande
ostacolo per le organizzazioni che si battono per la difesa dei diritti umani.
Inoltre le discriminazioni sessuali sono spesso mascherate da pretesti legali:
le vittime vengono formalmente accusate di diversi reati in modo da nascondere
la vera ragione della loro detenzione, arresto, tortura o esecuzione.
I preconcetti sociali e religiosi hanno portato a considerare
deviante e fuori della grazia divina ogni relazione omosessuale e quindi
innaturale, immorale e pericolosa per i valori della famiglia e della società.
Il terrore dell'AIDS/HIV ha individuato, senza alcun fondamento scientifico, i
rapporti omosessuali come principale causa della diffusione della malattia. I
governi, promuovendo campagne contro gay e lesbiche e considerando la difesa
dei diritti umani una moda occidentale che mina l’assetto sociale e
culturale, permettono che gli abusi avvengano in silenzio. Le violenze subite
da lesbiche e gay vanno dalle piccole ostilità quotidiane all'arresto, dalla
tortura alla pena capitale. Tutti i cittadini del mondo possono vedere violati
i propri diritti umani da parte di governi ed istituzioni. Gli omosessuali,
come tutte le altre minoranze (che siano etniche, religiose, politiche,
sessuali o linguistiche), sono una categoria particolarmente vulnerabile.
Organizzazioni statali, militari e paramilitari hanno il compito di eliminare o
ridurre al silenzio tutti i gruppi "non desiderati" o socialmente
pericolosi. Ecco i principali metodi a cui ricorrono.
Esecuzioni extragiudiziali e "sparizioni"
Le esecuzioni extragiudiziali sono omicidi
illegali ed intenzionali eseguiti da uno stato o da gruppi paramilitari: le
cosiddette squadre della morte. Le lesbiche e i gay sono particolarmente
vulnerabili a siffatte violazioni: non esistono aiuti sociali o politici per
difenderli, per portare alla luce, denunciare o fermare questi abusi. Parlarne
potrebbe rivelarsi fatale. Si parla invece di "scomparsi" quando si
ritiene che una persona sia stata detenuta da agenti statali ma le autorità
negano il fatto non confermando l'arresto, il luogo di detenzione, e la sorte
toccata alla persona.
In Messico - tra il 1991 e il 1994 - 12 gay sono stati uccisi
nello stato del Chiapas. Uno di essi, Neftali Ruiz Ramirez, era il
vice-presidente del gruppo Tuxtla Gutìevrez gay e travestiti. Ramirez è stato
sicuramente raggiunto da un colpo sparato da un agente di polizia ma
l'inchiesta sulla sua morte è stata insabbiata per nascondere le torture e gli
abusi subiti dai membri di questo gruppo.
In Colombia numerose squadre della morte uccidono gli
omosessuali, i senza tetto, i disoccupati e le minoranze in genere, mettendo in
atto un progetto di pulizia sociale. Le vittime vengono massacrate per strada o
rapite e portate chissà dove per essere poi ritrovate morte con evidenti segni
di tortura. Nella maggior parte dei casi gli assassini rimangono impuniti.
Le squadre della morte uccidono anche in Brasile. Nel 1993
Renildo José dos Santos, bisessuale che ha pubblicamente dichiarato il proprio
orientamento sessuale, è stato rapito da una squadra della morte davanti alla
famiglia e a tutto il vicinato; sono stati riconosciuti appartenenti alla
polizia tra i rapitori. Il suo corpo senza testa (recante evidenti segni di
tortura) è stato ritrovato due giorni dopo in una discarica.
Normalmente chi si impegna in difesa dei diritti degli
omosessuali viene preso di mira dalla polizia: dopo l'omicidio di Renildo José
dos Santos l'unico giornalista, Reinaldo Cabral, che aveva avuto il coraggio di
palare dell'omicidio e delle violenze della polizia, ha ricevuto minacce
telefoniche; il 3 aprile 1994 due uomini armati sono entrati nella sua casa
minacciandolo con un fucile ed incendiandogli la macchina. Il 13 giugno 1994
due consiglieri del Partito degli Operai Brasiliani, l'avv. Reinaldo Guedes
Miranda ed il poeta Hermógenes Da Silva Almeida Filho, che si erano impegnati
in difesa dei diritti degli omosessuali e degli afro-americani, sono stati
uccisi a colpi di arma da fuoco da un sicario legato – a quanto pare
– alla polizia.
Torture e maltrattamenti
Le leggi internazionali in materia di
diritti umani dichiarano illegale la tortura; nel 1984 la Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura ha definito quest’ultima come "l'atto
mediante il quale vengono volontariamente inflitte sofferenze fisiche e mentali
ad un detenuto per ottenere informazioni o per intimidirlo ed umiliarlo".
Ogni anno Amnesty International denuncia casi di tortura in oltre metà dei
paesi membri delle Nazioni Unite. La tortura ed i maltrattamenti sono strumenti
repressivi usati contro tutti i gruppi di persone considerate "nemiche
dello stato o della moralità". Agli omosessuali vengono estorte umilianti
confessioni sulla loro vita privata e sulle loro abitudini. Le lesbiche e i gay
che hanno subito siffatti abusi sono colpiti due volte perché non possono
godere degli aiuti pubblici riservati a tutte le altre vittime. Raramente le
violenze subite vengono rese di pubblico dominio: si crea quindi un clima di
omertà in cui ognuno deve superare da solo i traumi di queste esperienze.
Anche in Europa sono frequenti i casi di tortura e
maltrattamenti dei "diversi"; tra questi non possiamo certo escludere
gli omosessuali. In Romania i rapporti omosessuali tra adulti sono puniti con
una pena detentiva che va da uno a cinque anni di prigione (art. 200 par. 1 e 2
del codice penale). L'ingresso della Romania nel Consiglio d'Europa,
nell'ottobre 1993, è stato subordinato alla modifica di alcune norme di legge
come l'art. 200 par. 1 e 2. Dopo tre anni il parlamento rumeno, ignorando i
numerosi appelli dei paesi europei e di Amnesty International, ha approvato un
nuovo art. 200 in cui dichiara l'omosessualità un "pubblico scandalo"
e istituisce il reato di favoreggiamento ed istigazione
all’omosessualità, anch’essi punibili con pene detentive da 1 a 5 anni. Doru Marian Beldie, di 19 anni, è stato arrestato a Bucharest il 16 giugno 1992 ed
accusato di aver avuto rapporti omosessuali con un minore. Beldie è stato
colpito alle mani e ai piedi per diverse ore; la polizia tentava di
costringerlo a firmare una confessione. In seguito è stato condannato a 4 anni
e mezzo di prigione. In detenzione ha subito ripetute violenze da parte degli
altri prigionieri. Marcel Brosca, studente rumeno di 20 anni, è stato arrestato
nel marzo 1992 a Tecuci mentre dormiva in stazione aspettando un treno per
andare a casa. Quattro poliziotti ed un ragazzo di 17 anni lo hanno avvicinato,
svegliato ed accusato di violenza sessuale sul minorenne. Dopo averlo picchiato
a sangue con i manganelli lo hanno arrestato; è stato condannato a 5 anni di
reclusione. In Romania, fra il 1993 ed il 1995, almeno 11 persone sono state
arrestate con l'accusa di essere omosessuali. Amnesty International ha
documentato 57 casi di persone imprigionate in base all'art. 200 par. 1 e 2:
tra esse figurano Milorad e il suo compagno che sono stati rilasciati in
seguito alle pressioni di Amnesty International con enormi problemi di
reinserimento perché la polizia aveva pubblicato le loro fotografie e la loro
storia. Nessuno era più disposto ad offrire loro un posto di lavoro e Milorad,
in preda alla disperazione, si è suicidato nel 1995 mentre il suo compagno ha
ottenuto asilo politico. In Turchia l'omosessualità non è ufficialmente
illegale ma la polizia periodicamente irrompe nelle case di gay e lesbiche
eseguendo arresti.
Violenze ed abusi sessuali
Violenze e altre forme di abusi sessuali da
parte della polizia, cioè l'inserzione di oggetti in qualunque orifizio del
corpo, sono stati descritti in un Rapporto Speciale sulla Tortura delle Nazioni
Unite come una “violazione della dignità e dell’integrità fisica di
un essere umano particolarmente vergognosa”. Nella maggior parte dei casi
le violenze sessuali sono rivolte contro detenute e omosessuali. In Costa Rica,
nel 1993, almeno 7 travestiti sono stati arbitrariamente arrestati e trattenuti
per alcune ore dalla polizia che li ha umiliati e costretti a sottoporsi a
diverse prestazioni sessuali.
Cure mediche forzate per cambiare le abitudini
sessuali
Nel 1982 Amnesty International ha condannato
le cure mediche che l'Unione Sovietica e la Cina avevano riservato ai detenuti omosessuali. Tali trattamenti consistevano nella somministrazione di
psicofarmaci e elettroshock.
Rifugiati politici
Il lavoro di Amnesty International a favore
dei rifugiati politici comincia con la protezione delle persone da detenzioni
arbitrarie, torture, uccisioni e rapimenti da parte delle squadre delle morte.
L'organizzazione ha inoltre lavorato per evitare che i rifugiati dovessero
ritornare, contro la propria volontà, nei loro paesi. La Convenzione di Ginevra definisce i rifugiati come "persone che hanno la fondata paura di
essere perseguitati per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a
un particolare gruppo sociale o politico". Tra questi gli omosessuali sono
considerati come persone appartenenti ad un particolare gruppo sociale. Il 12
marzo 1994 Alfonso Toboso, gay cubano, è stato riconosciuto rifugiato politico
dalla Corte Suprema degli Stati Uniti perché, in quanto omosessuale, non poteva
vivere al sicuro nel suo paese. Il Ministro della Giustizia, Janet Reno, ha
confermato che quanto sancito da questa decisione sarebbe stato oggetto di una
legge federale.
Leggi che criminalizzano l'omosessualità
Anche se la tendenza internazionale è quella
di non considerare l'omosessualità un reato, alcuni paesi segregano questa
categoria di persone (abbiamo già citato alcuni casi in Romania o in paesi
Sudamericani). Nel 1992 si è fatto un passo avanti quando quasi tutti i paesi
dell’est europeo hanno legalizzato l'omosessualità. In Nicaragua, sotto
il governo sandinista, l'omosessualità era tollerata ma nel 1992, con la
riforma del codice penale, il governo conservatore ha messo fuori legge l’omosessualità
con l'art. 204. Secondo Amnesty International questo articolo è poco chiaro e
permette l'arresto di chiunque sia sospettato di essere un omosessuale. Negli
Stati Uniti 28 stati hanno depenalizzato l'omosessualità dal 1962 mentre in
altri stati (Texas, Missouri, Kansas e Tennessee) le vecchie leggi sulla
sodomia vengono applicate nei casi di rapporti sessuali tra uomini.
Nei paesi in cui l'omosessualità è un reato penale, questa
accusa può essere usata anche come pretesto per arrestare o punire cittadini
scomodi. In Iran lo scrittore satirico Ali-Akbas Saidi Sirjani, le cui opere
sono state quasi tutte censurate, è stato arrestato nel marzo 1994 con accuse
quali spionaggio, uso di sostanze stupefacenti, produzione di alcolici, di aver
ricevuto fondi da organizzazioni anti-rivoluzionarie e omosessualità. Nel
novembre 1994 è deceduto dopo sette mesi di isolamento. La versione ufficiale
parla di “crisi cardiaca”.
La pena di morte
Amnesty International è contro la pena di
morte in qualunque caso ma cerca di portare alla luce tutte quelle situazioni
in cui la pena di morte viene usata contro le minoranze. Anche se la pena di
morte punisce un determinato reato, talvolta viene applicata per reprimere
movimenti politici oppure per eliminare le cosiddette “sacche di
povertà”. In Iran, secondo la legge islamica, la sodomia è un crimine
contro la volontà divina e perciò punita con la pena di morte. Tuttavia la
differenza tra uomini e donne porta a trattamenti diversi per le stesse
imputazioni: gli uomini vengono uccisi dopo il primo processo mentre le donne,
prima di essere condannate a morte, devono essere processate quattro volte con
la testimonianza di quattro "gassameh" (uomini di reputazione
rispettabile); la pena per i primi tre processi è di 108 frustate. Nel 1995
almeno 50 uomini sono stati condannati al morte ma non è chiaro quanti di loro
siano omosessuali. Altri paesi islamici in cui viene applicato lo
"hodoud" (legge islamica) sono Yemen, il Pakistan, Arabia Saudita,
Oman e Sudan.
Il ruolo di Amnesty International
Amnesty International si batte per
l’integrità fisica e mentale di ognuno e per la libertà di opinione; il
lavoro di Amnesty International mira a proteggere tanto la vita privata che
quella pubblica di ognuno, considerando la sessualità una dimensione
fondamentale dell’identità di ogni individuo. E’ nostro lavoro sia
tutelare i diritti umani dei singoli cittadini che informare su questi diritti
affinché ognuno possa identificare e denunciare le violazioni. Dal 1961 Amnesty
International si è battuta contro la tortura, i maltrattamenti, le esecuzioni
di prigionieri e le "sparizioni", indipendentemente dalla vita
sessuale delle vittime. Dal 1979 si è mossa in favore di tutti coloro che
avevano lottato per l'affermazione dei diritti dei gay e delle lesbiche non
violentemente. In seguito Amnesty International ha modificato il suo mandato e
le sue modalità di intervento in favore di una maggiore protezione legislativa
dei diritti umani degli omosessuali. Dal 1982 l'organizzazione condanna le cure mediche imposte per cambiare l'identità sessuale delle persone.
Amnesty International si batte per la liberazione dei
"prigionieri per motivi di opinione", cioè di coloro che sono
detenuti esclusivamente per le proprie idee, colore, sessualità, religione, lingua
ed origini etniche e che non abbiano mai usato o incitato all'uso della
violenza. Dal 1991, in seguito al Consiglio Internazionale di Yokohama, Amnesty
International ha deciso di estendere il proprio lavoro anche in difesa delle
lesbiche e dei gay imprigionati. L’organizzazione preme affinché i
governi rispettino i diritti umani e adeguino le proprie leggi alle norme
internazionali. E’ giunto il momento di cambiare quelle legislazioni che
portano a discriminazioni sessuali.
Raccomandazioni di Amnesty International ai governi
per la protezione degli omosessuali
Il rilascio immediato e incondizionato
di tutti i prigionieri per motivi di opinione, compresi coloro che sono
imprigionati per la propria identità omosessuale, per aver difeso i
diritti degli omosessuali (o per aver promosso l'educazione contro
AIDS/HIV) e per le proprie opinioni politiche con l'accusa di
omosessualità.
Una revisione delle leggi sui
comportamenti sessuali che permettono la detenzione di persone soltanto
per la loro reale o presunta identità sessuale. Questa revisione deve
includere anche le leggi che consentono l'arresto di chi si è battuto per
i diritti degli omosessuali.
Far cessare immediatamente le violenze,
gli abusi sessuali, le torture ed i maltrattamenti da parte delle
istituzioni nei confronti di tutti, comprese le lesbiche e i gay. E’
necessario proibire ogni trattamento crudele, inumano o degradante dei
detenuti come le terapie mediche forzate riservate agli omosessuali.
Far cessare le “sparizioni”
e le esecuzioni extragiudiziali di lesbiche e gay. I governi devono
immediatamente porre fine a queste violazioni, avviare inchieste
imparziali e portare dinanzi alla giustizia i responsabili.
Giungere all’abolizione totale
della pena di morte (compresi, quindi, i casi in cui è applicabile per
omosessualità).
Rivedere leggi e procedure affinché
l’identità sessuale non possa portare alla tortura, alle minacce di
morte e all’omicidio politico di una persona e affinché le indagini
su siffatte violazioni siano imparziali e tempestive.
Assicurare una corretta educazione
contro la tortura, le violenze e gli abusi sessuali nei corsi di
formazione di agenti delle forze dell’ordine, del personale
militare, del personale medico e di tutti coloro che agiscono per
arrestare, interrogare e detenere individui, rifugiati politici compresi.
Rivedere e abolire tutte le barriere
legali e amministrative che impediscono l'accoglienza di rifugiati
politici.
Promuovere l'educazione ai diritti
umani di tutte le persone senza distinzioni di sesso, razza e religione.
Il presente articolo è
tratto dal documento “Breaking the Silence: Human Rights Violations Based
on Sexual Orientation”