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#183 From: "Ecumenici" <ecumenici@...>
Date: Thu Oct 7, 2004 8:37 pm
Subject: Per Francesco ...
ecumenici
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Una piccola frase che vorrei mandarvi scritta da un grande giornalista, scomparso questa estate, per anni inviato nella guerra in Asia. Ha potuto vedere con i propri occhi l'orrore della guerra e da queste ha preso coscienza che dalla guerra nascono solo altre guerre diventando pertanto un attivo portatore della parola della nonviolenza e della pace.

 

"La violenza si combatte solo con l'amore"

Tiziano Terzani

 

 

Gianluca Trovati
g.trovati@...

 

-------------------------------

 

 

Maurizio Benazzi, fondatore e gestore di questa Mailing List dal 1999, è alla ricerca dal mese di aprile di un qualsiasi lavoro impiegatizio; non ha importanza il luogo di lavoro  e non vi sono particolari richieste economiche. Troverete in allegato a questa e-mail un curriculum vitae. Fatelo per favore girare fra le vostre conoscenze: si potrà creare forse così una piccola rete di solidarietà.

Tel. 338 1211439 Grazie.

 

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Posta ricevuta 

 

Care e Cari,

l'omicidio sul lavoro, perché questo è, anche se per la logica corrente si tratta di terribile incidente, di Francesco Iacomino mi ha spinto ad una serie di considerazioni, probabilmente non originalissime, ma del resto è poco originale, anzi è assolutamente consueto, il verificarsi di questi fatti. Ho concentrato le mie riflessioni in due aforismi che vi invio sperando abbiate la voglia e il tempo di leggere. Ciò che più temo nella scrittura è l'autismo e l'autoreferenzialità, quindi, ovviamente, la sterilità e l'inutilità. Comunicando quanto più possibile il mio "lavoro intellettuale" spero di contribuire alla riflessione, alla discussione e alla lotta.

                Ciao

                     Fausto

 

 

* Francesco, operaio di 33 anni cade da un'impalcatura di quindici metri, si spezza le caviglie e si provoca diverse emorragie interne. Muore. Questo in sintesi è l'essenziale. L'essenziale, ma non il più significativo, almeno per comprendere determinate dinamiche; Francesco muore lavorando, lavorando senza protezioni e in nero, muore tra la disperazione d'un padrone, non per la sua morte ma perché ha paura d'essere scoperto, tra la paura e la vergogna dei compagni che temono per il loro posto, quindi assieme al padrone lo scaricano a morire sul ciglio d'una strada, o più probabilmente, fingono di non conoscerlo e lo portano all'ospedale a morire, facendo credere in un ritrovamento dopo un incidente automobilistico.

Uomini o animali titolava un giornale; in realtà né l'uno né l'altro: merci.

Merci, macchine che quando non son più utili alla produzione di altre merci e alla riproduzione del sistema vanno rottamate e sostituite. Questo sia detto non per moralismo, o per delirio apocalittico, ma come semplice constatazione fenomenologica, seguendo la logica e la lettera, oltre che l'inconfutabile realtà, anche dell' "economia classica", da Smith ai giorni nostri. Del resto, la mano invisibile, e provvidente, del mercato talvolta ha bisogno di tagliarsi le unghie e di eliminare pellicine e fastidiose escrescenze: lo vuole l'estetica, lo vuole l'igiene. E come insegna il buon gusto e il galateo, queste cose si fanno privatamente e in silenzio.

 

** La morte d'un uomo sul lavoro, fatto non raro, accompagnata al suo abbandono, o comunque al tentativo d'occultarne la vera causa e il contesto, rappresentano un caso estremo. Un caso estremo e quindi paradigmatico del civilissimo occidente. Si pensi alla guerra, già in sé atto, almeno in teoria, estremo, che è divenuta (e probabilmente da più tempo di quel che si pensi) preventiva e permanente e l'essere preventiva e permanente è fondante per il sistema. Eppure anche i suoi esecutori e cantori la inquadrano come fatto "estremo", "necessario", per fronteggiare "l'emergenza". La guerra è l'estrema, quindi necessaria, conseguenza della teoria dell'esportazione umanitaria di "democrazia" e "diritti". Il lavoro nero, la mancanza di sicurezza e diritti - questi da non esportare, s'intende -, la morte in e per questa condizione, sono paradigmatici della logica della massima flessibilità del lavoro e libertà del capitale. Ne sono l'estrema, quindi la necessaria conseguenza. Ed anche la logica dell'abbandono del ferito, della sua rimozione1, o comunque l'inadeguato soccorso per tutelare superiori esigenze, quali la protezione del capo dalle noie della legge, sono le estreme conseguenze, e quindi paradigmatiche, della considerazione del lavoro, della lavoratrice e del lavoratore, rispetto al profitto; del fastidio per le complicazioni legali ("troppe leggi, il mercato ha bisogno di totale libertà, deve liberarsi di lacci e lacciuoli"); sono pure il paradigma brutale del livello di paura e subalternità degli sfruttati, che soffoca in loro umanità e solidarietà, ma soprattutto l'istinto di ribellione e il rispetto di sé.

Le eccezioni, i casi estremi e eclatanti, si sviluppano sul terreno fertile e gravido della "normalità borghese", ne sono i figli più robusti e astuti, si fanno largo piano piano, ma inesorabilmente. Lo stato d'emergenza -emergenza economica, emergenza terroristica, emergenza immigrazione ecc. - è la loro linfa; l'indignazione sterile e parolaia, irriflessiva e fatalista, sono il loro trionfo e la loro più forte assicurazione.

 

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Emergenza rinnovi permessi di soggiorno: mobilitazioni a sostegno degli immigrati in sciopero della fame a Roma

 

Siamo ormai al 6° giorno di sciopero della fame e ai tre rappresentanti delle comunità immigrate di Bangladesh, Albania e Marocco si è aggiunto negli ultimi giorni il tunisino Hamadi Zrbi. Si stanno organizzando un po’ ovunque mobilitazioni a sostegno della protesta.

 

 

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 Tempi di Fraternità ha donato a Ecumenici un abbonamento annuale alla rivista. Un grande grazie a Giorgio Saglietti e alla casa Editrice!

 


#182 From: "Ecumenici" <ecumenici@...>
Date: Thu Oct 7, 2004 12:48 pm
Subject: Sul carcere di Busto Arsizio: una testimonianza
ecumenici
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Riceviamo e diffondiamo:

 

Caro dottore Benazzi

 

premetto che mi fa molto piacere trovare un "contatto" che forse mi potrà dare una mano sul tema "carceri"; è scontato che cercherò di dare a mia volta tutta la disponibilità che potrò.

 

A parte questi preamboli, scontati ma doverosi, eccomi a raccontarle quello che so sul tema.

Prima mi presento: sono Antonio Corrado, consigliere comunale e capogruppo di Rifondazione comunista al comune di Busto Arsizio, dove siamo purtroppo all'opposizione.

 

Innanzitutto, le dico che ho recuperato dati e notizie, in modo solo verbale, dai contatti avuti con i detenuti (mia visita del 01/05/04, in occasione di una raccolta firme) e con alcune guardie carcerarie, che ho poi incontrato in varie occasioni anche fuori dal penitenziario di Busto.

 

Le voci sono brutte: l'attuale direttrice è stata più volte segnalata per atti avvenuti con modalità repressiva nei confronti di detenuti e dipendenti.

 

Esempi:

 

- alcuni medicinali, utili per detenuti tossicodipendenti, sono stati vietati

- si lamentano casi di posta e pacchi violati

- la responsabile sanitaria si è dimessa, questa estate, denunciando per mobbing la direttrice

- raccolte di firme di detenuti denunciano gravi inadempienze che non elenco ora, per motivi di privacy

 

In effetti la direttrice, troppo rigida sul regolamento, è stata rimossa tempo fa; al suo posto è arrivato un direttore con ben altra sensibilità e si stavano già ponendo le basi per una collaborazione diversa.

 

Poi la signora ha vinto un ricorso ed è stata reintegrata nel suo ruolo, il direttore "illuminato" è ora distaccato a Monza (carcere femminile).

 

Mi risulta che sia stata anche disposta, dal ministero, un’ ispezione interna, nel luglio scorso.

 

Questa, a grandi linee, è la situazione

mi spiace non avere dati ulteriori ma so per certo che il consigliere regionale del prc giovanni martina ha recentemente denunciato alla procura, per i gravi atti che ho sopra descritto, la direttrice.

 

 

I progetti:

 

io e il consigliere regionale di cui sopra, stiamo predisponendo una serie di passaggi i quali passaggi potranno però essere messi in campo solo e soltanto quando la direttrice sarà stata rimossa per ovvi motivi

 

- si pensava di riproporre, sulla base del progetto già attuato a Pisa, la costituzione di una cooperativa di semi-liberi (con pena inferiore ai 2 anni, credo) che possa ricevere appalti dal comune

 

- si pensava di proporre una quadrangolare di calcio con detenuti, forze dell'ordine, guardie carcerarie e amministratori comunali

 

- si pensava di sensibilizzare la cittadinanza sul problema del reinserimento

 

Per ora, io ho presentato in comune a Busto Arsizio una risoluzione, che spero verrà discussa già nel consiglio comunale del 12/10/04, nella quale, spiegando a grandi linee la situazione e visto che il sindaco è il massimo responsabile sanitario della città, si chiede di prendere in mano la situazione e, per prima cosa, fare una visita nella casa circondariale di Busto per capire lo stato delle cose.

 

Attendo sue riflessioni su quanto ho scritto e la saluto

 

Antonio Corrado

 

 

 

------------------------------------------

 

 

Scheda di approfondimento

 

 Questa la fotografia della Casa Circondariale sotto il profilo della popolazione detenuta:

  • 400 detenuti, più del doppio della tollerabilità , valutata ufficialmente in 160 unità;
  • 150 i detenuti definitivi, di cui almeno la metà con pene superiori agli 8 anni. Per quanto listituto si presenti come una Casa Circondariale vi sono ospitati anche alcuni ergastolani;
  • 40 gli appellanti, in attesa ciò della conclusione definitiva del loro iter giudiziario;
  • 100 gli extracomunitari ( il 25 % ), con provenienze in particolare dalla Colombia e dal nord Africa.

I problemi che in particolare sono emersi riguardano:

  • il sovraffollamento della sezione destinata ai tossicodipendenti ( più di 70 detenuti, divisi su tre piani ) va ben oltre tutti i limiti che possono consentire la vivibilità minima. Diverse le celle ( tutte quelle del primo piano ) composte da sei detenuti. E' qui che si concentrano i problemi principali del carcere, all'origine anche recentemente di lamentele e proteste;
  • carenza cronica di un numero adeguato minimo di infermieri per garantire i trattamenti ai detenuti tossicodipendenti. In questa condizione spesso saltano i turni per la somministrazione stessa delle medicine;
  • carenza di educatori rispetto la pianta organica prevista: due sui cinque;
  • mancanza di almeno 80 agenti di Polizia Penitenziaria per consentire lorganizzazione del lavoro su tre turni giornalieri e non quattro.

 

 

 

 

 

 


#181 From: "Ecumenici" <ecumenici@...>
Date: Thu Oct 7, 2004 6:31 am
Subject: Altra economia ad Ancona: il commercio equosolidale ed ecocompatibile
ecumenici
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Siti dove sono collocate le testate nucleari americane in Europa:

 

Kleine Brogel Airbase, Belgium 20

Buchel Airbase, Germany 20

Ramstein Airbase, Germany 130

Aviano Airbase, Italy 50

Ghedi Airbase, Italy 40

Volkel Airbase, Netherlands 20

Incirlik Airbase, Turkey 90

RAF Lakenheath, Britain 110

 

Totale: 480

 

 

Info tratta da http://www.thebulletin.org/issues/nukenotes/so04nukenote.html  

 

………………..

 

 

 

Su Ecumenici trovo l'espressione di una vera apertura al confronto con la diversità e la pluralità di essere e pensare….

Mi piace regalarVi questi pensieri

Oriella Orazi

 

“Questa è l’autentica esperienza della libertà: avere la cosa più importante del mondo, senza possederla”

                                   da “Undici minuti” di Paulo Coelho

 

 

Il nostro errore più grande è quello di cercare negli altri le qualità che non hanno trascurando di esaltare quelle che invece realmente possiedono

Yourcenar

 

 

“Un giorno capirai che c’è posto per tutti”

                         Ghandhi

 

“Occhio per occhio finiamo di rendere tutto il mondo cieco”

 

                          Ghandhi

 

 

 

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Segnaliamo che è disponibile il file in formato pdf della tesi di laurea in storia della teologia:  “Tempo e eternità nel pensiero di Karl Barth” .  Scrivere a ecumenici@... per la richiesta gratuita

 

Doniamo invece a tutti questa storia dall’altro mondo… J

Partita a golf in Paradiso tra Gesu' e Mose'

Tira Gesu' e la pallina va nel lago; con calma Gesu' cammina sulle acque, recupera la pallina e col secondo tiro la manda in buca.

Ora tira Mose': anche lui manda la pallina nel lago. Con calma Mose' alza un braccio e le acque si dividono... secondo tiro e buca.

Un vecchietto anche lui con una bella e lunga barba, afferra una mazza e tira anche lui: nel laghetto!
Subito dopo salta fuori un pesce con la pallina in bocca e la risputa in aria, passa un gabbiano che prende la pallina al volo e la deposita in buca.

Gesu' e Mose' si girano ed insieme gli dicono: "Suvvia, si sa che se giochi Tu non c'e' partita!"

 

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Ancona. Dall’8 al 10 ottobre, Eco&Equo, mostra mercato dei prodotti ecocompatibili ed equosolidali

 

 

 

E’ prevista la partecipazione di Gianni Minà e di Mario Tozzi (di “Gaia, il pianeta che vive”)


Il commercio equo cambia le città
L’Assemblea generale del commercio equo italiano Agices chiede a Comuni, Province e Regioni uno spazio permanente di confronto su città e Altra Economia.

10mila metri di spazio espositivo, 150 espositori e oltre 10mila visitatori: nell’edizione 2003 Eco&Equo www.ecoandequo.it  è stata la prima mostra dei prodotti equo e solidali a condividere una vetrina e uno spazio di dibattito con le autonomie locali su parchi, aree protette e attività legate alla cultura del territorio.
Quest’anno la seconda edizione dell’evento, che si terrà alla fiera di Ancona dall’8 al 10 ottobre 2004, viene organizzata da Regione Marche e Ente Regionale per le Manifestazioni Fieristiche in collaborazione con Agices, l’Assemblea generale che rappresenta le organizzazione del commercio equo presenti da oltre quindici anni nelle nostre città.
La mostra mercato dei prodotti ecocompatibili ed equosolidali, per Agices vuole dunque essere l’occasione di aprire un confronto pubblico con Regioni, Province e Comuni: perché in tutta Italia si moltiplichino le esperienze di “altra economia” che fondano “altre città”, altri modi di intendere e di vivere i rapporti economici, sociali ed umani all’interno della propria comunità locale.
Come Agices, spiega Chiavaroli, “da Eco&Equo chiederemo agli Enti locali che hanno già approvato mozioni e leggi per le economie solidali, di costruire insieme un luogo di confronto permanente per riconoscere formalmente il ruolo del commercio equo nelle città, e inserire i suoi criteri e le sue esperienze in modo strutturale nelle politiche pubbliche di sviluppo economico e sociale dei territori”.

Che cosa succede a Eco&Equo
Eco&Equo è una mostra mercato, ma è anche, e forse soprattutto, un grande spazio pubblico in cui incontrarsi, confrontarsi, discutere. Il programma culturale prevede per Venerdì 8 ottobre, dalle ore 10,00 alle 18,00 in Auditorium si terrà il convegno di apertura su “Acquisti pubblici: verdi e socialmente responsabili”. Dalle 16.00 alle 17.00 (speaker corner) vengono presentate le “Nuove esperienze di commercio equo e solidale: Portogallo, Argentina, Albania, Cuba, Croazia, Burkina Faso”. In serata (18.00-20.00 sala B) si parlerà di “Opportunità di lavoro nel terzo settore e l’accesso al credito per le cooperative sociali”.
Sabato 9 ottobre lo spazio auditorium sarà risevato a “Territori e buone pratiche ambientali”. In sala D (10.00-13.00) si parlerà di “Economia solidale: dalla rete ai distretti. Esperienze e progetti in Italia e nelle Marche”, mentre nello speaker corner (10,00-12,00) Legambiente organizza l’incontro “Comuni ricicloni” e nello stesso spazio a seguire (12.00-13.00) incontro con la giornalista Marinella Correggia. Nel pomeriggio in sala B (15.30-17.30) incontro su “Commercio equo, cotone e WTO: verso Hong Kong 2005”, in sala D (16.00-18.00) si parlerà di “La finanza e la responsabilità sociale”, in sala B la parola passa a “Altreconomie, Altrecittà - Enti locali ed organizzazioni di economia solidale a confronto” mentre nello speaker corner (17.00-19.00) si terrà l’incontro della rete migranti.
Anche domenica 10 tre occasioni di dibattito: in Auditorium (10,00-18,00) si discuterà di “Medicine non convenzionali: ecocompatibilità e libertà di scelta terapeutica”, in sala B (10.00-13.00) si terrà il “Convegno della Rete dei Gruppi di acquisto solidali delle Marche”, mentre in sala D (10.00-13.00) si incontrerà il Forum dei migranti (gruppi acquisto solidali)

Lo spazio equo e solidale
Nello spazio economico solidale hanno già confermato, tra gli altri, la loro presenza:
realtà del commercio equo come Ctm Altromercato, Commercio Alternativo, Roba dell’Altro Mondo, Raggio verde, LiberoMondo, Equoland; le botteghe del mondo Macondo e Ravinala; il consorzio di certificazione Transfair Italia; Banca Etica e la Mag Emilia Romagna; il consorzio di assicurazione etica Caes Assicurazioni; ecoturismo e turismo solidale con Viaggi e Miraggi e Cts; associazioni come Emergency, Un ponte per..., Coopi, Palm Work Project, Legacoop-cooperazione sociale, Federsolidarietà, la Rete dei Gruppi di acquisto solidale delle Marche, l’informazione alternativa con Altreconomia, Carta, Infoshop e i missionari di Emi; ma anche diversi Enti locali tra i quali la Provincia di Ancona e il Comune di Roma.
Ricca anche la presenza internazionale con stand dedicati ad esperienze provenienti, tra l’altro, da Argentina, Albania, Portogallo e comunità curde della Turchia.

Qui Eco
Cresce d’interesse anche la parte eco-compatibile, con il coinvolgimento di parchi nazionali e regionali, riserve naturali, aree protette e comunità locali. Insomma, una vera e propria vetrina dello sviluppo sostenibile del nostro Paese, in continuità con i 9 anni dell’esperienza della fiera ParcoProduce, la prima del settore. A Eco&Equo non si parla solo di conservazione e tutela dell’ambiente, ma anche di rinnovamento dell’economia del territorio per valorizzare - nel pieno rispetto della qualità ambientale - i prodotti agricoli, artigianali, turistici e i servizi per la scuola.

Per i più piccoli
Un’attenzione particolare sarà dedicata ai visitatori più giovani con stand allestiti per attività e laboratori che hanno l’obiettivo di avvicinare gli studenti, in maniera attiva e ludica, ai temi della responsabilità sociale ed ambientale.
- Laboratori di educazione ambientale a cura della Cooperativa Olduvai di Milano (stand dedicato)
- Laboratori di educazione ambientale e consumo critico a cura di Forestalp e Mondo Solidale (stand dedicato)
- Laboratori di energia alternativa a cura dell'Associazione Paea (stand dedicato)
- Laboratori di costruzione di strumenti musicali con materiali di recupero (stand Regione Marche)
- Laboratori sull'uso di strumenti musicali del commercio equo e solidale (stand Commercio Alternativo)

Per informazioni e interviste
Ufficio stampa Agices - Monica Di Sisto tel. + 39 335 8426752 email: ufficiostampa@...

Agices - Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale
Via Reno 2/D - 00198 Roma - Telefono e fax 06.44.29.08.15 - www.agices.org

* Agices è l’Assemblea generale delle organizzazioni del movimento del commercio equo e solidale italiano
Agices è depositaria della Carta Italiana dei Criteri del Commercio Equo e Solidale e gestisce il Registro Italiano delle Organizzazioni di Commercio Equo e Solidale


[dalla redazione di AprileOnline.info)


#180 From: "Ecumenici" <ecumenici@...>
Date: Wed Oct 6, 2004 4:50 pm
Subject: La sospensione del processo di Pace in Israele
ecumenici
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Familiare

La madre fa la maglia
Il figlio fa la guerra
Lo trova del tutto naturale la madre
E il padre, lui, il padre, cosa fa?
Lui fa gli affari
Sua moglie fa la maglia
Suo figlio la guerra
Lui gli affari
Lo trova del tutto naturale il padre
E il figlio e il figlio
Che cosa trova il figlio?
Non trova assolutamente nulla il figlio
Sua madre fa la maglia suo padre affari lui guerra
Quando finirà di fare la guerra
Entrerà in affari con suo padre La guerra continua la madre continua
fa la maglia
Il padre continua fa affari
Il figlio resta ucciso lui non continua più
Il padre e la madre vanno al cimitero
Lo trovano del tutto naturale il padre e la madre
La vita continua la vita con la maglia guerra affari
Affari guerra maglia guerra
Affari affari affari
Vita col cimitero.

Jacques Prévert
 da Paroles (1946)

 

(Scelta da Fausto Concer)

 

 

 

Un caro saluto di benvenuto ai neoiscritti: Fabrizio della LAV, Pasquale giovanissimo giornalista , Antonello capogruppo consigliere PRC, Tiziana consacrata cattolica, al gruppo disarmo,… e anche a coloro di cui non conosco il nome e gli impegni sociali.

MB

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Il dramma della Palestina continua

 

 La traduzione degli accordi di Ginevra in lingua italiana è disponibile sul sito http://www.italiapalestina.it/index.asp   nella sezione documenti: pensiamo possa essere utile a tutt* per organizzare incontri e approfondimenti sul tema.  Si tratta dell’unico accordo possibile, elaborato e condiviso a livello di base.

 

La notizia qui sotto riportata è decisamente inquietante: si rende necessaria un’ampia mobilitazione e di pressione sui media. Il governo israeliano ha infatti gettato la maschera (dopo aver tra l’altro tentato di coinvolgere strumentalmente anche i laburisti nel governo), dichiarando unilateralmente la sospensione del loro fasullo processo di pace.  Ulteriore benzina sul fuoco sulla  guerra in corso in Iraq.

 

Israele: Congeliamo Processo Pace e No Stato Palestina  (AGI) - Gerusalemme, 6 ott. - Il piano di Ariel Sharon per il ritiro dalla Striscia di Gaza e da alcuni lembi della Cisgiordania, altre porzioni della quale resterebbero pero' sotto controllo israeliano, punta a bloccare a tempo indeterminato il processo di pace con i palestinesi, e di conseguenza a impedire la nascita di uno Stato indipendente di Palestina per un periodo di tempo almeno altrettanto privo di scadenze: e' questo in sintesi il senso di una clamorosa intervista rilasciata al quotidiano 'Haaretz' da Dov Weisglass, uno dei consiglieri-chiave dello stesso Sharon, il quale ha cosi' lasciato capire che cosa intenda davvero il premier ebraico quando va parlando di "unilateralita'" del ripiegamento da Gaza, e insiste sul fatto che lo si deve inquadrare in una piu' ampia strategia di "separazione" dai palestinesi. "Il significato del nostro piano di disimpegno", spiega Weisglass sul giornale, "e' il congelamento del processo di pace. Esso", aggiunge con malcelato sarcasmo, "fornisce la formaldeide indispensabile affinche' con i palestinesi non vi sia alcun processo politico. Quando si congela tale processo", incalza lo stretto collaboratore del leader del Likud, il cui intento e' peraltro tuttora fortemente osteggiato dal suo stesso partito, "si impedisce la creazione di uno Stato palestinese. Questo intero pacchetto chiamato 'Stato palestinese', con tutto cio' che implica, e' stato in effetti eliminato indefinitamente dalla nostra agenda", sentenzia ancora Weisglass. "E tutto cio' con una benedizione presidenziale", aggiunge, alludendo all'approvazione accordata lo scorso aprile dal presidente americano George W. Bush all'iniziativa di Sharon per lasciare Gaza entro il 2005, scavalcando di fatto la cosiddetta roadmap: ove non a caso si prevede invece la medesima scadenza per la nascita di quello Stato di Palestina oggetto del progetto di "congelamento" ora ufficializzato dal consigliere del primo ministro israeliano. -

 

 

 

 

Notizie NEV

 

CONDANNA DEL SERVIZIO RIFUGIATI E MIGRANTI DELLA FCEI PER I RIMPATRI FORZATI IN LIBIA

Franca Di Lecce: "Gravissima violazione del diritto di asilo"

 

Roma (NEV), 6 ottobre 2004 - "In questi giorni assistiamo con grande preoccupazione a ripetuti rimpatri forzati di centinaia di immigrati che dopo lo sbarco a Lampedusa vengono respinti in Libia senza che si sia proceduto alle normali attività di identificazione e senza che essi siano informati del loro diritto di chiedere asilo nel nostro Paese". Così ha dichiarato Franca Di Lecce, direttrice del Servizio rifugiati e migranti(SRM) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), in seguito ai recenti eventi verificatisi sulle nostre coste. Di Lecce esprime una ferma condanna della procedura adottata dal Governo italiano perché essa rappresenta "una gravissima violazione del diritto di asilo garantito dall'art. 10 della Costituzione italiana e dai trattati internazionali, in particolare dalla Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951, ratificata dall'Italia, e che all'articolo 33 sancisce il principio di 'non-refoulement ' (non respingimento) per i richiedenti asilo anche se entrati illegalmente nel territorio dello Stato".

"I rimpatri forzati che si susseguono in questi giorni sembrerebbero quasi essere una prima traduzione pratica del recente accordo dell'Italia con la Libia per combattere l'immigrazione illegale, la cui entrata in vigore è prevista per il prossimo 11 ottobre e di cui ancora oggi si ignorano i contenuti" spiega Di Lecce.

Per l'SRM altro elemento di forte preoccupazione è che si trova di fronte ad espulsioni collettive, in netta violazione della Carta europea di Nizza e della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani. "A questo si aggiunge la domanda: cosa attende le persone rimpatriate in Libia? - si chiede Di Lecce -. Molti di questi disperati provengono da paesi dell'Africa sub-sahariana in cui sono in corso guerre e gravi conflitti interni. Quali garanzie del rispetto dei diritti umani offre la Libia che non ha firmato le Convenzioni internazionali in materia di diritto di asilo? E quali garanzie abbiamo che le persone non vengano poi nuovamente rimpatriate dalla Libia nei paesi da cui sono fuggiti perché in pericolo? La stessa Bossi-Fini vieta esplicitamente sia il respingimento che l'espulsione di uno straniero verso uno stato in cui ci sia un rischio reale di persecuzione - tiene a sottolineare la direttrice del SRM, e conclude -: le modalità dei rimpatri di questi giorni sono specchio inquietante di una politica migratoria preoccupata soltanto di arginare i flussi migratori, sbarrando le frontiere esterne, respingendo, violando i diritti umani e spostando i problemi al di là dell'Europa. Anziché perseguire politiche migratorie capaci di istituire vie di acceso legale ai paesi dell'Unione Europea e capaci di garantire il rispetto dei diritti umani fondamentali a persone che fuggono da guerre e situazioni di grave povertà, persecuzione e violenza, l'Italia e l'Europa si arroccano su politiche difensive e poco realistiche, costose ed insostenibili in termini umani ed economici".

Sulla stessa linea un comunicato stampa diramato il 4 ottobre dal Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR) - di cui la FCEI fa parte - in cui viene messo in evidenza come l'Italia, con questa azione, esca dalla concertazione europea. Il CIR informa che la settimana scorsa all'Aja (Olanda), i ministri dell'Unione Europea hanno sottolineato l'importanza della protezione dell' asilo nei futuri rapporti con i paesi nord africani, innanzitutto la Libia. (nev/gc)

 

(NEV/WCC) - "Il Consiglio ecumenico delle chiese ha appreso con compiacimento la decisione della Federazione Russa di ratificare il Protocollo di Kyoto, cosa che potrebbe far scattare il processo che porterebbe il trattato ad avere effetti di legge internazionale". Lo ha affermato David Hallmann, responsabile del programma sui cambiamenti climatici del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC). Lo stesso Hallmann aveva partecipato nel mese di ottobre a una Conferenza mondiale sul clima tenutasi a Mosca per far pressione sulle autorità russe per l'accettazione del Protocollo. Il CEC è da più di 15 anni impegnato  nel dibattito sul cambiamento climatico, riconoscendo in esso non solo un problema scientifico, ecologico ed economico, ma anche spirituale ed etico.

 

 

CAMBIAMENTO CLIMATICO, ULTIMA CHIAMATA?

 

Con questo titolo la Commissione "Globalizzazione e ambiente" della Federazione Chiese Evangeliche in Italia, detta Glam, ha prodotto anche per quest'anno un dossier per "Il tempo del creato",  un tempo di riflessione, secondo la raccomandazione della II Assemblea ecumenica europea (Graz 1998), da dedicare ad un tema specifico connesso con la salvaguardia del creato.

Il cambiamento climatico è un pericolo enorme dentro il quale siamo già pienamente immersi. Il Pentagono, in un rapporto segreto, o che almeno doveva essere tale prima che l'Observer lo facesse conoscere, avverte che nel XXI secolo il CC sarà un nemico che farà più vittime del terrorismo. Ma come è noto, il governo del presidente Bush ha sconfessato l'impegno preso dal governo del presidente Clinton di ratificare il protocollo di Kyoto, che dovrebbe essere un primo parziale e timido passo in controtendenza rispetto alla crescita di emissioni di CO2, ormai universalmente riconosciute come una delle principali cause del CC. Il presidente Bush ritiene che alla limitazione delle emissioni sia preferibile l'adattamento. Forse è quello che, senza possibilità di scelta, stanno sperimentando gli abitanti della Florida con l'uragano Ivan.

Il dossier del 2004, curato da Teresa Isenburg, comprende alcuni articoli di informazione basilare tra cui "Previsioni oscure. Cause ed effetti del mutamento climatico" di W. Seiler (Direttore dell'Istituto di metereologia e ricerca climatica, Germania); "L'effetto serra e il cambiamento climatico" di Gianni Mattioli (uno dei fondatori del movimento ecologista); "Il percorso dal 1972 a oggi", di Jutta Steigerwald (membro del team ecumenico che ha seguito dall'inizio le Conferenze delle Parti, COP, conferenze  convocate dall'ONU sul cambiamento climatico ogni anno dal 1994). Accenna ad alcune risposte centrate in particolare sulla necessità di un cambiamento radicale nella politica energetica (vedi per es. il libro fondamentale di Lester R. Brown: Eco Economy, una nuova economia per la terra, Editori Riuniti 2002). Indica alcuni esperimenti in campo evangelico (Gruppo FGEI di Catania, Centro Ecumenico di Agape, Centro di incontri "Casa Cares"). Offre infine alcuni spunti di riflessione biblica (A. Visintin, G. Platone, F. Giampiccoli).

Il dossier, edito dalla Claudiana, costa euro 7,50, può essere acquistato nelle librerie Claudiana di Torino, Torre Pellice, Milano, Firenze e Roma o nei depositi delle chiese evangeliche che offrono a membri e visitatori i libri Claudiana.

(dalla lettera GLAM)

 

 


#179 From: "Ecumenici" <ecumenici@...>
Date: Tue Oct 5, 2004 8:59 pm
Subject: Era la più coraggiosa e l'hanno assassinata...
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Sierra Leone: Attivista lesbica brutalmente uccisa

http://www.ecquologia.it/sito/pag89.map

 

Fonte: Human Rights Watch

Traduzione a cura di Fabio Quattrocchi http://fabiocchi.blog.tiscali.it

 

 

Ecumenici consiglia per ulteriori info su Fanny Ann Eddy anche il sito http://www.ilga.org

 

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5 Ottobre 2004 - Il governo della Sierra Leone dovrebbe portare alla giustizia i responsabili del brutale omicidio di FannyAnn Eddy, fondatrice del Sierra Leone Lesbian and Gay Association e attivista lesbica conosciuta in tutta l'Africa, ha detto Human Rights Watch.

 

Eddy e' stata trovata morta la mattina del 29 Settembre. Mentre lavorava da sola negli uffici dell'associazione la notte precedente, i suoi assalitori sarebbero entrati nell'edificio, stuprandola, pugnalandola e spezzandole il collo.

 

"FannyAnn Eddy era una persona di straordinario coraggio e integrita', che ha letteralmente dedicato la sua vita ai diritti umani," ha detto il direttore di HRW per le questioni GLBT. "Ripetutamente, nel suo paese e anche altrove, ha attirato l'attenzione sui maltrattamenti, le discriminazioni e la violenza che i gay e le lesbiche subiscono in Sierra Leone. Adesso e' stata uccisa negli uffici dell'organizzazione da lei fondata, e c'e' il sospetto che sia diventata lei stessa vittima dell'odio."

 

Eddy ha fondato l'associazione nel 2002. Il gruppo forniva assistenza sociale e psicologica ad una comunita' timorosa e nascosta. Eddy stessa, tuttavia, era una figura visibile e coraggiosa, faceva pressione sui ministri per risolvere i problemi delle violazioni dei diritti umani e quelli sanitari della comunita' GLBT.

 

In Aprile, Eddy ha fatto parte di una delegazione di attivisti per i diritti sessuali che Human Rights Watch e International Gay and Lesbian Human Rights Commission (IGLHRC) hanno aiutato a intervenire nella sessione annuale della Commissione sui Diritti Umani dell'ONU a Ginevra. Eddy ha incontrato la delegazione del suo governo, e ha testimoniato presso Commissione sui diritti degli omosessuali in quella che ha definito "la mia amata Sierra Leone"

 

"Subiamo costantemente maltrattamenti e violenze dai vicini e dagli altri," ha detto alla Commissione. "I loro attacchi omofobici rimangono impuniti dalle autorita', incoraggiando ulteriormente il loro trattamento discriminatorio e violento sulle lesbiche, i gay, i bisessuali e i transessuali." Eddy e la sua organizzazione hanno documentato maltrattamenti, linciaggi e arresti arbitrari di omosessuali e transessuali in Sierra Leone.

 

La Sierra Leone sta uscendo da un periodo devastante di guerra civile conclusa nel 2002. La guerra era caratterizzata da violazioni dei diritti umani da entrambe le parti ma specialmente dai ribelli che perpetravano stupri, uccisioni, torture e amputazioni di arti. Nonostante il disarmo di 47 mila combattenti e il riuscito completamento delle elezioni presidenziali e parlamentari nel 2002, le questioni che hanno dato origine al conflitto (corruzione endemica, debole stato di diritto, poverta' e l'ineguale distribuzione delle risorse naturali del paese) rimangono tuttora non risolte dal governo.

 

Se prima del conflitto c'erano gravi problemi con la Polizia e il sistema giudiziario, la guerra civile li ha peggiorati. La comunita' internazionale, specie il Regno Unito, ha investito fortemente per addestrare la polizia e riabilitare il sistema giudiziario, tuttavia numerosi problemi rimangono. Mentre ci sono stati molti miglioramenti nel comportamento della polizia, sono state denunciate estorsioni, corruzione e condotta non professionale. C'e' un numero insufficiente di magistrati, giudici, pubblici ministeri ed edifici giudiziari che hanno condotto a gravi ritardi nel sistema. Le detenzioni estese e ilegali di centinaia di sospetti criminali, molti senza le garanzie del giusto processo sancite dalla costituzione, e' anche un problema chiave.

 

Le autorita' in Sierra Leone devono investigare questo crimine, ha detto HRW. Devono mandare il messaggio alla comunita’ omosessuale che la violenza contro loro non rimarra' impunita'.

 

La dichiarazione di FannyAnn Eddy presso la Commissione ONU sui Diritti Umani e' disponibile a questo URL http://hrw.org/english/docs/2004/10/04/sierra9439.htm

 


#178 From: "Ecumenici" <ecumenici@...>
Date: Tue Oct 5, 2004 4:27 pm
Subject: Lo sciopero della fame degli immigrati
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Ecumenici appoggia tutte le forme non violente di protesta, in particolare quelle per i diritti civili degli immigrati. Coraggio: non arrendetevi! L’indifferenza e il razzismo strisciante in Italia non prevarranno. Abbiate determinazione nella lotta! Vi sostengano anche le nostre preghiere.

Maurizio Benazzi

Ecumenici

http://uk.groups.yahoo.com/group/LeonhardRagaz/

 

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Roma, 1 ottobre 2004

Comitato Immigrati in Italia

 

COMUNICATO STAMPA

 

Dopo la grande manifestazione degli immigrati fatta a Roma la scorsa domenica 26 settembre, con oltre 5000 in piazza per chiedere per l’ennesima volta il riconoscimento dei diritti negati all’immigrato, è stato raggiunto un accordo tra il Comitato Immigrati di Roma e la Prefettura Romana su tre punti di fondamentale importanza:

  1. La revisione dei permessi di soggiorno negati.
  2. Accettare l'autocertificazione di domicilio in fase di rinnovo del permesso di soggiorno.
  3. Consentire il raggiungimento familiare del cittadino non italiano durante l’attesa di rinnovo del permesso di soggiorno.

Purtroppo, non è stato raggiunto l’accordo con il Prefetto di Roma, Achille Serra, su un punto fondamentale, quello di timbrare sul foglio di richiesta del rinnovo del permesso di soggiorno per accedere all'estensione dello stesso permesso per altri 6 o 9 mesi in attesa della conferma definitiva. Una procedura in atto nelle Questure di Pavia e di Mantova, quindi, già avviata in altre città del paese.

 

Questo timbro consente all'immigrato, tra altre cose, di poter uscire dal paese senza che si debba aspettare tutto quel tempo assurdo di attesa prima della conferma definitiva dell'avvenuto rinnovo. La questura di Roma è in forte ritardo nel dare appuntamenti per il rinnovo del permesso di soggiorno, arrivando persino al prossimo dicembre del 2005.

 

Questo diniego ha costretto al CII di Roma intraprendere una radicale forma di lotta:

 

lo sciopero della fame

Uno sciopero della fame per le rivendicazioni dei diritti degli immigrati più volte negati.

 

Lo sciopero è formalizzato fisicamente in rappresentanza di tutti gli immigrati da Bachcu Siddque e Vladimir Kosturi deciso nell’assemblea pubblica del giovedì 30 in Piazza della Repubblica, Roma.

 

 Il CII chiede di

  1. Esprimere la vostra adesione ai compagni romani.
  2. Sostenerli nella lotta.
  3. Diffondere quanto sta accadendo in Piazza della Repubblica di Roma, luogo dello sciopero.
  4. Promuovere iniziative locali in sostegno alle rivendicazioni fatte dai romani, che poi sono di tutti.

 

CII Comitato Immigrati in Italia

 

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oggetto: aggiornamento sciopero

 

sabato 2 ottobre ore 18.30

 

 

 

  1. Da questo momento entrano nel terzo giorno di sciopero della fame i compagni Bachcu del Bangladesh e Vladimir dell'Albania.
  2. Si è aggiunto allo sciopero della fame il compagno Shabad del Marocco e sono tre a sostenere la lotta in prima persona.
  3. La forza dei compagni in lotta e sostenuta anche da numerosi immigrati presenti giorno e notte in Piazza della Repubblica.
  4. Sono presenti delegati del CII di Napoli e domani è previsto l'arrivo di altri delegati da Firenze, Brescia e Milano per quanto ci risulta.
  5. Iniziative in piazza di volantinaggio anche in francese, sopratutto tra i turisti per far capire la realtà del governo italiano nei confronti degli immigrati e sopratutto per evidenziare che l'Italia non è tutto mandolino, spaghetti e Fontana di Trevi. Saranno previste volantini anche in spagnolo ed inglese per adesso.
  6. In questo momento è iniziata la terza assemblea permanente, quella fatta ogni pomeriggio alle ore 19.00 c.a., per fare il punto della situazione e valutare altre forme di lotta.
  7. Stiamo aggiornando anche ai compagni immigrati in Europa e a tutte le forze antirazziste dell'evolversi della situazione in piazza.

 

Il CII chiede a tutte le forze antirazziste e a tutti gli immigrati di sostenere ed estendere questa lotta.

 

 

 

 


 

 

SCIOPERO DELLA FAME CONTRO LA LEGGE BOSSI-FINI E PER IL PERMESSO DI SOGGIORNO PER TUTTI

(senza condizioni di casa e di lavoro)

 

 

 

Siamo lavoratori immigrati e siamo qui in piazza in sciopero della fame e in presidio permanente per protestare contro la legge Bossi-Fini e contro i ritardi per il rilascio del permesso. Siamo in rappresentanza della migliaia di immigrati e immigrate, di tantissime comunità nazionali, che hanno attraversato in corteo le vie di Roma domenica 26 settembre.

 

Abbiamo rivendicato al Prefetto di Roma di provvedere a rilasciare immediatamente le migliaia di richieste di rinnovo del permesso di soggiorno che sono ormai bloccate da più di un anno (mentre la legge prevede il rinnovo entro 20 giorni dalla domanda). Senza questo rinnovo rischiamo di perdere il nostro diritto di lavorare in regola, ad abitare in regola, mentre, però, continuiamo a pagare le tasse ed i contributi. Senza il rinnovo non possiamo cambiare datore di lavoro o stipulare nuovi contratti di affitto. Rispettiamo i doveri ma non abbiamo i diritti.

 

Ci domandiamo: a chi giova tutto ciò?

 

Di sicuro a coloro che possono così impiegare i lavoratori immigrati senza contratto in regola e senza diritti. Giova al Governo per imporre a tutti i lavoratori, italiani compresi, regole del mercato del lavoro sempre più flessibili e senza tutele.

 

 

Abbiamo anche chiesto al Prefetto di Roma di accettare l’autodichiarazione del domicilio come documentazione per il rilascio del permesso di soggiorno. Vogliamo, così, anche sottrarci da quell’insieme di regole previste dalla legge Bossi-Fini che ci impongono di presentare una residenza comprovata da un contratto d’affitto regolare e dalla “cessione fabbricato”: regole che consentono a chi specula sul mercato delle abitazioni d’imporci un canone altissimo e di far aumentare l’affitto per tutti, italiani compresi.

 

 La nostra è una battaglia per i diritti degli immigrati, ma anche una battaglia per i diritti di tutti.

Per questo siamo in piazza e in sciopero della fame. Continueremo a mobilitarci per ottenere le nostre richieste dal Prefetto e dal Governo.

 

Ci rivolgiamo ai lavoratori, agli studenti italiani, ai movimenti sociali e contro la guerra per avere il vostro sostegno e la vostra solidarietà alla nostra lotta.

 

Ufficio stampa Comitato Immigrati-Roma

Alessandra Caragiuli: tel. 3291695104, tel. 3386601659, fax. 0697840049, e-mail: stayforall@...

 

 


#177 From: "Ecumenici" <ecumenici@...>
Date: Tue Oct 5, 2004 7:53 am
Subject: S.FRANCESCO E FINI : LA PECORA E IL LUPO
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S.FRANCESCO E FINI: LA PECORA E IL LUPO

 

 di Giovanni Felice MAPELLI *

 

OGGI E' IL VICEPRESIDENTE DEL CONSIGLIO CHE APPROFITTANDO DELLA FESTA DEL PATRONO D'ITALIA

SI IMPALCA A BIOGRAFO E FORSE A TEOLOGO DEI FONDAMENTI DELLA SPIRITUALITA' E ASCETICA FRANCESCANA

MA PER PRIMA COSA CI DOMANDIAMO SE TOCCHI A LUI PIEGARE STRUMENTALMENTE LA FIGURA DEL POVERELLO D'ASSISI AD UNA QUESTIONE D'ORDINE POLITICO CONTINGENTE QUALE L'USO DELLA FORZA E L'INTERVENTO IN IRAQ?  IN SECONDA ISTANZA VORREMMO ANCHE SAPERE DA QUALE BIOGRAFO HA RICOSTRUITO QUESTA VISIONE DI FRANCESCO, DA QUALE FONTI HA TRATTO QUESTA SUA NUOVA INTERPRETAZIONE (CI PARE DALL' EX INTERVENTISTA DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE E NOTO ANTISEMITA  PADRE AGOSTINO GEMELLI FRATE MINORE FRANCESCANO  FONDATORE DELL'UNIVERSITA' CATTOLICA - DA FINI CITATO- CHE SCRISSE IL VOLUME "FRANCESCANESIMO" EDIZIONI VITA E PENSIERO - volume che rivalutava una figura francescana ad usum bellicistico del tempo )

 

 

Siamo stupefatti per i passagggi (* sotto riportati) del discorso del Vice Presidente del Consiglio Gianfranco Fini, sulla figura di Francesco di Assisi: primo non ne capiamo lo scopo... (invece  lo intuiamo e ci allarma ); secondo ci sembra veramente oltremodo stonato nel giorno e nel luogo stesso che un politico con incarichi di governo arringhi i frati del Sacro Convento e poi l'uditorio dei presenti, fedeli e cittadini, per intessere una specie di rilettura della spiritualità e ascetica francescana...

Ci addolora e stupisce anche il faccione bonario che annuisce convinto e sorridente di qualche frate dietro le spalle del Vice Premier. Una scena a dir poco disgustosa.

E' una voce fredda e burocratica quella dell'esponente di AN, con quell'inflessione così calcata e antipatica, come di colui che sa e indottrina gli altri...del maestro improvvisato ma saccente...che vuol trarre utili anche dove non ve n'è bisogno.

La ricerca insomma di una legittimazione religiosa, per di più francescana, all'operare del suo governo in tema di pace e guerra.

Non c'è che dire quando il potere politico si unisce a quello religioso, per cantare all'unisono, non può fare che danni immani ( chi non ricorda i famosi frati schierati da cappellani militari  con le stellette sul saio francescano  o sullo scapolare carmelitano e i monaci benedettini con le stellete sull'abito monacale e la mano alzata nel saluto fascista durante le parate militari del regime, frati nostalgici anche dopo la fine della dittatura, gli stessi che trovarono l'impudenza di denunciare Don Lorenzo Milani per il suo famoso libro "L'OBBEDIENZA NON E' PIU' UNA VIRTU' ?” per il quale fu condannato prima  dal Tribunale e poi assolto in Corte d'Appello, ormai defunto )

Ecco di quale S. Francesco è probabilmente nostalgico Gianfranco Fini, di quello dei frati cappellani militari col saluto romano. Di quelli che con una mano toccavano la corona del rosario appesa al cordone e con l'altra benedicevano le armi.

Le armi che poi servivano a massacrare ed uccidere altri uomini e altri "fratelli", figli di Dio, appartenenti ad un altro esercito. No, non ha senso questo discorso dalla balconata del Sacro Speco, dalla Basilica del Santo.

E' un discorso arrogante, rozzo e fuori dallo spirito stesso della Festa che si stava celebrando e dal significato intimo e pubblico che poteva assumere.

Forse che vi sia qualcosa di nuovo in questa rivalutazione di Francesco in chiave militar - interventista?

No di certo, chi si illude di trovare sempre e per sempre, nel saio indossato dai frati che furono discepoli del più grande ed evangelico dei santi la fedeltà all'evangelo di Cristo ne uscirà deluso: furono i francescani insieme con i domenicani, (fondati da S, Domenico di Guzman) altro ordine mendicante, (poichè inizialmente dovevano vivere soltanto di elemosine) che vestirono i panni più feroci degli inquisitori.

Coloro che processavano, con i gesuiti di S.Ignazio di Loyola, i poveri "eretici" o le donne ritenute streghe o qualunque persona considerata pericolosa alla religione, ivi compresi quelli che si macchiavano di peccati sessuali.

Processavano, i discepoli del serafico Padre, e poi conducevano ai roghi.

" Pax et Bonum " diceva spesso Francesco.

Pace e Bene.... ma i suoi discepoli fino all'ultimo conflitto giustificavano armi e violenze...e poi guerra e male.

Come non ricordare i francescani nella  Croazia degli ustascia di Ante Pavelic durante lo sterminio dei serbi, sotto l'episcopato del cardinal Stephinac e la nunziatura di mons. Marcone?

Anche loro benedicevano e combattevano, certo per difendere l'amata nazione croata....

Uno sterminio senza precedenti forse nella storia.... che vide persino uccisi ed i corpi straziati di arcivescovi e metropoliti della Chiesa ortodossa serba.

Oh che lezione di francescanesimo e di evangelicità ci hanno lasciato questi uomini col saio!

Che grande lezione di umanità cristiana condivisa forse da quel Padre Agostino Gemelli che riteneva invece gli ebrei "una genìa di gente malvagia".

Gemelli, ateo convertito, docente di psicologia, citato da Fini.

Un francescano irruente e quasi brutale, che inneggiò al suicidio del professor Momigliano quando questi, ebreo di  origine, fu radiato dalla cattedra  universitaria di cui era titolare, in ottemperanza allle leggi razziali del 1938 volute da Mussolini.

"Perisca così tutta la genì degli ebrei!" esclamò allora.

Speriamo che a qualche papa non venga in mente di canonizzarlo, anche lui, come già successo per Stephinac arcivescovo di Zagabria.

Certo che distanza abissale tra Gemelli e Francesco....

E' solo Fini e qualche frate rubicondo e tondo che non la vede....!

Giovanni detto Francesco, dai modi gentili acquisiti dalla madre nobile francese...

Lui che , fulminato dopo la battaglia di Perugia, si privò di tutto persino del pane, poichè arrivò a mangiare l'erba,raccontano i biografi....

Ci dice Fini che ammirava i beni terreni...?

Quali? quelli che la Chiesa delle gerarchie ha accumulato nei suoi granai  per secoli,come dice la parabola evangelica a proposito del ricco Epulone?

Quelli dai quali Cristo mise in guardia,quando ammonì di "accumulare beni in cielo, dove nè la tigna nè la ruggine li divorano"...?

Certo Francesco e Cristo non avrebbero mai immaginato come fedele al vangelo quella Chiesa possente che vediamo anche oggi e che è la più ricca di qualunque società di uomini che mai abbiano abitato la terra.

Povertà e ricchezza mette insieme Gianfranco Fini nella sua dotta allocuzione accademica di oggi.

E dice "grande riformatore sociale del suo tempo, non istigo' mai alla rivolta sociale ne' aizzo' l'invidia dei deboli contro i potenti, ne' predico' la lotta di classe, tenendo con i potenti un atteggiamento di sano realismo''.

Interessante tutto ciò...come dire che la povertà per Francesco era frutto della giustizia sociale, forse da correggersi con un po di carità intesa come fare l' elemosina.

Cose che da Leone XIII con la Rerum Novarum e da dopo il Concilio neppure i papi e le encicliche affermano.

Eppoi Fini dimentica altri profeti dell'uguaglianza sociale come Michele Serveto ed i suoi che furono bruciati sul rogo dalla stessa Chiesa che decise invece di santificare Francesco, forse più obbediente e meno ribelle....

Ah che lezione di storia a ritroso!... "l'invidia dei deboli contro i potenti " (pare di sentire gli operai sindacalizzati contro Berlusconi e i suoi amici deputati miliardari)...la "lotta di classe" ( concetto forse ardito per quei tempi!) ... "un atteggiamento di sano realismo"?

e cosa è questo realismo con i potenti ...Fini non ce lo dice....forse lasciare le cose come stanno... immutate tutte le ingiustizie e diseguaglianze del mondo...in una forma di religione che diviene una sorta di devozionismo neutrale e vacuo.

E allora va a farsi benedire anche tutto il Vangelo e Cristo stesso con il discorso della montagna....le beatitudini, per cui si perde anche  la vita stessa ("Beati gli affamati e assetati di giustizia perchè di essi è il Regno dei cieli!" ).

E il Francesco del racconto del biografo Tommaso da Celano, che illustra a frate Leone in che consista perfetta letizia: nel  prendere legnate su legnate, perchè stanchi ed affamati vengono scambiati per due ladri e invita a pazientare poichè se sapranno così fare il "male trasformeranno in bene".... chi è?

E' quello che andrebbe - a suo dire - a benedire anche le portaerei  come fece il cardinale Tarcisio Bertone (già vice del cardinal Ratzinger) che tutto sono fuorchè costruzioni e armamenti di pace?!

Il Francesco delle armi per "legittima difesa", quello che piangeva quando sentiva anche soltanto due persone litigare....

Che bel ritratto quello di Fini "ad usum belli".

Verrebbe di dire Francesco e Fini, la pecorella e il lupo...sovvenendoci di quello di Gubbio che convertì Francesco, mentre qui l'aneddoto dei fioretti è rovesciato.

Peccato che in quella piazza sottostante il balcone ove lui teneva il discorso aulico e la dotta allocuzione, nell'ottobre del 1986 il papa Giovanni Paolo II invitava tutte le religioni ad unirsi per difendere la pace, quella pace che secondo il Francesco di Fini non è un fine ma un mezzo per arrivare al bene comune.

Chissà quale bene comune potrà mai esserci poi senza la pace intesa come armonia con gli altri?

Senza pace a mio avviso forse non c'è nulla di veramente "comune", cioè di tutti.

Ci sarà un bene forse per qualcuno che significa il male per gli altri....

Una situazione di eterna contrapposizione.... e di che bene parliamo allora?

Oggi 4 ottobre dell'anno del Signore 2004, Festa di Francesco di Assisi, che il Governo s'appresta a istituire come Festa nazionale ci si presenta innanzi una figura inedita del Santo Poverello, più virile forse e un poco bellica, certamente più in sintonia con la politica di Roma, e con quegli uomini che hanno deciso di "cambiare l'Italia".

Cambiarla appunto, tacendoci come...

 

* Teologo laico

CENTRO STUDI TEOLOGICI di MILANO

 

 

* passaggi qui riportati del Discorso di Fini ad Assisi:

''Sceglie la poverta' ma continua ad ammirare i beni terreni, e da vero operatore di pace - e' la puntualizzazione di Fini - considera la pace non un fine ma un mezzo a servizio del bene comune''. Poi, con un evidente riferimento all'attualita', il vicepremier puntualizza che il santo di Assisi ''non condanno' mai l'uso delle armi per legittima difesa'', mentre la regola francescana ''proibi' l'aggressione armata'', e ricorda che terziario francescano era anche un capo militare come Giovanni di Brien. Quasi a confutare i ritratti di un Francesco ''rivoluzionario'', Fini tiene a sottolineare che ''il santo, grande riformatore sociale del suo tempo, non istigo' mai alla rivolta sociale ne' aizzo' l'invidia dei deboli contro i potenti, ne' predico' la lotta di classe, tenendo con i potenti un atteggiamento di sano realismo''. La conclusione, Fini la dedica al suo incontro di ieri con Tantawi, l'Imam del Cairo: ''Nel nome del rispetto e della dignita' umana - ricorda il vicepremier - mi ha espresso la sua condanna di ogni forma di violenza, arroganza e discriminazione''. (ANSA)


#176 From: "Ecumenici" <ecumenici@...>
Date: Mon Oct 4, 2004 8:24 pm
Subject: La grandezza spirituale di Tolstoi oggi
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Domani 5 ottobre è il compleanno del fondatore di Ecumenici: sono graditi come regali solo dei Vostri scritti sulla non violenza. Penso che ciascuno abbia qualcosa da dire a questo proposito. Forse anche una sola frase può essere di aiuto per tutti. Grazie.

MB

 

 

 


 

Ecumenici è amareggiata per le affermazioni televisive avventate del frate Cantalamessa in merito agli esempi di fede del mondo cristiano: sabato scorso su Rai 1 è stato indicato come modello quello di un giovane nazista morto nella battaglia di Stalingrado.

Piccolo dettaglio: la fede di cui ha parlato il presentatore di “A sua immagine” era quella dei “Cristiani Tedeschi”, tristemente noti per le complicità col regime di Hitler e i massacri degli ebrei.

Nessun commento invece alla lettura odierna dell’On. Fini della figura di Francesco d’Assisi: non esiste alcuna analisi teologica e storico-critica retrostante ma la chiara volontà strumentale di respingere le posizioni di non violenza assoluta, attribuendole le proprie posizioni politiche ad una persona mite, che ha rifiutato il mondo violento e ingiusto dei suoi contemporanei, opponendo la sola forza della preghiera ai suoi nemici, all’interno e all’esterno della Chiesa.

Segnaliamo  invece qui di seguito l’approfondimento su Tolstoi. E’ sorprendentemente attuale il testo del 1904 dal titolo “Ricredetevi”  Leonhard Ragaz ne fu profondamente colpito favorevolmente e il suo pensiero pacifista fu assai influenzato dalla grandezza spirituale di questo testimone cristiano.

 

 

Lev Tolstoi nacque nel 1828 in Russia. Ufficiale dell'esercito zarista fino al 1856...




... nel 1877 cambiò radicalmente la propria vita e divenne un ardente antimilitarista.
Già nel 1882, così scriveva all'amico Engelgardt:

""Non si deve usare la forza per soccorrere e difendere i propri simili, perché il bene non può essere compiuto con la violenza, ossia con il male... A chi pretende che fare la guerra e combattere per i fratelli, sia un diritto di legittima difesa, risposi sempre: Presentare il petto ai colpi altrui, sì; ma fucilare i nostri simili, non è difesa, ma assassinio...
Approfondite con lo spirito le parole del Vangelo e voi vedrete come il terzo comandamento così breve, così categorico, che ordina «di non resistere al male, cioè non rendere male per male» (Matteo V, 38-39), se non il massimo è però uno dei principali ammaestramenti di Cristo...
È evidente che se per combattere un male, usassi anche la più leggere violenza, un altro male sopravverrebbe, poi un secondo, un terzo; e così milioni di violenze isolate, genererebbero di nuovo questo terribile flagello che regna e ci opprime...
Il cristiano sa che solo combattendo il male col bene e con la verità, egli fa tutto ciò che può per compiere la volontà del Padre. Non si può spegnere il fuoco col fuoco, asciugare l'acqua coll'acqua, combattere il male col male. (Lettera all'amico Engelgardt - 1882)


La condanna della guerra, pronunciata da Tolstoj nei suoi scritti filosofici-religiosi appare sempre più ferma, inequivocabile, ripetuta, circostanziata; e anche profetica. Infatti, l'autore di "Guerra e Pace", dedica interamente alla guerra il saggio "RICREDETEVI", nel 1904, al momento del conflitto russo-giapponese, terminato poi con la cocente sconfitta della Russia.  Lo scritto fu censurato dallo Zar, ma venne ugualmente pubblicato in Inghilterra.

"RICREDETEVI!"

 

"Di nuovo la guerra! Di nuovo sofferenze che non servono a nessuno, e che non hanno nessuna ragion d'essere, e di nuovo le menzogne, e di nuovo l'istupidimento universale, l'imbestiarsi degli uomini che vivono a decine di migliaia di distanza gli uni dagli altri, centinaia migliaia di questi uomini, da una parte i buddisti, la cui legge proibisce d'uccidere non soltanto gli uomini ma anche gli animali, e dall'altra parte i cristiani, che professano una legge di fratellanza e di amore, e invece ora si cercano gli uni gli altri, bestie selvagge, sulla terra e sul mare per uccidersi, torturarsi, storpiarsi a vicenda nel modo più crudele.

Ma cos'è tutto questo? È sogno o è realtà? Si sta commettendo qualcosa che non bisogna commettere, qualcosa che non può esistere - e si vorrebbe credere che sia un sogno, e svegliarsi...

Ma come possono le cosiddette persone istruite predicare la guerra, contribuire ad essa, prendervi parte, e, quel che è più tremendo, chiamare altri a prendere parte alla guerra, restandosene dal canto loro al sicuro dai pericoli di essa, e mandare alla guerra i propri fratelli disgraziati, ingannati?

Giacché queste cosiddette persone istruite non possono non essere a conoscenza di quel che è stato scritto, e si scrive, ed è stato detto e si dice di tutta la crudeltà, l'inutilità, l'insensatezza della guerra - per tacere poi della legge cristiana, se quelle persone ritengono di professarla. Giacché se essi si considerano persone istruite, è precisamente perché sanno tutte queste cose.

Costoro per la maggior parte hanno scritto essi stessi di queste cose, o ne hanno parlato. E anche a voler tacere qui della conferenza dell'Aja che suscitò a suo tempo un encomio universale, e di tutti i libri, gli opuscoli, e gli articoli di giornale, e i discorsi che han trattato della possibilità di risolvere i contrasti internazionali mediante i tribunali internazionali, tutte le persone istruite non possono non sapere che questo universale armamento degli Stati l'un contro l'altro dovrà inevitabilmente condurli tutti a guerre senza fine o a una totale bancarotta, o all'una e all'altra cosa insieme; non possono non sapere che nelle guerre, a parte il folle, insensato spreco di miliardi di rubli - ovverosia di un'enorme quantità di lavoro umano - spesi per prepararsi ad esse, periscono a milioni gli uomini più energici, più forti, in quel periodo della loro vita che li vede più adatti ad un lavoro produttivo (le guerre del secolo scorso han causato la morte di 14.000.000 di uomini).

E tutti sanno e non possono non sapere la cosa principale, e cioè che le guerre, destando negli uomini le passioni più basse, più bestiali, corrompono gli uomini e li rendono simili a bestie...

E però poi, all'improvviso, incomincia una guerra e tutto ciò viene tutt'a un tratto dimenticato, e quegli stessi uomini che soltanto ieri andavano dimostrando la crudeltà, l'inutilità, la follia delle guerre, adesso non pensano, non parlano, non scrivono d'altro se non di come fare per ammazzare il maggior numero possibile di persone, per rovinare e distruggere il maggior numero di prodotti del lavoro umano, per suscitare nel modo più violento l'odio per il prossimo in quegli uomini pacifici, innocui, amanti del lavoro, che con le proprie fatiche nutrono, vestono, mantengono quelle stesse persone pseudoistruite, e di come costringerli a compiere queste cose terribili, che sono contrarie alla loro coscienza, al loro bene e alla loro fede.

Lo zar russo, quello stesso che aveva esortato tutte le nazioni alla pace, annuncia al popolo che, nonostante tutte le sue iniziative volte a mantener quella pace che è così cara al suo cuore (iniziative che in realtà si son tradotte in una usurpazione di terre altrui e in un potenziamento delle truppe mandate a presidiare queste terre usurpate), e in conseguenza dell'attacco giapponese, ha ordinato di fare ai giapponesi quel che costoro fanno ai russi, e cioè d'ucciderli; e nell'annunciare questa sua chiamata all'omicidio lo zar menziona Dio, chiedendo la Sua benedizione per questo che è il crimine più spaventoso che esista al mondo.

Le medesime cose ha dichiarato pubblicamente nei riguardi dei russi l'imperatore giapponese. Due dotti giuristi, i signori Murav'év e Martens, dimostrano diligentemente che tra l'esortare i popoli a una pace universale e il causare una guerra per aver occupato terre altrui non vi è alcuna contraddizione.

E i diplomatici, nel loro raffinato francese, pubblicano e spediscono ovunque circolari in cui altrettanto diligentemente dimostrano - pur sapendo che nessuno crederà mai alle loro parole - che soltanto dopo aver tentato tutti i mezzi possibili per giungere a una soluzione pacifica (in realtà, dopo aver tentato tutti i mezzi possibili per imbrogliare gli altri Stati) il governo si è visto costretto a ricorrere all'unico mezzo ragionevole per appianare la questione, ovverossia all'uccisione di esseri umani.

E le stesse cose scrivono i diplomatici giapponesi. I dotti, gli storici, i filosofi, dal canto loro, paragonando il presente con il passato, e traendo da tali confronti deduzioni quanto mai profonde, trattano diffusamente delle leggi delle migrazioni dei popoli, dei rapporti tra la razza gialla e quella bianca, tra il buddismo e il cristianesimo, e in base a tali loro deduzioni e considerazioni giustificano l'uccisione di uomini della razza gialla da parte dei bianchi, così come anche i dotti e i filosofi giapponesi giustificano, di contro, l'uccisione di uomini della razza bianca.

I giornalisti, senza nascondere la propria gioia, e facendo di tutto per eclissarsi l'un l'altro in bravura, e non arrestandosi dinanzi a nessuna menzogna, financo alla più sfrontata e palese, dimostrano in vario modo che i giusti, i forti e i buoni da ogni punto di vista son solamente i russi, mentre i malvagi, i deboli e i cattivi son da ogni punto di vista tutti quanti i giapponesi, così come son cattivi anche tutti coloro che mostrano o possono mostrare inimicizia nei confronti dei russi il che viene intanto dimostrato nell'identico modo, nei riguardi dei russi, ad opera dei giapponesi e dei loro sostenitori.

E istupidita dalle preghiere, dalle prediche, dai proclami, dalle processioni, dai dipinti, dai giornali, la carne da cannone - ovverosia centinaia di migliaia di uomini vestiti allo stesso modo, con i loro svariati strumenti d'omicidio - abbandonano i genitori, le mogli, i figli, e con l'angoscia nel cuore, ma affettando ardimento, partono per luoghi in cui, rischiando la morte, dovranno commettere la cosa più orribile: l'omicidio di uomini che essi non conoscono e che a loro non han mai fatto nulla di male.

E al loro seguito partono medici, e infermiere, convinti sia gli uni che le altre di non poter essere utili, qui a casa loro, alla gente semplice, alla gente pacifica che soffre, e di poter invece essere utili soltanto a coloro che siano impegnati nel darsi la morte l'un l'altro. Quelli che rimangono a casa, intanto, si rallegrano ad ogni notizia d'omicidi, e quando sentono dire che son stati uccisi molti giapponesi, ne rendono grazie a colui che essi chiamano Dio.

E di tutto ciò si parla come d'un manifestarsi di nobili sentimenti, e non solo, ma coloro che si astengono da tali manifestazioni, non appena cercano di far ragionare la gente vengono considerati traditori, e corrono il pericolo di venire insultati e massacrati da una folla imbestialita che per difendere la propria follia e la propria crudeltà non ha altro mezzo, all'infuori d'una violenza grossolana...
È proprio come se non fossero mai esistiti né Voltaire, né Montaigne, né Pascal, né Swift, né Kant, né Spinoza, né le centinaia di altri scrittori che han denunciato con tanto vigore l'insensatezza, l'inutilità della guerra, e che han dipinto la crudeltà, l'immoralità, l'assurdità di essa; ed è come se, soprattutto, non fosse mai esistito Cristo, con tutto quel che predicò sulla fratellanza degli uomini e sull'amore verso Dio e verso gli altri.
Ripensi a tutto ciò e ti guardi attorno, guardi tutto quel che si fa oggi: e provi un senso di orrore, e non già - non più, ormai - per gli orrori della guerra, bensì per ciò che è più orrendo d'ogni orrore: per la consapevolezza dell'impotenza della ragione umana...
Tutti i possibili ragionamenti antimilitaristici possono contribuire alla cessazione della guerra ancor meno di quanto potrebbe placare due cani che si azzuffano una serie di eloquentissime e quanto mai persuasive deduzioni logiche circa il fatto che sarebbe assai più vantaggioso per entrambi dividere a metà quel pezzetto di carne per il quale essi si azzuffano, invece di sbranarsi l'un l'altro e di perdere al contempo quel pezzetto di carne, che un terzo cane passando di lì si porterà infatti via, guardandosi bene dal prender parte alla zuffa.

Abbiamo preso la rincorsa verso quell'abisso, e non possiamo fermarci e ci stiamo volando dentro.
E dunque che fare?...
Già duemila anni fa Cristo disse agli uomini «se non vi ricrederete, perirete tutti» (Luca, 13, 5).

Ma gli uomini non l'ascoltarono. E quella rovina che egli aveva preannunciato è già vicina. E noi, uomini del nostro tempo, non possiamo non vederla. Noi già periamo, e perciò non possiamo fingere di non udire quella via di salvezza, antica di secoli, ma nuova per noi. Noi non possiamo non vedere come, oltre a tutte le altre sventure che ci cagiona il nostro modo di vivere malvagio e irragionevole, basterebbero questi perenni preparativi alla guerra e le guerre che con essi divengono inevitabili, a farci perire tutti quanti, inesorabilmente.

Noi non possiamo non vedere come tutti i mezzi concreti escogitati dagli uomini per liberarsi da questi mali si stiano rivelando e debbano rivelarsi impotenti, e che la calamitosità della situazione in cui si trovano ora i popoli che continuano ad armarsi l'un contro l'altro non potrà che accrescersi sempre più. E perciò le parole di Cristo, ora più che in qualsiasi altra epoca, e più che a qualsiasi altra gente, si riferiscono a noi, e all'epoca nostra.
Cristo diceva: ricredetevi, e cioè: si fermi ogni uomo, quale che sia l'azione che ha intrapreso, e si domandi: chi sei tu? da dove sei venuto e qual è il tuo fine? E una volta che avrà trovato una risposta a queste domande, veda se ciò che egli fa si concilia o no con tale suo fine...

Per cui, a chi chiede che cosa bisogna fare adesso che la guerra è già incominciata, io, uomo capace di comprendere il mio fine, qualunque posizione io occupi, posso rispondere soltanto che, quali che siano le circostanze - abbia o non abbia già avuto inizio la guerra, e siano o non siano già stati uccisi migliaia di giapponesi o di russi, e anche se ci avessero già preso non soltanto Port-Arthur, ma anche Pietroburgo o Mosca - io non posso agire in nessun altro modo se non come esige da me Dio, e perciò io, in quanto uomo, non posso prender parte a nessuna guerra, né direttamente né per interposta persona, né dando ordini, né cooperandovi in qualsiasi forma, né incitando ad essa, non posso, non voglio e non lo farò.

Cosa possa avvenire adesso o poi in conseguenza del fatto che io abbia smesso di far ciò che è contrario alla volontà di Dio, non lo so e non lo posso sapere, ma credo fermamente che dal mio adempiere alla volontà di Dio non potrà venire null'altro che bene, sia per me sia per tutti quanti gli uomini.
Voi parlate con spavento di quel che potrebbe accadere se adesso noi russi smettessimo di combattere e cedessimo ai giapponesi tutto ciò che essi vogliono da noi.

Ma se è vero che una sola è la via di salvezza dell'umanità dall'imbestiamento, e dall'autosterminio e consiste nell'instaurare tra gli uomini la vera religiosità, la quale esige che si ami il prossimo e lo si serva (sulla qual cosa non si può non convenire), allora ogni guerra, ogni ora di guerra e il mio cooperare ad essa può solamente intralciare e allontanare la realizzazione di quest'unica salvezza possibile...

Prima che cominciasse questa cosa che si chiama GUERRA, chiunque sia stato a incominciarla - così dovrà rispondere ogni uomo che si sia davvero ricreduto -, era già cominciata innanzitutto l'opera della mia vita. E l'opera della mia vita non ha nulla in comune con i diritti che accampano su Port-Arthur i cinesi, i giapponesi o i russi. L'opera della mia vita sta nell'adempiere alla volontà di Colui che mi ha mandato in questa vita. Questa volontà è che io ami il mio prossimo e lo serva....

Non finirei mai questo articolo sulla guerra, se continuassi a inserirvi tutto ciò che viene a confermare quella che è la sua idea centrale. Ieri è giunta la notizia dell'affondamento delle corazzate giapponesi, e nelle cosiddette alte sfere della nostra nobile, ricca, intellettuale società, senza alcuno scrupolo di coscienza ci si rallegra della morte di migliaia di persone. Oggi, invece, ho ricevuto da un marinaio al fronte, un uomo che si trova al gradino più basso della scala sociale, la seguente lettera:
«Lettera del marinaio... (seguono nome, patronimico e cognome) in cui si scrive fra l'altro: «Scrivetemi per gentilezza se è giusto o no davanti a Dio che il comando qua, ci dice di ammazzare... Scrivetemi per favore se c'è oggi nel mondo la verità o non c'è. Ma è vera questa cosa o no che Dio diceva di farle le guerre?...»

Questo dubbio è sorto, adesso, e vive nell'anima di migliaia e migliaia di persone, non soltanto tra i russi o i giapponesi, ma anche in tutti quegli sventurati che vengono costretti con la violenza a compiere ciò che più d'ogni altra cosa è contrario alla natura umana.
L'ipnosi con cui alcuni hanno stordito e cercano tuttora di stordire gli uomini passa presto, e la sua azione sulle menti umane si fa sempre più labile; il dubbio, invece, «se sia giusto o no davanti a Dio che il comando ci obblighi ad ammazzar la gente» sta diventando sempre più forte, e non può venir distrutto da nulla e si diffonde sempre più.
Il dubbio che sia giusto davanti a Dio che il comando ci obblighi ad uccidere è la scintilla di quel fuoco che Cristo ha portato sulla terra e che sta incominciando a divampare.
E sapere e sentire ciò è una grande gioia".

 


#175 From: "Ecumenici" <ecumenici@...>
Date: Mon Oct 4, 2004 8:11 am
Subject: Mostra su Pertini a Milano: info da ADL
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L'AVVENIRE DEI LAVORATORI

PERIODICO SOCIALISTA FONDATO NEL 1899

Redazione e amministrazione: Casella 760; 8039 Zurigo


Newsletter della più antica testata della sinistra italiana

Inviata quotidianamente a centinaia di agenzie e singoli lettori in tutto il mondo


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Condirettore: Felice Besostri (besostri@...)

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Pertini, un secolo di storia italiana
Fino al 24 ottobre 2004, Palazzo della Ragione in Piazza Mercanti

La Federazione Italiana delle Associazioni Partigiane (FIAP)

annuncia la grande mostra dedicata a:

 

Sandro Pertini

partigiano e dirigente politico, giornalista

e primo socialista Presidente della Repubblica,

Con l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica
Patrocinio della Presidenza della Camera dei Deputati

Parlamento Europeo,

Regione Lombardia,

Provincia di Milano

Camera di Commercio di Milano
 
per informazioni: Tel +39 02 83 78 830,­ 83 75 465

 



 

Qui sopra una rara immagine di Sandro Pertini con Annarella Schiavetti a Roma nella prima metà degli anni Venti


#174 From: "Ecumenici" <ecumenici@...>
Date: Sun Oct 3, 2004 1:38 pm
Subject: Antigone sulle carceri italiane
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Segnaliamo l’editoriale di Stefano Anastasia, presidente dell’Associazione Antigone  per i diritti e le garanzie nel sistema penale

 

Quale programma per le carceri italiane

di Stefano Anastasia

 

   E’ stata sufficiente la combinazione del tragico suicidio del sindaco di Roccaraso e della protesta dei detenuti di Regina Coeli perché il bubbone delle carceri esplodesse. La misura del degrado è data dai fatti del carcere romano. Sono anni (più di un decennio ormai) che i detenuti delle carceri italiane - nonostante i ricorrenti vaticinii degli apprendisti stregoni ministeriali - si guardano bene dal promuovere proteste che possano arrecare danni alle cose o alle persone. Non a caso: chi sta in galera sa bene che una civile e nonviolenta protesta può non ottenere i risultati sperati; una sommossa, una rivolta, o anche solo l’erezione di una barricata rischia al contrario di rivolgersi contro di loro. Non solo e non tanto per lo squilibrio delle forze tra rivoltosi e poliziotti, ma anche e soprattutto per le conseguenze disciplinari che i detenuti ne possono soffrire: niente liberazione anticipata, pregiudizio nel programma trattamentale, misure alternative alla detenzione che si allontanano nel tempo. Il precipitare della protesta dei detenuti della IV sezione di Regina Coeli ci dice allora che la misura è colma, la sofferenza è tale da indurre a gesti e a iniziative consapevolmente autolesionistiche.

In effetti, il sistema dell’esecuzione penale e della privazione della libertà in Italia sembra precipitato in un pozzo senza fondo. Abbandonate a se stesse, le carceri sono tornate a essere pura sofferenza, pena per la pena, senza neanche più quelle «pietose bugie» (la finalità rieducativa della pena, la missione trattamentale dell’istituzione, il reinserimento dei detenuti, ecc.) di cui qualche tempo fa discutevamo. In carcere ci si va perché si deve e non resta che contare i giorni, sperando di cavarsela in buona salute. Come nelle vecchie favole, «c’era una volta» è l’incipit di alcuni dei capitoli dell’ormai prossimo terzo Rapporto dell’Osservatorio di Antigone sulle carceri italiane: c’era una volta il trattamento, c’era una volta la sanità penitenziaria, c’era una volta …. Ad oggi, non c’è più niente, salvo – s’intende – i muri e le sbarre, i controllati e i controllori.

Tre anni sono sufficienti per un bilancio dell’indirizzo politico nel governo del sistema penale e penitenziario. Non ci sono eredità che giustifichino. Nel bene e nel male, dello stato attuale delle patrie galere il Governo Berlusconi e il suo Ministro della Giustizia portano la piena responsabilità. «Le carceri non sono alberghi a cinque stelle», sentenziò all’inizio del suo mandato il Ministro Castelli. Ce l’aveva con il nuovo regolamento penitenziario, che imponeva entro il 2005 l’adeguamento degli edifici penitenziari a minimi parametri di vivibilità (la doccia in cella, il bidet nei femminili, una cucina ogni 200 detenuti, ecc.). Ma la rivendicazione ministeriale, la sua sottesa perentorietà normativa («le carceri non sono alberghi a cinque stelle» stava per «le carceri non devono essere alberghi a cinque stelle», o alberghi tout court, nel senso di dignitosi luoghi di dimora, per quanto coatta) è, ha mostrato di essere, un programma di governo. Negata categoricamente la dignità delle persone in stato di detenzione, il piano è stato inclinato: in tre anni non solo non è stato neppure progettato un piano di adeguamento delle strutture penitenziarie agli standard regolamentari, ma sono stati ripetutamente tagliati e ridotti all’osso gli stanziamenti per il trattamento e la salute dei detenuti, al punto che in molti istituti mancano farmaci essenziali e – notizia recente – in un ospedale psichiatrico giudiziario mancano gli psichiatri! In queste condizioni, ai detenuti non resta che incrociare le dita, e sperare di cavarsela; agli operatori non resta che alzare le braccia, che le nozze, coi fichi secchi, non si fanno.

Si vari dunque il provvedimento di clemenza riproposto in questi giorni, se si ha la forza per farlo. Servirà a calmierare il sovraffollamento. Poi però, si lavori sulle sue cause: in primis una politica sull’immigrazione e le tossicodipendenze che alimenta clandestinità e criminalità. E si lavori, infine, affinché siano garantite condizioni dignitose di detenzione e, con il concorso delle regioni e degli enti locali, opportunità di reinserimento a chi resta in carcere. Ecco, in poche parole, un programma di governo delle carceri italiane. Di un altro governo. Di un altro ministro.

 

 


#173 From: "Ecumenici" <ecumenici@...>
Date: Sat Oct 2, 2004 3:03 pm
Subject: SOS dal carcere di Busto Arsizio
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Ecumenici segue con apprensione gli eventi che si succedono nel carcere di Busto Arsizio, in provincia di Varese: cercheremo di offrire in questi giorni un quadro della situazione e ne seguiremo gli sviluppi nel tempo. Se potete dare una mano fatelo attraverso parlamentari, gruppi per i diritti umani, associazioni, altre fonti d’informazione. Abbiamo bisogno di Voi. Grazie

 

 

 

 

 

 

 

PROCURA DELLA REPUBBLICA

PRESSO IL TRIBUNALE DI BUSTO ARSIZIO

ATTO DI DENUNCIA-QUERELA

 

Illustrissimo Procuratore,

 

noi sottoscritti Sig. Alessandro LITTA MODIGNANI, nato il 23.02.1954 in Monza e Sig. Giovanni MARTINA, nato il 4.11.1952 in Francavilla Fontana (BR), nella qualità di Consiglieri Regionali rispettivamente per il Gruppo Radicali – Emma Bonino – e per Rifondazione Comunista,

ESPONIAMO

  1. in data 6 marzo 2003 veniva presentato esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Busto Arsizio con il quale si lamentavano notevoli ritardi nell’erogazione delle prestazioni sanitarie all’interno della Casa Circondariale di Busto Arsizio. Nella medesima circostanza si evidenziava come alcune celle del suddetto carcere, nonché il locale adibito alle docce, risultassero del tutto privi di riscaldamento e carenti di acqua calda. Contestualmente si mettevano in luce alcuni comportamenti illegittimi tenuti dalla Direttrice de Carcere, Dott.ssa Caterina Ciampoli;
  2. nonostante le numerose lamentele, che hanno portato al suo trasferimento con provvedimento preso dal Provveditorato Lombardia, a seguito di ricorso ex art. 700 C.p.c., al Magistrato del Lavoro, la Dott.ssa Ciampoli è stata reintegrata e ad oggi, risulta ancora Direttrice della Casa Circondariale di Busto Arsizio. Con il suo rientro l’atteggiamento gravemente vessatorio da lei mantenuto si è aggravato al punto da costringere alcuni soggetti che con lei lavorano a formalizzare disagi e lamentele sotto varie forme;
  3. la stessa continua a manifestare nei confronti dell’area sanitaria del carcere una forte ingerenza finalizzata a sminuire e delegittimarne le funzioni, rifiutandosi ripetutamente di autorizzare visite e ricoveri ospedalieri richiesti dal personale addetto;
  4. le conferme di quanto in narrazione si hanno dall’esposto già autonomamente presentato in data 9 luglio 2004 dal Dirigente Sanitario della Casa Circondariale di Busto Arsizio, Dott.ssa Cosima Bruzzese. In particolare risulta come la Dott.ssa Ciampoli abbia manifestato un sistematico rifiuto di far fronte alle necessità di ricoveri, già magari autorizzati dalla Magistratura dei detenuti, all’acquisto di farmaci indispensabili per la salute di altri ed a visite mediche specialistiche inderogabili stante la non totale competenza dei sanitari del carcere;
  5. sono agli atti della Direzione Sanitari del carcere documenti attestanti casi eclatanti cui la Dottoressa si è resa protagonista.

In via esemplificativa va evidenziato come l’infermiera con funzioni di caposala, Sig.ra Mariangela Colombo, abbia dichiarato – ed è pronta a riconfermarlo – la circostanza che di recente la Direttrice le abbia ordinato di “immettere acqua nelle boccette di medicinale tanto nessuno se ne sarebbe accorto”, rifiutando l’acquisto di psicofarmaci per detenuti tossicodipendenti in crisi di astinenza, ovvero per soggetti con problematiche psichiche, assuntori abituali di psicofarmaci, utilizzati per contenere i disturbi; ancora è documentato come la Ciampoli si sia rifiutata di effettuare un ricovero autorizzato dal Magistrato di Sorveglianza di Varese di un detenuto affetto da narcolessia perché – a suo dire – lo stesso non presentava più sintomi del medesimo genere, in aperto contrasto con il parere dei sanitari, così di fatto esercitando abusivamente la professione di medico dando pareri certamente non autorevoli né competenti. Non da ultimo la Ciampoli non ha autorizzato, se non dopo diverse insistenze della Direzione Sanitaria, una consulenza esterna specialistica per un soggetto gravemente cardiopatico, giustificando tale scelta con il fine pena lungo dello stesso;

  1. sussistono altresì altri casi meno eclatanti, ma ugualmente gravi e significativi, di cui siamo a conoscenza: la Direttrice si è rifiutata di adempiere alla richiesta dell’acquisto di un farmaco, prescritto da un neurologo, per un malato di HIV affetto da epilessia, non in giacenza nell’infermeria del Carcere, unico farmaco con effetti anticonvulsivanti e richiesto dalla Direzione Sanitaria in via d’urgenza, in quanto l’iter naturale presentava ritardi che avrebbero protratto i sintomi legati alla sua patologia; di recente la stessa si è altresì rifiutata di ricoverare un detenuto totalmente disidratato al diciottesimo giorno di sciopero della fame e della sete, ricovero richiesto dal medico di guardia e avallato dalla Direttrice Sanitaria, salvatosi solo grazie all’intervento umano e paziente dell’ispettore di Polizia Penitenziaria di turno, il quale lo ha convinto a bere; questi il giorno successivo è stato scarcerato in via d’urgenza; ancora la Ciampoli si è opposta all’intervento di consulenze esterne al Carcere per apposite visite oculistiche, pur essendo a conoscenza del fatto che non vi è alcun medico specialista in tale branca all’interno della Direzione Sanitaria. Infine la stessa si è rifiutata di autorizzare l’ecografia per un soggetto diabetico, con fegato ingrossato, richiesta dal personale competente;
  2. in data 20.07.2004 la Dott.ssa Bruzzese è stata “costretta” a rassegnare, presso il provveditorato, le proprie dimissioni stante il gravissimo stato intimidatorio creato dalla Dott.ssa Ciampoli, la quale ha minacciato gravissime rappresaglie nei suoi confronti perché era venuta a conoscenza della denuncia sporta dalla Direttrice Sanitaria.
  3. poiché da tali fatti appare evidente la commissione dei reati di cui agli artt. 323, 328, 348, 481, 593 c.p., i sottoscritti, come sopra generalizzati, rivolgono formale

DENUNCIA-QUERELA

nei confronti della Dott.ssa Caterina Ciampoli, nella sua funzione di Direttrice della Casa Circondariale di Busto Arsizio, che si è resa responsabile dei fatti di cui in narrativa per i reati di omissione di soccorso (art. 593 c.p.), abuso d’ufficio (art. 323 c.p.), rifiuto di atti d’ufficio (art. 328 c.p.), abusivo esercizio di una professione (art. 348 c.p.) e falso ideologico (art. 481 c.p.) o per tutti quegl’altri reati che la S.V. vorrà ravvisare nei fatti sopra descritti. Con espressa richiesta di punizione del colpevole. Con riserva, altresì, di costituzione di parte civile all’eventuale celebrazione del processo per i reati commessi. Infine, con richiesta di essere notiziati nel caso di archiviazione della presente denuncia/querela.

CHIEDIAMO

Ai sensi dell’art. 107 disp. Att. C.p.p. il rilascio di attestazione di ricezione della presente denuncia querela.

INDICHIAMO

Tra le persone informate sui fatti:

1)      Dott.ssa Cosima Bruzzese, Dirigente Sanitaria della Casa Circondariale di Busto Arsizio, in grado di riferire nomi, cognomi e circostanze;

2)      Sig.ra Mariangela Colombo, infermiera caposala della Casa Circondariale di Busto Arsizio;

3)      i Magistrati di Sorveglianza del Tribunale di Varese.

Si chiede sin da ora l’acquisizione di tutte le cartelle cliniche dei detenuti e i documenti in possesso della Direzione Sanitaria del carcere di Busto Arsizio.

Busto Arsizio,  ………  

 

I querelanti

Alessandro Litta Modignani

 

Giovanni Martina

 

 

 

 

 

 


#172 From: "Ecumenici" <ecumenici@...>
Date: Sat Oct 2, 2004 10:42 am
Subject: I dubbi dei non credenti
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CASA DELLA CULTURA a Milano

 I dubbi dei non credenti

(ciclo di incontri)

 

 

I dubbi dei non credenti.

Ateismo critico e sentimento religioso

 

OTTOBRE

 

Martedì 5 - ore 21

 

Duccio Demetrio

Fulvio Papi

Silvia Vegetti Finzi

Atei ancora: ciò che siamo, ciò che cerchiamo

 

Mercoledì 20 - ore 21

 

Margherita Hack

Telmo Pievani

Verità visibili, verità nascoste

 

NOVEMBRE

 

Martedì 2 - ore 21

 

Duccio Demetrio

Romano Madera

Inquiete ascesi e pratiche spirituali

 

Martedì 16 - ore 21

 

Padre Enzo Bianchi

Salvatore Natoli

La follia del credente, la grazia della ragione

 

Martedì 30 - ore 21

 

Massimo Cacciari

Mons. Piero Coda

Il pensiero trascendente, il sentimento di esistere

 

 

 

Ateismo è parola quasi divenuta desueta. Spesso ha assunto nuovi significati e dizioni: neopagani, edonisti, indifferenti sono ritenuti coloro che non si pongono il problema di Dio, persone che vivono di un materialismo quieto e soddisfatto. Tale da imbarazzare e indignare persino i non credenti insoddisfatti: coloro che non si riconoscono pienamente atei, i quali avvertono tutta l'inadeguatezza di una parola, emblema, un tempo, di una tradizione minoritaria audace, scandalosa, perseguitata. Da non rimuovere dalla nostra coscienza politica e culturale, quando donne e uomini "senza dio" con coraggio la pronunciavano, in quanto sinonimo di libero pensiero, di fiducia nella ragione, nella scienza, nel progresso sociale.

 

Molte conquiste, grazie agli atei conclamati – figure anche eccentriche e anticonformiste – ormai si collocano sullo sfondo dei diritti acquisiti: nuovi ateismi ci interrogano. Tra questi troviamo correnti del pensiero laico contemporaneo che non rinunciano alla ricerca interiore della verità. Che guardano con interesse a ogni dialogo con i credenti, che spesso usano e si confrontano con le stesse parole che appartengono al linguaggio di chi crede. E per questo i nuovi atei cercano e trovano nelle correnti della spiritualità della tradizione soprattutto orientale, nelle suggestioni di pratiche meditative e di preghiera, una risposta al loro bisogno di trascendenza fin troppo umano. Oppure costoro, da laici, si rivolgono alla morale cristiana condividendola, disertandone però i messaggi sacri.

 

Chi è oggi l'ateo?

Chi cerca il piacere, chi si accontenta di vivere delle cose mondane e materiali, rifuggendo da ogni inquietudine? Oppure chi, pur non riuscendo a credere, non si accontenta e si sperimenta in avventure del pensiero interiore, in ascetiche filosofiche, in una fin troppo immanente ricerca della pace, della felicità, della mente calma.

 

A queste domande, con l'aiuto di chi vi ha pensato e scritto, donne e uomini credenti e non credenti, il seminario cercherà di rispondere e altre ne esplorerà.

 


#171 From: "Ecumenici" <ecumenici@...>
Date: Fri Oct 1, 2004 8:20 am
Subject: La mafia intorno alla famiglia Impastato
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Vorrei segnalarvi un incredibile fatto di questi gg. Escluse poche mosche bianche i media hanno oscurato la vicenda. Solo la ns. coscienza civile e nonviolenta può impedire che cali il silenzio su questa ingiustizia. Vi invito alla diffusione di quest’articolo.

 

alessio di florio

http://db.peacelink.org/tools/author.php?l=alessio

http://italy.peacelink.org/pace/articles/art_7133.html

 

 

Mafia

Solidarietà alla famiglia di Peppino Impastato

Incredibile vicenda giudiziaria coinvolge la sua famiglia.

 

Alessio Di Florio

28 settembre 2004

 

Il 9 maggio 1978 Peppino Impastato veniva ucciso dalla mafia. Il boss Tano Badalamenti decise che Peppino era diventato scomodo. Quel giorno era convinto di aver messo a tacere un uomo che voleva e cercava la giustizia. Invece si sbagliò profondamente. Perché dal sacrificio di Peppino, dall'amore per la giustizia che lui aveva sempre mostrato, tante voci si levarono. Come fiori in primavera gli amici di Peppino decisero di proseguire il suo impegno, la sua lotta contro l'oppressione e la violenza mafiosa. Questo gruppo di irriducibili cercatori di giustizia hanno da subito trovato un motore inesauribile nella famiglia di Peppino. L'anziana mamma Felicita e il fratello Giovanni decisero di non lasciar morire la sua voce. Anche grazie a loro, oggi digitando su un qualsiasi motore di ricerca "Peppino Impastato" si trova subito tantissime testimonianze di una Sicilia che non si arrende alla mafia. Il primo impegno fu quello di rendere giustizia proprio a lui. I mandanti del suo assassinio, insieme ai loro appoggi istituzionali accusarono Peppino di essere un terrorista e di essere morto mentre stava preparando una bomba. Si voleva infangarne la memoria, cancellare il suo impegno antimafia. Ma i suoi amici non si arresero. E sui cento passi resi famosi da Marco Tullio Giordana (che si riferivano alla distanza tra la casa di Peppino e quella di Badalamenti) hanno condotto una battaglia legale durissima. Nonostante i boicottaggi e i depistaggi alla fine la giustizia prevalse. Alle ore 17,15 dell'11 aprile 2002 la Corte d'Assise di Palermo condanna Gaetano Badalamenti all'ergastolo in quanto mandante dell'omicidio Impastato. 24 anni dopo finalmente era giustizia. Quel giorno ci si convinse che fosse tutto finito. Invece no. L'avvocato Paolo Gullo, legale di Badalamenti, querela pochi mesi fa Giovanni Impastato. Difendendo al Maurizio Costanzo Show la memoria del fratello, Giovanni aveva dichiarato che chi sosteneva che Peppino fosse un terrorista-suicida era un imbecille. L'avvocato di Badalamenti non ha esitato a portarlo in tribunale. E il giudice Gaetano Scaduti gli ha dato ragione. Sostenendo che "Chi sostiene una tesi in un processo puo' essere criticato, ma non offeso". Nel luglio scorso è stata pignorata anche la pizzeria dove lavorò Peppino. Si stabilisce dunque che la pizzeria dove maturò la coscienza civica di Peppino potrà andare a chi ha impedito per anni che venisse fatta giustizia del suo assassinio. Emblematiche le parole del PRC Sicilia. ''Strani tempi vive la giustizia in Italia: corrotti e mafiosi restano impuniti o addirittura uomini sotto inchiesta per gravi reati dirigono la cosa pubblica, come Cuffaro, e Giovanni Impastato che, per anni e in solitudine ha condotto la battaglia per avere verita' e giustizia sulla morte di Peppino, viene condannato per diffamazione e i suoi beni vengono pignorati'' Con queste parole Francesco Forgione del PRC ha espresso la propria solidarietà a Giovanni Impastato. Per sostenere la famiglia Impastato il Centro di Documentazione Peppino Impastato ha aperto un c/c postale. Chi vuole esprimere solidarietà alla famiglia Impastato può farlo con il c/c postale

Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", via Villa Sperlinga 15, 90144 Palermo, conto corrente postale n. 10690907, specificando nella causale: "Solidarietà alla famiglia Impastato".


Gullo ha sostenuto che quei soldi finiranno in beneficenza. Giovanni per tutta risposta ha chiesto alle associazioni che ne beneficieranno di non accettare quei soldi. "Sono soldi del legale di Badalamenti" ha detto.

Per difendere Peppino e sostenere la lotta per la giustizia del fratello Giovanni occorre un nuovo sussulto morale. Lo stesso che ha permesso dopo tanti anni giustizia quel giorno di maggio. Percorriamo tutti insieme quei CENTO PASSI. Perché sia resa giustizia. Di mafia non si parla più, oggi è scomodo. E coloro che la lottano vengono perseguitati. Tutto questo deve essere fermato.

 


#170 From: "Ecumenici" <ecumenici@...>
Date: Thu Sep 30, 2004 9:19 pm
Subject: Aiutare i religiosi cattolici che abbandonano
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Ecumenici  si rende disponibile a sostenere campagne di informazione che aiutano i religiosi cattolici a superare le difficoltà del pieno reinserimento nella vita laica: è il minimo che possiamo fare come cristiani per tendere una mano a chi ha fatto una scelta di coraggio e spesso di sofferenza... In una città ad esempio come Perugia sono ormai chiusi i conventi dei Silvestrini, dei Carmelitani, dei Servi di Maria, degli Agostiniani…

 

Don Barbero nel suo ultimo numero della newsletter elettronica afferma che vi è una crisi anche nelle “parrocchie alternative” e nelle comunità cristiane di base.

 

Intanto nel nord Europa (in Germania soprattutto) gli studenti di Teologia evangelica non riescono a trovare un lavoro pastorale: le liste di disoccupazione si allungano in modo impressionante. Problemi di budget ma anche di chiese vuote. I tagli al personale sono trasversali a tutte le confessioni: luterani, riformati e anglicani.  

 

Il Cantone di Zurigo in Svizzera ha fatto recentemente sapere che non vi sono fondi per l’insegnamento religioso nelle scuole e in Danimarca la maggioranza dei fedeli si è schierata contro la propria chiesa (luterana),  che ha messo sotto processo un pastore che nega che la creazione sia opera di Dio, come narrato nel libro della Genesi.

 

E a oriente le condizioni dei preti ortodossi sono spesso contrassegnate dai limiti della sopravvivenza. Si spera di essere trasferiti in occidente…

 

 

Associazione per preti che abbandonano
 (adista) Ogni anno, nel mondo, migliaia di religiosi e sacerdoti cattolici abbandonano il loro ministero: negli anni il fenomeno ha assunto contorni rilevanti. Mauro Del Nevo, presidente di Vocatio un movimento che da più di trent’anni cerca di sensibilizzare la Chiesa e la società sul problema dei preti sposati, sostiene, ad esempio, che “soltanto in Italia i sacerdoti coniugati sono da 8 a 10mila e 120mila in tutto il mondo”. Lorenzo Maestri, sempre di Vocatio, afferma in un suo recente intervento sul sito internet del movimento (www.vocatio.it) che “fino al 1990 il numero dei sacerdoti nel mondo (diocesani e religiosi) era di 400.000 e gli abbandoni era di 120.000”. Limitatamente all’Italia, il numero dei sacerdoti era di 56.000 e gli abbandoni di 9.000". Per quanto riguarda le suore, in Italia, su circa 150.000, sarebbero oltre 30.000 quelle che hanno lasciato la vita religiosa.
Il 14 luglio scorso, a Casanova Staffora, in provincia di Pavia, una trentina di persone ha dato vita alla sezione della Chif, Christian Home International Foundation. La Chif (il cui sito internet: www.chif.tk è stato appena aperto) è un’associazione internazionale non-profit, che negli Stati Uniti opera già da diversi anni e conta circa 5mila ex-preti con famiglia e altrettante ex-suore aderenti, che si prefigge di offrire sostegno materiale, morale e spirituale a chi, per ragioni diverse, ha lasciato le strutture ecclesiastiche. A dirigere la sezione italiana della Chif, con sede a Torino, sono Giuseppe Serrone (nominato presidente), prete sposato, già fondatore dell’associazione "preti lavoratori sposati" e Ausilia Riggi (vicepresidente), ex suora e studiosa di teologia, da qualche anno animatrice del sito internet “Donne Contro il silenzio” (www.donne-cosi.org).

 

 

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L’approfondimento

 

 

Ernesto Buonaiuti, prete modernista



 Il cattolicesimo europeo fu scosso, nel primo quarto del ‘900, dalla rabbiosa repressione condotta dalla Santa Sede contro il movimento dei cosiddetti “modernisti”. In Francia, in Germania e in Italia gli studiosi cattolici che cercarono di innestare, sul tronco della fede cattolica, i risultati delle moderne ricerche critiche bibliche e storiche, subirono dure persecuzioni.

Paolo Tognina

Una delle massime personalità tra i modernisti italiani fu quella del teologo e sacerdote Ernesto Buonaiuti, scomparso nel 1946. Egli intrattenne anche contatti con ambienti evangelici del Grigione italiano, tenne corsi presso la Facoltà teologica evangelica del cantone di Vaud, a Losanna, e, negli anni Trenta e Quaranta, numerose conferenze ad Ascona, in Ticino.
“Carissimo Zanetti”, scrive Buonaiuti al pastore riformato di Poschiavo Oscar Zanetti nell’aprile del 1939, “l’amico Grassi ti ha detto dunque quale profonda impressione ha avuto nell’animo mio la tremenda nuova della improvvisa dipartita del tuo buono e carissimo fratello. Conservo di lui un ricordo simpaticissimo. L’avevo ascoltato suonare all’organo...; avevo conversato con lui di arte, e l’avevo trovato così esperto e così largamente informato...”. L’amico Grassi, a cui Buonaiuti accenna, è il pastore riformato della vicina comunità di Brusio, il metodista italiano Pier Paolo Grassi, pure lui in stretto contatto con Buonaiuti. I due pastori riformati delle comunità evangeliche della valle di Poschiavo avevano invitato più volte Buonaiuti a tenere conversazioni e conferenze tra le montagne dei Grigioni. Grato per gli inviti e per l’accoglienza riservatagli egli scrive, nella medesima lettera: “Poschiavo è così rimasta presente nel cuor mio!”. E rispondendo a un nuovo invito, aggiunge: “Non ti so dire la gioia che provo in anticipo all’idea di ritrovarmi tra voi... Io parlerò dunque costì nei giorni 17. 18. 19. 20. 21. Va bene? Scenderò da St. Moritz il 16 a sera o il 17 a mattina”.
Con la Svizzera Ernesto Buonaiuti aveva allacciato numerosi legami dopo che l’azione congiunta del Sant’Uffizio romano e del governo fascista italiano, tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta, lo aveva emarginato, sia nella chiesa cattolica romana sia nell’università di Roma, dove insegnava. Scomunicato “espressamente vitando” il 25 gennaio 1926, Ernesto Buonaiuti fu privato poco dopo della cattedra di storia del cristianesimo per desiderio di Mussolini e assegnato a compiti extra-accademici. “A datare dal 1. gennaio 1932” fu quindi dispensato dal servizio accademico per avere rifiutato il giuramento di fedeltà in cui era incluso l’impegno a formare dei cittadini “devoti al regime fascista”.
Scomunicato dalla sua chiesa ed espulso dall’università, Buonaiuti si venne a trovare nella situazione di un esiliato in patria. Egli trovò tuttavia, dapprima nell’ambiente romano, poi in altre città d’Italia e all’estero un certo numero di amici che gli offrirono la possibilità di continuare a svolgere il suo lavoro scientifico e la sua opera di divulgazione, seppure in misura ridotta.
A Roma lo accolse il pastore Emanuele Sbaffi, della chiesa metodista wesleyana, direttore della scuola teologica metodista che aveva sede nella capitale. Sbaffi diede a Buonaiuti l’incarico di tenere dei corsi di esegesi e di teologia del Nuovo testamento, dal 1932 al 1934. Buonaiuti ebbe pure occasione di predicare dal pulpito della chiesa metodista di Ponte S.Angelo e di tenere un ciclo di conferenze sul concetto di libertà nel Nuovo testamento nei locali della chiesa metodista di Via Firenze 38, a Roma. L’intervento della polizia fascista mise però fine all’attività di conferenziere di Buonaiuti in Italia. È probabile che proprio dallo stretto contatto con l’ambiente metodista italiano sia scaturita l’amicizia tra il teologo scomunicato e il pastore Grassi, attivo poi nei Grigioni, a Brusio.
Malgrado la buona accoglienza riservatagli dai metodisti italiani, per i quali Buonaiuti ebbe parole di elogio e ammirazione (“Fra tutte le denominazioni evangeliche, la wesleyana mi apparve... nel corso dei miei contatti con la chiesa di Banco di S. Spirito, una delle meglio indicate ad esprimere sul solco dei movimenti nati dalla grande insurrezione religiosa del sec. XVI, l’istanza profetica...”), il suo giudizio complessivo sull’evangelismo italiano fu piuttosto duro. Nella sua autobiografia scrive, generalizzando, che gli evangelici italiani si erano dimostrati del tutto indifferenti alla crisi modernista “solo perché questa non intendeva affatto risolversi e non si risolvette di fatto in un apporto di uomini e di iniziative alla propaganda protestante...”.
Eppure fu proprio grazie all’appoggio di un evangelico italiano, il pastore Franco Panza, della comunità evangelica di lingua italiana di Losanna, che Ernesto Buonaiuti fu invitato, dalla Facoltà di teologia evangelica del canton Vaud, a Losanna, a tenere per vari anni dei corsi liberi. E dopo diversi anni di insegnamento, nel 1936 l’Università gli offerse di divenire professore ordinario chiedendogli, discretamente, di aderire alla chiesa evangelica cantonale della quale egli avrebbe dovuto preparare ed esaminare i futuri pastori. Pur riconoscendo la legittimità della condizione posta, Buonaiuti declinò l’offerta “...in nome di un proposito reciso di mantenere intatto sino all’ultimo respiro della mia vita il collegamento ideale con la Chiesa della mia tradizione di cui sognavo sempre la reviviscenza quanto più disperante e disperato mi appariva il suo storico ormai declinante destino”.
Sempre attento a non lasciarsi sfuggire la possibilità di divulgare il risultato delle proprie ricerche e studi, Ernesto Buonaiuti ebbe contatti anche con ambienti lontani sia dalla fede delle chiese evangeliche sia dal cristianesimo in generale come i convegni Eranos, ad Ascona. Fondati dalla tedesca Olga Fröbe - vicina alla teosofia e al pensiero dell’indiano Krishnamurti, discepola di C.G.Jung e amica dello studioso di miti dell’antichità Karl Kéreny - gli incontri, annuali, iniziarono nel 1933. Tema del primo convegno fu “Yoga e meditazione in oriente e occidente”. Buonaiuti presentò in quella occasione una relazione su “Meditazione e contemplazione nella chiesa cattolica romana”. Anche negli anni seguenti, e a conflitto mondiale già iniziato, Buonaiuti continuò a essere tra i relatori dei convegni Eranos.
Sul finire della guerra, Ernesto Buonaiuti riprese con grandissimo vigore la sua attività di conferenziere in Italia, pubblicò vari libri (tra cui l’autobiografia “Il pellegrino di Roma”), fondò una rivista, scrisse numerosissimi articoli, intervenne a più riprese in trasmissioni radiofoniche, spinto dalla speranza suscitata in lui dalla svolta culturale e politica a cui l’Italia - e l’Europa intera - si accingeva. Buonaiuti sperava inoltre di essere reintegrato nella sua funzione di professore universitario, come gli altri pochi colleghi che si erano rifiutati di prestare il giuramento fascista. Ma la reintegrazione non fu facile perché la Santa Sede fece valere un articolo del Concordato con lo stato fascista in base al quale egli, sacerdote scomunicato, non poteva occupare una cattedra in una università statale. La difficoltà fu superata con un compromesso: Buonaiuti riebbe il suo posto di professore universitario, ma gli fu vietato di tenere delle lezioni!
Il 16 marzo 1946 apparvero i primi sintomi della malattia che lo avrebbe portato rapidamente alla morte. Il 18 marzo un attacco miocardico lo fiaccò gravemente. Il Vaticano cercò in quei giorni, a più riprese, di indurre il ribelle a sottomettersi e a riconciliarsi. In un momento di tregua Buonaiuti scrisse a un amico: “Ho trascorso ore angosciose, rese tanto più gravose dai tentativi inumani compiuti intorno a me da altissimi dignitari ecclesiastici per indurmi a sconfessioni e a ritrattazioni... Ho resistito impavido. Ne sono fiero”. Morì poche settimane più tardi, il 20 aprile 1946

 

 

Da Voce evangelica


#169 From: "Ecumenici" <ecumenici@...>
Date: Thu Sep 30, 2004 11:49 am
Subject: Un risultato veramente straordinario
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Procreazione: 1 milione di firme! … Incredibile.

 

 

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(ANSA) - ROMA, 30 SET - Un milione e 50 mila firme per abrogare la legge sulla fecondazione assistita. Capezzone (Radicali) puo' dare il risultato definitivo. Sono quelle raccolte sul primo quesito, quello che chiede di cancellare l'intera legge. Per gli altri 4 referendum, il segretario dei Radicali spiega che i dati definitivi si conosceranno nel pomeriggio, quando le firme saranno consegnate in Cassazione. 'Un risultato davvero straordinario', dice Capezzone.

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Oggi a Campo de’ Fiori, vicino alla statua di Giordano Bruno, si svolgerà la festa radicale in occasione della consegna delle firme del referendum sulla fecondazione assistita.

La festa si svolgerà a partire dalle 19, subito dopo il deposito delle firme in Corte di Cassazione, e proseguirà fino alle 24.

Nel corso della serata interverranno i protagonisti della campagna referendaria.

Mentre continuano ad arrivare adesioni, hanno già annunciato la loro presenza: Silvano Agosti, Barbara Alberti, Luca Barbareschi, Edoardo Bennato, Alessandro Cecchi Paone, Corinne Clery, Maddalena Crippa, Francesca D’Aloia, Luciano De Crescenzo, Pablo Echaurren, Carla Fracci, Tony Garrani, Matteo Garrone, Margherita Hack, Luciana Litizzetto, Ennio Morricone, Ilaria Occhini, Platinette, Marco Risi, Oliviero Toscani, Paola Turci, Max Pezzali.

Nella piazza sarà allestita anche una mostra fotografica.

 

 

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Lettera di Luca Concioni al mondo della scienza

Egregio Professore,

Scrivo a Lei e a molti altri uomini di scienza per proporLe un impegno comune. Mi chiamo Luca Coscioni. Sono laureato in economia e commercio e dottore di ricerca in economia ambientale. Ho insegnato politica economica alla Facoltà di economia di Viterbo.

Sono impegnato, in prima persona, nella lotta per la libertà della scienza e delle terapie, in particolare della ricerca sulle cellule staminali embrionali. Oggi in Italia quella ricerca è proibita, e con essa è proibita la speranza per milioni di persone affette da gravissime e diffusissime patologie, per le quali oggi non esistono terapie realmente efficaci. Per questo ho bisogno, ora, del Suo e del Vostro sostegno.

 

Se potesse incontrarmi, non potrebbe sentire la mia voce. Cinque anni fa sono stato colpito dalla sclerosi laterale amiotrofica. E' una malattia neuromuscolare oggi incurabile, che rende chi ne è colpito paralitico e incapace di parlare con la propria voce. Per comunicare utilizzo un computer con un programma di sintesi vocale. E' il sistema che usa il professor Steven Hawking, il celebre fisico inglese colpito dalla stessa malattia. L'incontro con la sclerosi laterale amiotrofica, che colpisce una persona su diecimila, è decisamente sconsigliabile. Purtroppo, però, non si conoscono ancora le cause che ne determinano la patogenesi, e così è impossibile prevedere quali siano i soggetti e i comportamenti a rischio. Si può dire solo che, nel corso del 2001, i nuovi casi di sclerosi laterale amiotrofica saranno, in Italia, alcune centinaia, e complessivamente faranno i conti con questa malattia, italiano più, italiano meno, alcune migliaia persone.

Ma questa malattia può, forse, essere curata ricorrendo alle cellule staminali. Se e come, ce lo potrebbe dire la ricerca scientifica. Però questa possibilità di cura è preclusa alle migliaia di concittadini che, come me, lottano quotidianamente per la propria sopravvivenza. Perché? Per l'ingerenza della Chiesa cattolica notoriamente contraria alla clonazione terapeutica e all'utilizzo di embrioni sovrannumerari a fini di ricerca. Questi ultimi sono embrioni comunque destinati ad essere distrutti, ma se fossero impiegati nella sperimentazione potrebbero invece contribuire a salvare la vita a milioni di persone. Secondo il Rapporto Dulbecco sulle cellule staminali (il documento che contiene le raccomandazioni dei 25 Saggi incaricati dal Ministro della Sanità di fare chiarezza sulla materia) sono infatti 10 milioni gli italiani, che potrebbero essere curati e anche guarire, se trattati con terapie basate su tali cellule. Sono i malati affetti da diverse patologie, e tra queste: morbo di Alzheimer, morbo di Parkinson, sclerosi laterale amiotrofica, atrofia muscolare spinale, lesioni traumatiche del midollo spinale, distrofia muscolare, tumori e leucemie, diabete, infarto, ictus. Sono tutte persone sofferenti in attesa di una legge sulla clonazione terapeutica.

Mentre, 6 mesi fa, Stati Uniti e Gran Bretagna hanno detto sì alla clonazione terapeutica, oggi in Italia stiamo ancora discutendo se sia etico o meno utilizzare embrioni congelati, prossimi alla scadenza, se non già inutilizzabili. A quanto pare, possono essere distrutti, senza suscitare alcuno scandalo, ma non posso essere utilmente impiegati nella ricerca. E così, mentre sono partiti negli Stati Uniti e in Gran Bretagna le sperimentazioni, in studi pre-clinici, da noi in Italia, invece, si alzerano le nebbie della demonizzazione e della disinformazione. E, nel fitto di queste nebbie, non sarà difficile per il governo e la maggioranza parlamentare continuare a proibire, fra le altre cose, anche la clonazione terapeutica, negando così a centinaia di migliaia di malati italiani una concreta speranza di guarigione e costringendoli ad un odioso turismo sanitario.

Ecco, di fronte a questo scenario disarmante, è necessario, indispensabile essere presenti in Parlamento. La Lista Bonino ha predisposto una proposta di legge di iniziativa popolare recante norme in materia di procreazione medicalmente assistita, clonazione terapeutica e di ricerca sugli embrioni umani, di cui ho l'onore di essere il primo firmatario.

Lottare, anno dopo anno, mese dopo mese, giorno dopo giorno, ora dopo ora, contro la malattia che mi ha colpito, non ha dato un senso alla mia vita. Una malattia, e la sofferenza che ne deriva, non hanno mai un senso. Il senso, alla mia vita, lo sto dando io, vivendola, come mi è consentito di viverla. Amando, odiando, facendo politica, una delle mie passioni.


Per questo ho deciso di candidarmi alle elezioni politiche, insieme ad Emma Bonino, nella lista che porta il suo nome, dando corpo alla lotta per difendere la libertà di ricerca scientifica, la libertà di cura, la libertà di scegliere come e quando morire, in caso di malattia incurabile e foriera di atroci sofferenze.

Nel mondo civile e avanzato, il confronto nasce e si sviluppa sulle idee. In Italia, invece, non si può nemmeno discutere. L'imperativo è proibire, proibire, proibire...

Mi appello a Lei, a tutti Voi a cui scrivo, Premi Nobel e uomini di scienza, per chiedere il vostro sostegno, ad una causa che è mia, ma che è anche e soprattutto Sua, Vostra. Io sono un esempio concreto di come il diritto alla vita e la libertà della scienza coincidano, e diventino una cosa sola.

Se il mio Paese continuerà ad essere vittima dell'oscurantismo antiscientifico, milioni di cittadini come me continueranno ad essere condannati dall'irresponsabilità della politica prima che dalla gravità delle malattie. Per questo, Le chiedo di inviarmi un messaggio di sostegno alla battaglia e all'appello contro l'attacco alla libertà di ricerca e pratica scientifica, e in particolare contro il bando alla sperimentazione sugli embrioni e alla clonazione terapeutica.

La ringrazio, Vi ringrazio, esprimendo il mio ringraziamento alla Scienza, che è Conoscenza. Alla Scienza, che è, anche, tecnologia informatica, mediante la quale l'oceano di conoscenza e di ignoranza, di disperazione e di speranza, di amore e di odio, oceano che è in me, che è me, e che il caso avrebbe voluto costringere al silenzio, nello spazio angusto di una bottiglia, può, invece, rifluire, seppur lentamente, verso Voi tutti.


Luca Coscioni

Seguono le adesioni di 512 professori universitari, premi nobel e rappresentanti del mondo della medicina e della scienza di tutto il pianeta.

 

 


#168 From: "Ecumenici" <ecumenici@...>
Date: Wed Sep 29, 2004 6:50 pm
Subject: Il referendum ha il quorum di firme!
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Ultimissima: Sono poco meno di 700.000 le firme raccolte sul referendum radicale sulla PMA (Procreazione Medica Assistita): un primo importante successo, per una legge da abrogare in toto.  Grazie a tutt* coloro che si sono impegnati/e!

Una gioiosa festa laica si preannuncia: la attendiamo con grande impazienza!

 

 


 

 

Diamo risalto questa settimana alle notizie NEV: ne abbiamo stravolto l’ordine e omesso alcune parti… preferiamo infatti dare spazio a quello che ci interessa direttamente. L’ecumenismo porta infatti con se il grande rischio di essere confuso con le attività ecclesiastiche o peggio con una marea di luoghi comuni religiosi, triti e ritriti: da qui la foto di Albert Schweitzer in prima battuta. La sua battaglia contro l’ipocrisia delle chiese e di molti cristiani ci fa schierare ancora oggi dalla parte del più debole e della vita.  Dopo un primo sguardo sui quaccheri (premio nobel per la pace nel 1947) vorremmo trattare presto anche di questo Gigante dell’umanità.  Magari con l’aiuto dell’amico Guglielmi…

In fondo trovate anche una pagina interessante del prossimo libro di L. Bettazzi, vescovo e mente illuminata del cattolicesimo profetico, Presidente internazionale di Pax Christi.

Buona lettura !

“ Mi si lasci aggiungere che questo stile di nonviolenza, di riconoscimento della personalità dell’altro, di rispetto effettivo della libertà, va cercato, alimentato, realizzato nella vita di tutti i giorni, nell’ambito della scuola e del lavoro, nei rapporti di amicizia. E’ questo un grande ideale a cui dedicarsi, da costruire giorno per giorno con intelligenza, anche con fantasia, soprattutto con grande determinazione. E’ così che si costruisce la pace…..

E questo credo possa (e debba) essere compito, quasi missione, dei giovani.”

 

 

 

APPUNTAMENTO

 

MEANA DI SUSA (Torino) - Domenica 3, conferenza del prof. Angelo Guglielmi su "Albert Schweitzer, teologo nella giungla". Alle 16,30 nel tempio battista di Campo del Carro.

 

 

Premio nobel per la pace 1952

 

 

 

 

SIMONA E SIMONA: LA FCEI ESPRIME GIOIA E COMMOZIONE PER LA LORO LIBERAZIONE

 

Roma (NEV), 29 settembre 2004 - "Abbiamo appreso con grande gioia e commozione la notizia della liberazione di Simona Pari, Simona Torretta, Ra'ad Alì Abdul-Aziz e Mahnaz Bassam". In un messaggio inviato oggi alla ONG "Un ponte per." il presidente Gianni Long ha tenuto a esprimere a nome della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) la sua felicità per il ritorno a casa delle due Simone. "Le vie del dialogo, dell'ascolto e della mediazione si sono ancora una volta dimostrate come una alternativa concreta alla logica della guerra, del terrore e del disprezzo della dignità umana. Ci auguriamo che il rispetto dei diritti umani possa essere esteso a tutti coloro che sono ancora oggi ostaggi della guerra e della violenza in Iraq e a coloro che subiscono guerre non volute in altre parti del mondo", si legge nel  messaggio d'augurio. Già lo scorso 17 settembre il presidente FCEI aveva espresso la sua solidarietà alle famiglie dei quattro operatori di pace rapiti in Iraq. (nev/gc)

 

 

SPAGNA: LA SVOLTA LAICA DI ZAPATERO

Le chiese protestanti accolgono favorevolmente le iniziative del governo in materia religiosa

 

Roma (NEV), 29 settembre 2004 - Il governo socialista di José Luis Rodríguez Zapatero ha impresso una vera e propria accelerazione al processo di laicizzazione della società spagnola: in questi giorni, infatti, si discute un consistente "pacchetto" di provvedimenti che dovrebbero essere varati già nei prossimi giorni. Tra l'altro si prevede l'abolizione dei crocifissi e degli altri simboli religiosi dai luoghi pubblici come le scuole, le caserme e gli istituti penitenziari; l'ora di religione cattolica verrebbe collocata fuori dall'orario scolastico; verrebbe infine riconosciuto il matrimonio tra omosessuali. Il mondo cattolico è rimasto sorpreso dalla rapidità con la quale Zapatero ha proposto la sua "road map" per uno "statuto di laicità" che abolisca o ridimensioni i privilegi garantiti alla Chiesa cattolica. Tra l'altro il prossimo anno dovrebbe essere rinnovato il Concordato del 1979 ed il governo appare intenzionato a chiederne una significativa revisione.

Dietro l'iniziativa di Zapatero c'è un'idea ben precisa della Spagna contemporanea, oggi frutto di profondi cambiamenti sociali e religiosi degli ultimi decenni: formalmente l'82% dei suoi abitanti si definisce cattolico ma solo il 40% frequenta con qualche continuità la chiesa. A fronte della secolarizzazione crescono invece gli altri culti: secondo dati del Ministero dell'Interno, in Spagna sono presenti ed attive oltre 1300 "entità religiose", oltre mille delle quali di tradizione evangelica. Oltre a 400.000 musulmani ed a quasi 800.000 protestanti - tra cui molti avventisti soprattutto nelle popolazioni nomadi - sono inoltre presenti significative comunità ebraiche, buddiste, induiste, dei Testimoni di Geova, dei Mormoni, dei Baha'i, della Chiesa di Cristo Scientista. Diversamente dalla Chiesa cattolica spagnola, che critica apertamente la politica del governo, i protestanti sembrano invece guardare con simpatia alla "svolta laica”. …. (nev/gu)

 

 

CCERS: "CON LA 'DEVOLUTION' A RISCHIO LA LIBERTÀ RELIGIOSA"

Preoccupata per le riforme la Commissione delle chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato

 

Roma (NEV), 29 settembre 2004 - La Commissione delle chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato (CCERS), nella sua seduta del 27 settembre, ha espresso preoccupazione per il disegno di legge di riforma costituzionale in discussione in Parlamento. Nel corso della riunione è stato espresso il timore che il trasferimento di poteri alle regioni possa pregiudicare i diritti di eguaglianza e di libertà religiosa ed in particolare quelli di alcuni istituti definiti dalle vigenti Intese stipulate ai sensi dell' articolo 8 della Costituzione italiana.

La CCERS ha quindi deciso di istituire un gruppo di lavoro incaricato di esaminare le conseguenze sulla libertà religiosa e sulle confessioni religiose di minoranza dei provvedimenti in materia di federalismo e "devolution", nonché dell’eserci-zio delle competenze normative dell'Unione Europea.

"E' vero che la materia dei rapporti Stato-Chiese resterà comunque di competenza dello Stato centrale - sottolinea Gianni Long, presidente della CCERS e della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) -. Il problema però si pone nell'ambito dell'attribuzione alle regioni di competenze esclusive come per esempio - prosegue Long - in materia di istruzione e di ospedali; il rischio è che ciò ponga in discussione norme(come ad esempio la facoltà di non avvalersi dell'insegnamento religioso cattolico o l'assistenza religiosa nei luoghi di cura) che sono state definite con le Intese degli scorsi decenni".

La CCERS è presieduta dal presidente della FCEI. Si tratta di un luogo unico di riflessione e di confronto in cui sono presenti tutte le componenti dell' evangelismo italiano, per l'elaborazione del pensiero riguardo ai rapporti con lo Stato, con una difesa costante e sollecita dei diritti di libertà.(nev/gmg)

 

 

PRAGA: IN CORSO I LAVORI DEL COMITATO CENTRALE DELLA CONFERENZA DELLE CHIESE EUROPEE (KEK)

Tra le priorità il dialogo interreligioso e l'assetto di una nuova visione del movimento ecumenico

 

Roma (NEV), 29 settembre 2004 - Secondo il presidente della Conferenza delle chiese europee (KEK), il pastore Jean-Arnold de Clermont, sono due le esigenze alle quali viene chiesto alla KEK di confrontarsi in questo difficile frangente della storia mondiale: la prima è quella di dare spazio al "dialogo interreligioso in una prospettiva decisamente aperta con le famiglie di pensiero legate alla ricerca delle condizioni di sviluppo della pace, della giustizia e del diritto". La seconda è rappresentata dalla necessità di una maggiore cooperazione con i Consigli regionali di chiese di altri continenti, e in particolare con quelli degli Stati Uniti, dell'Africa e del Medio Oriente, "in modo che si possa manifestare con visibilità ed efficacia la nostra solidarietà ecumenica".

Com'è consuetudine all'inizio dei lavori del Comitato centrale, il segretario generale della KEK, il pastore Keith Clements, ha presentato una dettagliata relazione sulle attività della Conferenza nell'anno appena trascorso. Riferendosi alla possibile "riconfigurazione" del movimento ecumenico e delle strutture della stessa KEK, ha tenuto a tracciare una metodologia di approccio: "dovremmo anzitutto parlare di una nuova visione del movimento, e alla luce di questa visione e delle priorità che ne emergono, esaminare solo successivamente quali strutture adottare". Il culto di apertura è stato celebrato lunedì pomeriggio 27 settembre nella "Chiesa del Salvatore" della Chiesa evangelica dei Fratelli cechi nel centro di Praga. I lavori si concluderanno il 3 ottobre. (nev/gc)

 

 

LA FCEI AL CONVEGNO DEI DELEGATI DIOCESANI PER L'ECUMENISMO E IL DIALOGO INTERRELIGIOSO

Il Convegno indetto dalla CEI ha riflettuto sul "Giorno del Risorto"

 

Roma (NEV), 29 settembre 2004 - Il Convegno nazionale dei 200 delegati diocesani per l'ecumenismo e il dialogo interreligioso della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) quest'anno ha visto la partecipazione del pastore Martin Ibarra, membro del Consiglio della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI). "Il Giorno del Risorto": questo il tema del convegno svoltosi a Bari e che si conclude oggi, che per quattro giorni ha visto cattolici, evangelici ed ortodossi fianco a fianco per riflettere sulla celebrazione settimanale della Pasqua.

"Il senso di questo congresso era quello di fornire ai delegati diocesani per l'ecumenismo e il dialogo interreligioso delle delucidazioni sui modi di intendere il culto domenicale nelle varie tradizioni cristiane - ha spiegato all'Agenzia NEV il pastore Ibarra -.  In quanto evangelico ho illustrato le peculiarità della tradizione luterana e riformata, laddove il culto domenicale non necessariamente è sinonimo di Santa Cena, eppure viviamo la domenica come anticipazione escatologica del Regno di Dio". Ibarra nella sua relazione ha messo l'accento sulla priorità della Parola nella tradizione protestante, perché "la chiesa è una creazione della Parola, ed è al servizio della Parola". Da segnalare anche l'intervento del rabbino capo della comunità ebraica di Milano, Giuseppe Laras, grazie al quale si è riflettuto sul senso dello Shabbat, giorno del riposo nella tradizione ebraica. Al convegno è anche intervenuto il vescovo luterano tedesco Jürgen Johannesdotter; importante anche la presenza ortodossa.

"Il dialogo è stato intenso e proficuo", questo il bilancio che Martin Ibarra ha dato all'incontro seguito da più di 600 persone: oltre ai 200 delegati diocesani figurava tra il pubblico, nella sala sempre gremita dell' Hotel Sheraton Nicolaus di Bari, una folta presenza di membri delle comunità locali cattoliche, ortodosse ed evangeliche. "Per la prima volta in un Congresso eucaristico nazionale tanto spazio è stato dato alla dimensione ecumenica. Riflettere insieme sull'eucarestia spinge tutti i credenti a ripartire da Cristo risorto", ha affermato mons. Vincenzo Paglia, presidente della Commissione episcopale per l'ecumenismo e il dialogo. Significativo anche il fatto che in occasione della celebrazione domenicale mons. Paglia,il pastore Ibarra e il sacerdote della Chiesa ortodossa rumena Michail Driga abbiano tenuto ognuno un'omelia. (nev/gc)

 

 

 

TERZA GIORNATA ECUMENICA DEL DIALOGO CRISTIANO-ISLAMICO: "PER UN'ALLEANZA DI CIVILTÀ"

 

Roma (NEV), 29 settembre 2004 - "Forze potenti ed organizzate nel mondo continuano a soffiare sul fuoco delle guerre e a proclamare lo 'scontro di civiltà'": così si legge in un comunicato stampa promosso dal Comitato organizzatore della Terza giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico, prevista per il prossimo 12 novembre. "Le civiltà, se sono tali, non si scontrano, - prosegue il comunicato - le civiltà si alleano, mettono insiemele proprie capacità per migliorare la vita di tutta l'umanità nel suo complesso e non solo di una sua piccola parte. E' ormai evidente che guerra e terrorismo si alimentano a vicenda. Ogni giorno i mass-media ci investono con ondate di violenza verbale e militare che finisce per rinfocolare l'odio fra paesi musulmani e paesi occidentali e fra la religione islamica e quella cristiana. Noi crediamo invece che occorra un sussulto di saggezza e che si torni al dialogo pacifico per risolvere i conflitti internazionali. Occorre prendere atto che le iniziative militari non solo non risolvono nulla ma ingigantiscono e radicalizzano i problemi. Occorre soprattutto che la guerra in corso non blocchi la capacità degli uomini e delle donne di Dio di

costruire alleanze e dialogo fra le civiltà e le religioni. Occorre che gli uomini e le donne di Dio si schierino decisamente per il dialogo e la pace togliendo qualsiasi alibi o appoggio a chiunque usi la violenza terroristica

o militare per risolvere i conflitti internazionali". Questi i motivi per riproporre la celebrazione di una giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico, che, come negli anni scorsi, si terrà nell'ultimo venerdì di Ramadan". Per visionare e firmare l'Appello o per adesioni ci si può rivolgere alle riviste promotrici dell'iniziativa: "Il Dialogo",

www.ildialogo.org ; "Confronti", www.confronti.net  . (nev/gmg)

 

 

(NEV/WCCI) - A conclusione della sua visita alla sede ginevrina del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) (22-24 settembre), il vescovo Wolfgang Huber, presidente della Chiesa evangelica tedesca (EKD), ha tenuto a sottolineare "la piena solidarietà dell'EKD all'impegno ecumenico del CEC". In accordo con il segretario generale del CEC, Samuel Kobia, il vescovo Huber ha definito estremamente positiva la possibilità che la Federazione luterana mondiale (FLM) e l'Alleanza riformata mondiale (ARM) tengano congiuntamente le loro prossime assemblee generali.

 

 

(NEV) - In occasione della festa ebraica di Sukkot (Capanne) - che ricorda il peregrinare nel deserto del popolo ebraico dopo l'esodo dall'Egitto e la fine della schiavitù - il Movimento ebraico giovanile Kidma Italia, il Gruppo Martin Buber-Ebrei per la pace e la rivista di dialogo interreligioso "Confronti" organizzano a Roma un incontro pubblico il 3 ottobre dalle 18,00 in piazza delle Cinque Scole, nei pressi della Sinagoga. L'incontro, simbolicamente ispirato alla Sukkà come luogo di pace, affronterà i temi del confronto fra culture per la pace, convivenza multietnica, diritti dei migranti. Saranno presenti all'incontro il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni; Amos Luzzatto, presidente dell'Unione delle comunità ebraiche in Italia; Daniele Garrone, decano della Facoltà valdese di teologia di Roma;

Mario Scialoja, direttore della Lega musulmana mondiale, sezione italiana e Ali Baba Faye, coordinatore del Forum dei migranti. Il programma prevede inoltre due interventi di giovani rappresentanti del Movimento ebraico giovanile e del presidente dei giovani musulmani d'Italia.

 

 

 

(NEV) - Uno studio biblico del pastore Luca Baratto (Pioggia nel deserto: la sfida di Dio) apre il n. 188 di "Gioventù Evangelica", rivista trimestrale della Federazione giovanile evangelica italiana (FGEI), dedicato in particolare all'anno mondiale dell'acqua, indetto dall'UNESCO. In sommario studi, riflessioni e ricerche sul tema (M. Moretuzzo, A. Micangeli, M. Canevacci, Mediterracqua); un dibattito sul "permesso d'autore"; uno studio sulla preghiera, recensioni, appuntamenti e l'inserto "Judaica" a cura della Libreria Claudiana di Milano. Gioventù Evangelica, via Porro Lambertenghi 28, 20159 Milano.

 

 

INTERVISTA

(A completezza di informazione qui fornita si precisa che il riferimento alle Chiese battiste del sud degli Stati Uniti riguarda anche il mondo luterano (Sinodo del Missuri): interi gruppi di chiesa conservatrici hanno scelto la strada della separazione dalle rispettive famiglie o alleanze mondiali. Chi scrive questa nota non pensa affatto che la separazione sia stata un male, anche perché quelle chiese mettono apertamente in discussione il pastorato femminile e l’impegno pacifista.  Sono poi ovviamente disponibili a dar lauti compensi a quelle chiese che sosterranno le loro politiche nel mondo…-  MB).

 

ASSEMBLEA GENERALE DELL'UCEBI. ALDO CASONATO: "QUEST'ANNO LA VERIFICA DELL' OPERATO"

a cura di Paolo Naso

 

Roma (NEV), 29 settembre 2004 - Aldo Casonato è presidente dell'Unione cristiana evangelica battista d'Italia (UCEBI). Tra qualche giorno terminerà il suo "viaggio" all'interno dell'Unione; la sua presenza è durata complessivamente dieci anni con quattro di presidenza. Lo abbiamo ascoltato in occasione della prossima Assemblea Generale prevista dal 7 al 10 ottobre all'Istituto Madonna del Carmine a Ciampino, presso Roma.

 

D. Presidente Casonato, quali saranno i temi all'attenzione dell'Assemblea?

R. Come avviene ogni due anni, l'Assemblea Generale dell'UCEBI esamina e discute a 360 gradi l'operato del Comitato Esecutivo, degli organismi operativi e delle istituzioni. Voglio augurarmi che il tema per eccellenza sul quale l'Assemblea vorrà confrontarsi sarà quello che riguarda il nostro modo di essere chiesa oggi, qui in Italia, analizzando in profondità quello che io definisco il "bilancio spirituale", cioè il rendiconto delle attività svolte non solo tra le chiese dell'Unione, e quindi al proprio interno, ma anche e soprattutto verso le istituzioni, le istanze pubbliche e private, verso l'ambiente e la sostenibilità dello sviluppo.

Quello di quest'anno è un momento di verifica molto importante, in particolare perché ci consentirà anche di fare il punto su quanto è accaduto sul fronte delle nostre istituzioni a distanza di poco più di un anno dall'Assemblea straordinaria del 2003. Ed il "materiale" da esaminare sarà davvero tanto, in considerazione anche del fatto che forniremo, tra l'altro,

ai partecipanti all'Assemblea tutta una serie di documenti e strumenti tecnici legati alla classificazione del nostro patrimonio immobiliare, alla gestione dello stesso ed al conseguente piano di incremento, razionalizzazione e sviluppo. Ci sarà anche un documento di sintesi sulla situazione attuale delle nostre istituzioni, che ci preoccupano non poco, pur avendo individuato per ciascuna di esse dei percorsi di ristrutturazione e di risanamento, soprattutto dal punto di vista del risultato economico. Ci saranno inoltre due interessanti documenti, uno sui matrimoni interconfessionali per i quali speriamo si possa giungere ad un accordo con la CEI come è già accaduto per i valdesi e i metodisti, e uno sul battesimo. Si tratta di cercare formule di consenso che, pur nella riaffermazione della nostra identità battista, facilitino l'incontro con le chiese riformate.

 

D. Guardando all'Italia di oggi, quali sono le preoccupazioni principali di una minoranza come il battismo italiano?

R. Il motto di questa imminente Assemblea è "Dove c'è lo spirito del Signore, lì c'è libertà". Nella cornice storica della società italiana, l' UCEBI vive la sua testimonianza per la libertà non senza preoccupazioni e momenti di frustrazione. Una lettura veloce delle principali decisioni delle nostre Assemblee generali può dare il senso delle nostre inquietudini. Siamo infatti per la multiculturalità, per la lotta contro ogni discriminazione, per la pace e la riconciliazione fra i popoli, per il ripudio della guerra come mezzo per la soluzione dei conflitti. Il lungo elenco di prese di posizione che ci differenziano rispetto alle scelte dell'attuale governo è anche la misura della nostra distanza da esse. Altrettanto preoccupati siamo per la commistione che sempre più spesso si verifica tra norme e aspetti etici, a dispetto del pluralismo garantito dalla nostra Costituzione. Accade così che molte leggi oltrepassino i limiti posti da uno stato laico e finiscano per invadere sfere decisionali che dovrebbero derivare da scelte e convinzioni personali. Ecco, credo che il pericolo maggiore sia proprio nella situazione di post democrazia in cui stiamo vivendo,  caratterizzata da uno Stato che interviene in ambito etico e si erge a coscienza collettiva.

In questo contesto credo che le chiese dell'Unione saranno ancora e sempre chiese accoglienti, aperte alla speranza e al futuro, pronte ad adattare il passo di chi fa più fatica a procedere senza però lasciare indietro nessuno, nella condivisione dell'impegno, degli obiettivi e della solidarietà. Un'Unione unita anche negli intenti, che riflette insieme e insieme decide, valutando il modello di sviluppo sostenibile dalle proprie forze e soprattutto riportando al centro della vita di individui e di chiese la figura di Gesù Cristo ed un rinnovato impegno al discepolato.

 

D. Nel mondo assistiamo a una polarizzazione del battismo, determinata soprattutto dalla posizione assunta dalla Convenzione delle chiese battiste del Sud USA. Come si colloca in questo quadro il battismo italiano?

R. L'UCEBI ha vissuto con dispiacere e amarezza la decisione della Southern Baptist Convention (SBC) di uscire dall'Alleanza mondiale battista (BWA)(vedi NEV 25/04). Noi crediamo infatti che la diversità sia una ricchezza e che la nostra crescita spirituale e morale si realizzi  proprio mediante il confronto e l'impegno volto alla comprensione reciproca. Culture eterogenee, condizioni socio-politiche e ambientali diverse hanno determinato infatti un diverso modo di testimoniare la fede, ma questo non può incrinare la nostra unità in Cristo. La crisi nei rapporti tra la Southern Baptist Convention e la Baptist World Alliance non ha impedito all'UCEBI di firmare un accordo con l'International Mission Board (IBM) volto a regolare i rapporti reciproci in Italia nel quadro di una rispettosa collaborazione. In tale accordo l'IMB dichiara di essere a conoscenza delle linee teologiche contenute nella Confessione di fede e di rispettare la libertà cristiana dell'UCEBI di vivere ed insegnare i principi in cui si riconosce, tra cui l'ecumenismo, il rapporto con i valdesi e i metodisti italiani, i ministeri femminili, l'impegno per la pace e la lotta contro la pena di morte.

La nostra gratitudine nei confronti dei fratelli e delle sorelle della Southern Baptist Convention, che fin dal 1870 svolsero la loro opera in Italia, non può certamente essere messa in discussione, ma preghiamo affinché la famiglia battista torni ad essere unita in Cristo, nella libertà e nel rispetto per i diversi modi di vivere e testimoniare la fede.

 

D. Lei è stato presidente dell'UCEBI per quattro anni, le chiediamo un bilancio della sua attività.

R. Il mio "viaggio" all'interno dell'Unione, che si concluderà entro qualche giorno, è durato complessivamente dieci anni: facendone il bilancio posso comprendere meglio il senso della mia limitatezza ma anche il valore di un lavoro che credo di avere svolto con umiltà, con grande spirito di servizio, con il desiderio di servire i miei fratelli e le mie sorelle. Posso testimoniare che il Signore ha abbondantemente benedetto il mio lavoro, mi ha sostenuto ed incoraggiato nei momenti di difficoltà e di scoramento. Il tutto però con lo scopo di rafforzare, anche attraverso le mie visite alle chiese (e ne ho fatte tante) e l'illustrazione alle stesse dei programmi e degli obiettivi, l'aspetto fondamentale sul quale poggia la nostra presenza sul territorio, la nostra testimonianza, la nostra azione evangelistica ed il nostro futuro che vede la chiesa del Signore rispondere all'impegno missionario al quale tutte e tutti noi siamo stati chiamati ed alla vocazione che ci è stata rivolta.

 

 

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La recensione di La Meridiana www.lameridiana.it

 

Collana: paginealtre


Autore: L. Bettazzi

Titolo: Giovani per la pace

Pagine: 48

ISBN: 88-89197-22-6

Prezzo: Euro 9,00 / Sconto 20%

Pagine On Line

IV di copertina

 

 

 

(……..)

Credo che questa responsabilità di farsi “operatori di pace” e di farlo attraverso strade non violente, sia un dovere particolare di noi uomini e donne del 2000, a cominciare da noi occidentali, chiamati dalla nostra cultura e dalla nostra storia (forse… anche a causa della nostra geografia di Paesi a clima temperato!) ad analizzare ed organizzare il mondo materiale per metterlo al servizio dell’umanità, a farlo non chiudendoci nella ricerca e nella difesa dei nostri interessi e delle nostre supremazie ma ponendoci realmente al servizio di una crescita organica dell’umanità, ovviamente partendo dai settori più poveri. E questo, prima ancora che per una generosità morale, proprio per una valutazione realistica, che parte dalla socialità costitutiva dell’essere umano (“l’uomo è un animale politico” diceva già Aristotele) e giunge all’esigenza del rispetto reciproco e della collaborazione tra le singole persone e le varie comunità come condizione per un ambiente sereno che torni a gratificazione e vantaggio di tutti.

Utopia originariamente (dal greco “ou-topos”) vuol dire “non-luogo”, qualcosa che ora non c’è, ma che è talmente importante e necessaria da doverla perseguire con tutte le proprie forze, costruendolo giorno per giorno perché prenda possesso del mondo e della storia. Il più delle volte invece viene inteso come qualcosa di illusorio, di assolutamente irraggiungibile anche se bella da sognare. In questo senso anche la politica come servizio sembra un’utopia (dunque una falsa utopia), data la tendenza storica dell’essere umano e delle varie aggregazioni di settori e di gruppi a incentrare tutto su di sé e ad operare in vista del proprio benessere e della propria supremazia. Ma la vera “utopia” – anche questa volta nel senso di illusione – è pensare che il dominio e la violenza possano portare a un mondo di pace e di serenità (come purtroppo è dato di constatare anche ai nostri giorni). La vera utopia è quella del dialogo e della collaborazione, quella della nonviolenza. La realtà delle nostre nazioni e degli organismi internazionali sono tappe di questo cammino, lento ma effettivo, di crescita di questa consapevolezza e di queste realizzazioni.

E questo, come già dicevo nell’introduzione, credo possa (e debba) essere compito, quasi missione, dei giovani.

È vero che i giovani sono meno abituati ad argomentare, lo sono soprattutto i giovani di oggi, immersi in un mondo fatto di tecniche che offrono soluzioni già definite a tutti i problemi proponibili, che moltiplicano le immagini trasmettitrici di messaggi elaborati da chi ha il potere di una cultura, troppo spesso al servizio del potere economico e di quello politico, e che in genere non vengono educati al confronto arricchente con chi è diverso per sensibilità e per cultura.. Ma se vengono stimolati e aiutati a pensare, a confrontarsi, ad approfondire, possono trovarsi più disponibili a riconoscere i valori sommersi dalle sollecitazioni dei vari poteri, immettendo iniezioni di fantasia, di creatività, di rinnovamento nel tessuto sociale costruito dagli adulti, per lo più adeguatisi – questi – all’atmosfera di una società dominata dal profitto e dalla supremazia del denaro e delle gerarchie di potere determinate dal denaro. E allora anche le tecnologie potranno rendere un vero servizio alla crescita personale e sociale.

I giovani ci provarono nel 1968-‘69: “facciamo l’amore, non la guerra” dicevano contestando l’organizzazione della violenza, sovvenzionata da chi nella guerra ci guadagnava per la produzione delle armi e per la ricostruzione. Riuscimmo noi adulti a metterli a tacere, favorendo il nascere del terrorismo con la copertura di schegge (impazzite?) delle strutture statali e di quelle mafiose, inducendo i giovani a rinchiudersi in se stessi e a disinteressarsi della politica e del mondo bacato degli adulti, salvo ad assumerne gli ideali e gli stili di comportamento, frequentando il mondo delle droghe, anch’esso propiziato e gestito dal mondo degli adulti. Quando – raramente purtroppo! – si manifesta ai giovani che si apprezza la loro iniziativa e il loro contributo, essi sanno costituire nuove sorgenti di vitalità: lo vedemmo nel 1981, in occasione del terremoto dell’Irpinia, quando arrivarono, prima ancora dello Stato, a soccorrere i colpiti dal disastro. E in genere sono stati i giovani a rendere visibile e significativo il settore del volontariato e del servizio civile, non a caso spesso penalizzati dai poteri pubblici.

Il rispetto dei diversi ed una solidarietà che non sia solo elemosina ma rivendicazione per tutti dei diritti fondamentali, della giustizia e della libertà non solo apparenti ma al servizio di tutti, a cominciare dai più indifesi ed i più emarginati, dovrebbero costituire un ideale operativo soprattutto per i giovani, formando gruppi di influenza, entrando nella politica per incrinarne le modalità chiuse ed egoistiche.

(…………..)

 

 

 

 

 


#167 From: "Ecumenici" <ecumenici@...>
Date: Wed Sep 29, 2004 8:41 am
Subject: L'intervista a Zapatero del Time
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A Zapatero è dedicata non casualmente l’immagine rappresentativa di questo gruppo: ci troviamo perfettamente in sintonia su un numero incredibilmente alto di tematiche politiche, sociali, laiche, femministe e omosessuali; perfino sugli argomenti delle cellule staminali embrionali e sul togliere gli spropositati e ingiusti privilegi (soprattutto economici!) alla confessione religiosa di maggioranza, sembra che leggiamo lo stesso libro.

Di fronte a miti un po’ arrugginiti e stantii del passato ci sembra importante proporre figure per l’oggi: uomini di governo capaci, illuminati e determinati a imprimere svolte, risvegliare le coscienze e amare innanzitutto il proprio popolo. Scusate ma non è poco… in Inghilterra ne sanno qualcosa. Anche a casa nostra a dir il vero.

 

 

 

L’intervista del Time a Zapatero

 

''Non voglio essere un grande leader, ma un buon democratico''
In appena cinque mesi, il primo ministro Zapatero ha ribaltato molte delle politiche del suo predecessore conservatore. Dice che è solo un buon ascoltatore. Il Time lo ha intervistato prima che partisse alla volta di New York per l’intervento all’assemblea generale dell’Onu



Signor primo ministro, ha invitato tutti i governi della coalizione a ritirare i loro eserciti dall'Iraq, come la Spagna ha fatto in aprile. Significa che è disposto ad accettare un regime sciita fondamentalista o la guerra civile etnica?
La domanda che dobbiamo farci è questa: le cose sono migliorate in Iraq dopo un anno e mezzo di occupazione? La risposta è no. C’è una spirale di violenza e di morte. Abbiamo due opzioni: chiudere gli occhi o guardare in faccia la realtà. L'Iraq deve recuperare libertà, stabilità e sovranità il prima possibile.

Come? La strategia della coalizione è l'unica possibilità? È legittima? Perché radicalismo e fondamentalismo stanno aumentando e accrescono i rischi?
Ricostruire un paese come l'Iraq da zero richiede lo sforzo di molti paesi, compresi i paesi arabi e quelli dell'Unione europea. Purtroppo, le condizioni per farlo non ci sono. So che il governo degli Stati Uniti ed i suoi alleati della coalizione desiderano la libertà e la sovranità per l'Iraq quanto prima, ma il modo di combattere il terrorismo deve essere intelligente. Ci sono risposte che accrescono il terrorismo, anche se questa non è la loro intenzione. La prima risposta delle nazioni libere e democratiche al terrorismo dovrebbe essere quella di rispettare il diritto internazionale. In Segretario generale Kofi Annan lo ha detto. [La settimana scorsa ha definito l'invasione "illegale", ndr].

Che messaggio ha per George W. Bush?
Ho tre messaggi per lui. In primo luogo, la Spagna è amica degli Stati Uniti. Ho il rispetto e l’ammirazione più grandi per i suoi principi democratici e per la sua azione in tanti campi e una solidarietà profonda per quel che ha sofferto con l’11 settembre. In secondo luogo, la nostra fermezza nella lotta al terrorismo è forte quanto mai. E terzo, anche se non siamo d'accordo sull'Iraq, un amico è uno chi dice che cosa pensa. Abbiamo più di 1.000 soldati spagnoli in Afghanistan, perché quell'intervento ha avuto il supporto della Comunità internazionale.

Tifa per Kerry nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti?
Quando sono entrato in carica, ho deciso di non commentare e non interferire a sostegno di qualsiasi candidato in qualunque paese. Ma altri non hanno fatto lo stesso. In molte occasioni, il presidente Bush e membri della sua Amministrazione hanno dato un fervente appoggio all’ex primo ministro José María Aznar ed al partito popolare. Il presidente Bush non mi sentirà mai dare alcun supporto al candidato Kerry. So bene che i sondaggi possono essere ingannevoli. Non sono le intenzioni di voto che importano, ma il desiderio della gente di cambiare. Il 60% degli spagnoli desideravano un cambio di governo due settimane prima delle elezioni, prima dell’attacco terroristico dell’11 marzo a Madrid.

Un’Amministrazione Kerry migliorerebbe davvero i rapporti transatlantici?
Kerry dice che ha un programma per ritirarsi dall'Iraq in quattro anni. Questa è perlomeno una politica alternativa. È palese che la guerra in Iraq ha aperto una distanza nei rapporti fra una parte dell’Europa e il governo degli Stati Uniti, ma i nostri legami di base sono più forti di questo. Condividiamo la democrazia, il libero mercato e l’impegno per la sicurezza dell’Occidente. Differiamo su come garantire questa sicurezza.

Ha allineato la Spagna alla Francia e alla Germania. Non siete preoccupati che la maggioranza dei governi europei non condividono la vostra posizione sull'Iraq?
Non direi una maggioranza, l’Europa è divisa a metà. Ma l'opinione pubblica in Europa è completamente avversa alla guerra in Iraq. Penso che una democrazia moderna dovrebbe essere molto sensibile all'opinione pubblica. E’ ciò che chiamo "socialismo del cittadino". Accetto l’idea che quando la stragrande maggioranza dei cittadini dice qualcosa, è nel giusto. Oggi la Francia, la Germania e la Spagna hanno meno che una visione unitaria del mondo. Abbiamo in comune l’idea che abbiamo bisogno di un mondo di civiltà e di comprensione reciproca. Lo scontro di civiltà non può trasformarsi una profezia auto-avverante.

Quale domanda le piacerebbe rivolgere a Jose Maria Aznar prima che testimoni davanti alla commissione sull’11 marzo?
Quella che gli ho rivolto al telefono subito dopo l’attacco: perché non ha immediatamente indetto una riunione di tutti i partiti politici per dare una risposta ad un colpo così crudele contro tutti gli spagnoli?

Cosa risponde alle accuse dell’opposizione che sostiene che il suo governo sta dilapidando i risultati economici degli anni del governo Aznar?
Il mio governo non ha ancora presentato un bilancio. Ma la prospettiva della Spagna è positiva. Avremo ancora una crescita superiore al 2,5%, posizionandoci sopra la media dell’UE.
Giudichino finora in base ai miei successi: ho formato un governo con metà donne e metà uomini; ho mantenuto la mia parola sul ritiro delle nostre truppe dall'Iraq; ho aumentato lo stipendio minimo e le borse di studio; ho proposto nuove leggi sulla violenza sessuale, la riforma delle leggi sul divorzio, le unioni omosessuali e l’estensioni dei diritti civili. Voglio aumentare la nostra spesa in ricerca e sviluppo del 25%. Che è qualcosa che gli Usa fanno molto bene. Voglio realizzare una sintesi tra questo dinamismo e il welfare state europeo.

Lei dice di odiare il maschilismo. Perché?Non sono solo antimaschilista, io sono un femminista. Una cosa che davvero risveglia la mia venatura ribelle sono i 20 secoli di dominio di un sesso sull’altro. Parliamo di schiavitù, feudalesimo, sfruttamento, mai della più ingiusta delle dominazioni, quella di metà dell’umanità sull’altra metà. Quanto più le donne avranno uguaglianza, tanto più la società sarà giusta, civile e tollerante. L'uguaglianza sessuale è molto più efficace contro il terrorismo della forza militare.

Qual’è la sua idea di leadership?
Il progresso economico, sociale e culturale di una nazione dipende dal fatto che i cittadini contino di più e abbiano più diritti. Questa è l'essenza della mia politica. L’espressione democratica è l'unica voce per la maggior parte dei cittadini. Le aziende e i media non ne hanno bisogno perché hanno già il potere. Quando sono entrato in carica ho detto che non desidero essere una grande leader. Voglio essere un buon democratico.

© Time, 27 settembre 2004.
Traduzione AprileOnLine.Info


#166 From: "Ecumenici" <ecumenici@...>
Date: Tue Sep 28, 2004 6:26 pm
Subject: La gioia delle sorelle e fratelli islamici
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Ecumenici ringrazia l’UCOII per essere stata sempre vicina al mondo pacifista e alle ragioni della speranza: sentiamo i nostri fratelli e sorelle islamiche pienamente partecipi della gioia che stiamo provando in queste ore e confermiamo congiuntamente il giudizio di rifiuto della guerra in Iraq,  della necessità del ritiro delle truppe militari e dell’immediato cessate il fuoco. Lode solo all’Altissimo.

 

UCOII

Unione delle Comunità ed Organizzazioni Islamiche in Italia

 

COMUNICATO STAMPA

 

 

 

Alhamdullilah!

Lode a Dio!

Le nostre sorelle sono libere!

 

Le due Simone e i loro colleghi iracheni sono finalmente liberi. Simona, Simona,  Ra’ad e Mahnaz sono finalmente liberi!

 

Diamo questa notizia con gioia e tutta la comunità islamica si sente sollevata. Ci auguriamo di poterle vedere al più presto.

 

La nostra felicità è completa anche grazie alla contestuale liberazione dei due volontari iracheni.

 

Ci auguriamo presto che anche la guerra possa finire, poiché ribadiamo ancora una volta la nostra convinzione che solo gesti di pace fanno trionfare la pace.

 

28/09/2004                                    Il Consiglio Direttivo

 

 

 


#165 From: "Ecumenici" <ecumenici@...>
Date: Tue Sep 28, 2004 3:57 pm
Subject: Liberate Simona & Simona!
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Grazie Signore della Pace per aver ascoltato le nostre preghiere e le nostre suppliche.

 

Ecumenici

 

 

Lode suprema a Dio

(Sl 148; Ap 5:13-14) 2Cr 5:12-13

 

Salmi 150:1 Alleluia.

Lodate Dio nel suo santuario,

lodatelo nella distesa dove risplende la sua potenza.

 

Salmi 150:2 Lodatelo per le sue gesta,

lodatelo secondo la sua somma grandezza.

 

Salmi 150:3 Lodatelo con il suono della tromba,

lodatelo con il saltèrio e la cetra.

 

Salmi 150:4 Lodatelo con il timpano e le danze,

lodatelo con gli strumenti a corda e con il flauto.

 

Salmi 150:5 Lodatelo con cembali risonanti,

lodatelo con cembali squillanti.

 

Salmi 150:6 Ogni creatura che respira, lodi il SIGNORE.

Alleluia.

 


#164 From: "Ecumenici" <ecumenici@...>
Date: Tue Sep 28, 2004 7:03 am
Subject: I profeti di pace: i quaccheri
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Parola per Martedì, 28 settembre 2004

 

Così parla il SIGNORE:

"La tua ferita è incurabile, la tua piaga è grave.

Ma io medicherò le tue ferite,

ti guarirò dalle tue piaghe".

Geremia 30:12,17

 

Cristo morì per tutti,

affinché quelli che vivono non vivano più per sé stessi,

ma per colui che è morto e risuscitato per loro.

2 Corinzi 5:15

 

Profeti di pace: I quaccheri e la libertà dello Spirito

Intervista a Davide Melodia, che era coordinatore nazionale degli « amici dei Quaccheri » nel nostro paese fino al 1994. Una intensa esperienza spirituale segnata da grande attenzione ecumenica, da grande libertà nelle espressioni liturgiche, dal massimo rigore nel praticare il sacerdozio universale.

La prima domanda è proprio la più ovvia e personale. Melodia, perché l'ha fatto? Perché quacchero? Perché questa scelta sicuramente inattesa specialmente nel contesto religioso italiano?

Ad un certo momento della mia avventura spirituale, diretta nel cristianesimo - come pastore e predicatore nelle chiese protestanti - e indiretta mediante lo studio di varie religioni, ho incontrato il quaccherismo che già mi affascinava per la sua coerenza secolare nel pacifismo. In esso ho trovato risposta ad una esigenza molteplice di evoluzione, di essenzialità, di ecumenicità, di esperienza profonda e diretta di Dio, di etica, di equilibrio tra essere e fare, di espressione. Nell'entrare nella famiglia dei quaccheri dal culto non programmato, cioè senza liturgia né pastori, ho promesso che non getterò il dono della predicazione, se mi verrà chiesto di usarlo. Mi è stato risposto di fare come mi sento, purché sotto la guida di Dio.

Veniamo al quaccherismo. Anche la denominazione è piuttosto enigmatica e, specialmente nella facile storpiatura in « quacquero », con strane e ridicole assonanze. Cosa significa « quacchero »?

Il nome, che italianizzato in « quacchero » suona curioso e misterioso, è quaker in inglese, e vuol dire « tremante », dal verbo to quake. Origina, secondo il fondatore del movimento, George Fox, da una risposta ironica di un giudice inglese, certo Bennett, che il Fox aveva ammonito con la frase: « Trema di fronte alla Parola di Dio! » È un fatto, comunque, che nei primi decenni, durante le riunioni in silenzio del proprio culto, i quaccheri più compresi dalla tensione spirituale provassero delle vibrazioni e facessero dei brevi interventi tremando.. Ma questo aspetto è andato via via scomparendo col tempo.

Il nome, che da tempo è definitivamente affermato, dopo essere stato Amici nella Verità, Figli di Luce, è per il movimento: « Società religiosa degli Amici ». I simpatizzanti sono Amici degli Amici, o Amici dei Quaccheri, e possono serbare tutto il proprio bagaglio religioso.

Al di là del nome: il quaccherismo nei suoi princìpi fondamentali, nei tratti essenziali delle sue convinzioni e dei suoi comportamenti.

I quaccheri hanno dei principi fondamentali, ma non una dottrina, un credo, o dogma di alcun genere. È buona cosa conoscere il pensiero di George Fox, di William Penn o di R. Barclay, ed è utile fare tesoro di Quesiti e Consigli, una raccolta di massime, e della più vasta raccolta di pensiero quacchero Fede e Pratica Cristiana, ma pur essendo dei testi, non sono sacri e non sono una autorità sul piano teologico. Ciò che conta, è cercare di conoscere la volontà di Dio, e metterla in pratica.

Il silenzio, per i quaccheri, è una via maestra per conoscere tale volontà divina, in un raccoglimento senza liturgia, senza sacramenti (la vita intera è un sacramento), senza pastori, in cui nulla possa distrarre il credente dalla ricerca della luce interiore.

Naturalmente, il silenzio del culto - che non è assenza di parole, ma ascolto della Parola di Dio che è incisa nel cuore dell'uomo, e può comunque farsi sentire senza mezzi e persone intermediarie - non è un valore in sé, ma uno strumento di valore. La luce interiore (di Cristo) non è un fenomeno luminoso che si cerca di provocare, ma una condizione che si può trovare e ritrovare, nel raccoglimento dei presenti disposti in cerchio. E il silenzio può essere reso più ricco da qualche breve intervento spontaneo di chi, fra i presenti, sente l'urgenza di esprimersi brevemente su una cosa che prova in quel momento, con una breve preghiera, una citazione biblica. Può accadere che un intervento, considerato comunque un servizio (ministero), possa ispirarne altri.

Dopo un'ora circa la riunione si chiude con una stretta di mano circolare, ed anche se non ha dato frutti straordinari è considerata una cosa altamente preziosa, perché ha messo in comunione dei fratelli. Il principio base però, il punto fermo da cui è partito il pensiero quacchero, e che ne costituisce a tutt'oggi l'essenza, è la certezza che esiste « una parte di Dio in ogni creatura ». Fox diceva: « That of God in every one ». Alcuni potranno speculare teologicamente o filosoficamente, sul perché e il come quel tanto di Dio sia nell'uomo, se è l'anima, lo spirito o cos'altro; il quacchero non lo discute, vi aderisce con semplicità, non lo impone a nessuno, lo vive e lo dimostra. Come? Rispettando nel prossimo, amico, protestante, cattolico, ebreo, musulmano, indù, buddista o ateo, la creatura di Dio, portatrice di una somma di eterno.

Quindi: il nemico non esiste. L'altro è come me, anche se non lo sa. Di qui il pacifismo, la nonviolenza, l'obiezione di coscienza, la parità assoluta tra uomo e donna, la fratellanza universale e cosi via.
Di qui la ricerca di « quel tanto di Dio » che è in noi, per cominciare, altrimenti non si riesce ad amare il prossimo.
Di qui il culto del silenzio, per trovare un rapporto diretto con lo Spirito dal quale si può essere guidati nelle scelte della vita.
Di qui una vita di servizio continuo, di impegno socio-religioso che ha pochi eguali, perché il quacchero non si blocca sul divario tra fede e azione: credere e operare è un tutto unico. Se credi, operi, se ascolti Dio, operi nella giusta direzione. Invece di dedicare parte del suo tempo o degli Amici alla costruzione di templi, di parati, di apparati, alla gestione di cerimonie complesse, di culti elaborati, alla ritualità di sacramenti, la Società degli Amici dedica tutto il tempo e il denaro e le persone ad attività quali: la pace, la riconciliazione degli uomini, la presenza nei luoghi di conflitto per soccorrere i più deboli, la soluzione di problemi carcerari, sanitari, la scuola, l'alfabetizzazione, l'informazione. Le attività, le sigle che ne derivano, sono moltissime, in ogni parte del mondo, e si svolgono con discrezione e umiltà.

Quaccheri in Gran Bretagna, negli Stati Uniti... Quaccheri anche in Italia? Se sì, con quale consistenza, spazi, visibilità?

In Italia, il Quaccherismo non ha mai avuto una forte risposta positiva. Forse la totale assenza di riti, la mancanza di propaganda con fini di conversione, e perfino il silenzio - che ha certamente un suo fascino religioso e poetico in generale, posto al centro della cultualità, senza una guida sicura e riconosciuta cui appoggiarsi - non contribuiscono alla sua conoscenza e diffusione. Ma la gente matura, oggi, vuole sapere e affrontare i problemi, anche religiosi, anche se tabù, personalmente, senza deleghe. Non è escluso che il Quaccherismo venga conosciuto ora in Italia, perché ha qualcosa da dire, e molto da fare, in un mondo di parole vane.

Ultima domanda: qual è la collocazione del quaccherismo nel contesto dell'ecumenismo cristiano e dei rapporti tra le religioni?

Nei rapporti con le altre chiese, protestanti, cattolica e ortodossa, il discorso si fa complesso ma non problematico. Complesso, perché, non essendovi una gerarchia ecclesiastica e un'unica autorità centrale con poteri decisionali, ogni Meeting locale o nazionale ha libertà di scelta, oltre che situazioni diverse. Non problematico perché i quaccheri rifuggono da diatribe teologiche e organizzative, e i contrasti, se ci sono, riguardano aspetti pratici di problemi comuni.

Dopo il primo periodo burrascoso e drammatico, in cui cattolici e protestanti non accettavano minimamente l'esistenza di un movimento totalmente a-liturgico e a-gerarchico, che suonava di per sé come una provocazione, e in cui le autorità civili e militari contribuirono per la loro parte a ostruzionismi e persecuzioni, i quaccheri hanno trovato un modus vivendi di luogo in luogo e di caso in caso, basato sulla tolleranza e il rispetto reciproco, sia con i protestanti nel cui seno sono nati durante la Rivoluzione puritana di Oliver Cromwell, sia con i cattolici, di cui condividono, con tutti i cristiani, la fede in Cristo Gesù. C'è qualche gruppo religioso che non perdona loro di non schierarsi decisamente da una parte o dall'altra, ma al quacchero gli schieramenti non interessano.

Altri non perdonano loro di sostenere che la Parola di Dio non è tutta contenuta nelle Sacre Scritture, perché può essere udita e percepita dentro di sé nella meditazione, nella preghiera, e fuori dell'uomo, nella creazione, nella storia, e perfino in altre religioni: pur se il quacchero assicura che Cristo resta al centro della propria fede, ed è la prima fonte di rivelazione, a molti cristiani formati diversamente sembra limitativo.

Il quacchero crede fino in fondo che « lo Spirito soffia dove vuole ... » e quindi anche al di là, prima, diversamente dal luogo di culto ufficiale, tramite un predicatore riconosciuto e debitamente preparato e consacrato.

Ma qui sorge un altro problema. Fermo restando il principio della scintilla divina in ogni uomo, che porta il quacchero a derivarne un reale sacerdozio universale, oltre al rispetto, al pacifismo, ecc.... in America, fin dal '700, si è sentito un crescente bisogno di un minimo di guida spirituale, che il culto non programmato sin qui descritto non offre. Ne sono nati nel tempo movimenti scissionisti che hanno reintrodotto il culto programmato, con un ministro (pastore), letture, inni, sermone, e un certo spazio di silenzio. Oggi, negli Stati Uniti e nei gruppi del Terzo mondo fondati da quaccheri americani, il culto programmato è maggioritario; e risponde di fatto alla esigenza di sostegno biblico.

I rapporti con le altre Chiese, specie sui problemi della pace e del servizio sociale, sono di norma eccellenti.

Di Martino Morganti, CONFRONTI

Il quaccherismo nella vita quotidiana

Vorrei dividere questo discorso in tre parti: i fondamenti, cioè la base delle nostre convinzioni di Quaccheri; il culto silenzioso; e le conseguenze pratiche di una tale fede nella vita quotidiana.

C'è in ognuno una scintilla divina, una luce che è Dio. Questa luce è la nostra autorità principale e il nostro criterio, e ci orienta nella vita. Si chiama anche luce di Cristo nel cuore.

I primi Quaccheri dicevano che Cristo era venuto a insegnare al suo popolo Lui stesso - senza l'intermediario delle chiese con le loro gerarchie, senza l'uso dei sacramenti esterni, senza sacerdoti, anche senza fare ricorso a un libro, per quanto esso sia sacro o speciale.

Questa luce può brillare in chiunque, sia cristiano che non cristiano; ma noi cristiani ne vediamo i raggi soprattutto nella vita, nell'insegnamento e nella morte di Gesù di Nazaret. Lui è l'esempio che noi cerchiamo di seguire - e qui poniamo l'accento non sulla dottrina della chiesa, non sui credi, ma sul modo di vivere.

Per noi le azioni sono più importanti delle parole. Le formule con cui si tenta di descrivere le realtà più profonde sono sempre limitate; le parole posssono dividere le persone, nonché condurle ad uccidersi a vicenda, mentre le azioni animate dal senso di rispetto per tutto il creato sono capaci di conciliare.

Vediamo nella storia del cristianesimo troppi esempi di odio e di rivalità fra gruppi che si sono opposti gli uni agli altri, e questo a causa delle parole di cui si sono serviti per fare della loro verità parziale un grido di guerra.

Amiamoci gli uni gli altri, ecco il nuovo comandamento di Gesù.

L'amore è il contrassegno di una vita vissuta secondo le direttive di questa luce interiore.

Ma, mi chiederete, come sappiamo che questa luce viene da Dio e non dalla propria volontà? Come possiamo constatare che la voce interiore che ci parla e ci guida è veramente una voce divina?

La convinzione della luce interiore in ognuno può portare a uno sfrenato soggettivismo - e di quando in quando mi pare di far parte di un gruppo tanto individualistico da temere che non saremo mai d'accordo - ma, malgrado tutto, ci sono momenti in cui sentiamo fra di noi una forza che ci unisce, una forza divina che opera nel silenzio.

Tale unità risulta dal fatto che vediamo, oppure tentiamo di vedere i raggi di questa luce divina non solo nel nostro cuore ma anche nel cuore altrui. Come dicevano i primi Quaccheri, l'eterno in me si rivolge all'eterno in te. L'unità risulta dal fatto che aspettiamo insieme nel silenzio della riunione di culto.

Che cosa aspettiamo? Aspettiamo che le esigenze della vita quotidiana si plachino, che i rumori della vita affaccendata tacciano; che possiamo sentire quella voce calma che ci parla di cose importanti, anzi essenziali. Naturalmente questa voce non si fa sempre sentire; possiamo partecipare al culto senza che niente sembri succederci, ma per lo meno seduti lì con gli altri Amici che condividono l'attesa con noi, possiamo dichiarare a Dio con una voce interiore: « sono qui, perdonami di non essere stato quanto avrei potuto essere; ti ringrazio di tutto ciò che hai fatto per me; aiutami, perché senza di te non trovo il mio cammino. »

A me, per esempio, piace sentire il silenzio stesso. Rendo più regolare il respiro, svuoto la mente per quanto sia possibile. E così creo uno spazio affinché lo Spirito lo riempia.

Benché ciò non accada spesso, ci sono momenti in cui mi sento liberato da tutti i rumori del mondo, circondato da una amichevolezza preziosa, e molto vicino al silenzio stesso di Dio (un silenzio che non è assenza, ma pienezza di possibilità).

Qui non c'è bisogno di preghiere prestabilite, né di cerimonie che distraggono la mente da quella luce che brilla in tutti i partecipanti al culto, da quella piccola voce calma che ci parla sempre - benché a volte non vediamo brillare questa luce in tutta la sua energia né tendiamo l'orecchio a quella voce.

Luce, voce - immagini del rapporto sacro fra Dio e noi, immagini che per i Quaccheri rappresentano lo Spirito Santo che adoriamo con amore e verità.

Tale silenzio è alla base delle nostre riuniuni di lavoro, in cui il gruppo decide le priorità per l'avvenire: esse si svolgono nella stessa maniera delle riuniuni del culto.

Per gli Amici la vita non si divide in due aspetti - non c'è contrasto fra sacro e profano, fra religioso e quotidiano - e tutti abbiamo una parte da svolgere, donne e uomini, tanto nelle riunioni di lavoro che in quelle del culto.

Siamo tutti uguali, possiamo tutti dare un contributo, ciascuno ha diritto di parlare - e di essere ascoltato con rispetto e con amore. Cerchiamo di esprimere per gli altri e per noi stessi la volontà di Dio. Se nelle riunioni di lavoro non si può giungere ad una decisione unanime, la questione si ripropone in seguito. Spesso ci vuole una attesa più lunga.

Non si ricorre a una votazione; non si tratta di maggioranza o di minoranza - la voce della persona più modesta può essere il mezzo col quale si fa sentire la voce di Dio. Tutto stà nell'ascolto, e per essere Quaccheri bisogna saper ascoltare.

Quest'accettarsi gli uni gli altri è la forza dell'azione Quacchera, quella della semplicità, della pace, della schiettezza, quella della uguaglianza di tutti (donna e uomo, persona di colore e bianco, bambino e adulto), del darsi del tu, derivano tutte da questa vita vissuta in armonia con Dio, con il prossimo e con l'ambiente.

Non siamo semplicemente un'organizzazione di lavoro assistenziale, né di pacieri: siamo un piccolo gruppo (circa duecentomila nel mondo), ma facciamo parte di un'avventura spirituale.

Le sue fonti sono religiose, le sue conseguenze sono sociali. Se tentiamo di trovare una pace interiore, possiamo lavorare per una pace sociale e internazionale; se cerchiamo segni divini in tutto il creato, possiamo lavorare per la salvaguardia della natura e contro l'inquinamento del pianeta; se trattiamo il vicino da uguale, da immagine di Dio, possiamo aiutare nelle loro lotte per i diritti umani quelli che sono più lontani.

Ci adoperiamo per costruire, per così dire, una città nuova spirituale, umana, libera, in mezzo alla città vecchia materialistica, consumista, disumana.

A volte ci sentiamo troppo stanchi, troppo pochi, e gli ideali sembrano impossibili; ma il nostro cammino di Quaccheri è di vivere come se questi ideali fossero attuabili. E non agiamo da soli.

di Harvey Gillman
[ da: I Piccoli Quaderni Quaccheri - Resp: Luciano Masolini ]

 

 


#163 From: "Ecumenici" <ecumenici@...>
Date: Mon Sep 27, 2004 1:03 pm
Subject: L'intreccio...
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Postato da Alessandro Colantonio:

Carissimi/, vi allego, tradotto dall'amico E. Giardino, l'articolo del prof. Rune Ottosen (univ.di Oslo, Norvegia). A questo punto si impone l'’esigenza di una ricerca multidisciplinare e mondiale sull’industria del giornalismo e dell’intrattenimento, nonché sui suoi effetti.  Leggete perché.        

    

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L'intreccio perverso media-fiction

Alla 16^ conferenza nordica di Ricerca sui media e la comunicazione (15-17 agosto 2004- Norvegia) sono stati presentati 200 comunicazioni relative a 25 gruppi di lavoro. Ricercatori ed alunni provenienti dai 4 Paesi Nordici, Islanda, Lituania, Estonia, Russia.. Per la sessione – Retorica filmica e politica internazionale- il prof. Ottosen ha presentato la comunicazione in oggetto. Essa tratta della commistione –sempre più stretta- tra industria filmica e radiotelevisiva e giornalismo: Non più fatti o notizie reali ma "finzione sceneggiata" diretta da pochi soggetti (militari, sceneggiatori, giornalisti, padroni dei media).

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M. Moore ci ha detto giustamente che " stiamo vivendo in una società virtuale" dove anche il Presidente degli USA viene eletto, anche se non è il vincitore reale. Anche l’elezione dell’attore Reagan (ieri) - o di Schwarzenegger (oggi)- sono il risultato del peso della industria della fiction sulla politica. Sono le agenzie di "Public relations" (PR) che creano i leader politici e pilotano l’opinione pubblica.

La fiction e le bugie sono state usate largamente per criminalizzare Saddam Hussein, tanto che l’opinione pubblica mondiale ha temuto per " armi di distruzione di massa" inesistenti. Nel gennaio 2002 Rumsfeldt ha creato lo "ufficio di influenza strategica" incaricato di manipolare la realtà e le persone. Dicono che poi è stato dimesso, ma in realtà ha solo cambiato nome " Esecutivo per piani speciali"(guerra in Iraq- 2003).

Consulenti di Hollywood hanno "abbellito" il centro stampa del Qatar. Un giornalista USA (P.Knightley) ci dice che nella guerra all’Iraq i giornalisti "scomodi" vengono silenziati. In effetti 17 reporter sono stati uccisi fino a metà agosto 2004. Quando un corrispondente di una rivista di New York pose domande scomode in una conferenza stampa- perché siamo qui (in Iraq) ? Perchè dobbiamo starci ? Quanto vale in termini di notizie questo costosissimo centro-stampa ?- fu attaccato duramente dalla Fox TV che rese pubblica la sua e-mail alla quale arrivarono , in un giorno, 3000 messaggi di odio. La maggior parte dei cronisti non stava nemmeno nella sala del centro-stampa, dove arrivavano pochissime notizie.

Già dopo l’attacco alle torri gemelle, il Pentagono usò Hollywood per la sua strategia informativa. Una vera ironia : produttori di fiction che aiutano l’Amministrazione USA a fronteggiare la realtà. Ormai militari e uomini di spettacolo lavorano in simbiosi : questi ultimi ricevono soldi, navi, aerei, strutture, soldati, come mezzi di produzione gratuiti (l’autore fa l’esempio del film "Asteroide"). Ogni anno il Pentagono riceve 100 sceneggiature e coopera in 1/3 dei casi. Esempio: Black Hawk down (operazione restore up in Somalia).

Lo storico militare L.Suid ha spiegato questo intreccio nel suo libro "Viscere e gloria". Ovviamente la TV commerciale è il legame tra le industrie dello spettacolo e delle notizie.Esempi : la serie "L’agenzia", prodotto dalla CBS e sponsorizzato dalla CIA (eroici agenti CIA salvano il mondo dal terrorismo arabo), è stato comprato anche dalle rete commerciale norvegese TV2. Sono tanti gli episodi documentati dal bel libro di Herman e McChesney "I media globali, nuovi missionari del capitalismo".

Si tratta dunque di una commistione a due vie : il Pentagono influenza ed usa Hollywood , e viceversa.

L’industria cinematografica mondiale è controllata da poche compagnie USA : Columbia, Twentieth century fox, United artists, MCA, Warner Brothers, Metro-Goldwyn-Mayer e Paramount. I grandi networks TV Usa- NBC, CBS, ABC erano vincolati a produrre per la diffusione domestica, per cui solo Hollywood produceva per una diffusione globale. Oggi il mercato mondiale è dominato da Disney, Time Warner, Viacom, Universal, Sony Polygram e News Corporation (Murdock). La CNN nel 1991 -1^ guerra del Golfo- cambiò per sempre l’industria delle notizie a scala mondiale (news TV 24 ore su 24).

L’esistenza di Al Jazeera e di pochi altri canali arabi costituisce un piccolo limite a questo monopolio. La fusione di industrie filmiche con quelle di notizie divenne palese quando Time Warner comprò la CNN e Disney la ABC. Murdock penetrò nel mercato inglese nel 1960 e successivamente (1980) comprò la Twentieth Century fox, creando Fox TV network. Questa è un incrocio-limite tra spettacolo e notizie. Un esempio afgano : il cosiddetto "reporter" stava seduto in cima ad un carro armato in corsa, armato di pistola, segno di patriottismo e coraggio. Dopo l’11-9- 01 Murdock ruppe ogni "autonomia editoriale"e ordinò ai suoi di sostenere le guerre USA .

Una caso eclatante di mistificazione mediatico - militare si è avuta con la sceneggiata di Jessica Lynch che ha occupato per giorni e giorni TV e giornali, in ogni parte del mondo. La versione USA: Jessica (19 anni) ferita , strapazzata nell’ospedale di Nassyria, che viene salvata e liberata da un eroico manipolo di soldati USA secondo il classico motto "mai abbandonare il camerata caduto". La realtà : Jessica contusa viene curata con diligenza nell’Ospedale di Nassyria pieno di soldati irakeni. Guarita viene rinviata al suo comando USA in ambulanza. Due giorni dopo- partiti i soldati irakeni- una troupe "militare" USA irrompe nell’ospedale con grande clamore, luci, suoni e telecamere "liberando" Jessica (che era partita da 2 giorni !). Ma la caccia all’affare commerciale su Jessica non è finito : CBS, NBC e Viacom stanno gareggiando per assicurarsi i diritti sul film, con Laure – figlia di Reagan- nella parte di Jessica.

Infatti non è importante il fatto in sé, nè la menzogna che l’ha accompagnato. Quello che conta è che i media globali ne abbiano parlato, creando curiosità e incassi potenziali.

 

 

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UCOII Unione delle Comunità ed Organizzazioni Islamiche in Italia

 

RAMADAN 1425 Abbiamo il piacere e l’onore di comunicare alla comunità islamica e al paese che il Consiglio di Orientamento e Ricerca Europeo ha rilevato che quest’anno esistono le condizioni astronomiche che poter stabilire con largo anticipo le date dell’inizio e della fine del mese di Ramadan. Con il permesso di Dio, il sacro mese (e il digiuno rituale in esso osservato), inizierà venerdì 15 ottobre, sarà di 30 giorni e domenica 14 novembre si svolgerà la ritualità della Festa della Rottura. Comunichiamo inoltre che, in accordo con le maggiori istanze islamiche in Italia, è stato stabilito in 6,00 euro pro capite l’ammontare della zakat ul fitr (elemosina di fine ramadan). Preghiamo Iddio altissimo che questo mese porti a tutta la comunità e al paese pace e serenità.

Roma 25 settembre ‘04

il Consiglio Direttivo UCOII

 

 

Ecumenici invita in special modo i cristiani ad adoperarsi per stimolare iniziative di dialogo, di preghiera e di digiuno comune


#162 From: "Ecumenici" <ecumenici@...>
Date: Sat Sep 25, 2004 9:14 am
Subject: Piccoli segni di speranza...
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La riflessione di un non credente

 

Non è importante, ancorché possibile, un trionfo militare sul nemico, al contrario; l’emancipazione dell’umanità non può scaturire dalla soppressione di Caino, non perché non si riconosca che ci sono nemici che vanno sconfitti, ma perché quella sarebbe una sua paradossale vittoria. L’emancipazione dell’umanità non si attua eliminando o soggiogando un’altra parte d’umanità, questo lo lasciamo a Nietzsche e accoliti, non lo si fa venendo sin da subito sussunti all’ethos della sopraffazione violenta. Molti sorrideranno a questo argomentare, giudicandolo ingenuo. A costoro, quando come me comunisti, vorrei chiedere se a parer loro i fallimenti sistematici delle esperienza cosiddette socialiste, sono solo colpa dello Stalin o Pol Pot di turno, della burocrazia che fagocita gli ideali, delle masse immature ecc., o se forse non sia il caso di interrogarsi da capo su quello che è successo. Io credo che noi abbiamo fallito soprattutto dal punto di vista etico, ossia nella liberazione dell’uomo. … È il comunismo un’utopia “antiumana” e orribile? No, dico recisamente no. Anzi, credo ancora sia l’unica alternativa di civiltà e d’umanità alla barbarie in cui già viviamo. Credo però che vadano fatte anche delle rotture epistemologiche e pratiche in questo cammino, che nuovi livelli di lotta e coscienza vadano guadagnati, alla luce di ciò che è successo e alla luce dei percorsi d’emancipazioni non strettamente socialisti. Certo è un ipotesi, una strada, che va costruita e percorsa collettivamente, e che deve confrontarsi con la quotidianità e con la Storia, non può essere una “dottrinetta” da svilupparsi accademicamente all’ “osteria dell’avvenire”; ma ritengo che sia una strada feconda, che valga la pena battere.

            Tratto da uno scritto di Fausto Concer (della segreteria Rifondazione Comunista di Bolzano)

 

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Storia dell’altro

di Jean Chatain

Storia dell’altro é un libro scolastico collettivo, co-realizzato da professori di storia palestinesi ed israeliani. Un’iniziativa senza precedenti.

« Auguro successo a questa magnifica impresa ». Frase conclusiva della prefazione di Pierre Vidal-Naquet al manuale « incrociato » destinato alle scuole medie ed ai licei palestinesi ed israeliani, che le Edizioni Liana Levi hanno appena tradotto (1).

Un’iniziativa senza precedenti : sei professori di storia palestinesi e sei loro omologhi israeliani hanno redatto questo testo scolastico intorno a tre date chiave - la dichiarazione Balfour del 1917 (considerata la prima ufficializzazione internazionale del movimento sionista nato nel XIX secolo), la guerra del 1948, la prima Intifada del 1987 - di un conflitto che non finisce d’insanguinare il Medio Oriente. All’origine di quest’iniziativa, il PRIME (Peace Research Institute in the Middle East), Ong fondata da professori universitari palestinesi ed israeliani con l’aiuto dell’Istituto di ricerca sulla pace di Francoforte. « In uso da dicembre 2002 in parecchi licei di Israele e della Palestina, quest’opera costituisce una sfida e, lo speriamo, un passo verso la pace », sottolinea l’editore nella quarta pagina di copertina.

Non un libro, ma due in uno : gli autori non hanno tentato (senza dubbio sarebbe stato impossibile) di produrre una sintesi dei due approcci, dei due vissuti storici troppo antagonistici. Ogni capitolo é diviso in racconti paralleli, quello redatto dagli insegnanti palestinesi, quello degli insegnanti israeliani. Il loro confronto chiarisce, certo, le incomprensioni fra loro, ma permette di andare oltre il tradizionale discorso che demonizza « il nemico », negando puramente e semplicemente i suoi diritti e la sua cultura. Questa volontà di rispetto dell’ « altro » fa la ricchezza e la singolarità di questo documento straordinario nel senso primario del termine. Senza sfumare i soggetti di scontro, la qual cosa non avrebbe potuto dare che un libro esangue, vuoto di contenuto. Un esempio, il secondo capitolo é intitolato « La guerra d’indipendenza » dalla parte israeliana, « La Nakba (Catastrofe), 1948 » per la sua redazione palestinese.

Solo testo comune, quello co-firmato da quattro coordinatori del progetto, che rappresentano le due nazionalità, in guisa d’introduzione. Fornisce la finalità dell’iniziativa : « aprire agl’insegnanti ed agli allievi uno spazio di studio comune ». Coscienti « che sarebbe irrealistico nell’immediato pensare di modificare i racconti o di crearne uno accettato dai due popoli », essi aggiungono : « Occorre considerare l’insegnamento della storia come un tentativo di costruire un avvenire migliore « rivoltando ogni pietra » e non lanciandola in testa all’altro. Speriamo che voi - insegnanti ed allievi - siate della nostra stessa opinione e ci aiutate ad accettare questa sfida. »

(1) Histoire de l’autre. Editions Liana Levi

Tradotto dal francese da Karl e Rosa - Bellaciao

Source: http://bellaciao.org/fr/article.php3?id_article=9650


Di : Jean Chatain
venerdì 24 settembre 2004

 

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Ritiro delle truppe dall’Iraq: è la richiesta - secondo i sondaggi ICM - del 71% dell’opinione pubblica (precedente dato: 45%) e del movimento contro la guerra, che sta acquisendo grande forza anche grazie all’enorme partecipazione della comunità musulmana inglese e all’azione della coalizione "Respect". L’andamento disastroso della guerra ha convinto della sua inutilità anche coloro inizialmente favorevoli all’invio delle truppe: infatti i più attivi negli ultimi mesi sono proprio i familiari dei soldati morti in Iraq. In questo clima si sta preparando la manifestazione contro la guerra che il 17 ottobre chiuderà l’European Social Forum

 

E IL 54% DEI DANESI: SE NON SI VOTA A GENNAIO IN IRAQ, RITIRARE LE TRUPPE....
Oltre la metà dei danesi vuole che le truppe in Iraq tornino a casa se non si terranno le elezioni a gennaio come previsto dal calendario della transizione.
Secondo un sondaggio realizzato dalla Gallup per il quotidiano Berlingske Tidende, il 54% degli interpellati vorrebbe il ritiro delle truppe se per il 31 gennaio non si saranno portate e termine con successo le previste elezioni politiche in Iraq.

 

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Svizzera: un voto per (ri)affermare una società di rispetto e accoglienza…

 

 

 

Tipicamente svizzeri!

 


Naturalizzazioni agevolate

 

I giovani stranieri residenti in Svizzera acquisiranno la naturalizzazione con procedura agevolata valida in tutto il Paese a patto d’aver frequentato almeno cinque anni di scuola dell’obbligo e di possedere un permesso di soggiorno o di dimora. Tra il 14° e il 24° anno d’età potranno inoltre richiedere la naturalizzazione agevolata presso il proprio Comune tutti i giovani stranieri residenti in Svizzera da almeno due anni che risultino integrati e abbiano familiarità con almeno una delle lingue ufficiali della Confederazione.  


Ogni nato sul territorio della Confederazione avrà diritto ad acquisire la cittadinanza elvetica fin dalla nascita ove uno dei genitori sia nato o cresciuto in Svizzera.

 

 

Il 26 settembre 2004 vota 2xSì

 

 

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(NEV/ENI) - Il Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) ha chiesto ufficialmente agli Stati Uniti, al Giappone e all'Unione Europea di riprendere con vigore l'azione iniziata nel 2003 per sollevare l'embargo imposto alla Corea del Nord, in vista di un intervento umanitario per contrastare la grave carestia che ha colpito il paese. Contemporaneamente, il CEC ha chiesto al governo Nord coreano di rivedere la politica adottata circa i diritti civili e ha deciso di porre il problema della pacificazione della penisola coreana allo studio della propria Commissione per gli affari internazionali.

 

Iniziative analoghe sono state recentemente intraprese anche a favore di Cuba.

 

(NEV/BIP) - Curioso l'accordo raggiunto tra Corea del Nord e Corea del Sud per diminuire la tensione lungo quella che viene considerata la frontiera più fortificata del mondo. Le autorità del Sud smantelleranno una enorme croce potentemente illuminata che sovrasta un importante posto di blocco e quelle del Nord cancelleranno dall'altra parte una serie di imponenti scritte che glorificano il governo e i leader comunisti.

 

 

(NEV) - Sarà il 23 ottobre al centro metodista di Ecumene (Velletri, Roma) il prossimo convegno annuale dell'"Associazione 31 ottobre - per una scuola laica e pluralista". Il tema dell'incontro, individuato in rapporto agli eventi dell'ultimo anno, sarà "Laicità e simboli religiosi nella società e nella scuola" accompagnato da alcune comunicazioni specifiche: dagli aspetti giuridici connessi alla difesa della laicità, alla riforma Moratti; dall'insegnamento confessionale nella scuola all'insegnamento delle religioni. Il convegno sarà seguito, domenica 24, dalla IV Assemblea nazionale dell'

Associazione. Iscrizioni: 06 96 33 310.

 

 

(NEV/AV) - E' stata definita "la più piccola Bibbia del mondo" e sarà la principale attrazione di "ExpoBiblia 2004", la rassegna biblica mondiale di prossima apertura a Lima, Perù. Il "volume", quattro centimetri di larghezza e sei di lunghezza è stato stampato in Indonesia e verrà presentato insieme a rare edizioni del Libro dei libri e a Bibbie nelle diverse lingue e dialetti delle comunità indigene latinoamericane.

 

 

 


#161 From: "Ecumenici" <ecumenici@...>
Date: Fri Sep 24, 2004 9:08 am
Subject: Mai più violenza sulle donne!
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ECUMENICI PER I DIRITTI UMANI: ROMPIAMO IL SILENZIO

 

 

 

 

 

Mai più violenza sulle donne in tutto il mondo!

Non conobbi mai Paloma, ma sua madre mi parlò di lei. Paloma era una delle diverse centinaia di giovani donne assassinate a Ciudad Juárez, una città al confine tra Messico e Stati Uniti. Peroltre un decennio, queste donne furono rapite, torturate, stupratee uccise. Le autorità fecero ben poco per indagare, perseguire o fermare questi delitti perché si trattava di donne povere, inermi, politicamente ininfluenti. Molte erano giunte a Ciudad Juárez per lavorare nei maquiladoras, stabilimenti di assemblaggio costruitidalle multinazionali sul confine messicano, attirate dalle agevolazioni fiscali e dal basso costo della manodopera messicana. Le giovani donne come Paloma hanno alimentato il fenomeno della globalizzazione economica nella speranza di ricavarne qualcosa, diventandone altresì le vittime. Ciò che spicca in questo caso è il coraggio delle madri delle donne uccise a Ciudad Juárez. Le madri si sono organizzate tra di loro e chiedono giustizia. Assieme a loro e ad altri, lo scorso anno Amnesty International è riuscita a esercitare pressione sul governo federale del Messico affinché si impegnasse afar cessare le uccisioni. La storia di Paloma è soltanto uno tra imilioni di esempi della più vergognosa infamia dei nostri tempi: la violenza sulle donne.

In Asia e Medio Oriente le donne vengono uccise in nome dell'onore. Nell'Africaoccidentale le ragazze sono sottoposte amutilazioni genitali femminili in nomedella tradizione. Nell'Europa occidentale le donne migranti e rifugiate sonoattaccate perché non accettano le usanze sociali della comunità che le ospita. Nella regione meridionale dell'Africa le ragazze sono stuprate e infettate con il virus dell'HIV/AIDS perché coloro che abusano di loro sono convinti che fare sesso con una vergine li guarirà dalla malattia.

Infine, nei paesi più ricchi e più sviluppati del mondo, le donne vengono picchiate a morte dal proprio partner.

Questo tipo di violenza si diffonde perché sono troppi i governi pronti a chiudere un occhio e a lasciare che la violenza sulle donne abbia impunemente luogo. In troppi paesi, le leggi, le politiche e le usanze sono discriminatorie nei confronti delle donne: negano loro glistessi diritti degli uomini, rendendole così più vulnerabili di fronte alla violenza. La proliferazione delle armi di piccolo calibro, la militarizzazione in atto in molte società e l'attacco al cuore dei diritti umani nell'ambito della "guerra al terrorismo" non fa che peggiorare il calvario di molte donne. I diritti umani sono universali: la violenza sulle donne è un abuso dei diritti umani su scala universale. Donne di continenti e paesi diversi, di religioni, culture e retroterra sociali differenti, istruite o analfabete, ricche o povere, sia che vivano in guerra o in tempo di pace, sono legate dal filo comune della violenza subita da gruppi armati o dalloStato, dalla comunità o dalla loro stessa famiglia.

Trattati e meccanismi internazionali sono davvero utili soltanto se applicati in modo appropriato. Altrimenti restano parole nell'aria. Leggi e politiche possono offrire protezione solo se rispettate.

Altrimenti restano parole scritte. I diritti umani diventano una realtà soltanto se forniscono uguaglianza e protezione altrettanto reali. La sfidacontinua a essere un cambiamento che possa realmente fare la differenza nella vita delle donne. È ciò che le donne di tutto il mondo chiedono oggi.

Attraverso la campagna "Mai più violenza sulle donne ", Amnesty International unisce la sua voce a quel richiamo all’azione. Abbiamo lavorato assieme a molte persone all'interno e all'esterno di Amnesty International per disegnare una campagna mondiale per chiedere un cambiamento a livello internazionale, nazionale e locale attraverso attori e azioni differenti.

Chiediamo ai leader, alle organizzazioni e ai privati cittadini di impegnarsi pubblicamente per rendere i diritti umani una realtà per tutte le donne. Attraverso l'attività di lobby sui governi chiederemo loro di ratificare senza riserve la Convenzione per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne e il relativo Protocollo opzionale. In alcuni paesi chiederemo l'abolizione di leggi che discriminano le donne e che perpetuano la violenza contro di loro. In altri, chiederemo l'adozione di leggi che proteggano le donne, criminalizzino lo stupro e altre forme di violenza sessuale. Ascolteremo la voce delle donne, lavoreremo al loro fianco e le aiuteremo a organizzarsi. Coinvolgeremo le comunità e le autorità locali affinché sostengano programmi che permettano alle donne di vivere libere dalla violenza.

Questa campagna è diversa da tutte le altre in quanto chiede a ognuno di noi di assumersi la propria responsabilità. La violenza sulle donne cesserà soltanto quando ciascuno di noi sarà pronto ad assumersi l'impegno: a non commetterla, o a non permettere che altri la commettano, a non tollerarla, o a non arrendersi finché essa non sarà eliminata in ogni parte del mondo.

La violenza sulle donne è universale ma non è inevitabile. Le nostre mani la fermeranno. Possiamo farcela, e ce la faremo grazie a voi.

Irene Khan, Segretaria Generale di Amnesty International

 

 

La campagna e gli appelli sono disponibili su www.amnesty.it

 

 


#160 From: "Ecumenici" <ecumenici@...>
Date: Thu Sep 23, 2004 4:16 am
Subject: La Storia a modo loro...
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Ecco cosa riporta uno dei nuovi libri di Storia contemporanea
adottato da numerose scuole medie; il brano è tratto dal Capitolo 2,
paragrafo 1 (La Sinistra storica al potere):

Gli uomini della Destra erano aristocratici e grandi proprietari
terrieri. Essi facevano politica al solo scopo di servire lo Stato e
non per elevarsi socialmente o arricchirsi; inoltre amministravano
le finanze statali con la stessa attenzione con cui curavano i
propri patrimoni. Gli uomini della Sinistra, invece, sono
professionisti, imprenditori e avvocati disposti a fare carriera in
qualunque modo, talvolta sacrificando perfino il bene della nazione
ai propri interessi. La grande differenza tra i governi della Destra
e quelli della Sinistra consiste soprattutto nella diversità del
loro atteggiamento morale e politico

(Bellesini Federica, I nuovi sentieri della Storia. Il Novecento,
Istit. Geogr. De Agostini, 2003, Novara)

#159 From: "Ecumenici" <ecumenici@...>
Date: Wed Sep 22, 2004 9:29 am
Subject: Dare spazio alla vulnerabilità
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Si segnala che il sito Viator (www.viator.it) ha pubblicato l’intervista “Una mano al dialogo” rilasciate da Maurizio Benazzi, fondatore di Ecumenici, e dal rabbino capo di Milano, Giuseppe Laras. Seguirà la pubblicazione su carta nel prossimo numero del periodico, che Vi invitiamo ad acquistare.

 

 


 Segnalazione da ADL

 

Schang Hutter - Dare spazio alla vulnerabilità

 


Appuntamento

 

Galleria d'arte Baviera - Zurigo

Zwinglistrasse 10, CH 8004 Zürich


Esposizione


Schang Hutter - Dare spazio alla vulnerabilità

Der Verletzlichkeit Raum geben


Vernissage: giovedì 23 settembre 2004 dalle ore 18 alle 21


Interviene il cancelliere federale tedesco

Gerhard Schroeder


Concerto di Jost Meyer, "3 pezzi lirici" (3 lyrische Stücke)


Segue festa al Cooperativo di Zurigo dove i DSCHOJA (Heiner Grieder, Thomas Erb, Judith Widmer, Joggi Kaufmann) suoneranno in onore dell'artista, del cancelliere federale Schroeder e degli invitati

 

La mostra rimarrà aperta al pubblico dal 24 settembre al 3 dicembre 2004.

Orari: Lunedì, giovedì e venerdì 13.00 - 18.00. Sabato 13.00 - 16.00.


Nell'immagine qui sopra: Schang Hutter con l'opera Senza titolo (2004) - legno colorato e lamiera d'acciaio, 170 x 50 x 50 cm


#158 From: "Ecumenici" <ecumenici@...>
Date: Mon Sep 20, 2004 2:12 pm
Subject: Milano libertaria & altre news
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Ecumenici non possiede l’indirizzo elettronico dell’On. Prodi, che ha ieri dichiarato che il referendum sulla procreazione assistita dilanierebbe l’Italia. In realtà è la sua candidatura a correre gli unici seri rischi, perché oltre il 60% degli italiani non ha infatti alcun dubbio sulla scelta da fare in tema di fecondazione (fonte: indagine Eurispes)…  UN SECCO NO A QUESTA LEGGE

Spazio ora ai compagni libertari, che non abbiamo mai dimenticato…

Un Grazie anche a “Italia laica” e  “All’avvenire dei lavoratori” per aver riportato recentemente nostri interventi e notizie

 

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Radicali di sinistra . libertari laici ecologisti



Milano libertaria
Riunione dei Radicali di sinistra di Milano: mercoledì 22 settembre 2004 ore 20.15 Via Morgagni 2
info: lombardia@...
Fabio Bertini 339.835713


Fecondazione assistita e Stato laico
» La Vergine Maria e la fecondazione assistita, ovvero la guerra tra le donne e il dictat del Vaticano. E io mi "sbattezzo"
http://www.radicalidisinistra.it/2004/news/settembre/20092004.htm

Civitavecchia - Livorno
» Riparte la battaglia contro l'autostrada della vergogna: i Radicali di sinistra parteciperanno al comitato "NO autostrada"
http://www.radicalidisinistra.it/2004/news/settembre/15092004.htm
» La tua firma contro lo scempio http://www.radicalidisinistra.it/2004/iniziative/iniziative-noautostrada.htm



17 ottobre tutti a Bologna!
» Convocata la Conferenza politica e programmatica dei Radicali di sinistra, aperta agli iscritti e a tutti i cittadini
http://www.radicalidisinistra.it/forum/viewtopic.php?t=579
» info: cpo@...



stanchi della solita politica? anche noi!

» partecipa . Riprenditi la parola. proponi e partecipa ai dibattiti del forum
http://www.radicalidisinistra.it/forum

» aderisci . la politica dalla parte dei tuoi diritti. Iscriviti, investi in diritti e libertà
http://www.radicalidisinistra.it/2004/aderire.htm

» fai politica con noi . non lasciare l'Italia nelle mani di chi la sta governando così male
http://www.radicalidisinistra.it/2004/action.html  

Comitato del Piemonte piemonte@...  
Comitato della Lombardia lombardia@...  
Comitato del Veneto veneto@...  
Comitato dell'Emilia Romagna emilia.romagna@...  
Comitato del Lazio lazio@...  
Comitato dell'Abruzzo abruzzo@...  
Comitato della Sardegna sardegna@...  

Stiamo crescendo in fretta, con il tuo aiuto possiamo portare l'alternativa Radicale anche nella tua città: contatta il comitato della tua regione, oppure comitati@...



Radicali di sinistra il movimento dei cittadini libertari laici ecologisti . www.radicalidisinistra.it  

 


#157 From: "Ecumenici" <ecumenici@...>
Date: Sun Sep 19, 2004 9:41 am
Subject: Su Fini e i pacifisti
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Il sito internet www.warnews.it , pur essendo tradizionalmente restio ad occuparsi delle vicende politiche italiane, ha deciso oggi di pubblicare il seguente editoriale in risposta alle esternazioni del vicepremier Gianfranco Fini riguardo ai pacifisti.

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Troppo facile far la guerra al pacifista

di Paolo Oddone

Il vice primo ministro italiano Gianfranco Fini ha dichiarato che "il pacifismo è una caricatura della pace" ed ha esortato i suoi sostenitori a mobilitarsi contro i pacifisti che - a suo dire - sono come Ponzio Pilato, che "se ne lavò le mani".


E' fin troppo facile accostare le parole di Fini alla famosa dichiarazione pronunciata da Hermann Goering al processo di Norimberga:

"Naturalmente la gente comune non vuole la guerra: ne' in Russia, ne' in Inghilterra, ne' in Germania. Questo e' comprensibile. Ma, dopotutto, sono i governanti del paese che determinano la politica, ed e' sempre facile trascinare con se' il popolo, sia che si tratti di una democrazia, o di una dittatura fascista, o di un parlamento, o di una dittatura comunista. Che abbia voce o no, il popolo puo' essere sempre portato al volere dei capi. È facile. Tutto quello che dovete fare e' dir loro che sono attaccati, e denunciare i pacifisti per mancanza di patriottismo e in quanto espongono il paese al pericolo. Funziona allo stesso modo in tutti i paesi."

Ma la dichiarazione del vicepremier italiano rischia di essere anche decisamente maldestra e inopportuna.

La bellicosa esternazione arriva infatti mentre due pacifiste italiane sono ancora nelle mani di un misterioso gruppo di rapitori in Iraq.
L'associazione Un ponte per... di cui fanno parte le due ragazze italiane è stata tra le piu' attive nell'opporsi all'intervento armato americano in Iraq. Eppure, quando l'attacco è scattato, Simona e Simona non se ne sono lavate le mani: hanno invece deciso di sporcarsele lavorando duramente per aiutare la popolazione civile alleviando il dolore degli innocenti. Quel dolore e quel disagio di cui le forze occupanti molto spesso preferiscono lavarsene le mani.

Negli ultimi giorni decine e decine di civili ( fonti ospedaliere riportano che in maggioranza si tratta di donne, vecchi e bambini), hanno perso la vita sotto i bombardamenti americani a Falluja.
La città, come in precedenza accadde a Najaf, è stata posta sotto un durissimo assedio, in contrasto con le norme della Convenzione di Ginevra.

In un articolo apparso oggi sull'edizione online di Al-Jazeera, un commentatore arabo si chiede perchè, se è vero che ci sono gruppi di terroristi rifugiati nella città, gli americani non entrano in forze con le loro truppe per circondarli e arrestarli, senza causare vittime tra i civili.
La risposta è che è molto piu' comodo e meno dispendioso bombardare dall'alto e assediare: dei morti innocenti si puo' tranquillamente lavarsene le mani.

Da un uomo di destra come Gianfranco Fini ci si aspetterebbe un esortazione alla truppa perchè affronti gli insorti eroicamente con sprezzo del pericolo, affrontandoli a viso aperto.
Invece, anzichè rispondere al braccio destro di Bin Laden -- che in un comunicato diffuso recentemente ha accusato gli occupanti di essere "dei codardi che hanno paura di affrontare in campo aperto i mujahideen, preferendo bombardare dall'alto" -- Fini preferisce prendersela con la presunta codardia dei pacifisti.
E questo proprio mentre due pacifiste italiane stanno rischiando la propria vita prigioniere del nemico.
Se Simona Pari e Simona Torretta se ne fossero lavate le mani, probabimente ora sarebbero a casa loro in Italia, a guardare la guerra in televisione. Proprio come Gianfranco Fini.

Perchè Fini non ha esortato i suoi seguaci ad arruolarsi e a partire per l'Iraq, anzichè aizzarli contro i pacifisti?
Se per loro la guerra è tanto giusta e necessaria, che vadano a farla di persona, sul campo, come i loro eroi di El-Alamein, o come i ragazzi americani che morirono in Normandia.
Chi pratica lo sport del lancio di sputi al pacifista ha ben poco del nobile guerriero. E Ponzio Pilato al confronto era un temerario.

La verità è che i veri nemici della pace non sono mai stati nè i pacifisti nè i combattenti. Il vero pericolo, da sempre, sono quelli che sono ora per la guerra, ora per la pace, a seconda della loro convenienza. Spietati e feroci con i più deboli, servili e striscianti con i forti, sanno sporcarsi le mani di sangue senza provare alcun orrore. Salvo poi lavarsele accuratamente prima di salire sul palco di un comizio, su uno scranno parlamentare o sui divanetti di velluto di uno studio televisivo.

Paolo Oddone
www.warnews.it



Un saluto di pace,

Redazione Warnews

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Errata corrige: Giosuè è il nome del collaboratore di Agnoletto e non Gioele, che è invece il nostro giovanissimo collaboratore (un po’ assenteista J ),  a cui ho sollecitato proprio in quelle ore una sua promessa di parlarci delle feste ebraiche, in un’ottica un po’ controcorrente… Mille scuse a Giosuè.

 

Ne approfitto per invitare i tantissimi (e sono qui veramente molti!) giovani under 23 per mandarci loro contributi scritti sui temi più svariati. In primis la musica (compresa quella punk) ma anche le passioni naturalistiche, l’ opera di volontariato in strutture non conosciute, la gioia di vivere, la scuola e l’università, i progetti e i sogni…

 

Ieri si è ballato in piazza a Busto Arsizio (VA), insieme ai rappresentanti dell’ANPI, per non rassegnarci ai vili attentati di estrema destra di queste ore nella zona dell’Altomilanese; speriamo anche di tornare a ballare per le strade di tutta Italia dopo che sarà caduto questo governo guerrafondaio e liberticida.

 


#156 From: "Ecumenici" <ecumenici@...>
Date: Fri Sep 17, 2004 10:57 am
Subject: Posta
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Le uscite di Ecumenici riprenderanno regolarmente dal 24 settembre: impegni universitari obbligano ad una sospensione del servizio.

 

 

 

Segnalazione di un sito kurdo:

http://www.uikionlus.com/index.php

 

 

 

La posta sulla tavola rotonda

 

Gianluca Zoni leader dei GC di Varese ci ha trasmesso un messaggio in cui ci informa che a causa di un’iniziativa di lotta che assorbe il suo tempo libero, non può partecipare in questo momento alla tavola rotonda; abbiamo chiesto anche a Vittorio Agnoletto, eletto per la Sinistra Europea (come del resto a tutti gli iscritti e eletti del PRC a questa ML) la sua disponibilità in tal senso: per il tramite di Gioele, che lavora con lui, ci è stato riferito dell’impossibilità a farlo per scadenze  in corso. Ci limitiamo pertanto a riportare il suo intervento apparso sul Manifesto di oggi.  E’ il primo segnale importante di chiarezza a certi livelli di responsabilità, dopo le tempeste e le controversie politiche dei giorni scorsi.

 

La pace ha perso l'occasione
VITTORIO AGNOLETTO


Il Parlamento Europeo, ha perso un'importante occasione per entrare in sintonia con la volontà della maggioranza dei cittadini europei che la guerra non l'hanno mai voluta e che richiamerebbero volentieri le truppe a casa. Il centrosinistra europeo ha, a sua volta, perso l'opportunità per costruire un rapporto credibile e trasparente con il movimento pacifista ad un mese esatto dal Forum Sociale Europeo di Londra che avrà al suo centro l'opposizione alla guerra «senza se e senza ma». La caparbia ricerca di un accordo istituzionale, perseguito attraverso un'esasperata doppiezza tattica, ha derubricato la guerra, oggi discrimine epocale per la stessa concezione della politica, ad una merce di scambio degli assestamenti istituzionali. Ben poco onorevole risulta mascherare tutto ciò con la solidarietà agli ostaggi.

Infatti il Parlamento Europeo ha votato all'unanimità un testo sugli ostaggi che «...chiede la loro liberazione incondizionata ed immediata...», appello importante, posto come obiettivo fondamentale dal gruppo della Sinistra Unita, che infatti ha chiesto il voto separato sullo specifico paragrafo. Risultato per altro depotenziato dal fatto che la mozione non comprende alcun riferimento alla richiesta della sospensione dei bombardamenti così come invece richiesto dalle Ong e dalla popolazione irachena che con coraggio ha manifestato in piazza a Baghdad.

La scelta è ancora più grave se si considera che la mozione contiene una sola volta la parola guerra quando «raccomanda che la sua commissione esteri elabori una relazione completa sulla situazione in Iraq tenendo conto delle conseguenze della guerra e di tutti i problemi della ricostruzione e della stabilizzazione del Paese».

La rimozione totale della guerra e dell'occupazione, così ormai la chiama la stessa amministrazione Bush, avrebbe rischiato di passare inosservata se da parte della Sinistra Unita non fossero stati presentati due emendamenti. Il primo «ritiene che la guerra contro l'Iraq e l'occupazione del Paese siano azioni ingiuste e illegali..»; il secondo: «chiede....l'immediato ritiro delle forze di occupazione straniere.» Opinioni condivise, in Italia, non solo da milioni di persone, ma, almeno formalmente da tutto (o quasi) lo schieramento d'opposizione. Eppure a Strasburgo il centrosinistra italiano, con l'eccezione di Chiesa, Fava, Santoro, Gruber e Frassoni (quest'ultime due limitatamente al primo emendamento) si è astenuto compatto.

Sul piano tecnico va detto che un sostegno agli emendamenti non avrebbe impedito loro di rispettare la disciplina di gruppo approvando nel voto finale la mozione; scelta infatti realizzata da molti socialisti francesi ( a differenza del gruppo della Sinistra Unita che ha ritenuto insostenibile una mozione che non contenesse una condanna della guerra preventiva).

La decisione quindi di non votare contro la guerra e per il ritiro delle truppe è una scelta tutta politica determinata dalla volontà del gruppo Socialista Europeo di perpetuare una gestione bipartisan del Parlamento Europeo attraverso un accordo di ferro con il gruppo Popolare Conservatore di maggioranza relativa. Che si estende ad ogni ambito della vita parlamentare.

Sorge allora spontanea una domanda: l'appello firmato solo due giorni fa da D'Alema e dai dirigenti del centrosinistra italiano per la cessazione dei bombardamenti, rappresenta una reale convinzione e indica quindi un terreno sul quale vi è la disponibilità ad una battaglia politica, o è uno specchietto per le allodole rivolto al vasto movimento pacifista, mentre, lontano dagli occhi e dalle orecchie dei connazionali, altre sono le scelte che si realizzano? La domanda va oltre il singolo episodio: il grande movimento di questi anni è riuscito a modificare, almeno parzialmente, le ragioni stesse del fare politica, o «un altro mondo possibile» viene considerato da molti come uno slogan, oggi da usare, domani, passata l'alta marea, da gettare per tornare a più consumate abitudini ? Da Strasburgo non sembrerebbero esserci molte ragioni per essere ottimisti. Forse è solo il punto di osservazione che falsa la realtà. Ma se non fosse così?


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Caro Maurizio,

nell'accettare il tuo invito, preferisco girare lo stesso ad una compagna, Rina Zardetto, che è appassionata del tema, ha partecipato all'ultimo incontro a Otranto, ed è stata candidata alle ultime europee. Purtroppo non riesco a seguire tutto, e lei può parlare bene a nostro nome.

Vorrei citare una frase di Ferrero che condivido "Quasi tutti i partigiani che ho incontrato hanno combattuto per fare finire la guerra". E' anche l'esperienza dell'associazione Materiale Resistente, che con Rina abbiamo fondato (si occupa della comunicazione ai giovani della memoria storica della Resistenza).

Grazie e buon lavoro

Gianni Tassi

 

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Ho ricevuto molte informazioni da voi e non ho avuto modo di rispondere.

Vorrei presentarmi : ALBERT MUKADI BINGEBEBA* ; Congolese (ex Zaire ) vivo in Italia da 12 anni, abito a Cremenaga  (VA). Sposato Elettrotecnico....di fede Cristiana  Evangelica (battista) penso di poter comunicare spessissimo con voi in futuro..

Tanti saluti!

 

(*Albert proviene dal PRC di Varese)

 

 

 


#155 From: "Ecumenici" <ecumenici@...>
Date: Thu Sep 16, 2004 7:58 pm
Subject: Le violazione dei diritti umani sulla base dell'orientamento sessuale
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Gli indirizzi elettronici pubblici indicati in “Cc - Copia per conoscenza” di questa comunicazione appartengono ai responsabili dell’Alleanza Evangelica Italiana, che ha prodotto un documento fortemente lesivo dei diritti umani sulla base dell’orientamento sessuale.

Non devono poter più contare sull’indifferenza e la rassegnazione delle persone intellettualmente oneste: rompi il silenzio anche tu!

Campagna di Ecumenici per i diritti umani

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Rapporto annuale 2004 di Amnesty International; Diritti umani di lesbiche, gay, bisessuali e transgender

Gli attivisti di AI hanno continuato a promuovere campagne in difesa dei diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT), seguendo casi in Egitto, Honduras, Portorico, Stati Uniti, Uzbekistan e altri paesi.

· AI ha adottato come prigioniero di coscienza Wissam Tawfiq Abyad, condannato a febbraio da una corte d’appello egiziana a 15 mesi di reclusione per «perversione abituale». Egli è tra le decine di presunti omosessuali detenuti o imprigionati nel corso dell’anno esclusivamente sulla base del loro orientamento sessuale, reale o percepito.

· Il 3 ottobre, Eddie Hartman è stato messo a morte nel North Carolina, negli USA. Durante il processo, l’accusa ha dato una connotazione negativa dell’imputato servendosi della sua omosessualità per chiedere e ottenere un verdetto di condanna a morte.

· Ad agosto, in Uzbekistan, il giornalista e attivista dei diritti umani Ruslan Sharipov è stato riconosciuto colpevole di tutte le accuse che gli erano state ascritte, tra cui quelle di omosessualità e rapporti sessuali con minorenni, al termine di un processo iniquo. Secondo quanto riferito, Ruslan Sharipov ha confessato le accuse nei suoi confronti sotto coercizione.

· In Honduras, secondo alcune ONG, circa 200 lavoratori del mercato del sesso omosessuali e transessuali sono stati assassinati tra il 1991 e il 2003. Solo pochi casi sono stati investigati o hanno visto i responsabili portati davanti alla giustizia.

· In occasione della Commissione delle Nazioni Unite sui diritti umani del 2003, il riferimento relativo al termine "orientamento sessuale" nella risoluzione sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie è stato fortemente contestato e sottoposto a votazione. Allo stesso modo, una nuova iniziativa brasiliana che invitava gli Stati a promuovere e proteggere i diritti umani di tutte le persone indipendentemente dal loro orientamento sessuale è stata contestata. AI ha svolto un’attività di lobby a sostegno di entrambe le risoluzioni e ha emesso un comunicato stampa in cui apprezzava l’iniziativa brasiliana. Sono stati tuttavia proposti ben 55 emendamenti alla bozza di risoluzione brasiliana, volti a eliminare il riferimento all’orientamento sessuale. L’ultimo giorno della Commissione, il presidente ha proposto di rinviare il problema alla prossima sessione del 2004, proposta che è stata approvata. AI continuerà a impegnarsi per sostenere la risoluzione.

· A giugno dagli Stati Uniti è giunta la buona notizia della sentenza nel caso Lawrence contro lo Stato del Texas che ha di fatto annullato tutte le leggi sulla sodomia esistenti negli Stati e territori degli Stati Uniti, compreso Portorico, con la motivazione che tali leggi costituivano una violazione della Costituzione sul diritto alla riservatezza.

 

 

ROMPENDO IL SILENZIO
Violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale

Ovunque nel mondo persone sono state imprigionate, torturate e poi uccise soltanto per la loro identità sessuale. Gay, lesbiche, travestiti, transessuali ed ogni persona che non segue le regole di una sessualità cosiddetta "normale" può essere soggetta a queste persecuzioni da parte di singoli individui, apparati militari e di polizia o gruppi organizzati. Gli abusi vanno dai semplici insulti agli abusi sessuali. In alcuni casi autorità intolleranti possono rifiutare di proteggere i diritti fondamentali degli omosessuali mentre in altri i governi o le istituzioni sono in prima persona gli autori di questo tipo di abusi.

L'interesse per la creazione di una legislazione in difesa dei diritti umani nasce in reazione alle atrocità della seconda guerra mondiale quando ebrei, zingari, disabili ed omosessuali furono portati in campi di concentramento dai nazisti e lì furono fucilati, impiccati, sterminati con gas letali e lavori forzati. Le lesbiche, a differenza dei gay, non sono mai state considerate omosessuali, bensì persone pericolose per la società: identificate con il triangolo nero (i gay portavano il triangolo rosa), vivevano e lavoravano fino alla morte in compagnia di vagabondi e piccoli delinquenti, anche loro considerati “pericolosi per la società”.

Anche se sotto il nazismo gli omosessuali avevano una precisa identificazione, i membri delle Nazioni Unite quando scrissero la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, dimenticarono sistematicamente di considerare questo gruppo di persone. Poi sono stati redatti altri documenti in difesa dei gruppi cosiddetti "deboli" quali le minoranze etniche e le donne. Questi documenti costituiscono un'importante struttura di difesa di queste categorie. Non è ancora stato fatto nulla in difesa degli omosessuali nonostante tutti siano a conoscenza delle violenze che subiscono in prigione a causa della loro identità sessuale reale o presunta. Alla Conferenza mondiale sui diritti umani di Vienna Amnesty International ha sottolineato pubblicamente la mancanza di un programma per la difesa dei diritti umani di gruppi deboli quali bambini, tribù indigene, disabili, minoranze religiose, sessuali, etniche e linguistiche e tutte le persone affette da AIDS/HIV. Questa proposta, respinta alla fine della Conferenza, dimostra che Amnesty International ritiene lesbiche e gay in pericolo di una reale discriminazione.

In teoria gli omosessuali godono della protezione dei trattati internazionali sui diritti umani, quali la Carta Internazionale dei Diritti Umani, il Patto Internazionale su Diritti Civili e Politici e il Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, che vogliono garantire gli stessi diritti a tutte le persone. In seguito alla Convenzione Europea sulla Protezione dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali alcuni stati hanno riconosciuto la parità fra omosessuali ed eterosessuali. Negli Stati uniti, 10 stati hanno esplicitamente proibito le discriminazioni sessuali; nel maggio 1996 il Sud Africa ha ribadito, per la prima volta nella storia, l’uguaglianza tra tutti i cittadini bandendo le discriminazioni basate sulle preferenze sessuali di ciascuno.

Anche se cresce l’interesse per la difesa dei diritti degli omosessuali, come è possibile che così spesso ci si dimentica degli abusi che queste persone subiscono quotidianamente? Innanzitutto bisogna dire che la maggior parte degli omosessuali vittime di repressioni o violenze non denuncia il torto subito. Forse hanno paura che la loro vita sessuale diventi di pubblico dominio e perciò fonte di nuove violenze. In molti paesi i gay e le lesbiche sono emarginati dalla "normale" vita sociale, culturale ed economica; la loro condizione li porta spesso ad avere scarsa fiducia nelle autorità, nei servizi sociali e nelle forze dell’ordine che dovrebbero tutelare i loro diritti. Le lesbiche, a differenza dei gay, sono discriminate in primo luogo in quanto donne e poi per la loro omosessualità. Il silenzio e la paura di parlare delle condizioni di vita degli omosessuali è un grande ostacolo per le organizzazioni che si battono per la difesa dei diritti umani. Inoltre le discriminazioni sessuali sono spesso mascherate da pretesti legali: le vittime vengono formalmente accusate di diversi reati in modo da nascondere la vera ragione della loro detenzione, arresto, tortura o esecuzione.

I preconcetti sociali e religiosi hanno portato a considerare deviante e fuori della grazia divina ogni relazione omosessuale e quindi innaturale, immorale e pericolosa per i valori della famiglia e della società. Il terrore dell'AIDS/HIV ha individuato, senza alcun fondamento scientifico, i rapporti omosessuali come principale causa della diffusione della malattia. I governi, promuovendo campagne contro gay e lesbiche e considerando la difesa dei diritti umani una moda occidentale che mina l’assetto sociale e culturale, permettono che gli abusi avvengano in silenzio. Le violenze subite da lesbiche e gay vanno dalle piccole ostilità quotidiane all'arresto, dalla tortura alla pena capitale. Tutti i cittadini del mondo possono vedere violati i propri diritti umani da parte di governi ed istituzioni. Gli omosessuali, come tutte le altre minoranze (che siano etniche, religiose, politiche, sessuali o linguistiche), sono una categoria particolarmente vulnerabile. Organizzazioni statali, militari e paramilitari hanno il compito di eliminare o ridurre al silenzio tutti i gruppi "non desiderati" o socialmente pericolosi. Ecco i principali metodi a cui ricorrono.

Esecuzioni extragiudiziali e "sparizioni"

Le esecuzioni extragiudiziali sono omicidi illegali ed intenzionali eseguiti da uno stato o da gruppi paramilitari: le cosiddette squadre della morte. Le lesbiche e i gay sono particolarmente vulnerabili a siffatte violazioni: non esistono aiuti sociali o politici per difenderli, per portare alla luce, denunciare o fermare questi abusi. Parlarne potrebbe rivelarsi fatale. Si parla invece di "scomparsi" quando si ritiene che una persona sia stata detenuta da agenti statali ma le autorità negano il fatto non confermando l'arresto, il luogo di detenzione, e la sorte toccata alla persona.

In Messico - tra il 1991 e il 1994 - 12 gay sono stati uccisi nello stato del Chiapas. Uno di essi, Neftali Ruiz Ramirez, era il vice-presidente del gruppo Tuxtla Gutìevrez gay e travestiti. Ramirez è stato sicuramente raggiunto da un colpo sparato da un agente di polizia ma l'inchiesta sulla sua morte è stata insabbiata per nascondere le torture e gli abusi subiti dai membri di questo gruppo.

In Colombia numerose squadre della morte uccidono gli omosessuali, i senza tetto, i disoccupati e le minoranze in genere, mettendo in atto un progetto di pulizia sociale. Le vittime vengono massacrate per strada o rapite e portate chissà dove per essere poi ritrovate morte con evidenti segni di tortura. Nella maggior parte dei casi gli assassini rimangono impuniti.

Le squadre della morte uccidono anche in Brasile. Nel 1993 Renildo José dos Santos, bisessuale che ha pubblicamente dichiarato il proprio orientamento sessuale, è stato rapito da una squadra della morte davanti alla famiglia e a tutto il vicinato; sono stati riconosciuti appartenenti alla polizia tra i rapitori. Il suo corpo senza testa (recante evidenti segni di tortura) è stato ritrovato due giorni dopo in una discarica.

Normalmente chi si impegna in difesa dei diritti degli omosessuali viene preso di mira dalla polizia: dopo l'omicidio di Renildo José dos Santos l'unico giornalista, Reinaldo Cabral, che aveva avuto il coraggio di palare dell'omicidio e delle violenze della polizia, ha ricevuto minacce telefoniche; il 3 aprile 1994 due uomini armati sono entrati nella sua casa minacciandolo con un fucile ed incendiandogli la macchina. Il 13 giugno 1994 due consiglieri del Partito degli Operai Brasiliani, l'avv. Reinaldo Guedes Miranda ed il poeta Hermógenes Da Silva Almeida Filho, che si erano impegnati in difesa dei diritti degli omosessuali e degli afro-americani, sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco da un sicario legato – a quanto pare – alla polizia.

Torture e maltrattamenti

Le leggi internazionali in materia di diritti umani dichiarano illegale la tortura; nel 1984 la Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura ha definito quest’ultima come "l'atto mediante il quale vengono volontariamente inflitte sofferenze fisiche e mentali ad un detenuto per ottenere informazioni o per intimidirlo ed umiliarlo". Ogni anno Amnesty International denuncia casi di tortura in oltre metà dei paesi membri delle Nazioni Unite. La tortura ed i maltrattamenti sono strumenti repressivi usati contro tutti i gruppi di persone considerate "nemiche dello stato o della moralità". Agli omosessuali vengono estorte umilianti confessioni sulla loro vita privata e sulle loro abitudini. Le lesbiche e i gay che hanno subito siffatti abusi sono colpiti due volte perché non possono godere degli aiuti pubblici riservati a tutte le altre vittime. Raramente le violenze subite vengono rese di pubblico dominio: si crea quindi un clima di omertà in cui ognuno deve superare da solo i traumi di queste esperienze.

Anche in Europa sono frequenti i casi di tortura e maltrattamenti dei "diversi"; tra questi non possiamo certo escludere gli omosessuali. In Romania i rapporti omosessuali tra adulti sono puniti con una pena detentiva che va da uno a cinque anni di prigione (art. 200 par. 1 e 2 del codice penale). L'ingresso della Romania nel Consiglio d'Europa, nell'ottobre 1993, è stato subordinato alla modifica di alcune norme di legge come l'art. 200 par. 1 e 2. Dopo tre anni il parlamento rumeno, ignorando i numerosi appelli dei paesi europei e di Amnesty International, ha approvato un nuovo art. 200 in cui dichiara l'omosessualità un "pubblico scandalo" e istituisce il reato di favoreggiamento ed istigazione all’omosessualità, anch’essi punibili con pene detentive da 1 a 5 anni. Doru Marian Beldie, di 19 anni, è stato arrestato a Bucharest il 16 giugno 1992 ed accusato di aver avuto rapporti omosessuali con un minore. Beldie è stato colpito alle mani e ai piedi per diverse ore; la polizia tentava di costringerlo a firmare una confessione. In seguito è stato condannato a 4 anni e mezzo di prigione. In detenzione ha subito ripetute violenze da parte degli altri prigionieri. Marcel Brosca, studente rumeno di 20 anni, è stato arrestato nel marzo 1992 a Tecuci mentre dormiva in stazione aspettando un treno per andare a casa. Quattro poliziotti ed un ragazzo di 17 anni lo hanno avvicinato, svegliato ed accusato di violenza sessuale sul minorenne. Dopo averlo picchiato a sangue con i manganelli lo hanno arrestato; è stato condannato a 5 anni di reclusione. In Romania, fra il 1993 ed il 1995, almeno 11 persone sono state arrestate con l'accusa di essere omosessuali. Amnesty International ha documentato 57 casi di persone imprigionate in base all'art. 200 par. 1 e 2: tra esse figurano Milorad e il suo compagno che sono stati rilasciati in seguito alle pressioni di Amnesty International con enormi problemi di reinserimento perché la polizia aveva pubblicato le loro fotografie e la loro storia. Nessuno era più disposto ad offrire loro un posto di lavoro e Milorad, in preda alla disperazione, si è suicidato nel 1995 mentre il suo compagno ha ottenuto asilo politico. In Turchia l'omosessualità non è ufficialmente illegale ma la polizia periodicamente irrompe nelle case di gay e lesbiche eseguendo arresti.

Violenze ed abusi sessuali

Violenze e altre forme di abusi sessuali da parte della polizia, cioè l'inserzione di oggetti in qualunque orifizio del corpo, sono stati descritti in un Rapporto Speciale sulla Tortura delle Nazioni Unite come una “violazione della dignità e dell’integrità fisica di un essere umano particolarmente vergognosa”. Nella maggior parte dei casi le violenze sessuali sono rivolte contro detenute e omosessuali. In Costa Rica, nel 1993, almeno 7 travestiti sono stati arbitrariamente arrestati e trattenuti per alcune ore dalla polizia che li ha umiliati e costretti a sottoporsi a diverse prestazioni sessuali.

Cure mediche forzate per cambiare le abitudini sessuali

Nel 1982 Amnesty International ha condannato le cure mediche che l'Unione Sovietica e la Cina avevano riservato ai detenuti omosessuali. Tali trattamenti consistevano nella somministrazione di psicofarmaci e elettroshock.

Rifugiati politici

Il lavoro di Amnesty International a favore dei rifugiati politici comincia con la protezione delle persone da detenzioni arbitrarie, torture, uccisioni e rapimenti da parte delle squadre delle morte. L'organizzazione ha inoltre lavorato per evitare che i rifugiati dovessero ritornare, contro la propria volontà, nei loro paesi. La Convenzione di Ginevra definisce i rifugiati come "persone che hanno la fondata paura di essere perseguitati per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un particolare gruppo sociale o politico". Tra questi gli omosessuali sono considerati come persone appartenenti ad un particolare gruppo sociale. Il 12 marzo 1994 Alfonso Toboso, gay cubano, è stato riconosciuto rifugiato politico dalla Corte Suprema degli Stati Uniti perché, in quanto omosessuale, non poteva vivere al sicuro nel suo paese. Il Ministro della Giustizia, Janet Reno, ha confermato che quanto sancito da questa decisione sarebbe stato oggetto di una legge federale.

Leggi che criminalizzano l'omosessualità

Anche se la tendenza internazionale è quella di non considerare l'omosessualità un reato, alcuni paesi segregano questa categoria di persone (abbiamo già citato alcuni casi in Romania o in paesi Sudamericani). Nel 1992 si è fatto un passo avanti quando quasi tutti i paesi dell’est europeo hanno legalizzato l'omosessualità. In Nicaragua, sotto il governo sandinista, l'omosessualità era tollerata ma nel 1992, con la riforma del codice penale, il governo conservatore ha messo fuori legge l’omosessualità con l'art. 204. Secondo Amnesty International questo articolo è poco chiaro e permette l'arresto di chiunque sia sospettato di essere un omosessuale. Negli Stati Uniti 28 stati hanno depenalizzato l'omosessualità dal 1962 mentre in altri stati (Texas, Missouri, Kansas e Tennessee) le vecchie leggi sulla sodomia vengono applicate nei casi di rapporti sessuali tra uomini.

Nei paesi in cui l'omosessualità è un reato penale, questa accusa può essere usata anche come pretesto per arrestare o punire cittadini scomodi. In Iran lo scrittore satirico Ali-Akbas Saidi Sirjani, le cui opere sono state quasi tutte censurate, è stato arrestato nel marzo 1994 con accuse quali spionaggio, uso di sostanze stupefacenti, produzione di alcolici, di aver ricevuto fondi da organizzazioni anti-rivoluzionarie e omosessualità. Nel novembre 1994 è deceduto dopo sette mesi di isolamento. La versione ufficiale parla di “crisi cardiaca”.

La pena di morte

Amnesty International è contro la pena di morte in qualunque caso ma cerca di portare alla luce tutte quelle situazioni in cui la pena di morte viene usata contro le minoranze. Anche se la pena di morte punisce un determinato reato, talvolta viene applicata per reprimere movimenti politici oppure per eliminare le cosiddette “sacche di povertà”. In Iran, secondo la legge islamica, la sodomia è un crimine contro la volontà divina e perciò punita con la pena di morte. Tuttavia la differenza tra uomini e donne porta a trattamenti diversi per le stesse imputazioni: gli uomini vengono uccisi dopo il primo processo mentre le donne, prima di essere condannate a morte, devono essere processate quattro volte con la testimonianza di quattro "gassameh" (uomini di reputazione rispettabile); la pena per i primi tre processi è di 108 frustate. Nel 1995 almeno 50 uomini sono stati condannati al morte ma non è chiaro quanti di loro siano omosessuali. Altri paesi islamici in cui viene applicato lo "hodoud" (legge islamica) sono Yemen, il Pakistan, Arabia Saudita, Oman e Sudan.

Il ruolo di Amnesty International

Amnesty International si batte per l’integrità fisica e mentale di ognuno e per la libertà di opinione; il lavoro di Amnesty International mira a proteggere tanto la vita privata che quella pubblica di ognuno, considerando la sessualità una dimensione fondamentale dell’identità di ogni individuo. E’ nostro lavoro sia tutelare i diritti umani dei singoli cittadini che informare su questi diritti affinché ognuno possa identificare e denunciare le violazioni. Dal 1961 Amnesty International si è battuta contro la tortura, i maltrattamenti, le esecuzioni di prigionieri e le "sparizioni", indipendentemente dalla vita sessuale delle vittime. Dal 1979 si è mossa in favore di tutti coloro che avevano lottato per l'affermazione dei diritti dei gay e delle lesbiche non violentemente. In seguito Amnesty International ha modificato il suo mandato e le sue modalità di intervento in favore di una maggiore protezione legislativa dei diritti umani degli omosessuali. Dal 1982 l'organizzazione condanna le cure mediche imposte per cambiare l'identità sessuale delle persone.

Amnesty International si batte per la liberazione dei "prigionieri per motivi di opinione", cioè di coloro che sono detenuti esclusivamente per le proprie idee, colore, sessualità, religione, lingua ed origini etniche e che non abbiano mai usato o incitato all'uso della violenza. Dal 1991, in seguito al Consiglio Internazionale di Yokohama, Amnesty International ha deciso di estendere il proprio lavoro anche in difesa delle lesbiche e dei gay imprigionati. L’organizzazione preme affinché i governi rispettino i diritti umani e adeguino le proprie leggi alle norme internazionali. E’ giunto il momento di cambiare quelle legislazioni che portano a discriminazioni sessuali.

Raccomandazioni di Amnesty International ai governi per la protezione degli omosessuali

  1. Il rilascio immediato e incondizionato di tutti i prigionieri per motivi di opinione, compresi coloro che sono imprigionati per la propria identità omosessuale, per aver difeso i diritti degli omosessuali (o per aver promosso l'educazione contro AIDS/HIV) e per le proprie opinioni politiche con l'accusa di omosessualità.
  2. Una revisione delle leggi sui comportamenti sessuali che permettono la detenzione di persone soltanto per la loro reale o presunta identità sessuale. Questa revisione deve includere anche le leggi che consentono l'arresto di chi si è battuto per i diritti degli omosessuali.
  3. Far cessare immediatamente le violenze, gli abusi sessuali, le torture ed i maltrattamenti da parte delle istituzioni nei confronti di tutti, comprese le lesbiche e i gay. E’ necessario proibire ogni trattamento crudele, inumano o degradante dei detenuti come le terapie mediche forzate riservate agli omosessuali.
  4. Far cessare le “sparizioni” e le esecuzioni extragiudiziali di lesbiche e gay. I governi devono immediatamente porre fine a queste violazioni, avviare inchieste imparziali e portare dinanzi alla giustizia i responsabili.
  5. Giungere all’abolizione totale della pena di morte (compresi, quindi, i casi in cui è applicabile per omosessualità).
  6. Rivedere leggi e procedure affinché l’identità sessuale non possa portare alla tortura, alle minacce di morte e all’omicidio politico di una persona e affinché le indagini su siffatte violazioni siano imparziali e tempestive.
  7. Assicurare una corretta educazione contro la tortura, le violenze e gli abusi sessuali nei corsi di formazione di agenti delle forze dell’ordine, del personale militare, del personale medico e di tutti coloro che agiscono per arrestare, interrogare e detenere individui, rifugiati politici compresi.
  8. Rivedere e abolire tutte le barriere legali e amministrative che impediscono l'accoglienza di rifugiati politici.
  9. Promuovere l'educazione ai diritti umani di tutte le persone senza distinzioni di sesso, razza e religione.

Il presente articolo è tratto dal documento “Breaking the Silence: Human Rights Violations Based on Sexual Orientation”


#154 From: "Ecumenici" <ecumenici@...>
Date: Thu Sep 16, 2004 10:10 am
Subject: La violenza e l'orrore della guerra
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